Enciclopedia Cattolica vol. VI, 1951 Teologia morale Sacramenti e sacramentali

GIUBILEO

English Cita

Noto anche come: inglese: Holy Year; Anno Santo; latino: Annus Sanctus, Iubilaeum

GIUBILEO. - Anno del G. è detto nei libri mosaici, e allegoricamente nei profetici (Ex. 46, 17), l'anno della remissione (Settanta: ἕως τῆς ἀφῆσαις), che era previsto per ogni 50° anno, e produceva il ripristino della piena normalità sociale, in primo luogo la remissione dei debiti e la liberazione degli schiavi. Nella disciplina penitenziale cattolica il termine fu assunto con significato puramente spirituale, ed implica la remissione dei peccati e la liberazione dalle pene dovute alla giustizia divina.

SOMMARIO: I. G. ebraico. - II. G. cristiano ordinario (Anno Santo). - III. G. cristiano straordinario.

I. G. EBRAICO.

Dall'ebr. jōbhēl «corno di montone», in quanto l'annunzio del G. era dato dai sacerdoti al suono di un corno di montone. Alla fine dell'ultimo anno di ogni ciclo di 7 anni sabbatici il suono del corno annunciava l'inizio dell'anno cinquantesimo, cioè dell'anno giubilare. Alla fine di ogni settennio si associava l'atto di remissione, il quale comportava che ogni creditore rimettesse, alla lettera «fa cadere», quanto aveva prestato al suo prossimo, al correligionario. L'anno di remissione comportava anche la liberazione degli schiavi ebrei (Deut. 15, 12). Israele, schiavo, era stato liberato dal Signore (v. oō'ēl) e l'esempio di Dio doveva esser seguito dai suoi fedeli.

Al termine di sette settenni, nel settimo mese dell'anno religioso, primo dell'anno civile, che cominciava nella seconda metà del sett., nel giorno di espiazione (v.), risuonava in tutta la Terra Santa lo squillo della tromba. Si iniziava così, come per ogni anno settimo, un anno sabbatico. «Un giubileo sarà per voi l'anno cinquantesimo: non seminerete, né mieterete le rimesse di quell'anno, né vendeminerete l'incolta vigna, perché è un G., tempo sacro per voi; ma potrete mangiare i prodotti presi dal campo, cioè potrete mangiare i prodotti spontanei che germogliano dalle radici o dai grani caduti l'anno precedente» (Lev. 25, 11 sg.). Tale prodotto spontaneo non doveva essere ammassato nei granai, ma poteva esser raccolto alla spicciolata da tutti: dal proprietario, ma anche da chiunque e, naturalmente, in primo luogo dagli indigenti. L'anno settimo e quello giubilare erano così un'applicazione pratica del principio che la terra apparteneva al Signore e quindi a tutti.

GIUBILEO - Bolla con cui Bonifacio VIII esclude i Colonnesi dalle indulgenze giubilari (22 febbr. 1300). Archivio capitolare di S. Pietro.
GIUBILEO - Bolla con cui Bonifacio VIII esclude i Colonnesi dalle indulgenze giubilari (22 febbr. 1300). Archivio capitolare di S. Pietro.

L'anno giubilare significava inoltre proclamazione di libertà a tutti gli abitanti del paese e proclamazione di reintegrazione nei beni propri, senza peraltro impedire negli anni precedenti al G. le operazioni di libera compravendita, in quanto le operazioni si compivano tenendo conto della più o meno grande prossimità dell'anno giubilare. Il ripristino dei beni fondiari nell'anno settimo e nell'anno giubilare ed altri istituti giuridici del genere si basavano sul principio che gli abitanti e i proprietari dei campi erano « protetti e accoliti del Signore » (Lev. 25, 23 sgg.).

Con l'istituto del settimo e del cinquantesimo anno « si rimediava allo squilibrio nella ripartizione delle terre e nelle classi sociali. In pratica qualche traccia di queste istituzioni si rileva tra gli Ebrei prima dell'esilio; ma dopo l'esilio non si ha memoria che la legge del G. si sia mai osservata. Invece fu in pieno vigore fino alla distruzione dello Stato giudaico (70 d. C.) l'anno sabbatico » (A. Vaccari).

S. Paolo fa conoscere in I Cor. 7, 20 sgg. le sue idee intorno a seluavi e liberi: non sono il settimo anno o il G. a rendere l'uomo libero, ma la chiamata del Signore.

Bibliografia5 opere
BIBL.: M. Weber, Gesamm. Aufl. zur Religionssoziologie, III, Tubinus 1921, p. 77 sgg.; A. Menes, Die veresilischen Gesetze Israels, Giessen 1928, p. 81 sg.; F. Nötscher, Die Heilige Schrift des Alt. Test., Bonn 1940, pp. 128, 134 sg., 325 sg.; A. Vaccari, La S. Bibbia, I, Il Pentateuco, Firenze 1942, passim; H. Lesêtre, Jubilaire (Année), in DB, III, coll. 1750-54.

