TIPICO, SENSO

TIPICO, SENSO. - BIBLICA (v.) che, al di là del senso letterale, esprime una realtà (persona, evento, istituzione) significato da un'altra realtà che ne è l'immagine (τύπος). Il s. t., denominato anche «spirituale» o «reale», si ha quando una persona o cosa (istituzione, azione, avvenimento) del Vecchio Testamento, espressa dalla parola (littera), nell'intenzione di Dio, primario autore delle S. Scritture, è ordinata a significare una verità più sublime nel Nuovo Testamento, qualche cosa di più alto e di venturo nell'ordine della salvezza. Così Adamo è tipo di Cristo (Rom. 5, 14), il diluvio tipo del Battesimo (I Pt. 3, 21).

Il nome è strettamente biblico: «tipo» (Rom. 5, 14; I Cor. 10, 6), τυπικός «tipicamente» (I Cor. 10, 11); vi corrisponde l'antitipo (ἀντίτυπος; I Pt. 3, 21: il Battesimo è l'antitipo del diluvio che è la realtà significata dal tipo). Mentre s. t. è l'espressione tecnica e classica, vi sono anche termini simili, i quali però sono da usarsi con grande cautela, perché possono dar luogo ad equivoci: «parabola» (Hebr. 9, 9), «allegoria» (Gal. 4, 24), «spirituale» (I Cor. 10, 3 sg.).

dei fedeli; anagogico o escatologico, che «conduce in alto» avendo per oggetto la vita futura. Esempio classico per questo triplice s. t. ed insieme per quello letterale è la città di Gerusalemme. Nel medioevo era diffusissimo Agostino di Dacia (v.) sul quadruplo senso delle S. Scritture: «Littera gesta docet; quid credas allegoria - Moralis quid agas; quo tendas anagogia» (cf. H. de Lubac, Sur un vieux distique, in Mélanges offerts au r. p. Ferdinand Cavallera, Tolosa 1948, pp. 347-66). Si distinguono ancora tipi personali (p. es., Adamo, Melchisedech, David), reali (p. es., l'agnello pasquale, il serpente di bronzo), legali (p. es., il divieto di spezzare le ossa dell'agnello pasquale). Come il senso letterale, così anche il tipico può essere o proprio o improprio.

L'esistenza del s. t. è spesso affermata negli scritti del Nuovo Testamento. «Un tal senso ce lo mostra e ce lo insegna il Divin Salvatore medesimo nei santi Vangeli, lo professano nel parlare e nello scrivere gli Apostoli, seguendo l'esempio del Maestro, lo addita la costante tradizione della Chiesa, lo dichiara infine l'antichissimo uso della liturgia...» (Pio XII, Divino affl. Spiritu, AAS, 35 [1943], p. 339). Criterio unico per conoscere l'esistenza del s. t. è la Rivelazione nella sua duplice fonte, Scrittura e Tradizione (Padri, liturgia, archeologia cristiana). Hanno negato l'esistenza del s. t., nell'antichità i marcioniti, nel sec. XVI alcuni protestanti, oggi comunemente gli eseguiti «liberali».

L'estensione del s. t. fu male definita da due correnti estreme: i «figuristi» (J. Coccejus, C. Vitringa), seguendo le orme di Origene, vollero trovare tipi in tutto il Vecchio Testamento, fin nei minimi particolari; gli «antifiguristi» invece non ammiserono altri tipi se non quelli stabiliti esplicitamente dagli agiografi del Nuovo Testamento.

Il s. t. strettamente inteso è dimostrato dalle fonti della fede, cioè è rivelato in qualsiasi forma esplicita da Dio. Si può però avanzare di un passo e vedere inoltre un senso spirituale anche lì, dove questa Rivelazione è solo implicita. Ogni interpretazione di un fatto o persona del Vecchio Testamento, che presenti un'interna somiglianza con una verità della salvezza del Nuovo Testamento, secondo il principio di s. Paolo che nel Vecchio Testamento «tutto accadeva loro figuratamente» (τυπικώς) (I Cor. 10, 11), si potrebbe far valere come s. t. o spirituale, e quanto più questa somiglianza è grande, tanto più probabile è il senso spirituale. Senza dubbio, però, nello sfruttamento del s. t. largamente inteso, la dove non vi è per esso alcuna espressa testimonianza dogmatica, occorre molta misura (cf. A. Miller, Zur Typologie des Alten Testaments, in Antoniunum, 25 [1950], p. 431 sq.). «Questo senso spirituale, da Dio inteso e ordinato, lo scoprano dunque e lo espongano gli eseguiti cattolici con quella diligenza che richiede la dignità della divina parola; si guardano invece scrupolosamente dal presentare come genuino senso della S. Scrittura altri valori figurativi delle cose...» (Divino affl. Spiritu, loc. cit., p. 339).

Bibl.: G. M. Perrella, Introduzione generale alla S. Bibbia, Torino 1948, pp. 276-87; H. Höpfl-B. Gut, Introduzione generalis in S. Scripturam, 5ª ed., Napoli-Roma 1950, pp. 469-84; E. Amann, Type, in DTHC, 15 (1950), coll. 1935-45; H. de Lubac, «Typologie et «allégorisme», in Recherches de science religieuse, 34 (1947), pp. 180-226; id., «Sens spirituel», ibid., 36 (1949), pp. 542-76; J. Schildenberger, Vom Geheimnis des Gotteswortes, Heidelberg 1950, pp. 392-470; J. Daniélou, Sacramentum futurii, Études sur les origines de la typologie biblique, Parigi 1950.

Adalberto Metzinger