SALOMONE

SALOMONE - Il Giudizio di S. Capitello del Palazzo Ducale (sec. XV) - Venezia.

S. cominciò con il provvedere alla sicurezza del suo trono, anche in esecuzione di desideri espressi da David, mentre, che gli aveva detto di beneficare alcune persone verso le quali era debitore e far giustizia di altre. Fece uccidere il possibile rivale Adonia e il principale dei suoi favoreggiatori, il comandante militare Ioab, depose il sommo sacerdote Abiathar sostituendolo con Sadoc.

L'inaugurazione religiosa del regno con un sacrificio di 1000 vittime a Gabaon, ove si trovava allora il padiglione mosaico (II Par. 1, 3), mostrò la fondamentale concezione teocratica che il nuovo sovrano aveva della sua autorità, e il suo carattere amante delle manifestazioni culturali solenni. In quell'occasione Dio, apparso in sogno al Re, esaudì la sua richiesta di avere «mente docile a governare il suo popolo, a discernere il buono dal cattivo», concedendogli «mente saggia e perspicace» e anche altri beni che non aveva chiesto: regno lungo e ricchezza (I Reg. 3, 4-14). Il famoso «giudizio di S.» diede di lì a poco un esempio della sapienza del Re (ibid. 3, 16-28), divenuta proverbiale.

Di questa sapienza, celebrata come superiore a quella di ogni altro uomo e «di tutti gli Orientali e gli Egiziani», la cui vasta letteratura sapienziale è in parte nota, il Re diede insigni saggi letterari con la composizione di «3000 proverbi», detti sentenziosi e morali, e di «100 cantì» o composizioni liriche, utilizzando le sue ampie conoscenze delle piante e degli animali (ibid. 4, 29-34). I detti del genere mašal sono in parte confluiti nel libro dei Proverbi (v.), ove sotto il nome di S. si trovano le due collezioni 10, 1-22, 16 e 25, 1-29, 27. Il titolo della seconda di queste collezioni (cf. 25, 1) indica che essa fu «raccolta» al tempo di Ezechiea e che ne esisteva già un'altra, che non può essere che quella di 10, 1 sgg., da considerare quindi anteriore. Non si può dire con certezza se i detti di Ezechiea raccogliessero i detti dalla tradizione orale o da scritti sparsi, come preferisce A. Vaccari. La fama di sapiente del grande Re rimase viva nella memoria dei posteri, come mostra l'attribuzione a lui di alcuni libri, che oggi si ritengono con tutta probabilità (Cantico dei Cantici [v.]), o con certezza (Ecclesiastica [v.]).

Quanto al governo di S., un documento amministrativo conservato in I Reg. 4, 1-24 riferisce la divisione che egli introdusse nel suo Regno, in parte a carattere innovatore (la ripartizione non coincide con quella antica delle 12 tribù), e durata poi in sostanza fino all'esilio, come dimostrano scritte su ostraca e anse di anfore tro

vate in Giudea (cf. D. Diringer, Le iscrizioni antico-ebraiche palestinesi, Firenze 1934, capp. 2, 4).

Lo scopo precipuo di tale riformamento era l'esazione dei tributi, che S. accrebbe molto, in corrispondenza delle forti spese da lui affrontate per le grandiosi costruzioni, che caratterizzarono il suo regno. Le tasse, in parte in forma di prestazione di mano d'opera, gravavano su tutto il popolo, ma specialmente le tribù settentrionali e i pronipoti degli antichi Cananei, in via di progressiva fusione con i discendenti dei nomadi immigrati. I tributi poterono essere accresciuti anche per l'aumentato benessere degli Israeliti durante il regno pacifico di S. Questo era amante del fasto e della cultura, fu intelligente promotore di attività economica e commerciale, all'interno e all'estero. Le buone relazioni già esistenti con Tiro al tempo di David furono rafforzate. L'abilità della diplomazia di S. con l'Egitto raggiunse un successo, che dovette allora sembrare incredibile: il Re del piccolo Stato palestinese ottenne in moglie una figlia del Faraone (forse Siamon, della XXI dinastia).

A sviluppare il commercio, che in complesso dovette essere assai redditizio, benché siano sopraggiunti anche periodi critici (cf. I Reg. 9, 10-14), furono stabiliti punti fortificati a protezione di strade e centri carovani, con l'introduzione di cavalleria e carri da guerra; soprattutto furono ampliate Asiongaber (v.). La flotta che vi costruì S. raggiungeva località dell'Arabia meridionale e della costa africana, donde trasportava merci preziose, che alimentavano per molte strade i mercati mediterranei. La visita della Regina del regno arabo settentrionale di Saba (I Reg. 10, 1-13) fu una riprova di questa ampiezza di interessi del sovrano.

