SALMI DI S. - Apocrifo comprendente un gruppo di 18 brevi componimenti religiosi, inseriti fra i libri « salomonici » in alcuni codici della traduzione greca della Bibbia. Per il contenuto e per la forma letteraria si avvicinano molto ai Salmi: ciò spiega il loro titolo.
Al pari del Salterio davidico, la piccola raccolta tratta di soggetti vari sotto l'aspetto religioso; alla lode di Dio si unisce il genere didattico; alla descrizione vivace di una grave umiliazione subita dalla Città santa e dal popolo corrisponde l'attesa di un futuro ben diverso, quando il Messia, presentato in modo particolare come il re d'Israele (16, 1 sgg.), segnerà un nuovo periodo storico. Le circostanze particolari pongono in risalto il problema, trattato varie volte nei testi del Vecchio Testamento, del giusto perseguitato ed oppresso e della superba sicurezza dei peccatori. Nei 18 carmi si possono segnalare quasi tutti i generi letterari rilevati nel Salterio davidico.
Le somiglianze aumentano, se si confrontano la fraseologia e la forma esterna dei vari componimenti. Eccettuato il primo, tutti i salmi hanno un titolo, nel quale si nomina sempre il celebre Re d'Israele, mentre si usano termini differenti per segnalare il genere letterario, quali « salmo » (2; 3; 5; 13; 15; 17; 18), « inno » (10; 14; 16), « apostrofe contro gli adulatori » (ἄναλογή; 4), o « salmo con ode » (15; 17). Spesso vi è anche una determinazione circa il soggetto particolare, come « su Gerusalemme » (2); « sui giusti » (3) ecc. In 18, 9 si ha il termine Βιδ/αλαμ, che nella traduzione greca del Salterio davidico corrisponde all'enigmatico selah ebraico.
Tutti ammettono l'unicità di autore. Non vi è nessun documento estrinseco circa la personalità di questo, ma l'esame interno lo rivela facilmente un pio israelita, molto attaccato alla Legge ed alla religione e sorretto nella sventura da una profonda e tenace speranza messianica a carattere nazionalistico. I molteplici accenni all'umiliazione di Gerusalemme ed alla profanazione del Santuario (in specie 17, 11 sgg.) suggeriscono il tempo immediatamente successivo alla presa di Gerusalemme da parte di Pompeo Magno, quando questi, per porre fine alle interminabili contese civili degli ultimi Asmonei, nel 63 a. C.

I Salmi di S. sono giunti a noi solo nel testo greco. Siccome si trovano in manoscritti biblici, sono stati pubblicati nelle edizioni critiche della Bibbia. H. B. Swete (The Old Testament in Greek, III, 4ª ed., Cambridge 1912, pp. 765-87) riproduce il cod. 253, mentre A. Rahlfs (Septuaginta, II, Stoccarda 1935, pp. 471-89), riporta l'edizione di O. Gebhard (Texte und Untersuchungen, 12, II), Lipsia 1895. Da R. Harris fu scoperto un testo siriano, che contiene i Salmi di S. insieme alle Odi di S. Egli lo pubblicò in collaborazione con A. Mingana (The Odes and Psalms of Salomon, I. The text, Manchester 1916; II. The translation with introduction and notes, ivi 1920). Gli studiosi, però, convengono che si tratta di traduzioni di un testo ebraico od aramaico, composto dopo il 63 da un giudeo gerosolimitano.
TESTAMENTO DI S. - Scritto apocryfo, in cui si narra come S. durante la costruzione del Tempio, servendosi di un anello magico ricevuto dall'arcangelo Gabriele, obbligò il demonio Ornia ed altri spiriti maligni ad eseguire diversi lavori. Si continua a descrivere la potenza straordinaria di questo Re contro le forze occulte; infine si rileva come egli perdette ogni potere sovrumano a causa dei suoi amori con donne straniere (cf. I Reg. 11, 1 sgg.).

Autore dell'opera è riconosciuto uno scrittore cristiano del sec. III, che probabilmente si servì di documenti giudaici del sec. I d. C. Lo scritto ci è pervenuto
solo nel testo greco originale, già pubblicato in PG 122, 1315-58, di cui C. C. McCown (The Testament of Solomon, Lipsia 1922) ha dato un'edizione critica. Angelo Penna