UBERTI, Fazio degli. - Poeta, discendente da nobile famiglia ghibellina di Firenze, n. a Pisa nel primo decennio del sec. XIV, m. dopo il 1368.
Fu ospite alla corte degli Scaligeri a Venezia e dei Visconti a Milano. Scrisse un Canzoniere, di cui alcune liriche sono a sfondo gentile e amoroso, ispirate da schietto e delicato sentimento, altre di indole politica rivolte agli imperatori di Germania, che trascuravano la loro missione imperiale in Italia. Da notare, tra i sonetti, quelli sui sette peccati mortali e due laudi dedicate alla Vergine: l'una sotto forma di preghiera, la seconda col titolo: Le allegrezze di Maria. Diverse poesie sono di dubbia autenticità. Ma l'opera da cui l'U. si riprometteva gran fama è il Dittamondo (Dicta mundi), poema allegorico in 6 ll. p. relativo interrotto mentre l'U. iniziava il riassunto della S. Scrittura. Il poeta immagina che il geografo Solino, di cui compendia largamente la dottrina, gli faccia da guida nelle sue peregrinazioni attraverso i vari paesi d'Europa e d'Africa. Il Dittamondo è opera di carattere geografico e cosmografico e accoglie fonti antiche come leggende di carattere medievale; né mancano spunti polemici secondo la tradizione del tempo. Così vi si trovano accenni contro l'avidità del clero (I. II, cap. 2), la cattività avignonese (I. IV, cap. 22) e all'imperatore Carlo IV di Boemia per esortarlo a liberare il sepolcro di Cristo (I. VI, cap. 5).