TRISAGIO. - Dal greco τρεῖς - *ἐγὼς*: inno in cui la parola *Sanctus* si ripete tre volte. Si distingue la forma detta biblica da quella non biblica di origine turgica.
1) Il T. biblico o il triplice *Sanctus* alla fine del Prefazio, è derivato da *Is. 6, 3* (cf. *Apoc. 4, 8*), detto perciò anche «inno serafico». In uso già della sinagoga (cf. *Keduscha* dell'Ufficio matutinale), si trova in Clemente Romano (*ad Corint.,* cap. 34), nella liturgia delle Costituzioni apostoliche e in tutte le liturgie orientali cominciando dall'Eucologio di Serapione, da dove passò nella Spagna e nella Gallia (s. Ilario). In s. Giustino e nella *Traditio Apostolica* d'Ippolito Romano non si trova. Venne nella liturgia romana forse sotto Sisto III (m. nel 440) dalla liturgia siriaca. La forma liturgica differisce da quella biblica, aggiungendo le parole *Deus* e *caeli*, lasciando la parola ebrea *sabaoth*. Si cantava originariamente in comune dal sacerdote e dal popolo, poi in tempo carolingio dai suddiaconi e adesso dal coro. Ricorre anche nel *Te Deum* (v.).
2) Il T. di origine liturgica, acclamazione o inno in onore della S.ma Trinità, occorre nel rito bizantino in tutti gli uffici, negli altri riti orientali vieno usato molte volte. Nella liturgia romana si usa nelle *preces* a Prima, nel *Rituale* (ed. 1952, tit. X, 12) alla processione *in quacumque tribulatione*; si trova nelle invocazioni incise sulle campane. Proviene, specialmente con gli *Improperi* (v.) del Venerdì Santo, fra i secc. IX e X, dalla liturgia gallicana come elemento drammatico dell'atto di adorazione della s. Croce; si canta in greco con la traduzione latina. Vi si distingue una forma semplice e una parafrasi con diverse aggiunte, p. es., «qui crucifixus es pro nobis», «qui venisti ab excelsis pati pro nobis» (Messale di Bobbio, 25: *dicitur post Aios*), «[Agne Dei] qui tollis peccata mundi [miserere nobis]» o simile all'*Apoc.* 4, 10-11 ecc.