Eugenio Zolli

II. G. CRISTIANO ORDINARIO (ANNO SANTO).

I. NOZIONI

Nella sua essenza, secondo il concetto teologico, il G. viene definito: una solenne indulgenza plenaria concessa dal romano pontefice con annesse facoltà speciali per i confessori a favore dei fedeli, che lucrano il G.

Considerato nella sua durata, ossia l'anno durante il quale può acquistarsi l'indulgenza giubilare, il G. comunemente vien detto Anno Santo; e ciò non solo perché s'inizia, si svolge e si conclude con solenni riti sacri, ma anche perché è destinato a promuovere la santità dei costumi (cost. apost. Infinita Dei misericordia del 29 maggio 1924, in AAS, 16 [1924], p. 209).

Il G. può essere: ordinario, ossia maggiore, e straordinario, ossia minore; il primo è quello indetto negli Anni Santi; il secondo suole indirsi per qualche avvenimento di particolare importanza.

II. STORIA

Il G., quale fu in uso nella Chiesa dal 1300 in poi, non uscì già formato in tutte le sue parti secondo le prescrizioni preordinate di un superiore ecclesiastico. Sorto sotto l'influsso della devozione popolare, sentì poi attraverso i secoli influssi diversi che ne trasformarono man mano le manifestazioni esteriori, pur mantenendo sempre il suo carattere iniziale. Presupposti necessari ne furono l'indulgenza, della quale il prototipo era quella concessa per la Crociata; il pellegrinaggio ai santuari più venerati e specialmente alle tombe degli apostoli Pietro e Paolo. L'uno e l'altro elemento sono in stretta relazione con il foro penitenziale in ordine dell'assoluzione dai peccati e censure più gravi ed alla soddisfazione per la relativa pena canonica. Non si può negare però che non ci sia stato un lontano riferimento anche all'antico G. ebraico, che era però di tutt'altra natura; ma più direttamente ne prepararono il sorgere quei movimenti penitenziali a sfondo gioachimita che si notano, soprattutto in Italia, a partire dal 1260. La sera del primo giorno del 1300 una moltitudine imponente di popolo si precipitò nella basilica di S. Pietro con la convinzione di lucrare una indulgenza straordinaria ed il fenomeno si ripeté nei giorni seguenti. Si fece appello allora ad una antica tradizione, secondo la quale l'anno centenario doveva ritenersi anno di perdono universale; ma nella Curia romana non si trovò ricordo di questo. In ogni modo Bonifacio VIII il 22 febbr. da S. Pietro emanò una bolla per la quale ogni cento anni ci doveva essere G. universale con liberazione da colpa e da pene pro poenitentibus et confessis che avessero compiuto 30 visite, se romani; 15, se forestieri, alle Basiliche Vaticana ed Ostiense. Questo G. ebbe larga risonanza in tutta l'Europa, che inviò a Roma turbe di pellegrini, oggetto delle sollecitudini papali quanto alla tutela ed al vettovagliamento.

GIUBILEO - Bolla d'indizione del primo G. (22 febbr. 1300), incisa su marmo - Basilica di S. Pietro, atrio.
GIUBILEO - Bolla d'indizione del primo G. (22 febbr. 1300), incisa su marmo - Basilica di S. Pietro, atrio.(fot. Sansani)

Nell'autunno del 1342 una delegazione di Romani chiese a Clemente VI che stava in Avignone di voler concedere il G. ogni 50 anni, per aprire ad un maggior numero di fedeli la possibilità di lucrarlo. Infatti il Papa lo concesse per il 1350; ma egli non si allontanò da Avignone per accorrere a Roma come speravano i Romani; mentre si ripeté lo spettacolo degli innumerevoli pellegrini venuti d'ogni parte a lucrare il perdono.

In pieno periodo di scisma e con la speranza certamente di ricostituire ad unità le sperse membra della Chiesa, nel 1389 Urbano VI da Roma stabilì che, a ricordo degli anni della vita mortale di Gesù, il G. si celebrasse ogni 33 anni e lo indisse per l'anno seguente; e poiché alla visita delle due Basiliche apostoliche s'era aggiunta quella alla Basilica Lateranense, Urbano decise che si dovesse visitare anche la Basilica Liberiana; sicché così si ebbe il numero completo delle basiliche da visitare. Per la morte di Urbano, fu il suo successore Bonifacio IX a celebrare quel G., nonostante le ire dell'antipapa avignonese. Però si determinò un accorrere di pellegrini anche nel 1400, allo scadere cioè del termine stabilito da Clemente VI, e lo stesso Bonifacio IX confermò il perdono anche per quell'anno. Sebbene i 33 anni di Urbano VI fossero trascorsi da due anni, Martino V, estinto ormai lo scisma e pacificata Roma, nel 1425 celebrò di nuovo il G., e per la circostanza fece aprire la porta santa di S. Giovanni in Laterano; è la prima volta che si fa cenno di una tale cerimonia.

