TIPASA. — Cittadina della Mauretania Cesa-riense (attuale Algeria) sulle rive del Mediterraneo a 70 km. ad occidente di Algeri.
Fondata probabilmente dai Cartaginesi, il suo nome d'origine fenicia significa luogo di passaggio; ma divenne importante dopo che Claudio nel 39 a. C. vi stabilì una colonia di diritto latino che in seguito ricevette il diritto completo di civitas. Un frammento di epigrafe rinvenuta durante gli scavi nel 1951 dimostra che sotto Antonino Pio (138-61) fu costruita la porta orientale nel recinto delle mura. Giunse a splendore al tempo degli Antonini, svolgendo un'attività agricola e commerciale e col suo porto fu in relazione oltre che con l'Italia con la Spagna e la Grecia. Resiste nel 371 all'assedio del re mauro Firmo che devastò Cesarea (Cherchel) e Icosium. Soffrì sotto Giuliano l'Apostata (Ottato, De schismate donatistarum, II, 18, 19), i Vandali, al tempo di Generico e di Unne-rico; nel 484 un gruppo di cristiani di T. emigrò in Spa-gna, dove diffuse il culto di s. Salsa. Il cristianesimo in T. è documentato fin dalla prima metà del sec. III da alcune iscrizioni sepolcrali. Un cimitero cristiano fu identificato da S. Gsell a sud-est di T., da esso provengono le iscri-zioni di Rasinia Secunda che ha la data dell'anno 238 (1999 dell'era mauretania; E. Diehl, Inscr. lat. christ., n. 3319), di Magna Crescentina con la colomba col ramo-scello d'olivo e l'ancora (S. Gsell, T., in Mél. d'arch. d'hist., 14 [1894], p. 407, fig. 54), di I. Saturninus, di Samaita et Immi, di Modia Saturnina (id., loc. cit.).
La ricchezza dei monumenti scoperti in T., anfi-teatro, templi, foro, Campidoglio, curia, basilica giudi-zia, teatro, terme, è superata dall'importanza dei monu-menti cristiani, situati all'ovest e all'est della città. Presso il muro di cinta, a spese di edifici preesistenti, fu eretta una grande basilica di 52 m. di lunghezza per 40,50 di larghezza divisa in sette navate; furono in seguito ag-giunte due file di colonne, tutte ora scomparse; anche l'abside è molto rovinata; era preceduta da un portico; il pavimento era a musica; vi era annesso il battistero. A nord della Basilica si rinvenne una cappella con pavi-mento a musica rappresentante pecore al pascolo; al sud una serie di edifici collegati tra loro. L'aula quadrata del battistero ha pavimento in musica con fiori di loto e un'iscrizione di cui resta solo la fine: «sancta lava(cra)»; alla vasca rotonda si accedeva per tre gradini; vi era il foro per l'emissione dell'acqua. Nel vestibolo del batti-stero il pavimento a musica contenva l'iscrizione: «si qui usi vitati quaerit addiscere semper, hic lavetur aqua et videat caelestia (dona)» (CIL, VIII, 2091). In una delle stanze annesse, nel pavimento a musica era pure una lunga iscrizione in cui si parlava della «aula Dei» (CIL, VIII, 2091). Nella basilica civile venne inciso nel V. sec. un «signum Christi» con le lettere apocalittiche A e Ω, e tra le due prime colonne, presso l'abside, si ri-
scontrano nel pavimento fori irregolari, che hanno fatto pensare che, come altrove in Africa, anche questa basilica sia stata adattata nel sec. V o VI al culto cristiano; alla stessa guisa che ad una casa prossima al Campidoglio di T. venne costruita una cappella absidata, fu aggiunta l'abbide alla sala preesistente ponendo nel pavimento a musicao l'iscrizione metrica: «Colui che ha saputo vincere tutte le difficoltà dei lavori e decorare con varii musici una vasta dimora, per aggiungere all'ampio edificio l'immensità del regno di Cristo, riceverà ben presto con gioia la corona e la gloria che gli sono dovute, in modo di rimanere in possesso del suo nome (Coronatus o Stephanos) e riceverne il premio» (J. Heurgon, Nouvelles recherches à T. ville de la Mauretanie Césarien-ne, in Mél. d'arch. et d'hist., 47 [1930], pp. 182-201). Anche i suoi vescovi sono rivelati più dall'epigrafia sepolcrale che dalle fonti letterarie.
