SAMARITANO, PENTATEUCO. - I cinque libri di Mosè, che per i Samaritani sono tutta la Bibbia, limitatasi allo stadio iniziale del Canone, al momento della secessione dei Samaritani (ca. 400 a. C.). Questa tòrah, base di tutta la loro vita religiosa e sociale, viene tramandata con un conservatorismo impressionante. La stessa scrittura in cui si conserva è l'antica ebraica o fenicia un po' evoluta.
Ciò è importante nella critica testuale del Vecchio Testamento. I Samaritani non vollero ammettere evoluzioni o epurazioni recensionali, né tutta la seppe maso-retica che fissava il testo sacro; non ne avevano bisogno, abitando un territorio ristretto ed essendo pochi di numero. Se avessero avuto il vero testo originale, non vi sarebbe testo del Pentateuco più genuino del loro; avrebbe ragione il primo editore di un manoscritto del P. S. in Europa (J. Morin, Exercitations..., Parigi 1631) di esal-
Intanto nelle campagne non coltivate e nel paese, in gran parte deserto, crebbero di numero le bestie feroci e i leoni, non mai totalmente scomparsi dalle boscaglie ephraimitiche (I Reg. 13, 24; 20, 36); gli immigrati ne attribuirono le conseguenze alla vendetta del dio locale, non più venerato nel culto nazionale. Le autorità asserite rimandarono dall'esilio uno dei sacerdoti ebrei, affinché «insegnasse agli immigrati il culto del dio della regione» (II Reg. 17, 27); il culto regionale assunse così un carattere sincretistico con una certa prevalenza della religione d'Israele sulle pratiche idolatriche (ibid. 17, 40-41). Un colpo a questa deviazione religiosa fu inferto dal re losia, il quale traversando il paese distrusse ovunque le immagini idolatriche (II Par. 36, 6, 7), e ancora più dall'insegnamento dei sacerdoti giudei; più tardi infatti i S. si dànno cura di pellegrinare, per le feste, al tempio di Gerusalemme (Ier. 41, 4).
Dopo il ritorno degli Ebrei dall'esilio, ai S. non fu concesso di collaborare alla restaurazione del Tempio (Ed. 4, 2); ripulsa che acui maggiormente la mutua avversione (Neh. 4, 1-23). Il governatore Sanaballat, honoria, cercò di conciliare le due parti sposando sua figlia a un di-scendente del sommo sacerdote Eliasib; ma Neemia esiliò il genero del governatore (ibid. 13, 28), che secondo le cronache samaritane divenne il sommo sacerdote del culto nazionale samaritano ed iniziatore dello scisma. Sanaballat, indignato per il trattamento inflitto al genero dalle autorità rigoriste di Gerusalemme, proclamò l'indipendenza dei S., costruendo per essi un sontuoso tempio, jahwistico anch'esso, sul Monte Garizim (v.) Sichem (v.), e chiamò ad officiarlo i membri della famiglia di Aronne, espulsa anch'essa da Gerusalemme insieme con Manasse.
La critica però tende a assegnare al tempio del Garizim un'origine ellenistica. Essa ammette per lo scisma una lenta evoluzione: l'iniziativa della costruzione sarebbe partita dai sacerdoti profughi di Gerusalemme, insieme con Manasse, perché insofferenti del rigore instaurato da Neemia; concentratisi presso i S., ivi avrebbero avuto, dai governatori del Regno seleucia, il permesso di costruire il tempio rivale che fu distrutto da Giovanni Ircano (Flavio Giuseppe, Antig. Iud., XIII, 9, 1). Ciò esacerbò

Samaritani - Tipi samaritani.
tarlo al di sopra del testo masoeretico, dopo che P. Valle (v.) nel 1616 aveva portato quel manoscritto assieme ad un tangum di esso. Ma a credere P. Kahie, la cosa è ben più complicata. Però hanno torto quelli che, influenzati da prevenzioni dogmatiche, eliminano il P. S. dalle ricerche di critica testuale, come G. Gesenius (v.), cui si deve la più accurata classificazione delle sue varianti.
