TRIDUO, OTTAVARIO (OTTIDUO), NOVENA.
- Sono forme popolari di devozione legate ad un certo numero di giorni, durante i quali si continua, con vari esercizi di pietà, ad implorare con maggiori insistenza determinate grazie, a ringraziare per quelle ricevute, o semplicemente a solennizzare certi avvenimenti o feste. La liturgia ufficiale non conosce queste forme devozionali; ma la Chiesa le ha appro- vate e le favorisce con indulgenze. La forma più comune è il Triduo, la Novena ne è una triplica- zione; l'Ottiduo invece è meno noto e usato.
I. TRIDUO
Spazio di tre giorni continui, o anche azione che si protrae per tre giorni (dall'aggettivo tridius, da cui il sostantivo triduum); è la trasposizione nel tempo della predilezione popolare universale per il numero tre. È un fatto accertato da molteplici indagini nel campo della cultura primitiva dei popoli, che il numero tre, nelle sue innumerevoli relazioni, è universalmente preferito e quasi consacrato. Certo non quale «numero-primo» che viene dopo l'uno, ma per una certa idea di completezza o di perfezione che vi si collega: la vita, il folklore, la su- perstizione, e anche la religione, anzi, tutte le religioni, presentano molti esempi del «culto» del numero tre.Si sa per divina rivelazione che nell'unità della divina natura vive il mistero della Trinità delle persone; e non è irragionevole dedurre la suprema ragione soprannatu- rale che spieghi nell'uomo una certa inclinazione natu- rale a considerare nel numero ternario quella specie di perfezione e completezza; sono i riflessi del Creatore nella creatura ragionevole. Non è necessario né giusto volere spingere quel tale «esemplarismo divino», che cer- tamente è voluto e inteso da Dio, fino all'accesso. Co- munque sia, per limitarsi al campo religioso, triadi di di- vinità, maggiori o minori, si trovano nelle religioni pri- mitive e classiche; esse conoscono, oltre servizi funebri triduali, molto diffusi, anche altre forme di devozioni, ser- vizi e preghiere a base del numero tre.
Nel Vecchio Testamento il periodo di tre giorni ap- pare già come cosa di particolare importanza, soprattutto nei tempi più recenti. Sara, figlia di Raguel, dopo la morte dei sette sposi, si dà a digiunare per tre giorni e tre notti, e l'angelo Raffaele invita il giovane Tobia, prima delle nozze, ad astenersi per tre giorni dalla sposa, pregando (Tob. 3, 10; 6, 16-22; 8); Giuditta, nel campo degli Assiri, prima del grande colpo meditato su Olo- ferne, chiede di poter uscire dal campo per tre notti, per adorare Dio (Jud. 12, 6); la regina Ester, con tutto il popolo ebreo, digiuna per tre giorni e tre notti per scongiurare il pericolo dello sterminio (Esth. 4, 16); Da- niele fa un digiuno, con preghiere, di tre settimane (Dan. 10, 2-3); Giuda Maccabeo impone a sé e ai suoi un di- giuno con preghiere per tre giorni continui (II Mach. 13, 12): tutte pratiche che dimostrano, nel popolo ebreo, una preferenza per questi tridui penitenziali, allo scopo di ottenere speciali grazie. Nel Nuovo Testamento è da rilevare soprattutto come nostro Signore stesso si serve di questa pia pratica, per mettere in relazione i tre giorni vissuti dal profeta Giona nel ventre del cetaceo e la sua permanenza nel sepolcro (Ion. 2, 1; Act. 12, 38-40). Altro celebre passo del Vangelo è quello ove Gesù, par- lando della distruzione del Tempio che egli ricostruirà entro tre giorni, accenna alla sua risurrezione dopo tre giorni dalla sepoltra (Io. 2, 19-20; Mt. 26, 61; 27, 40; Mc. 14, 40; Mt. 27, 63; 17, 22; Mc. 8, 31; 9, 30). Anche Saulo, il futuro Paolo, dopo la scena fulminante, restò a Da- masco per tre giorni digiuno e tutto sconvolto.