Nel 1892 si riconobbero nella parte occidentale di T. i resti d'una chiesa sepolcrale di forma trapezoidale, con pavimento a musicao contenente due grandi iscrizioni pure musive (L. Duchesne, Une basilique funéraire à T., in Bulletin arch. du Comité, 1892, pp. 466-84); mediante le iscrizioni l'autore vi riconobbe la chiesa fondata dal vescovo di T. Alexander, il quale raccolse sotto il suggesito d'un altare posto incontro all'abside sette sarcofagi con i resti dei suoi predecessori detti «iusti preesistenti»; egli fu poi sepolto dinanzi all'abside (Les découvertes de M. l'abbé S. Gérard à T., in Comptes rendus de l'Acad. des Inscr., 1892, pp. 111-14). Alessandro «legibus ipsis et altaribus natus»; divenuto vescovo, per la sua dottrina «florent innumera plebs Tipasensis; notevoli sono le espressioni finali: «huius anima refrigerat, corpus hic pace quiescit, resurrectionem expectans futuram, de mortuis primam, consors ut fiat sanctis in possessione regni» (CIL, VIII, 2095). Questa iscrizione è come quella del vescovo Crescino di Djemila; è probabile che tutte e due derivino da un formulario comune. La seconda iscrizione in 12 versi attesta che tutta l'opera è dovuta a vescovo Alessandro il quale volle «iustos in pulchram sedem... locasse priores» situandoli sotto l'altare intorno al quale la comunità «laetam omnis sacra canens sacramento manus porrigere gaudens» (CIL, VIII, 2093). Le iscrizioni sono della fine del sec. IV e presentano renuncienze vergiliane e damasiane. Oltre il bema era un'altra iscrizione musiva di cui si lesse solo: «sanctus (s) Alexander (er) (CIL, VIII, 2094). Una quarta iscrizione pure in musicao contiene il duplice precetto del Vangelo: l'amore di Dio fino al martirio e l'amore verso il prossimo che impone di fare la carità secondo i propri mezzi: «clausula iustitiae est martyrium votis optare; habes et alium similem eele-mosinam (pro) viribus facere» (CIL, VIII, 2096). Pure in musicao erano le iscrizioni sui sepolcri di Astania «nobilis et atavis clarissima femina» (CIL, VIII, 2098) e di Basilio «iustitia probitate, fide praeclarus» (CIL, VIII, 2097). Sul sepolcro d'un bambino fu costruita una mensa e la sua iscrizione in musicao dice «Est. Ostarinus fidelis in pace vixit annos II m (enses) v».
Parte delle iscrizioni musive che ricoprivano il suolo della Basilica furono trasportate al Museo di Algeri. Nel 1914 nel coperchio del sesto sarcofago si identificò l'iscrizione musiva «Memo Xria Re/nati episcopi/ musivo lacu/ (nari nitescit)» (J. Carcopino, Sopra un frammento di iscrizione musiva proveniente da una chiesa di T. nella Mauretania, in Bull. com. arch. com., 55 [1927], p. 253 sgg.). Gli scavi ripresi nel 1939 misero in luce altre quattro iscrizioni in musicao; una nella navata sinistra ricorda una Donata madre di un diacono del vescovo Alessandro; le altre tre sono metriche ed una dice: «resurrectionem carnis/ futuram esse qui credit/ angelis in coelis/ resurgens similis erit». Nell'angolo nord-est della cappella si è trovato l'accesso ad una cripta di m. 6,50 x 3 scavata nella roccia al disotto del livello della cappella stessa, con una finestra nella vòlta. Il suo pavimento è occupato da due file di 5 sepolcri mentre l'un- dicesimo è situato nell'abside. Senza dubbio sono queste le tombe degli iusti priores, predecessori del vescovo Alessandro.
