FILONE

FILONE. - Il più grande scrittore dei giudei di Alessandria, n. ca. il 30 a. C., m. ca. il 50 d. C. Di distinta famiglia (Fl. Giuseppe, Antig. Jud., XVIII, 8, 1), ebbe, con l'ebraica, l'educazione greca comune ai cittadini distinti (Cong., 74-76). Si ritirò talvolta nella solitudine per darsi alla contemplazione (L. A., II, 21). Nel 40 d. C., già vecchio (Caium, inizio), si unì alla missione che la comunità giudaica mandò a Caligola, per la persecuzione che subiva (ibid. e Flac.).

Nei suoi scritti, tentò di conciliare la Rivelazione ebraica con la cultura greca, mettendo questa al servizio dell'altra; è perciò il primo vero teologo ebreo. Penetrato di fede ardente e cultore della Torah come un farsesco di Palestina, F. ha un gusto pronunziato per la filosofia, il più perfetto dei beni che sian mai venuti all'umanità (Op. 54), cui sinceramente aspira (Spec., III, 1-6) e celebra di cuore Platone (Prob., II, 23), i neo-pitagorici (op. cit., I, 2), Eraclito, gli stoici, che ritiene semplici imitatori di Mosè, per le verità e la morale (Heres., 214; M.-J. Lagrange, p. 554).

Ecco l'elenco degli scritti di Filone con, tra parentesi, le abbreviazioni usuali: 1. Esposizione catechetica: Quaestiones et solutiones in Genesis, I-IV (Q. G.); In Exodum, I-II (Q. Ex.); - 2. Commento allegorico sulla Genesis: Legum allegoriam I-III (L. A.); De Cherubim et filummeo gladio (Cher.); De sacrificiis Abelis et Caini (Sacr.); Quod detritus patioris iustitiae soleat (Det.); De posteritate Caini (Post.); De gignatibus (Gig.); Quod Deus sit immutabilis (Deus); De agricultura (Ag.); De plantatio Noe (Plant.); De ebrietate (Ebr.); De sobrietate (Sobr.); De confusione linguarum (Conf.); De migratione Abrahami (Migr.); Quis rerum divinarum heres sit (Heres); De congressu quaerenda eruditionis causa (Cong.); De fuga (Fug.); De mutatione nominum (Mut.); De somniis I-II (Somn.). 3. Esposizione della legislazione mosaica: De mundi opifacio (Op.); De Abrahamo (Abr.); De Iosepho (Ios.); De decalogo (Decal.); De specialibus legibus, I-IV (Spec.); De vibus virilitibus: de fortitudine, de caritate, de potentia (Virt.); De prenuntia et poenis (Prenm.). - 4. Altri scritti: Vita Mois., I-III (Mos.); Quod omnis probus sit liber (Prob.); Adversus Finicum (Flac.); De legatione ad Cainum (Cainum); De providentia (Prov.); De Alexandro et quod propriam rationem mutua animalia habeant (Alex.); Ipothetica; De Judaeis; De vita contemplativa (v. Cont). E. Schürer, pp. 487-542; le abbreviazioni sono quelle del Loeb, adottate dal Volker.

F. è il frutto naturale dell'ambiente alessandrino, l'effetto più spiccato di quel contatto secolare tra il giudaismo e lo spirito greco. Mentre dei giudei, pervertiti dalla sofistica greca, apostatavano sprezzando Dio e la Legge (Post., 33-38), altri più non osservavano la Legge, spiccata allegoricamente (Migr., 89), o, fedeli all'essere letterale, trovavano nei Libri Sacri leggende analoghe ai miti greci (Conf., 2-3). F. difende la verità rivelata e la illustra con l'umanesimo

43. - ENCICLOPEDIA CATTOLICA. - V.
nosceanza e di religione tra Dio e l'uomo, per sé incapace di arrivare a Dio (Q. Ex., II, 68; Conf., 97; Frug., 97; Sgg.; E. Bréhier, p. 175).

Il primo intermediario è il logos (Heeres, 205; Bréhier, p. 170). F. crede di trovarlo ad ogni pagina dei racconti biblici: l'angelo di Jahweh, nelle varie teofanie (Sonn., I, 117, 226; Cher., 3; ecc.); ne è simbolo il sommo sacerdote, qual mediatore (Frug., 168-19; ecc.). F. intende del logos le locuzioni: il Nome, la Gloria, ecc. (Sonn., I, 62, 227) e le speculazioni rabbiniche sulla Parola di Dio (Decal., 32-36); lo dice (cf. Sap., 7, 8; Froz., 8, 25), strumento di Dio nella creazione (Cher., 12-27); l'immagine di Dio (Frug., 101); suo figlio primogenito (loc. cit., 109, ecc.). In realtà, sono semplici evocazioni occa- sionate dal testo sacro. F. spiega la Bibbia con la terminologia filosofica alessandrina. Il logos è un ideale prototipo fra cielo e terra, esemplare del mondo (Op., 24-25), rivelatore di Dio; è principio cosmico di separazione e di diversità (ἀγῶς τομεύς), come la ragione umana è il principio logico di discriminazione (Heres, 130-40; H. A. Wolfson, I, p. 335 sgg.). A questi elementi platonici fa riscontro l'influsso stoico preponderante. Come in Crisippo, il logos è forza che sostiene il mondo, principio di determinazione, logos seminale (loc. cit., p. 118 sgg.), che tutelo feconda e agisce nel mondo come l'anima in noi (loc. cit., pp. 230-33; Frug., 110); la lui dipendono le unane santi (Denis, 176); legge dell'universo (Op., 143), legge morale. L'idea direttrice di si diverse immagini è la transcedenza di Dio e la necessità di un intermediario tra Dio e il mondo. Il logos pertanto non è Dio; ché tutto il sistema collerebbe. Il nome di Dio datogli (Sonn., I, 228-30; L. A., II, 207 sgg.; Q. G., II, 52) è solo un'esigenza eseguita; ed è attenuato a termine improprio (ἐνέπρεψεν θεός). Non è una persona, ma una persona, e la natura indica, più vicina alla semplice astrazione (J. Lebreton, pp. 209-51).

