TRISSINO, GIAN GIORGIO. - Letterato, n. a. Vicenza l'8 luglio 1478, m. a Roma l'8 dic. 1550. Alternando gli studi con le cure del cortegiano, trascorse la vita tra corti e cenacoli letterari: a Milano (ove nel 1506 studiava greco nella scuola di Demetrio Calcondila), a Ferrara, a Firenze, a Venezia, a Padova e da ultimo, nel'45, nell'isoletta di Murano, corteggiato colà dai dotti di Venezia.
Precursore dell'aristotelismo letterario, il T. volle nobilitare il volgare con le forme della poesia greca. Roma, ove imperavano ciceroniani e virgiliani, scrisse nel 1515 la Sofonisba, pedestre imitazione della tragedia greca, di cui non senti lo spirito: storicamente importante, a ogni modo, per essere il primo esempio, in Europa, di tragedia «regolare». Con lo stesso intento di poeta erudito, si diede a imitare l'Iliaide in un poema eroico «regolare», L'Italia liberata dai Goti, in versi sciolti monotoni e slombati, che uscì nel 1547-48, dopo vent'anni di stentato lavoro. Nel 1529 aveva pubblicato le prime tre parti della Poetica, di carattere strettamente grammaticale; la parte 4a, come la 5a e la 6a, pubblicato postume nel 1563, risentono delle questioni aristoteliche allora dibattute. In fatto di lingua, il T. vagheggiava con Dante, di cui primo pubblico nel 1529, infedelmente tradotto, il De vulgari eloquentia, un volgare illustre: voleva elenizzare la lingua italiana anche con l'introduzione di nuove lettere dell'alfabeto.
«TRISTES ERANT APOSTOLI.» - Inno dei Vespri e del Mattutino del Comune degli Apostoli nel tempo pasquale, proviene dall'antica tradizione benedettina e si conserva in innari d'origine irlandese. I codici più antichi sono del sec. IX.
È una narrazione fedele degli avvenimenti susseguiti alla morte di Cristo e riportati dagli Evangelisti, lo sconforto degli Apostoli, il loro smarrimento, il messaggio delle pie donne, il viaggio in Galilea, l'apparizione di Cristo.