Nonostante le preoccupazioni per il pericolo turco ed il serpeggiare di una pestilenza Niccolò V poté nel 1450 celebrare il G. con solennità e concorso straordinari, e vi diede lustro particolare la canonizzazione di s. Bernardino da Siena, popolarissimo in tutta Italia. Nel 1470 Paolo II pensò di abbreviare ancora il periodo per i futuri G. e lo limitò a 25 anni (Ineffabilis Providentia, 17 apr. 1470: Bullarium Romanum, ed. Torinese, V, Torino 1860, pp. 200-203), perciò il nuovo G. si celebrò da Sisto IV nel 1475, ma non lasciò eco nella storia. Toccò ad Alessandro VI celebrare il G. nell'anno centenario 1500, e lo preparò con grande cura e proprietà, preservando quel cerimoniale che ancora si osserva nelle linee generali: stabilì infatti che si aprisse la porta santa in tutt'e quattro la Basiliche patriarcali; e riservando per sé quella di S. Pietro deputò tre cardinali che, quali legati, aprissero contemporaneamente le altre tre, fissando i riti e le preci.

Nonostante le lotte religiose che turbarono la Chiesa durante il sec. XVI, i G. furono celebrati regolarmente alla loro scadenza; in modo particolare quello del 1575, in pieno fervore di restaurazione religiosa, riuscì solenne per numero di pellegrini, per l'assistenza ad essi prestata, per le processioni, le predicazioni e le speciali prediche di pietà. Si è ormai introdotto anche quel fasto che senza ledere l'interiorità spirituale contribuì a mantenere secondo gli usi del tempo il carattere popolaresco che il G. ebbe sino dall'inizio. E con questo carattere furono poi celebrati i G. nei secc. XVII e XVIII; ma i torbidi creati dalla Rivoluzione Francese e dalle guerre che ne furono la conseguenza impedirono che si celebrasse il G. l'anno centenario 1800; e si dubitò per un momento se lo si dovesse celebrare nel 1825; si pretendeva che lo spirito dei tempi fosse troppo avverso a manifestazioni di tal genere; ma Leone XII superò ogni incertezza ed il G. fu celebrato secondo gli usi tradizionali; ma fu l'unico nel sec. XIX, causa i movimenti politici. Leone XIII volle che si riprendesse nel 1900 la serie nelle forme tradizionali, che furono poi osservate anche da Pio XI nel 1925 e da Pio XII nel 1950.

Il sommo pontefice suole inoltre, chiuso l'Anno Santo a Roma, estendere il G. a tutto il mondo cristiano.

GIUBILEO - Triplice ducato d'oro del Giubileo del 1450. Biblioteca Vaticana, medagliere.
GIUBILEO - Triplice ducato d'oro del Giubileo del 1450. Biblioteca Vaticana, medagliere.(fot. Enc. Cult.)
Bibliografia5 opere
BIBL.: N. Paulus, Geschichte des Ablasses im Mittelalter, II, Paderborn 1923, pp. 103-23; id., Geschichte des Ablasses am Ausgange des Mittelalters, ivi 1923, pp. 181-94; Cronistoria dell'anno santo MCMXXV, Roma 1928 (per la bibl. dei G. si veda l'appendice di P. Perali, Prontuario bibliografico per la storia degli Anni Santi, estratto a parte, ivi 1928); Istituto di studi romani, Gli anni santi, ivi 1934; P. Brezzi, Storia degli Anni santi, ivi 1950.

Pio Paschini

Elenco dei G. degli Anni Santi.

1° 1300 Bonifacio VIII
2° 1350 Clemente VI
3° 1390 Urbano VI, Bonifacio IX
4° 1400 Bonifacio IX
5° 1425 Martino V
6° 1450 Niccolò V
7° 1475 Paolo II, Sisto IV
8° 1500 Alessandro VI
9° 1525 Clemente VII
10° 1550 (Paolo III) Giulio III
11° 1575 Gregorio XIII
12° 1600 Clemente VIII
13° 1625 Urbano VIII
14° 1650 Innocenzo X
15° 1675 Clemente X
16° 1700 Innocenzo XII, Clemente XI
17° 1725 Benedetto XIII
18° 1750 Benedetto XIV
19° 1775 Clemente XIV, Pio VI
1800, non effettuato, Pio VI.
20° 1825 Leone XII
1850, non effettuato, Pio IX
21° 1875, non effettuato con le solite solennità, Pio IX
22° 1900 Leone XIII
23° 1925 Pio XI
24° 1950 Pio XII

III. OBBLIGHI E CERIMONIE

Il G. ordinario ha inizio a Roma dai primi Vespri della Natività del Signore (a ricordo dell'inizio dell'anno a nativitate) dell'anno immediatamente precedente, nel qual giorno ha luogo l'apertura della porta santa della Basilica Vaticana, fatta dal sommo pontefice, mentre nello stesso tempo tre cardinali legati a latere procedono all'apertura delle porte sante delle altre tre basiliche maggiori di Roma, ossia S. Giovanni in Laterano, S. Maria Maggiore e S. Paolo fuori le mura: esso si protrae per tutto l'anno fino ai primi Vespri della stessa solennità del Natale.

