TOBIADI. - Potente famiglia dell'Ammantide (v. AMMONITI). Di essa si hanno numerosi documenti per i secc. III-II a. C., ma con ogni probabilità la sua esistenza risale già al sec. v, quando un potente Tobia, ammonita, ostacola in ogni modo l'opera di ricostruzione di Neemia in Gerusalemme (Nch. 3, 19; 4, 3-7 sgg.; 6, 1 sgg.; 13, 4-9).
Dai famosi papiri di Zenone (cf. C. C. Edgar, Zenon papyri, Cairo 1925, nn. 59003, 59005, 59075, 59076; V, ivi
1940, n. 59802) risulta che nel sec. III a. C. un personaggio omonimo, che tutto fa supporre successore del primo, occupa un posto di primo ordine in Palestina. Tratta confidenzialmente con Tolomeo II Filadelfo, nel cui nome, ma con una certa libertà per iniziative individuali, comandava la cavalleria di frontiera ed esercitava un effettivo controllo sulla Palestina, dandosi anche ad una lucrosa attività commerciale. Il suo contro era la celebre Birtà (« Fortezza » in aramaico), identificata dagli scavi in 'Aràq el-Emir in Transgordania ad est di Gerico, ove si sono trovate le basi del castello ed anche una duplice iscrizione in lettere aramaiche del semplice nome Tobia (Tōbīyāh = « Buono è Jahweh »). La Birtà fu descritta già da Flavio Giuseppe (Antiq. Ind., XII, 230 sgg.), che l'attribuisce al t. Ircano. Con ogni probabilità si trattò solo di un restauro, giacché la fortezza esisteva già ai tempi di Tobia, nonno di costui.
Di Ircano, figlio di Giuseppe, intorno al quale narra molte cose, non sempre attendibili, lo storico ebreo (Antiq. Ind., XII, 160 sgg.), si parla anche nei libri dei Maccabei. In intima relazione con la classe sacerdotale di Gerusalemme (Il Mach. 3, 11; 4, 26; 5, 7), dopo il passaggio della Palestina dalla dipendenza dei Lagidi a quella dei Seleucidi, rimase fedele agli Egizi, mentre i suoi fratellastri aderirono ai nuovi padroni. Costoro tentarono di mantenere la supremazia in Gerusalemme, arrogandosi il compito di intermediari fra la corte di Antiochia ed i nuovi sudditi. Nell'incertezza politica dopo la battaglia di Magnesia, la loro posizione divenne critica. Per iniziativa di Ircano, essi vennero scacciati dal sommo sacerdote Onia (Flavio Giuseppe, Bell. Ind., I, 31), ma il trionfo del loro nemico fu effimero. Con ogni probabilità Antioco IV, che nella sua politica accortratrice non tollerava signorotti indipendenti né inutili intermediari fra lui ed i suoi sudditi, sconfisse in quel tempo Ircano (Flavio Giuseppe, Antiq. Ind., XII, 236), che figurava come ultimo dei T.