SAMARITANA AL POZZO

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SAMARITANA AL POZZO - Il noto episodio del Vangelo di Giovanni (4, 3-43), che narra dell'incontro di Gesù fatigati ex itinere con la S. che attingeva acqua dal pozzo di Giacobbe, non poteva passare inosservato agli artisti cristiani per il suo significato messianico.

Pur senza essere uno dei soggetti diffusi, le rappresentazioni note forniscono un tipo iconografico fisso con poche varianti ad eccezione di una sola scena (Wilpert, Sarcofagi, tav. 233, 2), nella quale ai due personaggi tradizionali si aggiunge un terzo, probabilmente Pietro, per esprimere la meraviglia degli Apostoli per l'insolito incontro, come nel citato passo giovanneo. La pittura cimiteriale offre pochi esempi, tutti tra la fine del sec. II e quella del III. Il Salvatore in tunica e pallio, unica eccezione nella cripta della coronazione in Pretestato (Wilpert, Pitture, tav. 19) dove è con clamide cocciena, sta in piedi o assiso, con il rotolo della Legge o con la mano tesa in atto di ricevere dalla donna la ciotola con l'acqua, ovvero la donna che attinge l'acqua dal pozzo. La scena della S.

1735

SAMARITANI - SAMARITANO PENTATEUCO

la rivalità fra le due razze. I S. non soffrirono persecuzioni né da Pompeo Magno, né da Èrode; Pilato (v.) molti di essi furono uccisi in occasione di una adunata indetta da un impostore sul Monte Garizim nel 36 d. C. e proibita da Pilato (ibid., XVIII, 4, 1, 2). I S. presero parte alla ribellione generale della Palestina contro i Romani; Cereale, comandante della V legione macedone, li assedìò sul monte Garizim e ne avrebbe uccisi più di 11.000 il 15 luglio 67 (Fl. Gius., Bell. Ind., XXXVII, 23).

Ripresero potenza e si sparsero dovunque per la Palestina e anche in Transgiondania; il loro odio contro i giudei si estese ai cristiani. Più volte distrussero chiese e uccisero i fedeli, ma dagli imperatori Zenone e Giustiniano (sec. VI) furono puniti così severamente che non risorse no più. Nel 1167 il viaggiatore ebreo Beniamino di Tudela trovò che i Cutei erano una piccola minoranza sparsa fra Nàbulus, Ascalon, Cesarea e Damasco (Nàbulus contava solo cento famiglie).

Esistono oggi 260 famiglie di S. riunite intorno alla loro nuova sinagoga ai piedi del Garizim. Ca. 85 di loro sono sparsi tra Tel Aviv e Caifa.

Le loro dottrine sono poco conosciute; base della loro fede è la Pentateuco samaritano (v.), unica raccolta dei Libri Sacri da essi accettata; ne conservano il testo, alterato e interpolato, con adattamenti pratici, da una ulteriore legislazione, per lungo tempo trasmessa oralmente e poi fissata in scritto. Sorsero così il Tàbah (sec. x d. C.), compilazione di norme riguardanti il sacerdozio e i sacrifizi, il Hillik (cammino) lungo le vie della Legge), ecc. I S. attendono ancora il Tàbah, specie di Messia riformatore sul tipo di Mosè, che ristabilirà per 1000 anni dopo la sua morte un regno di gloria. Escludono ogni rappresentazione sensibile ed ogni antropomorfi smo nel parlare di Dio. Osservano fedelmente il sabato e la circoncisione. Parlano ancora un dialetto che sembra derivare dall'armatico di Palestina ed usano un alfabeto arcaico derivato da quello paleoebraico.

Della potenza e diffusione dei S., prima della rivolta del 549, testimonianza i resti delle loro sinagoghe ritrovate in Palestina e in Transgiondania, con inscrizioni; negli scavi del Monte Nebo furono trovati 8 frammenti. Nel 1948 nel villaggio di Salbit, 3 km. ad est di Qubà sulla via Gerusalemme-Ramleh, fu scoperta una sinagoga, volta verso il Monte Garizim, con iscrizione di En. 15, 18.

BURL.: I. A. Montgomery, The Samaritans, the earliest Jewish sect, Filadelfia 1907; I. W. Rathstein, Juden und Samaritaner, Oxford 1926; I. Ieremias, Die Passahfeier der Samaritaner, Gies-sen 1932. Per le iscrizioni e i resti archeologici cf. S. Saller, The Memorial of Moses on Mount Nebo, I, Gerusalemme 1941, pp. 271-75; G. L. Sukenik, Samaritan synagoge at Salbit, in The Hebrew Univers., Jerusalem, Museum of Jewish antiquities, Bulletin, 1 (1949), p. 25 segg. Donato Baldi