Il regno di S. fu celebre anche per le costruzioni di cui la più importante fu il complesso Tempio-Regga (ibid. 5-9), due gruppi di edifici distinti, ma raccordati armonicamente tra loro, secondo che esigeva il servizio, in parte comune ad ambedue (sul sito e i criteri costruttivi, V. TEMPIO). S. Hiram (v.), Re di Tiro, che inviò operai specializzati, Hiram (v.), e materiali, tra cui i cedri del Libano, che il Re fenicio faceva tagliare e trasportare fino al porto di Giaffa, donde gli Ebrei li trasportavano a Gerusalemme. A costruzione finita fu trasportata l'Arca dell'alcanza nella nuova sede, e fu inaugurato il Tempio con una lunga cerimonia, tra cui un discorso ed una elevata preghiera del Re (I Reg. 8).

La grande serie dei lavori salomonici a Gerusalemme fu completata con la costruzione di un terrapieno (millô': ibid. 11, 27), con cui il luogo del Tempio e della Reggia (Moria) fu unito alla «città di David» (Ophel), e con un ampliamento delle mura (I Reg. 9, 15) della città (v. GERUSALEMME, II).

Ma la vita privata di S., opulento e felice signore dell'antico Oriente, segnò una progressiva decadenza morale. S. si formò un harem con un numero esagerato di donne (I Reg. 11, 3; cf. Cant. 6, 8), molte straniere e idolatriche, verso le quali il re teocratico, costruttore del tempio di Jahweh, fu tanto debole, da costruire in Gerusalemme e nei dintorni dei tempieti alle divinità pagane, a cui egli stesso prestò qualche culto (ibid. 11, 1-8).

Allo sdegno del Signore per queste colpe il narratore biblico, superando l'evidente inclinazione che si coglie in tutte le testimonianze ad attenuare le ombre che si proiettano sulla figura del Re glorioso e pacifico, collega la condanna alla scissione della monarchia (ibid. 11, 1-13), che difatti avvenne alla morte di S. (932 a. C.), preparata da tempo da rivalità interne fra le tribù del nord e del sud e occasionata dai malcontenti per i gravi fiscali che il Re scomparso aveva imposto.

Nel Nuovo Testamento è ricordato per il proverbiale sfarzo (Mt. 6, 29) e la sapienza (ibid. 12, 42). Nella tradizione patristica occidentale in genere il giudizio su di lui è sfavorevole, a motivo dell'idolatria finale; meno presso i Greci. Dante lo ricorda con onore fra i Sapienti (Par., X, 109-16).

Bibl.: G. R. Tabouis, Salomon, roi d'Israël, Parigi 1934 (sulla vita privata); R. Friedli, Der König Salomo. Ein Bibelstudium, in Kirchenfreund, 69 (1935), pp. 337-71, 353-57, 369-79;

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(prl. alisani)
Salomone - Il Giudizio di S. Capitello del Palazzo Ducale (sec. xv) - Venezia.

J. Garstang, *The heritage of Solomon*, Londra 1935: J. Bogrich, *Söfer und Mazkir. Ein Beitrag zur inneren Gesch. des davidisch-salomon. Grossreiches und des Königreiches Juda, in Zeitschr. f. d. Alt. Witsensch., 17 (1940-41), pp. 1-29; J. Hornell, *Naval activities in the days of Solomon and Ramesses III*, in *Antiquity*, 21 (1947), 66-73.

