SAMARITANI (EBR. SŌMRŌNĪM; GR. ΟἹ ΣΑΜΑΡΕΙ͂ΤΑΙ)

SAMARITANI (ebr. Sōmrōnīm; gr. οἱ Σαμαρεῖται). - Dapprima si designavano con tale nome gli appartenenti alla SAMALIA (v.),

Article illustration
(fol. Anderson) SAMARITANA AL POZZO - Gesù e la S. Ministra di Exultet (sec. XI), Pisa, Museo civico.
Article illustration
(per cortesia del dott. N. Di Girolamo) SAMARITANI - Tipi samaritani.
mentre dopo la deportazione in Assiria esso indicò la nuova popolazione del territorio semideserto di Samaria. I nuovi importati, provenienti dalla Babilonia, dalla Siria ed in prevalenza da Cuta (Tell Ibrâhim, ca. 20 km. a nord-est di Babilonia), donde il nome dispregiativo di Cutei dato pure ai S. (Flavio Giuseppe, Antiq. Iud., IX, 14, 3; XIII, 9, 1), pur conservando i loro costumi e le loro credenze, si mescolarono con i pochi israeliti lasciati nel territorio, dando così origine all'ibrida razza dei S.

Intanto nelle campagne non coltivate e nel paese, in gran parte deserto, crebbero di numero le bestie feroci e i leoni, non mai totalmente scomparsi dalle boscaglie ephraimitiche (I Reg. 13, 24; 20, 36); gli immigrati ne attribuirono le conseguenze alla vendetta del dio locale, non più venerato nel culto nazionale. Le autorità assire rimandarono dall'esilio uno dei sacerdoti ebrei, affinché «insegnasse agli immigrati il culto del dio della regione» (II Reg. 17, 27); il culto regionale assunse così un carattere sincretistico con una certa prevalenza della religione d'Israele sulle pratiche idolatriche (ibid. 17, 40-41). Un colpo a questa deviazione religiosa fu inferto dal re Iosia, il quale traversando il paese distrusse ovunque le immagini idolatriche (II Par. 36, 6, 7), e ancora più dall'insegnamento dei sacerdoti giudei; più tardi infatti i S. si danno cura di pellegrinare, per le feste, al tempio di Gerusalemme (Ier. 41, 4).

Dopo il ritorno degli Ebrei dall'esilio, ai S. non fu concesso di collaborare alla restaurazione del Tempio (Estd. 4, 2); ripulsa che acui maggiormente la mutua avversione (Neh. 4, 1-23). Il governatore Sanaballat, horonita, cercò di conciliare le due parti sposando sua figlia a un discendente del sommo sacerdote Eliasib; ma Neemia esiliò il genero del governatore (ibid. 13, 28), che secondo le cronache samaritane divenne il sommo sacerdote del culto nazionale samaritano ed iniziatore dello scisma. Sanaballat, indignato per il trattamento inflitto al genero dalle autorità rigoriste di Gerusalemme, proclamò l'indipendenza dei S., costruendo per essi un sontuoso tempio, jahwistico anch'esso, Garizim (v.) Sichem (v.), e chiamò ad officiarlo i membri della famiglia di Aronne, espulsa anch'essa da Gerusalemme insieme con Manasse.

La critica però tende a assegnare al tempio del Garizim un'origine ellenistica. Essa ammette per lo scisma una lenta evoluzione: l'iniziativa della costruzione sarebbe partita dai sacerdoti profughi di Gerusalemme, insieme con Manasse, perché insofferenti del rigore instaurato da Neemia; concentratisi presso i S., ivi avrebbero avuto, dai governatori del Regno seleucida, il permesso di costruire il tempio rivale che fu distrutto da Giovanni Ircano (Flavio Giuseppe, Antiq. Iud., XIII, 9, 1). Ciò esacerbò

la rivalità fra le due razze. I S. non soffrirono persecuzioni né da Pompeo Magno, né da Erode; Pilato (v.) molti di essi furono uccisi in occasione di una adunata indetta da un impostore sul Monte Garizim nel 36 d. C. e proibita da Pilato (ibid., XVIII, 4, 1, 2). I S. presero parte alla ribellione generale della Palestina contro i Romani; Cereale, comandante della V legione macedone, li assediò sul monte Garizim e ne avrebbe uccisi più di 11.000 il 15 luglio 67 (Fl. Gius., Bell. Iud., XXXVII, 23).

Ripresero potenza e si sparsero dovunque per la Palestina e anche in Transgiordania; il loro odio contro i giudei si estese ai cristiani. Più volte distrussero chiese e uccisero i fedeli, ma dagli imperatori Zenone e Giustiniano (sec. vi) furono puniti così severamente che non risorsero più. Nel 1167 il viaggiatore ebreo Beniamino di Tudela trovò che i Cutei erano una piccola minoranza sparsa fra Nâbulus, Ascalon, Cesarea e Damasco (Nâbulus contava solo cento famiglie).

Esistono oggi 260 famiglie di S. riunite intorno alla loro nuova sinagoga ai piedi del Garizim. Ca. 85 di loro sono sparsi tra Tel Aviv e Caifa.

Le loro dottrine sono poco conosciute; base della loro fede è la Pentateuco samaritano (v.), unica raccolta dei Libri Sacri da essi accettata; ne conservano il testo, alterato e interpolato, con adattamenti pratici, da una ulteriore legislazione, per lungo tempo trasmessa oralmente e poi fissata in scritto. Sorsero così il Tâbah (sec. x d. C.), compilazione di norme riguardanti il sacerdozio e i sacrifici, il Hâlih («cammino» lungo le vie della Legge), ecc. I S. attendono ancora il Taheb, specie di Messia riformatore sul tipo di Mosè, che ristabilirà per 1000 anni dopo la sua morte un regno di gloria. Escludono ogni rappresentazione sensibile ed ogni antropomorfismo nel parlare di Dio. Osservano fedelmente il sabato e la circoncisione. Parlano ancora un dialetto che sembra derivare dall'innamico di Palestina ed usano un alfabeto arcaico derivato da quello paleo ebraico.

Della potenza e diffusione dei S., prima della rivolta del 549, testimoniano i resti delle loro sinagoghe ritrovate in Palestina e in Transgiordania, con iscrizioni; negli scavi del Monte Nebo furono trovati 8 frammenti. Nel 1948 nel villaggio di Salbit, 3 km. ad est di Qubâb sulla via Gerusalemme-Ramleh, fu scoperta una sinagoga, volta verso il Monte Garizim, con iscrizione di Ex. 15, 18.

BIBL.: I. A. Montgomery, The Samaritans, the earliest Jewish sect. Filadelfia 1907; I. W. Rathstein, Juden und Samaritaner. Oxford 1926; I. Ieremias, Die Passolferer der Samaritaner, Giessen 1932. Per le iscrizioni e i resti archeologici cf. S. Saller, The Memorial of Moses on Mount Nebo, I. Gerusalemme 1941, pp. 271-75; G. L. Sukenik, Samaritan synagogue at Salbit, in The Hebrew Univers., Jerusalem. Museum of Jewish antiquities. Bulletin, 1 (1949), p. 25 sgg. Donato Baldi
Cite this article

“SAMARITANI (EBR. SŌMRŌNĪM; GR. ΟἹ ΣΑΜΑΡΕΙ͂ΤΑΙ).” Enciclopedia Cattolica, vol. X (1953), p. 1027. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/samaritani-ebr-somronim-gr-oi-samareitai.