Perché i fedeli accorrano più numerosi a Roma per lucrare l'indulgenza giubilare, vengono sospese per la durata dell'Anno Santo tutte le indulgenze sia plenarie che parziali (eccettuate soltanto poche) concesse per i vivi, non già quelle concesse per i defunti (cost. apost. Fore confidimus del 10 luglio 1949, in AAS, 41 [1949], p. 337). Che anzi le stesse indulgenze concesse per i vivi possono essere lucrate anche durante tale periodo di tempo, purché siano applicate ai defunti.

Le condizioni solite ad apporsi per l'acquisto del G. ordinario sono la Confessione, la Comunione, la visita a determinate chiese e la recita di alcune preghiere.

La Confessione richiesta è quella attuale; non vale pertanto quella che si richiede per le altre indulgenze plenarie, di cui al can. 931 § 3, né la Confessione annuale ossia pasquale. Non può in nessun modo essere dispensata o commutata, neppure quando il penitente non ha materia necessaria. Se, fatta la Confessione, si ricadesse in peccato mortale prima di aver ultimato l'ultima opera prescritta, la Confessione si deve ripetere solo nel caso che si debba ancora ricevere la Comunione; altrimenti basta un atto di contrizione perfetta. Non vale la Comunione pasquale, a meno che si tratti di chi ha trascurato tale precetto; vale invece se ricevuta per Viatico. Può commutarsi solo nel caso di ammalati impossibilitati a riceverla.

In Roma inoltre bisogna visitare le quattro basiliche maggiori nominate: fuori Roma la designazione delle chiese viene riservata agli Ordinari del luogo. Nella città episcopale, fra le chiese da visitare deve esservi la chiesa cattedrale; nel resto della diocesi la chiesa parrocchiale. La visita importa l'ingresso in chiesa, a meno che ciò non sia impedito o per la moltitudine o per la chiusura delle porte, nel qual caso basta pregare davanti alla chiesa.

GIUBILEO - La porta santa della basilica di S. Pietro.
GIUBILEO - La porta santa della basilica di S. Pietro.
(Int. Guidotti)

Speciali facoltà sono concesse agli Ordinari locali a favore di coloro, che sono impediti dal compiere tali visite, ad es., le suore, gli ammalati, i carcerati, ecc., o che compiono tali visite collettivamente.

Le preghiere da recitarsi non sono determinate, ma lasciate a scelta dei singoli, a meno che il documento pontificio non disponga diversamente, com'è avvenuto nel G. del 1950, per il quale sono state tassativamente stabilite (cost. apost. Iubilaeum maximum del 26 maggio 1949, in AAS, 41 [1949], pp. 258-59). Tali preghiere devono essere vocali, non soltanto mentali e, di solito, vanno recitate durante la visita alle chiese determinate. Quando viene imposto il digiuno, si deve osservare quanto è disposto dal can. 1250; non sono pertanto comprese le uova né i latticini, purché non si tratti del tempo quaresimale. A tale digiuno sono tenuti tutti, anche quelli che per ragione dell'età o per altri motivi ne sono dispensati, ad es., gli operai. Per coloro quindi, che non possono digiunare, occorre la commutazione. All'elemosina sono parimenti tenuti tutti, anche i poveri, che vogliono lucrare il G. Essa può essere commutata e può essere fatta da altri, ad es., dal marito per la moglie, dal padre per i figli, dal padrone per i servi, dal ricco per il povero.

Nel G. ordinario a determinati confessori vengono concesse speciali facoltà, in forza della quali essi possono commutare o ridurre le opere ingiunte per l'acquisto del G., assolvere dai peccati riservati e dalle censure, commutare i voti, dispensare dalle irregolarità e dagli impedimenti in favore dei fedeli, che hanno l'intenzione di lucrare il G. (cost. apost. Decessorum Nostrorum del 10 luglio 1949, in AAS, 41 [1949], p. 340).

Quante volte possa lucrarsi il G., dipende dalla volontà del sommo pontefice.

