TOMMASEO, NICCOLÒ. - Scrittore e uomo politico, n. a Sebenico il 9 ott. 1802, m. a Firenze il 1° maggio 1874. Compiuti i primi studi nel seminario di Spalato, passò nel 1817 a Padova per gli studi giuridici, vi conobbe il Rosmini, al quale lo legò poi sempre una intima, ma combattuta amicizia, e ampliò la sua cultura con lo studio dei maggiori filosofi e scrittori moderni italiani e stranieri.
Fra il '19 e il '24 soggiornò ora a Padova ora a Rovereto in casa del Rosmini, per brevi periodi a Sebenico e Venezia. Il suo temperamento irrequieto, orgoglioso, scontroso, polemico gli rendeva difficile rimanere a lungo in un posto e nel '24 aspre polemiche letterarie lo spinsero a trasferirsi a Milano, dove conobbe il Manzoni e partecipò alla polemica fra romantici e classicisti (v. ROMANTICISMO), scrivendo in favore delle tesi romantiche l'opuscolo Il Perticari confutato da Dante (1825) e vari articoli. Nell'ott. del '27 passò a Firenze per invito di G.

(fot. Alinari)
Ricco di virtù e di vizi, e più di ingegno, il T. è una delle personalità più complesse dell'Ottocento. Tra le sue note fondamentali è la fede religiosa, vissuta con intensità e intransigenza, anche se talvolta con accenti troppo personali e con sfumature pericolose (dei suoi libri, gli Studi filosofici e Roma e il mondo furono posti all'Indice, decr. 13 sett., 20 apr. 1842). La sua intransigenza e il suo ardore inducono il T. a giudizi talora unilaterali e ingiusti, sia nel campo morale e politico che in quello letterario. Ma l'abitudine di tutto considerare alla luce della fede, di vivere continuamente in un'atmosfera religiosa comunica a tutti i particolari della sua vita un significato e una profondità che ne fanno gli elementi di una eccezionale esperienza spirituale. Con essa si connette l'abitudine all'indagine introspettiva e una singolare conoscenza della psicologia del peccato, insieme con una originale intuizione della vita universale e dei rapporti fra il mondo fisico e quello morale: intuizione affine a quella dei romantici tedeschi e dei simbolisti. Da questa vita interiore, ricca anche se disarmonica, il pensiero e l'arte del T. traggono novità e intensità di accenti.
Più che compiute costruzioni logiche si trovano nel T., lampi, sprazzi, presentimenti. Notevoli sono soprattutto molte riflessioni di carattere estetico e linguistico, spesso di sapore assai moderno. Nella lingua il T. vede la forma dell'uomo interiore e nella sua storia la storia dello spirito umano. A questi principi è informata tutta la sua attività filologica, che per vastità e complessità, conoscenza della lingua, acume e sensibilità nell'interpretarla non ha pari nel nostro Ottocento (oltre il Dizionario della lingua italiana, di grande importanza è il Dizionario dei sinonimi). All'attività filologica si collega quella critica che, seppure non sostenuta da un metodo unitario, ha le sue manifestazioni più originali e felici nelle notazioni di carattere stilistico. Sono da ricordare anche i numerosi scritti di ispirazione morale ed educa-
tiva, come quelli raccolti in Dell'educazione (Lugano 1836).
Come poeta il T. è fra i più originali dell'Ottocento. In molte delle sue rime trasferì le proprie esperienze personali, specialmente amorose, rappresentando di preferenza stati d'animo incerti fra l'amicizia e l'amore, la voluttà e il rimorso, la sensualità e la pietà (cf. Voluttà e rimorso, Una serva, La contessa Matilde), e in modi spesso audacemente realistici. Nel secondo periodo della sua vita prevale l'ispirazione religiosa, per cui la fantasia del poeta spazia per tutto il creato, dall'umile fiore agli astri luminosi, dall'insetto alle creature angeliche, e dappertutto trova corrispondenze e armonie, le quali si fondono nell'armonia suprema che è Dio (cf. I mondi, Gli spiriti, Le altezze, Pe' morti, ecc.). Nuova nei temi, ricca di pensieri profondi e di immagini delicate, o grandiose e potenti, la lirica del T. è però spesso frammentaria.
Anche nella prosa, più che narratore e logico, il T. è lirico e artista; il romanzo Fede e bellezza ha in gran parte carattere autobiografico, e più che per la costruzione di personaggi e per il movimento del racconto, vale per le parentesi lirico-descrittive, specie per le impressioni di natura, fissate con un linguaggio sensibilissimo, raffinatamente coloristico e musicale. Esso è notevole anche per nuove e delicate analisi psicologiche, mentre dal punto di vista morale, malgrado l'intenzione dell'a. di rappresentare l'espiazione del peccato attraverso la fede e il dolore, l'intonazione generale è piuttosto incerta.
Il T. ha compiuto anche numerose bellissime traduzioni (cf. in particolare quelle dei Canti popolari illirici e greci e quelle dei Salmi e del Vangelo).