In cosmologia F. riprende i luoghi comuni della filosofia del tempo: un misto di platonismo, stoicismo e neo-piagorismo (A. J. Festugière, La révélation..., pp. 528-33).

In antropologia illustra il pensiero giudaico con la dottrina di Aristotele e Platone. Nell'uomo c'è oggetto, vuol, la sua idea della vita sensibile; è l'anima preesistente che entra nel corpo e forma l'uomo terrestre. F. ammette con Platone la preesistenza della anima. Il vuol, fatto ad immagine di Dio, è la sede della vita intellettiva, morale, mistica. Solo il vuol è immateriale e costituisce la personalità dell'uomo. La vuol è intermedia tra l'azione (la parte inferiore nel suo complesso) ed il vuol, nella lotta continua che si svolge tra essi. La vuol è legata come in un carcere nel corpo, che è la radice del male; liberata dal predominio del vuol, ritorna nel mondo intelligibile. È impossibile al vuol di elevarsi alla φύσις (conoscenza) di Dio senza ciò di comunicazione dello vuol. Il vuol è la sua idea dello stesso Dio. Il vuol è il ricettacolo dello vuol (L. A., I, 12-13; Det., 80-84; Heres, 11-12; A. J. Festugière, L'idéal..., pp. 212-23). Come è l'impossibile senza la Grazia divina (l'azione dello Spirito di Jahweh, spesso identificata da F. con il logos) rinunziare alle cose mortali o rimanere sempre nelle cose incorruttibili (Ebr., 145 sgg.). Lo Spirito di Dio (il logos) è la causa della virtù, la forza che fa vincere il vuol (E. Bréhier, pp. 214-24).

L'uomo con le sue facoltà naturali può solo arrivare a conoscere dal creato l'esistenza di Dio; elevarsi alle due potenze: la creatrice e la regale, più vicine alla Nome madre divina; talvolta fino al logos. Appena l'anima riconosce la sua debolezza, lo vuol divino scende su di lui; dice divina che splendere quando quella umana si accende (Sonn., I, 118). La luce divina la porta fino alla idea pura, assolutamente semplice, Dio stesso. Nell'estate il vuol non si separa dal corpo, non è soppresso, ma è posseduto da Dio. L'uomo virtuoso diventa così profeta, strumento di Dio (M.-J. Lagrange, pp. 554-57).

F. fa della storia un insegnamento religioso-morale: la cura di Dio per ogni anima; e sbarca pertanto la via al messianismo, di cui ha solo un'immagine sbiadita. F. rimase isolato. Nessun rapporto tra il Nuovo Testamento e F. se si eccettuò la dipendenza letteraria di Ebr., F. rimase ignorato dal giudicato. Mentre il cristiano-simo irrompeva nel mondo ellenico, alcuni tra i Padri dettero del credito egli scritti di F., per la teologia sul Verbo; ma più vi ricorsero gli eretici loro oppositori.

Bibl.: Edizioni: Dopo l'editto principes inscripta di Parigi 1552, la prima completa è quella di Th. Mange, Phil. Jud. opera, 2 voll., Londra 1742. Editio maior: L. Cohn - P. Wendland - S. Reiter, Phil. Alex., aperta quale stupenda, con indici di J. Leisemann, 7 voll., Berlino 1866-1930; J. Heinemann - M. Adler Die Werke Philos von Alexandria (trad. tedesca), 6 voll., Breslau 1909-38; F. H. Colson - G. H. Willickar, Phil. with an English translation, 9 voll., Cambridge 1939-41; H. Box, Philonis Alexandrinii in Flacrum. Edited with an introduction, translation and commentary Londra 1939. - Bibl. completa fino al 1938 (ca. 1063 numeri): E. R. Goodenough, The politics of Philo Judaeus. Practice and theory, with a general bibliography, Nueva Haven 1938. - Studi più importanti: E. Ryle, Philo and Holy Scripture, Londra 1875; B. Ritter, Philo und die Halacha, Lipsia 1879; J. Drummond, Philo Judaeus, Londra 1888; E. Schüer, Geschichte des jüdischen Volkes. III, 3° ed., Lipsia 1898, pp. 487-562; P. Heinisch, Der Einfluss Philos auf die älteste christliche Exegese, Münster 1908; F. Zeller, Die Philosophie der Griechen. III, 14° ed., Lipsia 1900, pp. 385-467; E. Bréhier, Les infos philosophiques et religieuses de Philon d'Alexandrie, 2° ed., Parigi 1923; J. Lebreton, Histoire du Dogme de la Trinité, 1° ed., 1923