Bibliografia17 opere
BIBL.: S. Isidoro, Etymolog., 37, 3: PL 82, 222; Venerabile Beda, Homilia, 11: ibid. 94, 195; s. Bernardo, Epist. 363 e 558: ibid. 182, 566, 653; Innocenzo III, Regestum, I, XXVI, nn. 158, 185; ibid. 215, 1356, 1470, 1502; s. R. Bellarmino, De Indulgentiis et de Iubilaeo, Colonia 1650; Theodorus a Sp. S., Tractatus historico-theologicus de Iubilaeo, Roma 1750; P. Collet, Traité historique, dogmatique et pratique des indulgences et du jubilé, Lovanio 1759; G. Gesenii, Thesaurus philologicus criticus linguae hebraicae et chaldeae, V. II, Lipsia 1840, pp. 561b e 562a; De Iubilaeo conspectus historicus, in Analecta ecclesiastica, 1 (1893), pp. 33, 142; G. C. Tomasi, Il G., Roma 1899; F. Beringer, Les indulgences: leur nature et leur usage, 4ª ed., Parigi 1925, p. 569 sgg.; A. Vermeersch, Tractatus de Iubilaeo, Roma-Bruges 1926; A. E. M. Lépicier, Le indulgenze, Vicenza 1931, p. 148 sgg.; S. de Angelis, De indulgentiis, tractatus quoad earum naturam et usum, Collection Bosco 1947, p. 129 sgg.; G. Castelli, Gli Anni Santi, Rocca S. Casciano 1949; J. de Blasi, Il G., Firenze 1950.

Serafino de Angelis

III. G. CRISTIANO STRAORDINARIO.

Oltre i G. ordinari degli Anni Santi, sin dal sec. XVI invalse l'uso di indire G. straordinari per ottenere, mediante preghiere, digiuni, opere buone e frequenza ai SS. Sacramenti, aiuti particolari da Dio in momenti difficili o delicati sia per la Chiesa universale come per determinate nazioni cattoliche, oppure per l'inizio di un pontificato (nel sec. XX gli inizi dei pontificati non hanno più avuto G.). La durata di questi G. era varia (da pochi giorni a due settimane, a qualche mese, a un anno) ed è sempre determinata nella costituzione apostolica che li indice. L'inizio tanto nell'Urbe quanto fuori era caratterizzato generalmente da una solenne processione mattutina di penitenza; a Roma vi partecipava il papa con tutta la sua corte, di frequente essa muoveva da S. Maria degli Angeli e terminava a S. Maria Maggiore. Fra le opere erano prescritte: la visita alle 4 basiliche o a qualche altra chiesa a seconda dei casi, preghiere speciali, digiuni (tre giorni: mercoledì, venerdì e sabato), elemosine, Confessione e Comunione. Ai confessori erano concesse ampie facoltà («semel tantum» per ogni penitente) anche ca. i casi contemplati nella bolla che si leggeva «die Coenae Domini» (v. BULLA IN COENA DOMINI) e i religiosi e le religiose potevano scegliersi, senza licenza del Superiore, il loro confessore. Fuori Roma la pubblicazione del G. era riservata all'Ordinario il quale ne doveva stabilire le modalità contingenti.

L'indulgenza plenaria «ad instar» o «per modum», oppure «in forma Iubilaei» che di per sé non è che una consueta indulgenza plenaria, quando non le sono annessi i particolari privilegi giubilari, cioè le facoltà speciali ai confessori, non può considerarsi propriamente G. straordinario, come l'indulgenza «in forma iubilaei» concessa da Gregorio XVI (cost. Catholicae religionis, 22 febbr. 1842) per invitare i fedeli a pregare per le tristi condizioni della Chiesa in Spagna, senza punto accennare ai detti privilegi. Diventa tale invece quando il pontefice la promulga in modo solenne con i predetti privilegi che sono sempre indicati nella costituzione pontificia.

Esistono anche alcuni G. straordinari locali: in S. Giacomo di Compostella, quando il 25 luglio cade di domenica (cf. Leone XIII, Ubi primum, 1 nov. 1884); nella chiesa primaziale di Lione, quando la festa di s. Giorgio cade il Venerdì Santo e quella del Corpus Domini coincide con la festa di s. Giovanni Battista, titolare della chiesa primaziale, il che accade una volta ogni secolo; l'ultimo, nel 1943, riuscì grandioso (cf. A. Sachet, Le grand jubilé séculaire de St-Jean de Lyon, 1451, 1546, 1666, 1734, Lione 1886, anno giubilare); nella chiesa di Notre-Dame di Le Puy quando l'Annunciazione (25 marzo) coincide con il Venerdì Santo; l'ultimo ha avuto luogo nel 1932 (cf. A. Boudon, Le grand pardon de N.-D. et l'église du Puy 992-1921, Le Puy 1921, anno giubilare). Si credeva pure nel tardo medioevo e più tardi ancora che si potesse lucrare una particolare indulgenza plenaria a Montmajour e a Comminges quando la festa dell'Invenzione della Croce cadeva di venerdì, e a Einsiedeln quando la festa della dedicazione della Chiesa (14 sett.) cadeva di domenica (cf. N. Paulus, Geschichte des Ablasses im Mittelalter, I, Paderborn 1922, p. 137; II, ivi 1923, pp. 19, 327; id., Geschichte des Ablasses am Ausgange des Mittelalters, ivi 1923, pp. 161, 188).

