SAMARIA (EBR. ŠŌMĒRŌN) ASS

SAMARIA (ebr. Šōmērōn) ass. Samarina, gr. Σαμάρεια). - Città fondata nell'880 a. C. da Omri (v. AMORI), sesto re d'Israele, al centro del suo Regno, sulla cima di un colle (443 s. m.), comprato per due talenti d'argento, da un certo Somer (I Reg. 16,24); l'odierno villaggio arabo di Sebastijjeh a 10 km. a nord-ovest di Nābulus ne occupa l'antico sito.

Ottima fu la scelta del sito (Is. 28,1), all'incrocio delle principali vie di comunicazione, con la possibilità di ben fortificarne i fianchi.

Gli scavi archeologici, intrapresi parzialmente, nel 1908-10 e 1931-35, hanno posto in luce le vicende storiche della città di Omri (880-721 a. C.), di Sargon (721-331 a. C.), di Alessandro Magno (331-323 a. C.) e di Erode il Grande (30 a. C.).

Omri, appianato il lato occidentale della cima, allora non occupata, ma che i reperti archeologici mostrano utilizzata da un agglomerato cananeo nel III millennio a. C., costruì il palazzo reale, amplificato ed abbellito da Achab e poi da Ieroboam II. Sotto Achab la cittadella con il palazzo e il tempio fu recinta da doppio muro parallelo, framezzato da vani, e a sud-ovest fu eretta una torre di guardia, da cui forse provenne il nome Šōmērōn («custode»). Nella parte meridionale del grande cortile occidentale del palazzo, nei ruderi di un ampio edificio furono trovati 75 ostraca, scritti in ebraico arcaico, con inchiostro nero a mezzo di una canna, i quali contrassegnavano le giarre d'olio o di vino ai magazzini reali. In essi sono ricordati 22 nomi di villaggi del territorio di Manasse e i nomi degli intendenti regi, e vi è frequente l'elemento Ba'al, che conferma i dati biblici riguardanti le condizioni religiose del Regno d'Israele dopo Omri (I Reg. 16, 31-33; II Reg. 10,18). Nell'angolo nord-ovest della cittadella, un'ampia vasca (10 x 5 m.), in parte scavata nella roccia ma tutta cementata, rappresenta forse

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(da J. W. Crawford - K. Keegan-E. L. Lubemb, The Building at S., Londra 1912, inv. 26, 2) SAMARIA - Torre rotonda scavata a S.
« la vasca di S. » (I Reg. 22,38) nella quale fu lavato il carro di Achab dopo la fatale battaglia di Ramot in Galaad. Nel 1932 fu scoperta, fra i ruderi della cittadella, una ricca collezione di avori, ca. 200 pezzi, alcuni dei quali incrostati di lapislazzuli o di altre sostanze colorate e rivestite di foglie d'oro, e tutti decorati delicatamente con soggetti misti di motivi egizi o orientali, risalenti al sec. IX (I Reg. 22,39). Amos (3,15) ne deplorava l'eccessivo lusso.

Oltre che nell'architettura l'influsso fenicio incise profondamente nei sentimenti religiosi della popolazione. ACAB (v.), avendo sposato Tezabel (v.), figlia di Ethbaal, re dei Sidoni, finì con il rendere pubblico nella capitale il culto di Baal Melqart, adorato a Sidone. Vicino al Palazzo eresse il tempio, servito dai sacerdoti fenici, mantenuti dal tesoro pubblico, dove pose una maṣṣēbhāh in onore di Baal ed una 'aṭērāAstarte (v.), che ebbe largo onore fra la popolazione, come indicano gli amuleti con la figura della dea. Contro il politeismo invadente, Elia (v.) ed Eliaeo (v.). Iehu reagì violentemente, fece uccidere i sacerdoti, bruciò la maṣṣēbhāh di Baal, e, demolito il tempio, lo trasformò in luogo immondo ed impuro; forse per questo non ne è stata ritrovata traccia (I Reg. 16,23; II Reg. 3,2; 10,18-27). Neppure il sito della necropoli reale (I Reg. 16, 28; 22,37; II Reg. 13,9; 14,16) è stato finora rintracciato; però gli scavi furono praticati principalmente alla cittadella.

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Saldamente fortificata, la città resisté ai gravi attacchi dei Siri di Damasco (I Reg. 20, 1.13.21) e per tre anni sostenne l'assedio dell'assiro Salmanasar V, finché nel 721 la espugnò Sargon, che ne deportò gli abitanti in Assiria e li sostituì con genti di stirpe diversa, che si mescolarono con i pochi israeliti rimasti, Samaritani (v.). Dalla distruzione del 721 ai tempi di Alessandro Magno poco si sa: una lettera in neo-babilonese indirizzata ad Abi-Ahi, governatore di Samarina, e molti cocci attribuiti all'epoca assiro-babilonese e persiana attestano le due amministrazioni straniere.