A ricordo della presenza di Cristo nel sepolcro, in- valse presto tra i cristiani l'uso di un digiuno di peni-
tenza per due o per tre giorni, secondo l'interpretazione che si diede alla durata della sepoltura di Cristo. Qui si trova anche l'inizio della prassi del digiuno quaresimale, e i biduana e i triduana ieiunia rimasero, in ogni tempo dell'anno, una pia pratica. S. Girolamo, è vero, non ne era troppo entusiasta; in alcune sue lettere infatti dissuade da questo uso, difendendo come più ragionevole un parco uso continuo dei cibi, invece di questi tridui quasi esagerati (cf., per es., Ep. ad Furian: PL 22, 555: «parcus cibus et venter semper esuriens triduaniis ieiuniis praefertur»). S. Agostino invece riportò da Roma una profonda impressione dei molti cristiani, uomini, donne, vedove, vergini che aveva visto praticare questa devozione del «continuum triduum» di preghiera e di astinenza (De moribus ecclesiae catholicae et de moribus manichaeorum, I, 33: PL 32, 1340).
Su questa linea sta quanto gli Atti di s. Cecilia riflesso, cioè che la Santa «biduani» vel triduaniis ieiuniis se commendabat Domino» (cf. Antifona 5 delle Lodi della festa). Ma la più solenne conferma di questa pia pratica del triduo di penitenza e preghiera come uso ROGAZIONISTI (v.), ossia delle litanie minori. S. Mamerto, a cui si ascrive questa istituzione, prescrivendo al suo popolo un digiuno di tre giorni, con solenne litania, non fece altro che trasformare una prassi usuale privata in prassi pubblica che si è poi conservata e diffusa in tutta la Chiesa (v. , per es., la descrizione storica che ne fa Amalario nel Liber officialis, I, 37, in Opera liturgica, ed. J. M. Hanssens, II, Città del Vaticano 1938, pp. 178-80). Da qui si spiega anche l'uso medievale molto diffuso che un adulto che si preparava al Battesimo, doveva in antecedenza osservare il digiuno di tre giorni.
Anche in preparazione alla elezione del Papa e all'incoronazione dell'Imperatore era molto in uso un simile triduo di preghiera e di digiuno. (E. Eichmann, Die Kaiserkönung im Abendland, I, Würzburg 1942, p. 38; id., Weihe u. Krönung des Papstes im Mittelalter, Monaco 1951, p. 6). Dal triduo penitenziale, che aveva lo scopo principale di impetrazione, era facile il passo al semplice triduo di devozione, senza digiuno, con la sola preghiera privata o pubblica, o con certi riti e usi popolari.
Già nel medioevo si conosceva il triduo di preparazione ad una data festa, in onore di un santo particolarmente venerato, e anche per impetrare una grazia. Questi tridui devozionali non riscossero il plauso di tutti; già Gersone vi si mostrò contrario, e nell'oro moderno il movimento giansenistico, l'illuminismo, il giuspegnismo cercarono di screditare queste devozioni. I fedeli però restarono fermi nell'antica devozione del triduo devozionale, e anche oggi i tridui, sia privati, che pubblici, con solennità maggiore o minore, sono una forma della pietà cristiana universalmente diffusa ed accettata. Nel recentissimo Enchiridion indulgentiarum (Roma 1952) si trovano espressamente indulgenziati i tridui durante l'ottava del Corpus Domini, in onore di Cristo Re, della Madonna del Rosario di Pompei e di s. Giovanni Battista.
II. TRIDUO PARTICOLARI
Si chiama «Triduo sacro» il terenario del Giovedì, Venerdì e Sabato Santo; è una denominazione puramente filologica (tre giorni), che non indica una forma devozionale unitaria, perché ogni giorno di questo triduo ha propria fisionomia. Oltre il triduo liturgico delle rogazioni, è molto diffuso uno speciale triduo eucaristico nei tre ultimi giorni del carnevale, in molte regioni celebrato con grande solennità e concorso di popolo.Altra specie di triduo è quello solito a celebrarsi in occasione delle beatificazioni e canonizzazioni. La celebrazione si fa innanzi tutto a Roma, generalmente nella chiesa nazionale o religiosa di colui che è stato elevato agli onori degli altari, o in altra chiesa, dopo la funzione ufficiale nella Basilica Vaticana. L'uso invalide dopo la fine del medioevo nelle canonizzazioni, quando furono introdotti i primi permessi di un culto provvisorio in vista della canonizzazione quasi definita (inizio del sec. XVI); si celebrava questo permesso con un solenne triduo in una chiesa romana, finché Alessandro VII ordinò che anche in questo caso dovesse precedere l'atto ufficiale della beatificazione in S. Pietro. Questi tridui ben presto, ed ormai per regola, si celebrarono anche fuori Roma, nelle relative diocesi o chiese religiose del nuovo Beato o Santo. La S. Congregazione dei Riti ha emanato norme precise per la celebrazione delle Messe e altre solennità liturgiche, nonché per le indulgenze prestabilite.
