TIPICO, SENSO. - sensi biblici (v.) che, al di là del senso letterale, esprime una realtà (persona, evento, istituzione) significato da un'altra realtà che ne è l'immagine (τύπος). Il s. t., denominato anche « spirituale » o « reale », si ha quando una persona o cosa (istituzione, azione, avvenimento) del Vecchio Testamento, espressa dalla parola (litterà), nell'intenzione di Dio, primario autore delle S. Scritture, è ordinata a significare una verità più sublime nel Nuovo Testamento, qualche cosa di più alto e di venturo nell'ordine della salvezza. Così Adamo è tipo di Cristo (Rom. 5, 14), il diluvio tipo del Battesimo (I Pt. 3, 21).
Il nome è strettamente biblico: « tipo » (Rom. 5, 14; I Cor. 10, 6), τυπικῶς « tipicamente » (I Cor. 10, 11); vi corrisponde l'antitipo (ἀντίτυπος; I Pt. 3, 21: il Battesimo è l'antitipo del diluvio che è la realtà significata dal tipo). Mentre s. t. è l'espressione tecnica e classica, vi sono anche termini simili, i quali però sono da usarsi con grande cautela, perché possono dar luogo ad equivoci: « parabola » (Hebr. 9, 9), « allegoria » (Gal. 4, 24), « spirituale » (I Cor. 10, 3 sg.).
Nell'encicl. Humani generis (12 ag. 1950) Pio XII parla, su questo punto, in modo prevalentemente apologetico, prendendo di mira sistemi che non di rado introducono nella S. Scrittura strane fantasie; perciò non usa il termine tecnico s. t., ma quello di senso « spirituale ». Similmente la Instructio della Pont. Commissione biblica del 13 maggio 1950: « Spiritualem quoque verborum significationem, dummodo eam a Deo intendi secundum sapientissimas normas a Summis Pontificibus identidem statutas rite constet, debito modo explicare curet...» (AAS, 42 [1950], p. 501).
Si suole distinguere una triplice specie di s. t.: dogmatico o allegorico, il quale prefigura ed illustra la storia della Redenzione e del regno di Dio in terra (Cristo e Chiesa); morale o tropologico, che ha per oggetto i costumi
dei fedeli; anagogico o escatologico, che « conduce in alto » avendo per oggetto la vita futura. Esempio classico per questo triplice s. t. ed insieme per quello letterale è la città di Gerusalemme. Nel medioevo era diffusissimo Agostino di Dacia (v.) sul quadruplo senso delle S. Scritture: « Littera gesta docet; quid credas allegoria - Moralis quid agas; quo tendas anagogia » (cf. H. de Lubac, Sur un vieux distique, in Mélanges offerts au r. p. Ferdinand Cavallera, Tolosa 1948, pp. 347-66). Si suddistinguono ancora tipi personali (p. es., Adamo, Melchisedech, David), reali (p. es., l'agnello pasquale, il serpente di bronzo), legali (p. es., il divieto di spezzare le ossa dell'agnello pasquale). Come il senso letterale, così anche il tipico può essere o proprio o improprio.
L'esistenza del s. t. è spesso affermata negli scritti del Nuovo Testamento. « Un tal senso ce lo mostra e ce lo insegna il Divin Salvatore medesimo nei santi Vangeli, lo professano nel parlare e nello scrivere gli Apostoli, seguendo l'esempio del Maestro, lo addita la costante tradizione della Chiesa, lo dichiara infine l'antichissimo uso della liturgia... » (Pio XII, Divino affl. Spiritu, AAS, 35 [1943], p. 339). Criterio unico per conoscere l'esistenza del s. t. è la Rivelazione nella sua duplice fonte, Scrittura e Tradizione (Padri, liturgia, archeologia cristiana). Hanno negato l'esistenza del s. t., nell'antichità i marcioniti, nel sec. XVI alcuni protestanti, oggi comunemente gli esegeti « liberali ».
L'estensione del s. t. fu male definita da due correnti estreme: i « figuristi » (J. Coccejus, C. Vitringa), seguendo le orme di Origene, vollero trovare tipi in tutto il Vecchio Testamento, fin nei minimi particolari; gli « antifiguristi » invece non ammisero altri tipi se non quelli stabiliti esplicitamente dagli agiografi del Nuovo Testamento.
Il s. t. strettamente inteso è dimostrato dalle fonti della fede, cioè è rivelato in qualsiasi forma esplicita da Dio. Si può però avanzare di un passo e vedere inoltre un senso spirituale anche là, dove questa Rivelazione è solo implicita. Ogni interpretazione di un fatto o persona del Vecchio Testamento, che presenti un'interna somiglianza con una verità della salvezza del Nuovo Testamento, secondo il principio di s. Paolo che nel Vecchio Testamento « tutto accadeva loro figuratamente (rumorile) » (I Cor. 10, 11), si potrebbe far valere come s. t. o spirituale, e quanto più questa somiglianza è grande, tanto più probabile è il senso spirituale. Senza dubbio, però, nello sfruttamento del s. t. largamente inteso, là dove non vi è per esso alcuna espressa testimonianza dogmatica, occorre molta misura (cf. A. Miller, Zur Typologie des Alten Testamentes, in Antonianum, 25 [1950], p. 431 sg.).
« Questo senso spirituale, da Dio inteso e ordinato, lo scoprano dunque e lo espongano gli esegeti cattolici con quella diligenza che richiede la dignità della divina parola; si guardino invece scrupolosamente dal presentare come genuino senso della S. Scrittura altri valori figurativi delle cose... » (Divino affl. Spiritu, loc. cit., p. 339).