FILISTEI. - Popolo che è noto quasi esclusivamente dai libri del Vecchio Testamento.
Nel tempo dei Giudici e dei primi re, Saul e David, i F. si stabiliscono nella zona costiera del Mediterraneo fra Tell Refah (Raphia) e Ioppe (Giaffa), lunga ca. 100 km., larga ca. 20 km. nel nord, ca. 60 km. nel sud. I loro centri sono le cinque città di Gaza, Ascalon, Azoto, Geth e Accaron, governate da se che si chiamano sérānim, indipendenti fra loro, ma alleati
(da B. Germaine, Alfermat). Boll. sen. Alice I., Bellina-Lipino, B.B., p. 20. FILISTEI - Divinità femminile di Biblio.
almeno per imprese belliche. Nel tempo dei Giudici i F. si spingono avanti verso l'interno della tribù di Dan (la quale cede e si trasferisce alle fonti del Giordano: Iudc. 18), Giuda e Beniamin. Gli Israeliti vengono sconfitti in una dura battaglia, dalla quale si riporta come preda anche l'Arcs sacra (I Sam. 4, 10 sg.); le vittorie riportate dagli Israeliti sotto Samuele (I Sam. 7, 13 sg.) non impedirono ai F. di spingersi man mano avanti fino a Machmas e Gabaa (I Sam. 13, 3.5.11 sg.), mentre il popolo d'Israele era disarmato e impotente (I Sam. 13, 19 sg.).
Durante lo stesso periodo i F. sembrano pure aver occupato le pianure di Saron e di Edfelon, rendendosi con ciò padroni della strada commerciale che conduce verso la Mesopotamia. Saul li vince più volte e li respinge dalla montagna verso la pianura (I Sam. 13-14; 17); ma nella dura battaglia decisiva presso la montagna di Gelboe viene sconfitto, e si toglie la vita (I Sam. 31; II Sam. 1). David, il quale, fuggito dalla corte di Saul, si era trattenuto qualche tempo a Geth (I Sam. 27, 1-7) offrendo i suoi servizi al re Achis, mantiene all'inizio del suo regno buoni rapporti con i F., ma poi, occupata la forte città di Gerusalemme (Iebus) e unite al suo regno anche le tribù israelitiche, si sente abbastanza forte per rompere la relazione di vassallaggio: vince i F. e li respinge definitivamente nei loro confini originali (II Sam. 5, 17-25; 8, 1; cf. 22, 15-22; 23, 9-17). D'allora in poi i F. non intraprendono più campagne maggiori contro gli Israeliti, ma si tratta piuttosto di contese sui confini (cf. I Reg. 15, 27; 16, 15); anzi con il tempo gli Israeliti prendono l'offensiva: il re Oria (sec. VIII) smantella le città di Geth e di Iabne e costruisce piazzforti nella regione filistea (II Par. 26, 6 sg.; cf. Am. 6, 2), ed Erechia percuote i F. fino a Gaza e in tutto il loro confine (I Reg. 18, 8). Dagli Assiri anche i F. vengono fatti tributari; le loro città cadono nelle mani degli invasori, Gaza sotto Theglathphalasar III (735), Accaron sotto Sennacherib. Azoto (Asdod), fatta tributaria da Theglathphalasar (734), espugnata nel 711 da Sargon, per qualche tempo è capoluogo della provincia asira di Asdodu (Iz. 20, 1). Fin da quei tempi, sotto i Neobabilonesi, i Persiani, i successori di Alessandro Magno, ciascuna delle città filistee ha la sua storia.