Nel complesso, è da preferirsi il testo masoeretico, basato su manoscritti più antichi del P. S., scevro di addizioni posteriori ai testi volgari, che preferisce in certa misura forme grammaticali più difficili ma più originali. Però anche la recensione «dotta» masoeretica non è priva di influssi dogmatici. Il P. S., al contrario, è un testo popolare che, prima e dopo la secessione, nella comunità samaritana veniva modernizzato secondo i bisogni dei lettori ed ascoltatori, come oggi i poeti del '500 e '600 vengono presentati in ortografia moderna. Si resero necessari i seguenti adattamenti: ricchezza di matres lectionis, simile a quella che mostra il primo rotolo di Isaia trovato nel 1947 a Hirtbet Qumrân; rettifica o anche correzione delle forme grammaticali troppo arcaiche o non bene comprensibili. Rimasero nel testo parecchi passi intrusi provenienti da luoghi paralleli, come avviene quando la parola di Dio è viva nella liturgia, nella predicazione, nell'insegnamento dogmatico. Inoltre è probabile che la maniera samaritana di scrivere il testo sacro rispecchi influssi dialettali diversi da quelli di Gerusalemme (Sperber); il sistema samaritano di «puntazione» semplice appare solo dopo il 1200 d. C., in alcuni codici appena. Dalla lingua parlata che diventò sempre più l'armatico samaritano, simile a quello della Galilea, s'introdussero parecchi aramisimi. Ciò spiega la massa dell'arte e lo scopo di fornire un testo masoeretico.
Più controverse però sono le varianti che fanno vedere la particolare dogmatica dei Samaritani, specialmente quelle germogliate attorno ai passi biblici che si riferiscono al Monte Garizim, dove costruirono il loro tempio. Anche qui un giudizio equo suppone la conoscenza della storia premasoristica del testo ebraico. Alcuni apocrifi, come l'Hemoch (v.) GIUBILEO (v.), hanno identiche con il P. S. cifre per i patriarchi in Gen. 5, 10-11. Ciò si spiega solo ammettendo che, in ambienti giudicati, oltre al tipo di testo che più tardi determinò il testo masoeretico, oltre a quello «mezzo popolare» (P. Kahie) SETTIMANA SANTA (v.), era in uso un terzo tipo vicino a quello samaritano. Ciò è comprovato da citazioni di Filone Alessandrino e da riferimenti del Nuovo Testamento (p. es., Act. 7, 4; 7, 32; 7, 35; Hebr. 9, 3), che trovano il loro corrispondente soltanto nel P. S.
Vi era dunque tendenza antisamaritana nella fissazione del textus receptus ebraico, attorno al 100 d. C., che man mano eliminò i testi favorevoli ai Samaritani. Simile tendenza esisteva già prima della loro secessione, e si assiste al fatto curioso che alcuni antisamaritani si furono tramandati dagli stessi Samaritani per la loro venerazione della tradizione, come aggiunte al testo di Deut. 11, 29; 27, 12; Jos. 8, 33, che ancor oggi nel testo masoeretico attribuiscono al Garizim la funzione di montagna di benedizione, mentre al Hebal quella di montagna di maledizione. Storicamente esisteva un santuario sul Garizim, non però tanto famoso ai tempi dei re. Le aggiunte però, non escluse dal P. S., insinuano che si tratti di località nei pressi di Galgal, vicino al Giordano, in contrasto con la concezione samaritana. Alcuni eseguiti affermano con seria probabilità che non sono stati i S. a cambiare il testo in loro favore sostituendo in Deut. 27, 4 «Hebal» con «Garizim», ma piuttosto i Giudei sostituendo «Garizim» a «Hebal» in Deut. 27, 4 e Jos. 8, 30 (ed. Meyer, C. C. Torrey, R. H. Pfeiffer, e già B. Kennicott); Dio avrebbe ordinato un altare piuttosto sulla montagna della maledizione che non su quella della benedizione che, anche secondo il testo masoeretico, è solamente il Garizim. Ma in altri 19 passi (levando il prefisso del verbo scegliere) sono stati piuttosto i Samaritani a cambiare il testo in favore della loro dogmatica.