A nord della cappella una scala immette in un ambiente a vòlta e ad un'area rettangolare recinta con 80 sarcofagi. Ivi pure in uno spazio di m. 30 x 14 recinto da muri e, sul lato destro, una specie di portico a pilastri; ivi si sono trovati sei sepolcri con mensa, uno dei quali con la iscrizione frammentaria in musicao: «Me (moria) marturom Rogati, Vitalis...». Un'altra tomba aveva le pareti intonacate con decorazione dipinta in rosso, fogliami in un grande vaso e l'iscrizione: «Massima in pace». Una Maxima è ricordata nella Mauretania Césariense al IV delle nonie di dic. (12 dic.). Incontro altre sei tombe; in una delle quali a musicao si legge «Me (moria) Amant (i) presbyteri v (e)rus Dei cultor qui etiam cum marturibus in sinu Abr (aham) requiescunt (nt) cum Ilar (a) consoci (ata)». E al disopra «Memori (a) Amanti presbi (teri) Ilara et Aurelia». Ivi presso sopra un dado di marmo si legge: «Memoria Victorini in pace marture professum octav (o) idus Mai (as) die Solis ora octava (anno) pr (ovinciae) CC...». Forse è del 239, cioè dell'anno 200 dell'era della provincia della Mauretania Césariense o di una data non posteriore all'inizio del sec. IV (J. Carcopino, Note sur une épitaphe de Martyr récemment découverte à T. de Maurétanie, in Recueil des Notices et Mémoires de la Société archéologique de Constantinople, 66 [1948], pp. 87-101). Inoltre appoggiata alla parete l'iscrizione di antico sapore, tra due ancore: «Sabina hic dormit». Presso questa area e forse in parte sopra di essa il vescovo Alessandro eresse la sua cappella sepolcrale. A T. veniva adorato un serpente di bronzo a testa dorata; Salsa, giovane cristiana quattordicenne, spezzò l'idolo e subì il martirio. Essa è indicata nel Martirologio geronimiano al 20 maggio e al 10 ott.; la Passio, conservata in due manoscritti (BHL, 7467, edita da L. Duchesne, in Bull. critique, 1890, p. 125 sgg. e tradotta da P. Monceaux, in La vraie légende dorée, Parigi 1928, pp. 299-326) attribuisce il suo martirio o al 2 maggio o al 26 ag.; nei calendari mozarabici oltre il 2 maggio figura anche il 29 apr. (M. Ferotin, Le «liber ordinum» en usage dans l'Eglise visigothique et mozarabe de l'Espagne du Ve au XIe siècle, Parigi 1904, pp. 462-463, 497). Incerto è l'anno del suo martirio, che alcuni assegnano verso la fine dell'impero di Costantino. La Passio indica che le spoglie della martire furono poste «brevi addumdom tabernaculo». In seguito fu eretta una grande basilica a tre navate, con pavimento a musicao, a quadrati alterati da losanghe e da croci inscritte in dischi. Davanti l'abside era nel pavimento un'iscrizione in musicao in cui si afferma che dove brilla il sacro altare «hic est Salsa»
sempre più dolce del miele; essa ha meritato di abitare per sempre in cielo in perfetta beatitudine; i lavori furono eseguiti a cura di un tale Potentius (CIL, VIII, 20914) che G. B. De Rossi suppose potesse identificarsi con l'omino inviato nel 446 in Mauretania Cesariense dal papa Leone I (Bull. arch. crist., 5a serie, 2 [1891], pp. 24-26 con facsimile dell'iscrizione). Anche un'altra iscrizione frammentaria ricorda la martire Salsa (P. Monceaux, Enquête sur l'épigraphie chrétienne d'Afrique, Parigi 1907, n. 323). All'ingresso orientale della Basilica fu trovata l'iscrizione in tre righe: De Dei promissa (hi) c (uies) cit in nomine Cristi... Salsa (CIL, VIII, 20915). Verso il centro della navata è un sarcofago in pietra con l'epigrafe di una parente della martire «Fabiae Salsae, matri sanctissimae et rarissimae» (CIL, VIII, 20913). L'epigrafe può anche non essere cristiana, ma esagerò H. Grégoire scrivendo «Ste Salsa roman épigra-phique, in Byzantium, 12 (1937), pp. 213-224 (vedi in proposito Riv. arch. crist., 14 [1937], pp. 405-406).
