FILISTEI.
Popolo che è no
(1) II. L. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1. 17. 1
-
to quasi esclusi-
vamente dai libri
del Vecchio Testa-
mento.
Nel tempo dei
Giudici e dei pri-
mi re, Saul e Da-
vid, i f. si stabi-
liscono nella zona
costiera del Me-
diterraneo fra Tell
Refah (Raphia) e
Ioppe (Giaffa), lun-
ga ca. 100 km.,
larga ca. 20 km.
nel nord, ca. 60
km. nel sud. I loro
centri sono le cin-
que città di Gaza,
Ascalon, Azoto,
Geth e Accaron,
governate da re che
si chiamano séra-
nim, indipendenti
fra loro, ma alleati
almeno per imprese belliche. Nel tempo dei Giu-
dici i F. si spingono avanti verso l'interno della
tribù di Dan (la quale cede e si trasferisce alle
fonti del Giordano: Ind. 18), Giuda e Benia-
min. Gli Israeliti vengono sconfitti in una dura
battaglia, dalla quale si riporta come preda anche
l'Arca sacra (I Sam. 4, 10 sq.); le vittorie riportate
dagli Israeliti sotto Samuele (I Sam. 7, 13 sq.) non
impedirono ai F. di spingersi man mano avanti fino
a Machmas e Gaba (I Sam. 13, 3, 5, 11 sq.), mentre
il popolo d'Israele era disarmato e impotente (I
Sam. 13, 19 sqg.).
Durante lo stesso periodo i F. sembrano pure aver
occupato le pianure di Saron e di Esdraelon, rendendosi
con ciò padroni della strada commerciale che conduce
verso la Mesopotamia. Saul li vince più volte e li respinge
dalla montagna verso la pianura (I Sam. 13-14; 17);
ma nella dura battaglia decisiva presso la montagna di
Geboe viene sconfitto, e si toglie la vita (I Sam. 31;
II Sam. 1). David, il quale, fuggito dalla corte di Saul,
si era trattenuto qualche tempo a Geth (I Sam. 27, 1-7)
offrendo i suoi servizi al re Achis, mantiene all'inizio
del suo regno buoni rapporti con i I, ma poi, occupa
la forte città di Gerusalemme (Iebus) e unisce al suo regno
anche le tribù israelitiche, si sente abbastanza forte per
rompere la relazione di vassallaggio: vince i F. il re
spinge definitivamente nei loro confini originali (II Sam.
5, 17-25; 8, 1; cf. 21, 15-22; 23, 9-17). D'allora in poi i
F. non intraprendono più campagne maggiori contro gli
Israeliti, ma si tratta piuttosto di contese sui confini
(cf. I Reg. 13, 27; 16, 15); anzi con il tempo gli Israeliti
prendono l'offensiva: il re Ozia (sec. viii) smantella le
città di Geth e di Isbene e costruisce piazzeforti nella
regione filista (II Par. 26, 6 sq.; cf. Am. 6, 2), ed Ez-
chia percuote i F. fino a Gaza e in tutto il loro confine
(I Reg. 18, 8). Dagli Assiri anche i F. vengono fatti tri-
butati; le loro città cadono nelle mani degli invasori.
Gaza sotto Thelathphalasar III (735), Accaron sotto Sen-
nacherib. Azoto (Asdod), fatta tributaria da Thelath-
phalasar (734), espugnata nel 711 da Sargon, per qualche
tempo è capoluogo della provincia assira di Asdud
(Is. 20, 1). Fin da quei tempi, sotto i Neobabilonesi, i
Persiani, i successori di Alessandro Magno, cinesi della
città filistea ha la sua storia.
