GARIZIM (ARABO GEBEL ET-TÔR)

GARIZIM (arabo Gebel et-Tôr). - Monte (868 m.) della Palestina centrale, dominante a nord la biblica città di Sichem (presso l'odierna Nablusa), di fronte al monte Hebal (938 m.), dove gli Israeliti secondo l'ordine di Mosè (Deut. 11, 30) tennero la solenne cerimonia delle maledizioni e benedizioni (Ios. 8, 30-32).

Le considerazioni esegetiche - la menzione di Galgala in Deut. 11, 30 - e ambientali, l'impossibilità dell'audizione dei due cori sui monti troppo lontani fra loro, che indussero i topografi bizantini a spostare la cerimonia su due colli vicini a Galgala nella pianu di Gerico, dove la carta di Madaba segna i monti Garizim e Hebal, non hanno prevalso, giacché i due anfiteatri naturali aperti nei fianchi delle due montagne della Samaria si prestano alla scena raccontata da Giosuè (8, 30-32) ed una località con il nome di Galgala (Gulefeji) esiste a sud-est di Sichem.

Il monte G. acquistò carattere sacro soltanto dopo lo scisma dei Samaritani. Etnologicamente discendenti da coloni dell'Impero assiro, immigrati dopo la distruzione di Samaria nel 721 (II Reg. 17, 25-41), furono sempre riguardati con diffidenza dai Giudei, ma il distacco avvenne fra il 423-405 quando Neemia (Neh. 13, 28) espulse da Gerusalemme il figlio del sommo sacerdote Eliasib per aver sposato la figlia di Sanaballat, satrapo della Samaria. Favorito dal padre, il sacerdote Manasse costruì allora sul monte G. un tempio rivale a quello di Gerusalemme, e così l'odio e l'antagonismo fra i due popoli si accrebbe e si perpetuò (Ezd. 4, 1-23; cf. Io. 4, 9).

Seguendo la sua politica di ellenizzazione, Antico Epifane nel 167 dedicò il tempio del G. a Zeus Xenios (Pl. Giuseppe, Antiq. Ind., XII, 1), devastato nel 728 da Giovanni Ircano (id., op. cit., XIII, 4, 1; Bell. Ind., I, 2, 6).

Nel 36 d. C. Pilato vi massacrò un gran numero di Samaritani ivi adunati da un impostore (id., Antiq. Ind., XVIII, 4, 1-2) e molti più ne uccise, nella ribellione del 66, Caresale, generale di Vespasiano (id., Bell. Ind., III, 7, 37). L'imperatore Adriano vi eresse sopra una delle cime un tempio a Zeus Hypnisti, al quale si accedeva per una lunga scalinata rappresentata nelle monete di Flavia Neapolis.

Dopo la selvaggia aggressione dei samaritani ai cristiani nel 484, l'imperatore Zenone fece erigere, nel luogo del tempio samaritano, una chiesa alla Theotocca, recinta poi con forti mura dall'imperatore Giustiniano. Tuttora esiste questo recinto e all'interno del vasto quadrilatero furono nel 1928 e 1934 rimesse allo scoperto le fondamento della chiesa in forma ottagonale, eretta da Zenone. Ogni anno i pochi Samaritani superstiti celebrano le feste pasquali sul monte G.

BIBL.: P. Antoine, s.V. in DBL. III, coll. 535-61; A. M. Schneider, Der heilige Berg Garizim, in Neue deutsche Ausgrabungen, 1930, p. 83. Donato Baldi
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“GARIZIM (ARABO GEBEL ET-TÔR).” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 1156. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/garizim-arabo-gebel-et-tor.