TOMMASEO, NICCOLÒ

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TOMMASEO, NICCOLÒ. - Scrittore e uomo politico, n. a Sebenico il 9 ott. 1802, m. a Firenze il 1° maggio 1874. Compiuti i primi studi nel seminario di Spalato, passò nel 1817 a Padova per gli studi giuridici, vi conobbe il Rosmini, al quale lo legò poi sempre una intima, ma combattuta amicizia, e ampliò la sua cultura con lo studio dei maggiori filosofi e scrittori moderni italiani e stranieri.

Fra il 1° e il 2° soggiornò ora a Padova ora a Rovereto in casa del Rosmini, per brevi periodi a Sebenico e Venezia. Il suo temperamento irrequieto, orgoglioso, scontroso, polemico gli rendeva difficile rimanere a lungo in un posto e nel 2° aspre polemiche letterarie lo spingerò a trasferirsi a Milano, dove conobbe il Manzoni e partecipò alla polemica fra romantici e classicisti (v. ROMANTICISMO), scrivendo in favore delle tesi romantiche l'opuscolo Il Perticari confutato da Dante (1825) e vari articoli. Nell'ott. del 2° passò a Firenze per invito di G.

P. Vieusseux, per collaborare all'Antologia da questo fondo data e diretta. Ivi si legò di amicizia affettuosissima con Gino Capponi e partecipò alla vita politica, aderendo al liberalismo cattolico e stringendo rapporti col Lambruschini, col Lamentnais, col Montalembert. Già sospetto alla polizia, quando nel marzo del '33 l'Antologia venne soppressa, anche a causa di un suo articolo, partì per la Francia, sperando di pubblicare più facilmente la sua principale opera di argomento politico, Dell'Italia, diretta a sostenere che la rinascita della nazione non poteva avvenire per forza d'armi e di congiure, ma per un rinnovamento delle coscienze e della vita religiosa cristiana. L'esilio in Francia (dal '33 al '38, tra Parigi, Marsiglia, Nantes, la Corsica) fu un periodo di povertà materiale e di sofferenze spirituali, contrassegnato anche da uno smarrimento morale, di cui tutta la vita seguente volle essere espiazione. Il T. vi allargò notevolmente le sue conoscenze linguistiche e culturali riuscendo a diventare un eccellente scrittore in francese, e vi compose o pubblicò parecchie delle sue opere più importanti: i libri Dell'Italia (Parigi 1835); il vol. di poesie Confessioni (ivi 1837); il romanzo storico Il Duca d'Atene (Parigi 1837); l'altro romanzo Fede e bellezza (pubblic. a Venezia nel '40, ma scritto in Corsica); il commento alla Divina Commedia (pure pubblic. a Venezia nel 1837). Ritornato in patria sulla fine del '39, profittando di un'amnistia, dopo breve tempo si recò a Venezia, dove lo colse l'insurrezione del '48. Imprigionato nel gen. insieme con Daniele Manin per i suoi scritti e discorsi patriottici, fu liberato dal popolo, nominato dal governo provvisorio ministro della Pubblica istruzione e inviato in Francia per chiedere aiuti a quel governo. Di sentimenti repubblicani si dimise dopo il voto per l'annessione di Venezia al Piemonte, ma non abbandonò la lotta per la difesa della città. Caduta Venezia, stette in esilio, a Corfù, dal '49 al '54 e nel '51 vi sposò Diamante Pavello, vedova Amale. Resasi per varie ragioni difficile la sua dimora col nel maggio del '54 si trasferì con la famiglia prima a Torino e poi, nel '59, a Firenze, donde più non si mosse, infaticabilmente occupato in lavori letterari, e in particolare nella compilazione del grande Dizionario della lingua italiana, malgrado la cecità negli ultimi suoi anni.

Ricco di virtù e di vizi, e più di ingegno, il T. è un delle personalità più complesse dell'Ottocento. Tra le sue note fondamentali è la fede religiosa, vissuta con intensità e intransigenza, anche se talvolta con accenti troppo personali e con sfumature pericolose (dei suoi libri, gli Studi filosofici e Roma e il mondo furono posti all'Indice, decr. 13 sett., 20 apr. 1842). La sua intransigenza e il suo ardore inducono il T. a giudizi talora uniti laterali e ingiusti, sia nel campo morale e politico che in quello letterario. Ma l'abitudine di tutto considerata alla luce della fede, di vivere continuamente in un'atmosfera religiosa comunica a tutti i particolari della sua vita un significato e una profondità che ne fanno gli elementi di una eccezionale esperienza spirituale. Con essa si connette l'abitudine all'indagine introspettiva e una singolare conoscenza della psicologia del peccato, insieme con una originale intuizione della vita universale e dei rapporti fra il mondo fisico e quello morale: intuizione affine a quella dei romantici tedeschi e dei simbolisti. D'una questa vita interiore, ricca anche se disarmonica, il pensiero e l'arte del T. traggono novità e intensità di accenti.

