TOZZI, FEDERICO. - Scrittore, n. a Siena il 1° genn. 1883, m. a Roma il 21 marzo 1920. Si trasferì dalla città natale dopo complesse e dolorose esperienze adombrate nella sua opera narrativa. Ebbe i primi riconoscimenti come scrittore, in specie da G. A. Borghese, negli ultimi anni dell'esistenza.
Non è facile neppure oggi dare un giudizio esauriente del T., soprattutto per la difficoltà di cogliere in lui il rapporto tra il momento diaristico memoriale e l'aspetto tendenzialmente narrativo. È un'opera, la sua, che può collocarsi cronologicamente tra la letteratura vociana, a largo respiro anche nelle prose di memoria, e le esperienze di un'altra rivista, La Ronda; ma da entrambe il T. si distacca con il suo risentito viuppo di contenuti psicologici e morali, espressione, sovente, di una drammatica spiritualità religiosa, e per la facoltà di trasporti su un piano di accentuata mitificazione dei caratteri. Da ricordare, nella sua produzione, l'epistolario sentimentale giovanile uscito postumo col titolo di Novale, le prose di Bestie (1917), i racconti di Giovani e Ricordi di un impiegato (1920), e i romanzi Con gli occhi chiusi, Il podere, Tre croci, quest'ultimo postumo (1920).