Giovanni Rinaldi

ARCHIOLOGIA. — L'arte cimiteriale ha del tutto ignorato la figura di S. ma da Pompei è pervenuta una scena paradisitica del suo giudizio, che dimostra quale fosse la sua fama presso gli antichi (cf. J. B. Frey, *Les Juifs à Pompei*, in *Rev. bibl.*, 42 [1933], pp. 375-81, tav. 22). L'arte cristiana dell'alto medioevo ha restituito un esempio a fresco del sec. VII nella chiesa sotterranea di S. Maria in Via Lata a Roma (Wilpert, *Mosaiken*, p. 689, tav. 37, 1). Altre scene similari sono sparse qua e là in monumenti minori, delle quali la più antica e pregevole è quella figurata sul retro di una teca argentea conservata nella chiesa di S. Nazario a Milano del sec. IV (K. Hoffmann, S. V. in *L'Itik*, IX, p. 128). Particolare interesse offre l'intaglio bizantino su un'agata bruna per una certa maniera orientale che si direbbe desunta dalla pittura vascolare (cf. A. de Longpérier, *Une intitale antique inédite*, in *Comptes rendus de la Soc. des Inscrip. et Belles Lettres*, 24 [1880], pp. 275-80). Restano inoltre una miniatura del manoscritto (gr. 510) di S. Gregorio Nazianzeno e un avorio del tardo sec. IX (E. Molinier, *Catalogue des ivoires de la Bibl. nat.*, Parigi 1897, p. 18, fig. 8) ambedue nella Biblioteca nazionale di Parigi; una pietra incisa (*Notizie Scavi*, 1882, p. 323); un avorio a Berlino e un vetro colato a foggia di medaglione (O. Wulff, *Alther. u. mittelalt. byzant. u. ital. Bildwerke*, I, Berlino 1909, p. 237, tav. 56, n. 1152) sempre che si tratti del giudizio di S. e non della strage degli innocenti.

Nel medioevo la figura di S., che già presso Flavio Giuseppe (*Antiq. Jud., VIII*, II, 5) aveva assunto virtù esorcistiche, si trasforma in quella di un vero e proprio mago, cui la credenza popolare, alimentata da leggende di ogni paese, attribuisce poteri concessi direttamente da Dio (cf. lo sdegno di Origene, *In Matthaeum*, 110: PG 13, 1757). Tutta una serie di piccoli oggetti, amuleti, talismani di ogni genere, pietre, si è ispirata a tale credenza, raffigurando S. nimbato con lunga lancia crociata nella destra, il segno della croce all'essere, che accorre a cavallo e trafisse il demonio in sembianze di donna (G. Schlumberger, *Mélanges d'archéologie byzantine*, Parigi 1895, pp. 116-40). In questo senso S. sarà il prototipo del s. Giorgio cristiano, con la differenza che in lui confluiscono credenze pagane e cristiane permeate di elementi mitologici, piuttosto che derivate dal giudizio di Dio. Unico esemplare fuori di questa tradizione è un medaglione ostiense segnalato da G. Calza (v. *art. cit.* in bibl., p. 85), che rappresenta S. in piedi con un'asta nella sinistra e un bastone nella destra, intento a rimestare il contenuto di un vaso striato. Nel retro di tali medaglie sono incisi simboli magici di ogni specie, mentre il significato delle rappresentazioni su ambedue i versi è talvolta illustrato da leggende (*Σφαγῆς Σολομῶνος*, ecc.). Questi oggetti sono dei secc. III-VIII.
Altra testimonianza della venerazione popolare per S. sono le invocazioni per la sua protezione, nelle quali il suo nome ricorre insieme ad angeli e santi. Così, p. es., in un papiro della Biblioteca di Oslo S. è associato anche con Cristo (L. A. Constans, *Une amulette chrétienne sur papyrus*, in *Journal des Savants*, 1922, pp. 181-82); mentre su una tavoletta d'argento è invocato con l'angelo Melchis (W. Fröhner, *Sur une amulette basilidienne inédite du Musée Napoléon III*, in *Bull. d. antiquités de Normandie*, 4 [1867], pp. 217-31; cf. altri esempi in *Bull. d'arch. crist.*, 5 [1869], p. 62; *Revue des études grecques*, 16 [1903], p. 42).

A S. infine è collegato quel «signum» o «sigillum Salomonis» efficace contro le insidie magiche e demonia

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SALOMONE

*Il Giudizio di S. Incisione del maestro B. M.* (fine sec. XV).

che, che sembra derivato da elementi astrologici, quali il pentalfa e l'esalfa (per le relazioni tra astrologia e magia: F. Cumont, *Les religions orientales dans le paganisme romain*, IV, Parigi 1929, pp. 168-79, 292-96, con bibl.).

Bibl.: G. Calza, *L'arte magica di S. nella tradiz. letter.* e *artist., in *Bull. della Comm. arch. comun. di Roma*, 46 (1918, 4, 1920), pp. 85-100; K. Künstle, *Ikonographie der christl. Kunst*, Friburgo in Br. 1928, pp. 204-96; H. Leclercq, *S. in DACL*, fasc. CLXVI-LXVII, coll. 588 sgg.; M. Simon, *Versus Israel Biblioth. des Écoles françaises d'Athènes et de Rome*, 166), Pagli 1948, pp. 394-431; K. Hofmann, *S. in LTHK*, IX, pp. 128-29.

Pasquale Testini