I sepolcri intorno alla basilica di S. Salsa sono costituiti da sarcofagi in pietra, cassoni in muratura e tavole funerarie o mensae. Alcuni sono decorati da musicai con l'epitafio del defunto o con rappresentazioni, quali Noè nell'arca, Daniele tra i leoni, i tre fanciulli nella fornace. Le iscrizioni ricordano un Aviarius e una Bavaria, un Venustus negoziante di Mesarfelta (vicino all'attuale Biskra), l'epitafio in greco di una Maxima oriunda di Tripoli di Siria, inciso sul fianco di un sarcofago. All'esterno di un cassone in muratura era un vaso, in cui si versavano le libazioni. Le numerose mensae funerarie costruite a mattoni a semicerchio per collocarvi i cibi e con uno spazio inclinato per i partecipanti. Una di esse è in un piccolo vano con sette finestre e sulla porta è scritto: «Ixoye.»
Presso la basilica di S. Salsa è una sala rettangolare con un corridoio in cui si apre un'abside; era stata in origine occupata da 19 sarcofagi e da una tavola per agapi. Nell'abside furono trovati frammenti di un pannello in pietra con l'iscrizione: «in Christo semper»; l'edificio anteriore alla Basilica presenta un carattere funerario; esso fu poi utilizzato come annesso alla Basilica, conservando il suo carattere funerario. I sarcofagi rinvenuti, erano tutti violati meno uno; uno solo aveva inciso X, gli altri tutti anepigrafi; contengono ciascuno più scheletri, da due a sette, forse a causa di qualche epidemia. Nel cimitero tra le epigrafi si ricordano quella di un Berus di Icosium (Algeri); di un'italiana indicata soltanto «una Italorum» (E. Albertini, L'archéologie chrétienne en Algérie, in Atti del III Congresso internazionale di Algérie, 1934, pp. 418-24). Ad occidente della città si rinviene contro la collina un grande mausoleo circolare (dim. 18,75 di diametro) con 16 semicolonne all'interno in pietra calcare e, contro la parete, 14 grandi arcosoli per sarcofagi. Contro il muro esterno si rinvennero sarcofagi e semplici tombe a tegole o anche in anfore. Contro la roccia si aprivano piccoli cubicoli con arcosoli e formae. Circa una trentina di celle funerarie furono identificate da S. Gsell (T., in Mél., cit., p. 401); in una, situata nel cimitero occidentale, fu trovato un sarcofago marmoreo mutilo col Redentore e le personificazioni delle stagioni (Wilpert, Sarcofagi, III, tav. 290, 2, pp. 41-42); molti i sarcofagi in pietra calcare e in terra scottata. A poca distanza dalla porta da cui partiva la via per Cesarea (Cherchell) fu trovato un piccolo mausoleo col sarcofago del Buon Pastore (ibid., I, tav. 67, 5, p. 83 sgg.; III, p. 40) e un altro sarcofago con una scena matrimoniale (S. Gsell, T., in Mél., cit., p. 341-343). Pietre miliari hanno il «signum Christi» X una del tempo di Valentino e Valente con l'indicazione del secondo miglio sulla via litoranea da T. ad Icosium (Algeri; S. Gsell, T., in Mél., cit., p. 411). In T. fu trovato un piatto in terra cotta di m. 0,39 di diametro con al centro due personaggi portanti una lunga croce (S. Gsell, T., in Mél., cit., p. 448-49, fig. 61). Nel 1952 sulla via litoranea per Icosium si è rinvenuta un'area cimiteriale cristiana con molti sarcofagi in pietra calcare disposti a sud di una basilica a tre navate con abside sopraelevata mediante tre gradini; i frammenti di un'iscrizione ivi rinvenuta provano che vi erano venerate reliquie (brandea) dei «beati mar

TIPico - T. disciplinare del monastero di S. Niccolò "de Casulis", codice palinsesto del sec. XI - Biblioteca Vaticana, cod. Barb. grec. 350 , ff. $59^{2}$ e $64^{2}$.
tiri Pietro e Paolo». Attualmente T. è sede titolare; da non confondersi con l'altra sede titolare di Tipasa di Numidia, l'attuale Tifech pure in Algeria. - Vedi tav. XIV.