Anche ammesso, dunque, che il testo masoeretico sia migliore, il P. S. rimane un documento prezioso per con

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**SAMARITANO PENTATEUCO**
**1738**
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**da Jüdisches Lexikon, IV. 2, Berlino 1930, tav. a colori alla voce Samaritani**
**SAMARITANO, PENTATEUCO - Il codice del Pentateuco, scritto in lettere samaritane (sec. XII d. C.) - Nabulus.**
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Trollarlo ed emendarlo in un numero rilevante di casi. Persino nell'orbita dei suoi samaritani più spicati la sua testimonianza richiede un serio esame. In 1900 delle sue varianti il P. S. ha speso l'appoggio dei Settanta; non è però possibile stabilire regole meccaniche di preferenza.
Nonostante molte vivaci discussioni, la critica testuale non ha ancora nel P. S. quello strumento di lavoro che sarebbe desiderabile. Il testo è accessibile nelle Poliglotte di Parigi (1645) e di Londra (1657) con versione latina ad ambedue. B. Kennicott (Oxford 1776-80) e oggi R. Kittel notano le sue varianti importanti nelle loro Bibbie. Blayney ne diede un'edizione comoda, basata specialmente sul manoscritto parigino (Oxford 1790). A. von Gall (Berlino 1914-18) ne curò un'edizione critica, con una preziosa introduzione (alla quale P. Kahie fornì materiali) e apparato critico; ma l'edizione critica ha seri difetti: non si basa su tutti i manoscritti, non si occupa del targum samaritano (edito da Petermann e Vollers in maniera ancor meno soddisfacente) né della versione araba, né di quella greca (il Samaraitikon, già usato da Origene nell'Esapia: versione secondo il testo ebraico-samaritano, ma avendo sott'occhio la versione dei Settanta [e forse versioni anteriori ai Settanta?]), né dei commenti, specialmente quello in aramaico Memar di Marqah, il più grande scrittore dei samaritani, né dei passi biblici riportati dalla liturgia. Difetto più grave è l'adozione di principi eclettici non del tutto corrispondenti ai fatti. Così il P. S. è rimasto un difficile campo di vasto lavoro, per pochi specialisti, che richiede vastissima erudizione nella storia premasoristica della Bibbia ebraica con molto giudizio.
SAMARITANO PENTATEUCO - SAMGAR
stituita dai distretti civili di Ganpur, Bonai e Barma (ceduti dalla diocesi di Ranchi), da quelli di Patna e S. e parte del distretto di Sonepur (ceduti dalla diocesi di Nagpur) e infine dai distretti di Raikol Athamalik, Angul, Pal Lahara, Talchar, Hindol e Dhenkanal (ceduti dall'arcidiocesi di Calcutta).
Confina con le diocesi di Ranchi, Nagpur, Cuttack, e l'arcidiocesi di Calcutta. La superfice totale della diocesi, ch'è tutta compresa nello Stato d'Oriana, è di 47.000 kmq. con una popolazione di 3.608.795 ab. (censimento 1941) di cui: 2.570.000 indù, 924.000 aborigeni, 14.000 maomettani e 100.000 di diverse stirpi. La lingua usata e compresa da tutti è l'orya, ma nelle tribù aborigeni sono parlati anche altri linguaggi. I cattolici sono 66.000 e i protestanti di varie sète 30.000. La città di S., capoluogo della diocesi, è il centro più popolato con ca. 20.000 anime. La diocesi è stata affidata alla Società del Verbo Divino e dichiarata suffraganea di Calcutta. Presentemente si contano 6 residenze con 6 chiese, 231 piccole cappelle, 116 catechisti e 112 maestri, 2 istituti di suore, uno estero e l'altro indigeno, 1 scuola superiore, 6 medie, 2 normali, 2 professionali, 125 elementari, 3 piccoli ospedali e non pochi dispensari. Alcuni dei distretti, che costituiscono il territorio diocesano, erano, prima della proclamazione dell'India a Stato indipendente, piccoli Statcelli semindipendenti, impenetrabili al cristianesimo. Con la promulgazione della Costituzione della nuova Repubblica Indiana, che garantisce dovunque libertà di culto e di proselitismo, sarà possibile ai missionari portarsi anche nelle contrade, chiuse finora ad ogni forma di evangelizzazione.