TORTI, GIOVANNI. - Poeta, n. a Milano il 24 giugno 1774, m. a Genova il 15 febbr. 1852.
Fu allievo dei Parini, ebbe alcune cariche nell'amministrazione di Milano. Dopo il '48 - è suo l'Inno alle Cinque Giornate - essendo ritornati gli Austriaci a Milano, riparò a Genova, ove fu presidente del Consiglio di amministrazione dell'Università.
Nel 1808 scrisse l'Epistola sui Sepolcri: un confronto tra il carme del Foscolo con quello del Pindemonte. Con le terzine Sulla Passione di Cristo (1816) e con i quattro Sermoni sulla poesia (1818) è in atto la sua adesione al Romanticismo. Scrisse anche un poemetto: La Torre di Capua (1829), e nel '36 Scetticismo e religione.
Il Manzoni, in una lettera al D'Azeglio e nei Promessi Sposi, loda i suoi versi. Le tre epistole: Un'abiura in Roma nel secondo anno del pontificato di Pio IX, che contrappongono tacitamente il Pio IX riformatore al Papa più cauto e conservatore degli ultimi anni, sono all'Indice (decr. 20 apr. 1852) anche per lo spirito anticlericale che le anima, per cui « un sensato ed onesto eterodosso » rimpiange la purezza del cielo di fronte alla corruzione della Chiesa.
BBL.: Poesie complete di G. T., a cura di G. B. Ceresato, Genova 1853; E. Bellorini, G. T., Napoli 1907; G. Mazzoni, L'Ottocento, Milano s. a., V. indice. Maria L. Armao