DALILA (ebr. Dëllah = « esile, delicata », secondo l'etimologia più probabile; Settanta: Δαλ88). -
Donna, si discute se ebrea o filistea, moglie o compagna (probabilmente filistea e amante) Sansone (v.) e certo causa fatale della sua fine, secondo il racconto di Jude, 16, 4-18. Era di Sorec (oggi rovine di Sörök?) al confine nord della Filistea con il territorio di Dan, a qualche km. da Saraa (oggi Şar'ah), patria di Sansone.
Con le arti della seduzione, D. tentò più volte di carpire al gigante il segreto della sua forza prodigiosa. Delusa tre volte con false rivelazioni del segreto, come se il forte potesse venire domato legandolo con fresche funicelle d'arco, o con funi nuove, e con sette dei suoi lunghi capelli legati al telaio, alla fine, con le sue insistenze pagate dall'oro dei Filistei, seppe che Sansone poteva essere domato rasandogli i lunghi capelli di nazireo. Il gigante, da lei raso nel sonno e poi venduto per 5500 sicili, accecato dai nemici e costretto in ferri a girar la mola in Gaza, si vendicò poi, rinati i capelli e l'animo di nazireo, con il crollo del tempio di Dagon, sifollato per un insultante festeggiamento della sua sconfitta. - Vedi tav. LXXV.