TIGZIRT. - Villaggio moderno sulle rovine romane di Rusucurru nella Mauretania Cesariense, odierna Algeria. Rusucurru è ricordata da Plinio (Hist. nat., V, 2, 20) il quale attesta che ottenne da Claudio il diritto di città; un'iscrizione la dichiara municipium (CIL, VIII, 8995); un'altra è dedicata al suo municipio (ibid., 20710).
La Passio di s. Marciana martirizzata a Cesarea, indica Rusucurru quale sua patria (Acta SS. Ianuarii, I, p. 569; Martyr. Hieronymianum, p. 369). Nel 411 è noto il vescovo Fortunato; Nicellus o Nigellus fu il vescovo
che rappresentò la provincia al Concilio di Cartagine del 419; il re vandalo Unnico mandò in esilio nel 484 il vescovo Mettun. Le esplorazioni misero in luce nel 1888 una grande basilica il cui scavo fu compiuto nel 1895. Esso fu trovata tra il recinto bizantino e quello romano; occupa un rettangolo di m. 38 x 21; era a tre navate divisa da una duplice fila di colonne binate, ma la nave centrale aveva il centro limitato da otto pilastri. L'abside era sopraelevata di ca. 1 m., vi si accedeva mediante due scale di quattro gradini ciascuna, ed era separata dalla navata da una fila di 4 colonne binate. Ai due fianchi si aprivano accessi per immettere nel diaconicon e nella prothesis. Nel centro dell'abside quattro colonne disposte in quadrato costituivano il supporto del ciborio eretto sopra l'altare, che doveva essere in legno perché non ne è rimasta alcuna traccia. Si penetrava nell'interno mediante tre porte che si aprivano sopra un grande atrio separato da una duplice fila di colonne binate. Nell'interno si raccolsero una serie di pulvini scolpiti rappresentanti elementi architettonici, croci monogrammatiche, anche con l'a e o, animali, delfini e altri pesci. Daniele tra i leoni e una serie di cornici decorative. Tutto il pavimento era rivestito di musica, tra i quali un frammento rappresentante un uomo nudo imberbe con un ginocchio a terra, le mani legate a tergo, davanti ad un'ara da cui si partono le fiamme, scena interpretata come il sacrificio di Isacco. Nella navata destra, in mezzo a decorazioni musive geometriche a forma di stelle, erano due iscrizioni pure a musica; l'una diceva «Laboribus ex ultimis nomen non superest unquam, in labor est coeptis sed finis cuncta decorat», l'altra epigrafe era molto più mutua: inoltre si sono riconosciuti i resti di una scena di pesca e di due grandi iscrizioni su cinque righe, ciascuna forse in versi, che contenevano, sembra, il nome del donatore Severus che con sua moglie aveva adempiuto un voto. Anche la navata sinistra aveva il pavimento rivestito di musica contenenti iscrizioni metriche e decorazioni.
Una caratteristica di questo edificio erano le tribune superiori alle quali si accedeva mediante scale situate ai due fianchi. La data di questa singolare basilica venne fissata da P. Gavault tra il 432-55, ma essa subì rimangeggimenti posteriori. A nord della basilica e in comunicazione con essa si trova il Battistero con piscina circolare alla quale si discende per tre gradini; due colonne ancora in situ mostrano che vi era un baldacchino.
Nella parte meridionale della città e contro il muro di cinta romano P. Gavault riconobbe le rovine, ora scomparse, di un terzo edificio di m. 25 x 13 diviso in tre navate da due file di pilastri, con la nave centrale larga m. 5, la destra m. 3, la sinistra m. 2,50; l'abside era preceduta da un arco con due colonne, una delle quali superstitie era alta m. 3,20. Nel cimitero a oriente della città P. Gavault identificò una cappella di m. 20,10 x 11,50 con abside sopra elevata alla quale si accedeva mediante tre gradini e con tre navate divise da pilastri. S. Gsell pubblicò un'iscrizione cristiana di T. dell'anno 299 (Bulletin archéologique du Comité, 1896, p. 217). Un'altra iscrizione è alla memoria di un Codvultdeus il quale «acceptus est in pace» (E. Diehl, Inscriptions latinae christianae veteres, Berlino 1925-31, n. 2923); si ha poi l'epitafio preceduto dal X ad un «Domitio Rufino magistro liberarum artium homini bono» (S. Gsell, in Bulletin archéologique, 1896, p. 218, n. 184). Nella fondazione di una casa si rinvenne una pietra con la seguente iscrizione: «H(ic) s(ervus) X(Chris)ti cruore Eusebi martyris» (E. Albertini, Inscription martyrologique de T. (Algérie), in Comptes rendus de l'Acad. des Inscr. et belles lettres, 1931, pp. 6-9). Eusebio è forse un matire africano.