Non un triduo nel senso proprio, ma pertinente all'idea del terenario, è il giorno «terzo» nella celebrazione funeraria. Era credenza antica infatti che l'anima lasciasse il corpo definitivamente soltanto il terzo giorno dalla morte; il terzo giorno quindi venne solennizzato in modo particolare, uso continuato anche dai cristiani e sancito dalla liturgia.
III. NOVENA
La novena non è altro che un triduo triplicato, cioè potenziato, portato quindi ad una efficacia molto maggiore, e riservato pertanto a casi più solenni.Come celebrazione cristiana la novena è prefigurata dai nove giorni che gli Apostoli con i primi discepoli, secondo l'espresso comando del Signore, dovettero aspettare in raccoglimento e preghiera, per l'avvento dello Spirito Santo. Ma la novena, o meglio, secondo la terminologia classica, il «novendiale» più comune, fu quello del culto funerario. Infatti i romani, come pure altri popoli, usarono protrarre i riti funebri per nove giorni, uso passato senz'altro tra i cristiani. Senonché, già al tempo di s. Agostino, si elevò contro questa usanza pagana una forte protesta, sostituendo alla novena dei defunti una settimana (sette giorni), prendendo lo spunto dalla settimana cristiana e dal numero di sette, creduto più sacro di nove. Difatti, dopo vari tentennamenti, prevalse la settimana, ossia la celebrazione del settimo giorno, ma stranamente i novendiali pagani, come celebrazione funeraria quotidiana, si mantenne per la morte del Sommo Pontefice.
La novena devozionale, a scopo imperatorio, è anche a scopo di maggiore solennità di una festa, o di un avvenimento straordinario (giubileo, centenario ecc.), era già nota nel medioevo. Celebre in Italia, la novena di Gubbio, in onore del patrono s. Ubaldo, e in Francia (Parigi) la novena del re s. Luigi IX.
Le varie novene in onore dei santi popolari o della Madonna aumentarono di numero in età barocca, celebrata spesso pubblicamente, con grande sfarzo esterno e larga partecipazione dei fedeli. Da accennare soprattutto alla novena dell'Immacolata, che prese larghe sismi sviluppo durante i secc. XVII e XVIII, celebrata spesso per voto o per fondazione (per es. il solenne voto di Carlo VI, imperatore, per tutta la Casa d'Austria). Anche la novena di Natale, in preparazione di questa festa, è diventata, in molte regioni popolarissima. Una novena celebre è quella detta «di grazia» in onore di s. Francesco Saverio che trae la sua origine dalla guarigione miracolosa, operata per invocazione del Santo, del gesuita p. Marcello Mastrilli (Napoli, 3 gen. 1634), il quale morì poi, martire, nella missione indiana (17 ott. 1637). Il fatto suscitò un entusiasmo universale, e dette occasione per celebrare annualmente una solenne novena al Santo (celebrare, per es., ufficialmente nelle corti di Madrid e di Vienna) fissata ai giorni 4-12 marzo, essendo il 12 l'anniversario della data della canonizzazione di Francesco Saverio (1622).
L'Enchiridion indulgentiarum (Roma 1952) dà, a 6:02 (indice) l'elenco delle novene indulgenziate.
Tra il popolo cristiano, tuttavia, le novene più accreditate sono quelle private, per grazie, soprattutto in casi difficili, e spesso in casi di gravi malattie. Nelle cause dei santi, quando si tratta di guarigioni miracolose, si trova che essi si ricollegano spesso ad una novena o anche, ad una serie di novene, durante le quali si è invocato il Servo di Dio e il Beato. Da notare che, in caso di una tale novena, deve constare che essa fu indirizzata ad un solo Servo di Dio e Beato; altrimenti la prova dell'esaudimento diventa impossibile; è permessa però sempre l'invocazione concomitante della Madonna.