FIGURISMO. - Sistema d'interpretare la S. Scrittura, secondo il quale gli avvenimenti e le figure della Bibbia sarebbero prefigurazioni di avvenimenti e di personaggi nella storia della Chiesa, specialmente del sec. XVIII. Esso è dovuto a G. B. de Sesne de Ménilles, abate di Etémare (1682-1770), gianenista, e si connette al movimento convulsionario (v. MEDARDO) allo scopo di trarre da cotesta interpretazione della Scrittura motivi di difesa a favore dell'eresia condannata. L'apostasia generale della Chiesa, secondo l'Etémare, è avvenuta con l'accettazione universale della bolla Unigenitus; falsi dottori sono il papa a quanti avversano la dottrina della Grazia efficace, rappresentanti del pelagianesimo e della morale lassa. La Chiesa romana è già predetta nella Bestia dell'Apocalisse;
Saint-Cyran è il Mattatia dei Maccabei; Arnauld, Giuda Maccabeo; l'anna di Balaam, tutti i preti che sotto le vessazioni dei vescovi accettano la bolla Unigenitus, che quando profetizza significa la madre Angelica Arnauld e tutte le monache che si sono apertamente dichiarate contro la costituzione romana. La proclamazione della bolla Unigenitus e la sua accettazione è un segno sicuro della fine del mondo, della conversione degli Ebrei e della comparsa di Elia profeta. Elia infatti ricomparirà sulla terra alla testa dei convulsionari e ristabilirà la fede nel senso e nella dottrina di Quesnel e degli appellanti.
Questa novità fece sorgere più meno alla macchia libretti De l'avènement d'Elie; Confectures des derniers temps e varie profezie, tra cui quella che indicava un Ebreo come futuro papa. Scolari di Etémare, il Joubert, il De Fourquevaux, i due Des Essarts, svilupparono le idee del maestro sino a costituire una vera e propria setta, alla quale aderirono vescovi gianenisti come Colbert, Spane, Varlet; pubblicisti come l'editore del periodico gianenista La roche; e, si affermava, lo stesso diacono Paris, la cui morte dette motivo al convulsionarismo. Non solo si designavano i personaggi prefigurati nella Bibbia, ma si determinavano le date degli avvenimenti. Si sapeva già il tempo che Elia apparirebbe, e si preparava ad andargli incontro; il 24 marzo 1730 era incominciata la guerra della bestia apocalittica con la dichiarazione reale dell'accettazione e nel sett. 1733 doveva finire. Era necessario però che la misura fosse colma, che la terra fosse abbominata dal peccato, perché il giudizio finale per i cattivi e la retribuzione per i buoni avvenisse. Per affrettare questa divina spartizione si giungeva persino da alcuni a compiere ogni sorta di enormità. Intanto, qua si là, apparivano precursori che si dichiaravano inviati da Dio a preavvisare il giudizio. L'abare Vaillant si diceva Elia e fondò gli « elisci ». Gian Roberto Cose, « fratello Agostino », si chiamava servo dei servi di Dio, annunciatore di Elia, quarta persona della Trinità; si poneva su un tavolo nella posizione dell'Agnello Immacolato ed esigeva l'adorazione. Mossi da questi e da altri richiami figuristi, e Parigi si organizzarono da parte dei convulsionari processioni espistorie notturne per ottenere il rinnovamento della Chiesa, che presero la via di Port-Royal, si fermarono sulle rovine del monastero, e i convulsionari uccisero una bestia e con il suo sangue segnarono le case sino a Versailles, quelle case cioè che dovevano essere risparmiate dall'angelo sterminatore alla venuta di Elia. Gettarono anzi la sorte per uno di loro che dovesse essere crocifisso in espiazione; e la sorte toccò all'abate Sévin, e già si cominciava a flagellarlo. Ma resistendo egli e dichiarando che tale sacrificio doveva essere volontario e che era necessaria, a somiglianza della Passione di Gesù nell'orto degli olivi, una preparazione spirituale, gli rilasciarono ventiquattr'ore di tempo, perché acquistasse le necessarie disposizioni di spirito; ma scaduto il termine, non fu ritrovato. Sembrano incredibili oggi simili prefanazioni, e sono invece la naturale conclusione di una degenerazione dovuta alla ribellione all'autorità ed ai dogmi della Fede, e insieme al fanatismo superstizioso che prende sempre le anime superbe e riottose alla disciplina. Degenerazione e fanatismo che prestavano armi all'incredulità, come allo scettico David Hume a proposito dei « miracoli » del diacono Paris (Essays and treatises on several subjects, II, Londra 1777, p. 133).