Per quanto riguarda l'origine dei F., secondo la
Bibbia essi provengono da Caphor (Am. 9, 7; Ier. 47,
1333 FILISTEI - FILLASTRE GUILLAMME 1334
4 sq.; cf. Desti, 2, 23). Gli interpreti giudei del tempo posteriore, come pure i Settantun e non pochi Padri, identificano Caphror con la Cappudocia, ma le fonti profane non appoggiano tale spiegazione; l'assireo Kaptura e l'egiziano Kefiia sembrano piuttosto indicare l'Isola di Creti. Anche nel Vecchio Testamento i F. vengono associati ai Kéréthim (Cretesi); cf. Soph. 2, 5; Ez. 25, 16; e probabilmente anche la Formola Kéréthi e Peléthi (II Sam. 8, 18; 15, 18; 20, 7, 23), nella quale Peléthi sembra essere il nome dei F. (Peléthi), assimilato al precedente Kéréthi. Alcuni autori comprendono sotto il nome di Caphror l'Isola di Creti e le vicine coste dell'Asia Minore, o anche quelle coste soltanto. Comunque sia, si potrà dire che il punto immediato di partenza del F. sia stato l'Isola di Creti, benché forse siano arrivati così provvedendo dall'Asia Minore. In questa supposizione i F. fanno parte della potente ondata dei popoli marittimi, che invaserò verso la fine del sec. XIII le Isole dell'Egeo, la Siria e la Fenicia e si spinnero, parte per terra, fino al sud della Palestina, ove furono sconfitti da Ramses III (ca. 1044). Nel suo palazzo di Me-dinet Habu (presso Tebet), i popoli vinti vengono rappresentati in un modo che ricorda la descrizione del filisteo Golin (I Sam. 17, 4-7). Inoltre, uno dei popoli ivi rappresentati si chiama Irsi (Pinusati), che è la pronuncia egiziana di Peléthi; un altro sono i Zahari, che l'egiziano Wen-Amón verso il 1100 trova stabiliti a nord dei F. nell'antica Dor (ca. 11 km. a nord di Cesarea). Perciò gli autori generalmente ritengono che i F. benché vinti da Ramses III, siano riusciti a mantenersi nella parte meridionale della costa palestinese, mentre i Zahari, loro affini, occupavano la pianura di Saron. Nel Vecchio Testamento si parla di F. e della terra filistea già nel tempo dei Patriarchi (Gen. 21, 32, 34; 26, 1, 8, 14, 19, 18), dell'Esodo (Ex. 13, 17) di Giosuè (Jos. 13, 2), sin per una anticipazione puramente letteraria della terminologia posteriore sin perché fin dai tempi dei Patriarchi gli Egiziani mantenevano in quella regione presidi militari composti di mercenari cretesi (che con terminologia posteriore si chiamano F.).
E comunemente ammesso che i F. non sono semiti. Gli Israeliti stessi li chiamano «incrocciati» (I Sam. 17, 26; 18, 25; Judg. 14, 3; 15, 18), indicando con ciò la loro diversità dai popoli semitici; i Settantun traducono il nome proprio di F. nella maggioranza dei casi d'Allu-oula (Volg. alfanigena). Anche i pochissimi resti della lingua filistea che ci sono conservati, non sono semitici: il nome séráhm («re») sembra essere, come il greco τυραννός, di origine ludica o frigia; il nome Goliath potrebbe essere identico a 'Αλματύς; il nome Achis del re di Geth (I Sam. 21, 11 ecc.) si è conservato nell'egiziano nel nome Akásu di un Kefiia (cretese). Salvo questi pochi resti la lingua propria dai F. è sconosciuta; sembrano aver adottato presto la lingua della popola-zione indigena, il cananeo, e più tardi l'aramacico (l'«as- dotico» di Neh. 13, 24 sembra essere un dialetto armaico, non la lingua filistea).
Nenneche la civiltà dei F. si è conservata. Essi portarono con sé l'industria del ferro, e con ciò una superio-rità militare e culturale che mise a dura prova gli Israeli, ai quali vietarono la fabbricazione di armi e utensili di ferro (I Sam. 13, 19 sgg.). A Tell Gemmeh (nel Wádi Gazzéh) e à Ajm Sems (Bethsames) si sono trovate formaci per fondere il ferro, probabilmente provenienti dai F. Invece la cosiddetta ceramica «filistea» non si connette con certezza con l'invasione filistea, ma è un tipo affine all'ultima fase della ceramica micenea, mescolato con elettroni indigeni, e si trova nel sec. XII anche altrove in Palestina e in Siria.
Della religione dei F. non è conservato nulla. Nel Vecchio Testamento si sa che a Gaza e Azoto si venerava il dio Dagon (v. cf. Judg. 16, 23; I Sam. 5, 1-7; I Mach. 10, 83 sq); ad Ascalon si esercitava il culto di Atargatis o Derketo, denominazione più recente della A. starte (cf. I Sam. 37, 10), e a Accaron quello di Bazlzebub (aram. Beelzebub): II Reg. 1, 1-16. Ma tutte queste divinità erano di origine semitica.

37, 10), e a Accaron quello di Bazlzebub (aram. Beelzebub): II Reg. 1, 1-16. Ma tutte queste divinità erano di origine semitica.