Nel 331 S. dapprima si sottomise, poi tentò di ribellarsi ad Alessandro Magno, il quale la smantellò e vi importò una colonia di 6000 macedoni. Rinnovata dal macedone Perdicca, diroccata nuovamente da Tolomeo I e poi da Demetrio Poliorcete, ebbe un periodo di prosperità; verso il 108 a. C. fu presa a distrutta, non però annientata, da Giovanni Ircano. Una bella torre rotonda con sezioni di muro, numerosi frammenti di giarre di tipo rodiano, monete ed iscrizioni (tra cui una stele votiva con iscrizione greca di Hegesandro con la moglie Xenachis e figli, a Serapide ed Iside) indicano la rinascita ellenistico-pagana della città. Nel 63 a. C., occupata e ricostruita da Pompeo Magno, fu poi ancor più fortificata dal governatore Gabinio nel 57 a. C., tanto che i cittadini furono chiamati « Gabiniani ».

Nel 30 a. C. l'imperatore Augusto la cedé ad Erode il Grande, il quale la trasformò completamente e nel 27 la chiamò Sebaste, dal nome del suo protettore Augusto, ripopolandola di coloni romani e di commercianti.

Una vasta cinta di mura, guarnita con torri, fu creata sui fianchi della collina, estesa al nord sino al fondo valle, dove era lo stadio, e a nord-est nel sito dell'attuale villaggio di Sebastijjeh. Una porta monumentale, affiancata da due torri circolari, introduceva nella via a colonne, lunga ca. 1700 m. Sopra le rovine del Palazzo reale di Achab e di Omri e forse del tempio di Baal, una solenne gradinata immetteva a una vasta terrazza, su cui sorgeva l'Augusteo, edificio absidale, con portici, con l'altare e la statua di Augusto. Più a nord era il tempio dedicato alla dea Kore, la cui statua fu rinvenuta in una cisterna; nel tempio furono scoperte due pietre con i simboli in rilievo di due caschi ovali, intrecciati di lauro e sormontati da una stella, simbolo dei Dioscuri, venerati nel pan-

theon di S. Anche oggi si riconoscono le rovine dello stadio, del teatro, foro, basilica, mausolei e acquedotti. La città riforniva Erode e poi i governitori romani di cinque coorti di Sebastiani, al tempo di Claudio (42-54 d. C.) anche di uno squadrone di cavalleria.

In S., il cristianesimo fu introdotto dal diacono Filippo, che vi si incontrò con Simon Mago (Act. 8, 9-14). Durante i torbidi del 64 i soldati maltrattarono molto i Giudei, i quali si vendicarono terribilmente nel 66, bruciando la città.

Dopo il 70 Vespasiano ne allontanò le truppe. Nel 196 Settimio Severo vi importò nuova popolazione e le dette i diritti coloniali, con il titolo di Colonia Lucia Septimia Sebaste, e vi ristabilì le mura, gli edifici pubblici, il teatro ed il foro; ma la città andava perdendo la sua importanza con il crescere della vicina Neapolis (v. NA-

(da Palestine exploration quarterly, 1931, inv. 1, fig. 1)
SAMARIA - Muro israelita.

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SAMARIA - Avorio inciso di stile egizio trovato a S.
(da J. W. Crowfoot - G. M. Crowfoot, Early Ivories from S., Londra 1938, tav. 2, 3)
PLUSA). Nel sec. IV era ridotta a « piccola città » con una comunità cristiana (il vescovo Marino assiste al Concilio di Nicea), che possedeva i sepolcri di s. Giovanni Battista, dei profeti Eliseo ed Abdia. Al tempo di Giuliano l'Apostata (361-63) le ceneri furono disperse al vento, ma i cristiani continuarono a venerarne i sepolcri (s. Girolamo, Ep., 68, 12; 108, 13; PL 2a, 491, 889), che vennero inclusi in una basilica, distrutta nel 614 dai Persiani, poi riedificata dai Crociati, i quali vi posero un vescovo latino e un visconte come governatore. La Cattedrale fu nel 1187, presa la Palestina da Saladino, trasformata in moschea, ed ai nomi dei venerati sepolcri fu aggiunto quello del profeta Zaccaria. Ne restano la facciata, lembi di pareti, pilastri e fasci di colonne; il presbiterio e l'abside formano la nuova moschea di Nebi Jahjâ.

Nel 1932 sul vertice del colle furono rinvenuti i resti di una chiesa eretta sul posto della prima invenzione della testa del Battista; ne fanno menzione gli itinerari del sec. XIII; sembra risalire al sec. V. s. Giovanni.

BIBL.: G. A. Reismer - Cl. S. Fischer - D. G. Lyon, Harvard excavations at S. (1908-10), 3 voll., Cambridge (Mass.) 1924; J. W. - G. M. Crowfoot, Early ivories from S., Londra 1938 (la pubbl. fu preceduta da rapporti preliminari sul progresso degli scavi in articoli comparsi negli ss. 1931-36 nel Palestine exploration fund, quarterly statement); R. W. Hamilton, Guide to S., Sebaste, Gerusalemme 1944. Donato Baldi
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“SAMARIA (EBR. ŠŌMĒRŌN) ASS.” Enciclopedia Cattolica, vol. X (1953), p. 1025. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/samaria-ebr-someron-ass.