Più che compiute costruzioni logiche si trovano nel T., lampi, sprazzi, presentimenti. Notevoli sono soprattutto molte riflessioni di carattere estetico e linguistico, spesso di sapore assai moderno. Nella lingua il T. vede la forma dell'uomo interiore e nella sua storia la storia dello spirito umano. A questi principi è informata tutta la sua attività filologica, che per vastità e complessità, conoscenza della lingua, acume e sensibilità nell'interpretarla non ha pari nel nostro Ottocento (oltre il Dizionario della lingua italiana, di grande importanza è il Dizionario dei sinonimi). All'attività filologica si collega quella critica che, seppure non sostenuta da un metodo unitario, ha le sue manifestazioni più originali e felici nelle notazioni di carattere stilistico. Sono da ricordare anche i numerosi scritti di ispirazione morale ed educativa, come quelli raccolti in Dell'educazione (Lugano 1836).

Come poeta il T. è fra i più originali dell'Ottocento. In molte delle sue rime trasferì le proprie esperienze personali, specialmente amorose, rappresentando di preferenza stati d'animo incerti fra l'amicizia e l'amore, la voluttà e il rimorso, la sensualità e la pietà (cf. Voluttà e rimorso, Una serva, La contessa Matilde), e in modi spesso audacemente realistici. Nel secondo periodo della sua vita prevale l'ispirazione religiosa, per cui la fantasia del poeta spazia per tutto il creato, dall'umile fiore agli astri luminosi, dall'insetto alle creature angeliche, e dappertutto trova corrispondenza e armonie, le quali si fondono nell'armonia suprema che è Dio (cf. I mondi, Gli spiriti, Le altezze, Pe' morti, ecc.). Nuova nei temi, ricca di pensieri profondi e di immagini delicate, o grandiose e potenti, la lirica del T. è però spesso frammentaria.

Anche nella prosa, più che narratore e logico, il T. è lirico e artista; il romanzo Fede e bellezza ha in gran parte carattere autobiografico, e più che per la costruzione di personaggi e per il movimento del racconto, vale per le parentesi lirico-descrittive, specie per le impressioni di natura, fissate con un linguaggio sensibilissimo, raffinatemente coloristico e musicale. Esso è notevole anche per nuove e delicate analisi psicologiche, mentre dal punto di vista morale, malgrado l'intenzione dell'a. di rappresentare l'espiazione del peccato attraverso la fede e il dolore, l'intonazione generale è piuttosto incerta.

Il T. ha compiuto anche numerose bellissime traduzioni (cf. in particolare quelle dei Canti popolari illirici e greci e quelle dei Salmi e del Vangelo).

Bibl.: opere non esiste un'ediz. completa criticamente sicura. Per le opere di carattere letterario e filosofico, la Nota bibl. aggiunta a: M. Puppo, T. Brescia 1950. Per le altre cf. la bibl. di U. Valente in Arch. stor. per la Dalmazia, 1939-40 (peraltro spesso lacunosa ed erronea). Oltre quelle citate sono importanti: Diario intimo (ed. a cura di R. Ciampini, Torino 1938) e Memorie poetiche (ed. con giunte biografiche a cura di G. Salvadori, Firenze 1917). Pagine notevoli anche in Bellezza e civiltà, Firenze 1888. Di particolare interesse spirituale e artistico il Ritratto di A. Rosmini (ed. a cura di C. Curto, Torino 1929). Importanti e spesso bellissime le lettere: V. specialmente, Carteggio ind., con G. Capponi a cura di J. Del Lungo e P. Prunas, Bologna 1911-23. Non mancano buone anedote. Moderne. - Studi: per la vita cf. R. Ciampini, Vita di N. T., Firenze 1945. Sul pensiero e sull'arte in generale: F. De Sanctis, La scuola liberale, lez. XIV (Op. complete, IV, Napoli 1933); P. Prunas, La critica, l'arte e l'idea sociale di N. T., Firenze 1901; M. Lazzari, L'animo e l'ingegno di N. T., Milano-Roma 1911; B. Croce, N. T., in La lettera della nuova Italia, I, Bari 1914; M. Apollonio, Fondazione della cultura ital. moderna, I, Firenze 1948, cap. VIII. Sull'estetica, la critica, la filosofia; G. A. Borgese, Stor. della critica roman. in Italia, Milano 1949 (1a ed., Napoli 1905), cap. IX e XII; F. Montanari, L'estetica e la critica di N. T., in Giorn. stor. della lett. ital., 98 (1931), pp. 1-72; A. Duro, Linguistica e poetica del T., Pisa-Roma 1942; A. Bonfatti, La dottrina dell'arte in N. T., Roma 1950. Sulla poesia: C. De Lollis, Un pensiero della forma; N. T., in Saggi sulla forma poetica ital. dell'Ottocento, Bari 1929, pp. 79-89; A. Vesin, N. T. poeta, Bologna 1914. Sulla prosa: M. Puppo, T. prosatore, Roma 1948. Per indicazioni più particolari, cf. la nota bibl. di M. Puppo citata. Mario Puppo.