SAN SEVERO

SAN SEVERO. - Diocesi e città in provincia di Foggia. Ha una superficie di ca. 706 kmq , con una popolazione di 79.607 ab. dei quali 79.208 cattolici, distribuiti in 13 parrocchie, servite da 56 sacerdoti diocesani e 18 regolari; ha il Seminario, 3 comunità religiose maschili e 7 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 361). E suffraganea di Benevento; la Cattedrale è dedicata all'Assunta.

Storia. - La diocesi di S. S., sorta in epoca recente, continua l'antica sede di Civitate, la Teano Apula posta a dieci chilometri al di là del ponte sul Frentone. La prima notizia di questa diocesi precedente si ha nel sec. xI, ma con ogni probabilità dovette esistere almeno un secolo prima. Nel 1062 infatti Amelgerio sottoscrive al Sinodo

provinciale tenuto a Benevento dall'arcivescovo Uldarico, ed occupa il primo posto. L'importanza del vescovo civitatense rispecchia l'autorità che la cittadina stessa andrà acquistando sempre più sotto i Normanni, grazie anche al prestigio conferito dall'essere scelta a capitale della Capitanata nel Consiglio di Melfi e di essere rimasta tale fino al Regno di Guglielmo II. Dei successori di Amelgerio si sa che Ruggero intervenne al Concilio provinciale di S. Milone (1073), Landolfo a quello di Melfi celebrato da Urbano II (1092) e Roberto al Concilio Lateranense nel 1179. Alla morte del vescovo Giacomo Caracciolo (1425-39), Civitate venne unita da Eugenio IV a Lucera, ma poco dopo Sisto IV le restituiva l'indipendenza nominandovi Nicola nel 1478. Nonostante tale riconoscimento, le condizioni della città erano e divennero sempre più precarie. Abbandonata dai suoi abitanti, in parte emigrati verso la nuova Manfredonia, in parte fuggiti durante la dura egemonia dei Carafa di Napoli e le guerre sanguinose, essa cadde nello squallore e nella miseria. Nel 1580 Gregorio XIII, che era stato vescovo della vicina Vieste, evidentemente a conoscenza dello stato miserando della città, con bolla del 9 marzo trasferì la cattedra a S. S. con tutti i privilegi.

Prima di essere elevata a sede episcopale, S. S. fu mercato molto fiorente sotto i Normanni e possesso dei Benedettini di Torremaggiore e dei Templari. Il primo vescovo sanseverino fu nel 1581 l'aquilano Martino de Martinis, traslato da Fano. Il successore Germano Malaspina ligure (1583), poi nunzio di Clemente VIII in Polonia, ottenne da Sisto V che i perpetui beneficiati del Capitolo fossero aumentati a quattro. Sono da ricordarsi degli altri Fabrizio Varallo (1606), che, eletto cardinale, si dimise nel 1615 e fu seguito da Vincenzo Caputo di Ruvo; e Francesco Venturi (1625) già referendario di Segnatura molto apprezzato da Gregorio XV, che per i contrasti e le inimicizie si ritirò a Firenze come arcidiacono della metropolitana. Carlo Felice de Matta cremonese (1678) riformò il clero, edificò il Seminario e il Palazzo vescovile in località S. Paolo e iniziò quello opera di difesa dei diritti e privilegi della sua Chiesa, proseguita poi energicamente dal successore Carlo Franco Giocchi di S. Arcangelo (1703), presale benemerito per aver favorito gli Ordini religiosi e grandi opere di restauro e abbellimento all'episcopio, al Seminario e alla Cattedrale. Trasferito a Capaccio nel 1717 da Clemente IX, venne chiamato a succedergli il priore agostiniano Adeodato Summantico di Foggia, di carattere rigido, che oltre a varie opere di pubblica utilità ha legato il suo nome al Sinodo del 1720, nel quale eliminò molti degli abusi radicati da anni e tuttavia destinati a ripetersi per lungo tempo ancora. È da notare infine che l'ipotesi sostenuta da taluno circa l'unione a S. S. dell'arcipretura di Dragonara è puramente aleatoria, non essendovi alcun documento o fatto che autorizzi almeno a supporlo.

Monumenti. — È mirabile la rinascita di S. S. dopo le terribili prove sofferte dalla natura e dagli uomini: distrutta da Federico II e quasi rasta dal terremoto del 1627, nuove scosse nel 1638 e nel 1688 inferiore gravi danni agli edifici ricostruiti, finché nel 1799 ebbe a subire un'altra tremenda distruzione nel sacco dei Francesi. Per questa ragione gli edifici sacri sono tutti moderni e poco resta di antico. La Cattedrale non serba niente della sua origine medievale, quando era semplice parrocchia sotto il titolo di S. Maria della Strada. Sorte in unica navata, ebbe le due laterali nel 1583, dopo il trasferimento della cattedra civitatense. La coeva chiesa di S. Severino ha conservato invece la facciata romanica sul fianco destro, con l'archivoltato del portale ornato e il bel rosone sormontato da un trittico di pietra, e le antiche bifore incastrate nella parte inferiore del campanile. Da segnalare pure la facciata barocca della chiesa di S. Lorenzo o delle Benedettine (1712) e l'interno grazioso del S. Nicola, eretto tra il 1750 e il 1779.

Bibl.: Ughelli, VIII, p. 358 sgg.; Moroni, 65, pp. 44-48; P. B. Gams, Series episcopi, Ratisbona 1872, p. 925; Eubel, III, p. 298; Cottineau, II, col. 289; L. Rubino, La chiesa di S. Antonio Abate in S. S., ivi 1907; M. Fraccacreta, Teatro storico-poetico