GIUBILEO - I Sampietrini asportano il muro della porta santa (24 dic. 1949). Basilica di S. Pietro.
GIUBILEO - I Sampietrini asportano il muro della porta santa (24 dic. 1949). Basilica di S. Pietro.(per cortesia di mons. A. P. Fruticci)

L'elenco dei G. straordinari che segue è stato compilato sul Bullarium Romanum (le lacune delle varie edizioni sono causa di molte incertezze) e sugli Acta di Gregorio XVI, Pio IX, Leone XIII e Pio X. S'intende che il G. straordinario è universale quando non ci sono altre specificazioni; per ogni G. si indica la costituzione pontificia con la relativa data (fuori Roma il G. era indetto soltanto quando il vescovo riceveva la costituzione, talvolta solo molto tempo dopo, tantoche certi G. fuori Roma furono celebrati soltanto l'anno seguente) e il motivo della sua concessione.

Pio IV. Spiritus Omnipotentis Dei, 15 nov. 1560: preghiere per la prosecuzione del Concilio di Trento (cf. St. Ehses, Concilium Tridentinum, VIII [V degli Acta], Friburgo in Br. 1919, pp. 100-102). Da notare che l'indulgenza non è detta «in forma Iubilaei», però Pio IV le ha annesso i privilegi giubilari per le facoltà ai confessori.

Pio V. Cum gravissima, 9 marzo 1566: unione dei fedeli e difesa della cristianità contro i Turchi.

Sisto V. Virium nostrarum, 25 maggio 1585: inizio del pontificato.

CLEMENTE VIII. Quam semper cordi, 23 maggio 1596: per la Francia: conservazione della fede cattolica nel Regno. - Omne datum, 26 febbr. 1599: per i sudditi di Filippo III di Spagna: giusto e fedele governo del Regno.

PAOLO V. Quod in omni, 28 giugno 1605: inizio pontificato. — Benedictus Deus, 28 nov. 1608: per i maroniti: elezione di un patriarca zelante. — Universo gregi, 10 ott. 1609: per i sudditi del Regno di Polonia: aiuto divino per i bisogni del Regno. — Pastoris aeterni, 13 ott. 1610: per il Perù: conversione degli infedeli. — Ecce tribulationes, 12 giugno 1617: bisogni della Chiesa. — Dominus ac Deus, 13 genn. 1619: bisogni della Chiesa.

GREGORIO XV. Spiritus Domini, 17 marzo 1621: inizio del pontificato. — Pastoris aeterni, 4 febbr. 1623: per i fedeli d'America.

URBANO VIII. Pastoralis officii, 31 ag. 1627: per i fedeli, sudditi dell'Impero etiopico. — Quod ab initio, 8 apr. 1628: ringraziare Dio e chiedere suo aiuto. — Irritatus assiduus, 22 ott. 1629: aiuto di Dio negli imminenti pericoli in varie parti dell'orde cattolico. — Supplici Christi fidelium, 15 dic. 1631: aiuto divino per le necessità della Chiesa. — Iteratis praecibus, 23 marzo 1634: placare l'ira divina ed allontanare i pericoli dalla Chiesa, specie in Germania. — Apostolatus nobis, 11 luglio 1636: aiuto divino. — Publicae quietis, 3 marzo 1638: per l'Italia e isole adiacenti: per ottenere la pace. — Suscitatis iam, 8 genn. 1643: per Roma: per ottenere la pace. — Suscitatis iam, 12 dic. 1643: per Roma: aiuto divino.

INNOCENZO X. Immensae Omnipotentis, 2 nov. 1644: inizio del pontificato. — Inter plurimus, 2 marzo 1648: per Roma: aiuto di Dio. — Salvator et Dominus, 8 genn. 1654: per le province del Belgio. — Salvator et Dominus, 12 giugno 1654: per le Indie.

ALESSANDRO VII. Unigenitus Dei, 14 maggio 1655: inizio del pontificato. — E suprema, 21 luglio 1656: Divino soccorso. — Ex quo humilitatem, 2 marzo 1661: aiuto di Dio contro i Turchi. — Omnipotens Deus, 16 febbr. 1663: Divino soccorso. — Quod iam pluries, 7 marzo 1664: celeste aiuto contro i Turchi.