Per quanto riguarda l'origine dei F., secondo la Bibbia essi provengono da Caphtor (Am. 9, 7; Ier. 47,
4 sg.; cf. Deut. 2, 23). Gli interpreti giudei del tempo posteriore, come pure i Settanti e non pochi Padri, identificano Capitor con la Cappadocia, ma le fonti profane non appoggiano tale spiegazione; l'assiro Kaptura o l'egiziano Kefitiu sembrano piuttosto indicare l'Isola di Creta. Anche nel Vecchio Testamento i F. vengono associati ai Kéréthim (Cretesi); cf. Soph. 2, 5; Ev. 25, 16; e probabilmente anche la formula Kéréthi e Pélethi (II Sam. 8, 18; 15, 18; 20, 7, 23), nella quale Pélethi sembra essere il nome dei F. (Pélethi), assimilato al precedente Kéréthi. Alcuni autori comprendono sotto il nome di
Capitor l'Isola di Creta e le vicine coste dell'Asia Minore, o anche quelle coste soltanto. Comunque sia, ai potrà dire che il punto immediato di partenza dei F. sia stato l'Isola di Creta, benché forse siano arrivati colà provenendo dall'Asia Minore. In questa supposizione i F. fanno parte della potente ondata dei «popoli marittimi», che invasero verso la fine del sec. XIII le Isole dell'Egeo, la Siria
e la Fenicia e si spinsero, parte per mare, parte per terra, fin al sud della Palestina, ove furono sconfitti da Ramses III (ca. 1194). Nel suo palazzo di Medinet Hábu (presso Tebe), i popoli vinti vengono rappresentati in un modo che ricorda la descrizione del filisteo Golia (I Sam. 17, 4-7). Inoltre, uno dei popoli ivi rappresentati si chiama Príti (Purusati), che è la pronuncia egiziana di Péleth; un altro sono i Zahari, che l'egiziano Wen-Amón verso il 1100 trova stabiliti a nord dei F. nell'antica Dot (ca. 11 km. a nord di Cesarea). Perciò gli autori generalmente ritengono che i F., benché vinti da Ramses III, siano riusciti a mantenersi nella parte meridionale della costa palestinese, mentre i Zahari, loro affini, occupavano la pianura di Saron. Nel Vecchio Testamento si parla di F. e della terra filistea già nel tempo dei Patriarchi (Gen. 21, 32, 34; 26, 1.8.14 sg. 18), dell'Esodo (Ev. 13, 17) e di Giosuè (Ios. 13, 2), sia per una anticipazione puramente letteraria della terminologia posteriore sia perché fin dai tempi dei Patriarchi gli Egiziani mantenevano in quella regione presidi militari composti di mercenari cretesi (che con terminologia posteriore si chiamano F.).
È comunemente ammesso che i F. non sono semiti. Gli Israeliti stessi li chiamano «incirconcisi» (I Sam. 17, 26; 18, 25; Iude. 14, 3; 15, 18), indicando con ciò la loro diversità dai popoli semitici; i Settanta traducono il nome proprio di F. nella maggioranza dei casi ἀλλόφυλος (Volg. alienigena). Anche i pochissimi resti della lingua filistea che ci sono conservati, non sono semitici: il nome ἀνάμνη («re») sembra essere, come il greco τύραννος, di origine lidica o frigica; il nome Goliath potrebbe essere identico a Ἀλλόφυλος; il nome Achis del re di Geth (I Sam. 21, 11 ecc.) si è conservato nell'egiziano nel nome Aksau di un Kefitiu (cretese). Salvo questi pochi resti la lingua propria dai F. è sconosciuta; sembrano aver adottato presto la lingua della popolazione indigena, il cenaneo, e più tardi l'aramaico (l'«asdotico» di Neb. 13, 24 sembra essere un dialetto aramaico, non la lingua filistea).
Neanche la civiltà dei F. si è conservata. Essi porterono con sé l'industria del ferro, e con ciò una superiorità militare e culturale che mise a dura prova gli Israeliti, ai quali vietarono la fabbricazione di armi e utensili di ferro (I Sam. 13, 19 sgg.). A Tell Gemmeh (nel Wadi Gazzeh) e a 'Ajn Sema (Bethsames) si sono trovate fornaci
per fondere il ferro, probabilmente provenienti dai F. Invece la cosiddetta ceramica «filistea» non si connette con certezza con l'invasione filistea, ma è un tipo affine all'ultima fase della ceramica micenea, mescolato con elementi indigeni, e si trova nel sec. XII anche altrove in Palestina e in Siria.
Della religione dei F. non si è conservato nulla. Dal Vecchio Testamento si sa che a Gaza e Azoto si venerava il dio Dagen (v. cf. Iude. 16, 23; I Sam. 5, 1-7; I Mach. 10, 83 sg); ad Ascalon si esercitava il culto di Atargatis o Derketo, denominazione più recente della dea A-
starte (cf. I Sam. 31, 10), e a Ascaron quello di Baalzebub (aram. Beelzebub): II Reg. 1, 1-16. Ma tutte queste divinità erano di origine semitica.