TIPICO

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TIPICO. - Dal greco τυπικόν, significa regola, regolamento. Questi T., che tanto influsso esercitano sullo sviluppo del diritto bizantino, specie monastico, ebbero a partire dal sec. X un largo uso nell'Oriente.

Allora, infatti, si introdusse l'abitudine che il fondatore e restauratore di un monastero ne fissasse anche un particolare regolamento, contenente o solo norme e prescrizioni liturgiche, o anche, e forse principalmente, prescrizioni disciplinari. Di qui la distinzione fra T. liturgico e disciplinare, che è quello che ha trovato più consensi, senza però escludersi ogni elemento liturgico.

Fra i disciplinari, che sono i più importanti, occupano il primo posto quelli che comprendono anche particolari

disposizioni destinate ad assicurare per l'avvenire la vita economica della fondazione, chiamati comunemente "tutto" e "attività" (dal greco κτήτωρ = fondatore). In questi t. il fondatore o restauratore dispone dei suoi beni in favore del monastero, segnalando nello stesso tempo le norme per l'uso e l'amministrazione, così come per l'elezione dell'egumeno o superiore, per l'ammissione dei monaci ecc. Era naturale che nelle redazione di questi documenti, particolarmente in quelli di fondazione, venissero osservate le formalità prescritte dalla legge per simili documenti. Quali fossero queste formalità, non è possibile oggi determinare perché i T. sono a noi pervenuti in uno stato imperfetto. Sembra però molto probabile che la sottoscrizione dell'autore del T. fosse la sola formalità ritenuta necessaria per il suo valore. Un elenco dei T., con l'indirizzo dell'edizione, vedi in P. de Meester, O.S.B., in Atti del V Congresso Internazionale di Studi bizantini, II, Roma 1940, pp. 489-508.

BIBL.: L. Allatius, De libris ecclesiast. Graecorum, diss. I, in A. Fabritius, Biblioth. Graeca, V, Amburgo 1723; W. Nissen, Die Diataxis des Michael Attaleiates von 1077, Jena 1894; E. Herman, Ricerche sulle istituzioni monastiche bizantine. Tyska klerikala, caristicari e monasteri liberi, in Orient. Christ. Period., 6 (1940), pp. 294-375.

T. LITURGICO. - È il libro liturgico del rito bizantino, che contiene le norme (οἱ τύποι) dell'Ufficio divino. Il T. spiega in modo sistematico lo svolgimento degli Uffici, indica come e dove le parti variabili debbono essere intercalate nell'Ordinarie e dove occorre, dà schiarimenti su cerimonie particolari. Il T. ha quindi qualche analogia con l'Ordine Uffici et Missae del rito latino, ma è molto più sviluppato ed è perpetuo.

Diversi T. sono in uso: i Greci, Rumeni e Bulgari hanno quello della grande Chiesa di Costantinopoli, i Russi ed i Serbi quello di S. Saba, i monaci del Monte Athos il T. athonita, mentre altri monasteri hanno il proprio.

Il T. di S. Saba si divide in due parti; come modello prende il T. di Mosca del 1904. La prima parte tratta degli Uffici che debbono essere celebrati in tutte le chiese. Dopo una descrizione minuziosa dei piccoli Vespri e della Vigilia notturna (capp. 1 e 2), segue una parte generale nella quale si spiega come la festa di quei santi, che hanno qualche grado di festività, si congiunge con l'Ufficio della domenica, come si celebrano la domenica i Vespri e l'Orthros, quando non sono uniti in una vigilia notturna (3-7), e come l'Ufficio si fa nelle ferie e il sabato (9-15). Fino al capo 25 vengono date istruzioni su particolari delle Uffici, p. es., il Salterio, i canoni, i Vantelli col loro commentario, ecc. Dopo questa parte il T. dà prescrizioni per la vita monastica (26-46). Poi segue la descrizione, fino nei minimi particolari, dell'Ufficio di ogni giorno dell'anno ecclesiastico, tanto del ciclo di sabbati come il 1° sett. e finisce al 31 ag., quanto del ciclo pasquale, che principia con la domenica del Fariseo e del Pubblicano e termina con la domenica di Tutti i Santi. Questa parte, molto sviluppata, contiene anche il testo dei tropari e dei kontakias, come anche i cosiddetti capitoli di Marco (così si chiamano gli articoli dello ieronomaco Marco che indicano come le diverse parti monaco Marco che indicano come le diverse parti di Dio e le pre-feste e post-feste delle dodici grandi feste cadono in giorno di domenica o in un giorno del ciclo del Triodio e del Pentecostario [47-50]).