CLEMENTE IX. Placuit ineffabili, 18 giugno 1664: inizio pontificato. — Cum nos, 4 febbr. 1669: per la Francia: aiuto di Dio contro i Turchi. — Ex iniuncti, 6 maggio 1669: per la repubblica Ragusina.

CLEMENTE X. Cum inscrutabilis, 16 giugno 1670: inizio del pontificato. — Inter gravissimus, 5 nov. 1672: unione dei principi cristiani contro i Turchi.

INNOCENZO XI. Onerosam curam, 11 sett. 1681: aiuto divino nelle presenti necessità della Chiesa. — In suprema, 11 ag. 1683: aiuto di Dio contro i Turchi.

ALESSANDRO VIII. Coelestis Patrisfamilias, 11 dic. 1689: inizio del pontificato.

INNOCENZO XII. Ad Catholicae Ecclesiae, 12 nov. 1691: inizio del pontificato. — Ubi primum, 8 dic. 1693: pace fra i principi cristiani. — In sublimi, 4 dic. 1695: pace fra i principi cristiani.

CLEMENTE XI. In supremo, 25 febbr. 1701: inizio del pontificato. — Ex eminenti, 2 dic. 1706: pace fra i principi cristiani. — Ubi primum, 31 maggio 1715: aiuto divino contro i Turchi e felice esito della armi venete.

INNOCENZO XIII. Superni dispositione, 27 maggio 1721: inizio del pontificato.

BENEDETTO XIII. Cum inscrutabilis, 10 giugno 1724 e Nuper per alias, 24 luglio 1724: inizio del pontificato. — Cum iustus, 2 genn. 1728: per Roma, Italia e isole: aiuto di Dio nelle presenti necessità.

CLEMENTE XII. Ubi primum, 9 sett. 1730: inizio del pontificato. — E sublimi, 29 febbr. 1732: per Roma, Italia e isole: aiuto di Dio nelle gravi calamità del tempo. — Ecclesiae militantis, 4 dic. 1734: la pace universale. — Quam in omnibus, 25 apr. 1739: per l'Italia: aiuto contro i Turchi e contro la peste.

BENEDETTO XIV. Laetitia apostolica, 11 nov. 1740: inizio del pontificato. — In suprema, 20 nov. 1744: per l'Italia e isole: minaccia della peste. — Cum multorum, 18 febbr. 1745: per la Francia: minaccia della peste.

CLEMENTE XIII. Venimus in altitudinem, 11 sett. 1758: inizio del pontificato.

CLEMENTE XIV. Cum a Deo, 22 dic. 1769: inizio del pontificato.

PIO VI. Magna atque innumerabilia, 28 febbr. 1782: per coloro che compiono opere buone dalla 4ª domenica di Quaresima alla domenica delle Palme. — Quae causa,

24 nov. 1792: per le diocesi dello Stato pontificio: aiuto di Dio.

PIO VIII. In supremi, 18 giugno 1829: inizio del pontificato.

GREGORIO XVI. Plura post susceptam, 2 dic. 1832: inizio del pontificato.

PIO IX. Arcano divinae Providentiae, 20 nov. 1846: inizio del pontificato. — Ex aliis Nostris, 21 nov. 1851: per implorare la clemenza divina. — Nemo certe ignorat, 11 apr. 1869: Concilio Vaticano. Per il G. generale del 1850, non effettuato per la situazione politica, Pio IX concesse l'indulgenza «in forma iubilaei».

LEONE XIII. Pontifices Maximi, 15 febbr. 1879: primo anno di pontificato. — Militans Iesu Christi, 12 marzo 1881: calamità della Chiesa e della Sede Apostolica. — Quod auctoritate, 22 dic. 1885: pratica delle virtù cristiane. — Magni commemoratio, 8 genn. 1896: per la Francia: XIV centenario del Battesimo di Clodoveo. — Monumenta pietatis, 1 luglio 1896: Congresso eucaristico di Orvieto.

PIO X. Ad diem illum, 2 febbr. 1904: 50° anniversario della proclamazione dell'Immacolata; Universis Christi fidelibus, 8 marzo 1913: centenario costantiniano.

PIO XI. Auspicantibus nobis, 6 genn. 1929: suo G. sacerdotale — Quod nuper, 6 genn. 1933: XIX centenario della Redenzione umana. Solenne, con apertura della Porta Santa. — Vedi tavv. XLIX-L.

