TOMMASI, GIUSEPPE MARIA, beato. - Cardinale, liturgista, storico e teologo teatrino, n. a Licata (Sicilia) il 12 sett. 1649, m. a Roma il 19 genn. 1713.
Primogenito dei ducchi di Palma e principi di Palmedusa, rinunciò alla primogenitura in favore del fratello ed entrò fra i Teatini di Palermo, dove professò il 25 marzo 1666. Ordinato sacerdote nel Natale del 1673, visse a Roma, per 40 anni, quasi sempre a S. Silvestro al Quirinale, attendendo allo studio della liturgia romana, della Bibbia, della storia ecclesiastica e dei Padri. Unì alla conoscenza delle lingue classiche lo studio di quelle orientali, araba, etiopica, siro-caldea ed ebraica, appresa dal dotto rabino Mosè da Cave, da lui convertito alla fede cristiana. Per i suoi studi, per le importanti ricerche compiute in archivi e biblioteche e per la pubblicazione delle sue opere (codices Tommasiani) egli fu celebrato, anche da protestanti, come uno degli uomini più dotti del suo secolo e resta, ancor oggi, specie nel campo della liturgia romana, un'autorità di primo grado. I suoi sforzi per una riforma liturgica miravano, più che a in
novare, a restaurare e mantenere l'antico. Disimpegno varie cariche nelle Congregazioni romane; nel 1712 fu creato cardinale. Fu beatificato nel 1803; festa il 19 genn.
Tra le sue pubblicazioni principali, uscite la più parte sotto lo pseudonimo di Giuseppe Maria Caro, vanno ricordate, in ordine cronologico: Codices Sacramentorum nongentis annis antiquiores (1680; sono quattro antichissimi sacramentari dei secc. VII-VIII, e cioè Missale Gelasianum, Missale Gothicum, Missale Francorum e Missale Gallicanum vetus; questa edizione, prima per data e per importanza, conserva, ancor oggi, tutto il suo valore); Psalterium iuxta duplicem editionem... Romanam et Gallicanam una cum Canticis et Hymnarium atque Orationale (1683; con questa edizione il T. ripristinava l'uso degli obeli e asterischi già da mille anni o quasi poco meno che perduto); Responsorialia et antiphonaria Romanae ecclesiae (1686, giusta i manoscritti dei secc. IX-XII della Biblioteca Vaticana e del monastero di S. Gallo); Antiqui libri Missarum Romanae ecclesiae (1691; cioè l'Antifonario di S. Gregorio Magno, detto Comes, già emendato da Alcuino, più il Lezionario e i capitoli dei Vangeli; così il T. integrava il Missale plenarium della liturgia romana). Importanti, poi, le Institutiones theologica antiquorum Patrum (1709-12), che comprendono una serie di opere dogmatico-morali dei santi Padri disposte secondo un Indiculus (1701) o piano di studi con cui il T. volle dare al clero un corso completo di teologia patristica. Egli ha inoltre lasciato altre opere originali e numerosi opuscoli di critica storica e biblica, fra i quali sono di attualità quelli sulla riforma dei libri liturgici della Chiesa romana.
Opere: Opera omnia, ed. A. Vezzosi (II voll., Roma 1747-69). Altri opuscoli editi dal Vezzosi, in Scrittori dei Chierici Regolari (II, Roma 1780, pp. 409, 416-27) e da G. Mercati, Opuscoli inediti del beato card. G. T. (Roma 1905).