La prima parte termina con spiegazioni sui tropari, kontakias, theotokia, prokimenia, epistole, ecc. (52-60). La parte seconda tratta nei suoi sessanta capitoli della coincidenza della festa titolare della chiesa con altre feste, con la domenica, ecc. Infine si trovano le tavole pasquali. Il T. della grande Chiesa segue un altro piano; nell'anno 1838, una nuova redazione ne ha diminuito il carattere monacale per adattarlo meglio alla vita parrocchiale. Dopo alcune osservazioni preliminari tratta in modo sistematico di tutte le parti secondarie dell'Ora Nona, dei Vespri, dell'Orthros e della liturgia e indica le diverse possibilità secondo le quali queste parti possono presen

tarsi durante l'anno. Viene poi il corpo del T., cioè le spiegazioni dell'Ufficio feriale e domenicale, dell'Ufficio dei santi che di fatto vengono celebrati nei dodici mesi dell'anno, cominciando da sett., dell'Ufficio dei giorni di Quaresima e del tempo di Pasqua. Un'appendice, non eguale in tutte le edizioni, contiene le particolarità per alcuni Uffici secondo il loro modo di celebrazione nella grande Chiesa, p. es., per il sabato dell'Acatisto, per la recita dei dodici Vangeli il Venerdì Santo, per la concelebrazione, ecc.

Eccezionale è l'importanza pratica del T. In Russia lo chiamavano la guida di tutti i libri liturgici. Anche per la storia della liturgia bizantina i diversi testi manoscritti del T. sono una fonte di primo ordine. Uno studio completo però della storia del T. non esiste, malgrado i lavori compiuti specialmente dai liturgisti russi. La raccolta più completa di testi manoscritti, talvolta largamente pubblicati, è quella di A. Dmitrievskij (v. BIBLICA). Dagli studi dello stesso autore risulta: 1) l'esistenza di un antico T. della chiesa patriarcale di Gerusalemme, che ebbe grande influsso su tutta l'evoluzione del T.; 2) la Regola di S. Saba, lasciata dal Santo morendo, è una norma per la vita dei suoi monaci e non ha nessuna relazione con il T. liturgico detto di S. Saba; 3) non si è trovato finora nessun testo riproducente il T. originale e autentico; 4) per l'evoluzione del T. sono molto importanti i diversi T. kistorici (cioè dei fondatori dei monasteri) perché conducono al T. completo del sec. XII.

BIBL.: T. Toscani, Ad Typica Graecorum ac praesertim ad Typicum Cryptoferratense. Barthol. abh. animadvers., Roma 1864; I. Monsvztov, Tserkovnij Ustav, Mosca 1885, e la critica di A. Dmitrievskij in Khristianske Etnika, 68 (1888), 11, pp. 48-56; N. Krasnosltsov, Tipik sv. Sofia v Konstantin., IX, V. Odessa 1892; A. Dmitrievskij, Opisanie liturgicheskih rukopisci, t. I. Kiev 1896, t. III, Pietroburgo 1917; D. Beljajev, Novij spisok drevnogo ustavu Konstantinopolskih tserkvej, in Visant. Vremnik, 5 (1896), pp. 427-60; M. Lisitsin, Pervonacalni slavjanovruski tipikon, Pietroburgo 1911; A. Baumstark, Denkmäler der Entstehungsgesch. des byzantin. Ritus, in Oriens Christianus, 3° serie, 2 (1927), pp. 1-22.