In alto: LE SETTE CHIESE DI ROMA, disegnate per l'utilità dei pellegrini dell'Anno Santo Giubilare del 1575 - Roma, esemplare della Biblioteca nazionale. In basso: APERTURA DELLE PORTE SANTE NELLE QUATTRO BASILICHE per il Giubileo del 1725. Stampa - Biblioteca Vaticana.
Tav. XLIX In alto: LE SETTE CHIESE DI ROMA, disegnate per l'utilità dei pellegrini dell'Anno Santo Giubilare del 1575 - Roma, esemplare della Biblioteca nazionale. In basso: APERTURA DELLE PORTE SANTE NELLE QUATTRO BASILICHE per il Giubileo del 1725. Stampa - Biblioteca Vaticana.(da *Speculum Romanae Magnificentiæ*, vol. III, Coll. Romana 18, Biblioteca nazionale, tav. 27) · (fot. Enc. Catt.)
In alto: LE GIOVANI PELLEGRINE OLANDESI dell' «Œuvre de la Famille chrétienne» di Breda tornano in S. Marta dopo il canto del Credo eseguito in Piazza S. Pietro (10 maggio 1950). In basso a sinistra: GLI ESPLORATORI CATTOLICI SVIZZERI sulla gradinata di S. Pietro (apr. 1950). In basso a destra: PELL
Tav. L In alto: LE GIOVANI PELLEGRINE OLANDESI dell' «Œuvre de la Famille chrétienne» di Breda tornano in S. Marta dopo il canto del Credo eseguito in Piazza S. Pietro (10 maggio 1950). In basso a sinistra: GLI ESPLORATORI CATTOLICI SVIZZERI sulla gradinata di S. Pietro (apr. 1950). In basso a destra: PELLEGRINI INDIANI (Anno Santo 1950).(per cortesia dell' Ufficio Stampa del Comitato centrale Anno Santo) · (fot. Publifoto) · (fot. Giordani)
Bibliografia12 opere
BIBL.: Le costituzioni o lettere pontifice citate nell'elenco si trovano: 1ª) nella Bullarum, diplomatum et privilegiorum sanctorum Romanorum Pontificum Taurinensis editio a cura di A. Tommasetti e di un gruppo di teologi e canonisti romani, 24 voll., Torino 1857-72 (giunge fino al 1740); si veda anche l'ed. di C. Coquelines, Bullarum, privilegiorum ac diplomatum RR. Pontificum, amplissima collectio, 14 voll., Roma 1739-62; 2ª) nelle due edizioni della Bullarii Romani continuatio, 19 voll., Roma 1835-57, da Clemente XIII a Gregorio XVI; 10 voll., Prato 1843-67, da Benedetto XIV a Pio VIII; 3ª) in Acta Gregorii papae XVI, 4 voll., Roma 1901-1904; 4ª) in Pii IX Pont. Max. Acta... quae ad Ecclesiam universam spectant, 7 voll., ivi 1854-78; 5ª) in Leonis XIII Pont. Max. Acta, 23 voll., ivi 1881-1905; 6ª) in Pii X Pont. Max. Acta, 5 voll., ivi 1905-14; 7ª) in AAS, 3 (1913), pp. 89-93; 21 (1929), pp. 5-11; 25 (1933), pp. 1-10. Cf. anche Theodorus a Spiritu Sancto, Tractatus Historico Theologicus de Iubilaeo, Roma 1750, pp. 93-101; G. Moroni, s. v. in Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, XXXI, pp. 126-31. Per le questioni giuridiche relative ai G. straordinari, antecedenti al diritto canonico odierno, cf. F. L. Ferraris, Iubilaeum, in Prompta bibliotheca canonica, iuridica, moralis, theologica, ed. dei monaci cassinesi, IV, Montecassino 1848, pp. 539-55, e Indulgentia, ibid., p. 280.

A. Pietro Frutaz

GIUBILEO - Il martello e la cazzuola offerti a Pio XII dalle ACLI (Anno Santo 1950).
GIUBILEO - Il martello e la cazzuola offerti a Pio XII dalle ACLI (Anno Santo 1950).(per cortesia di mons. A. P. Frutaz)

Informazioni sulla voce

Di Eugenio Zolli, Pio Paschini, Serafino de Angelis, Amato Pietro Frutaz

Fonte Eugenio Zolli: firma a stampa; Pio Paschini: firma a stampa; Serafino de Angelis: firma a stampa; Amato Pietro Frutaz: firma a stampa

Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. VI (1951), coll. 676–687.

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Altre voci di Eugenio Zolli: GIUDA LEVITA (JÉHÂDHÂH BEN ŠEMÛ'EL HAL-LÊVI, IN ARABO ABÛ'L-HASAN B. AL-LÊVI) · GIUDA IL SANTO · GIUDAISMO · GIUSEPPE (EBR. JŌSĒPH; PS. 81, 6 JĒHŌSĒPH = «DIO ACCRESCE») · GÔ'EL

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Zolli, Eugenio, et al. “Giubileo.” In Enciclopedia Cattolica, vol. VI, coll. 676–687. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951. https://azioneromana.com/it/article/giubileo.

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Zolli, Eugenio, et al. “Giubileo.” Enciclopedia Cattolica, vol. VI, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951, coll. 676–687. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/giubileo.

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