TOLOMEI. - Nove re (della dinastia dei «Lagidi») dell'Egitto ellenistico, dal 305 al 51 a. C., portarono il nome di Iltolemaicos; vi allude Dan. 11, 4-29, riferendosi ai primi sei T. Alcune loro imprese sono accennate in I e II Maccabei.
T. I SOTERE, figlio di Lago (che diede il nome alla dinastia), nobile macedone fu compagno di Alessandro Magno alla sua spedizione in Oriente; alla morte del conquistatore (323) ottenne la satrapia e poi (305) il trono d'Egitto; Dan. 11, 5, dopo aver alluso ad Alessandro, accenna a T. I con il nome di «re del mezzodì»; aggiunge che uno dei principi sarebbe stato più potente di lui e così allude ai rapporti fra T. Seleucidi (v.) in relazione al dominio della Palestina, costante poco della discordia fra le due dinastie, che passò più volte dall'una all'altra con alterne vicende. Già nel 312 aveva conquistato con Seleuco Nicator la Palestina, vincendo a Gaza Demetrio, figlio di Antigono; ma nel 311 dovette ritirarsi; e solo la rioccupò nel 301 dopo la battaglia di Ipso.
T. II FILADELFO, n. da T. I e da Berenice nel 309-308 a Coo, successe al padre nel 285; sposò prima la sorella Arsinoe I e poi la sorella Arsinoe II; diede soprattutto incremento alle arti e alla letteratura, mentre i suoi generali procedevano a rafforzare il suo potere nel Mediterraneo. Dan. 11, 6 accenna al connubio fra Berenice, figlia di T. II, e Antioco II di Siria; fu dote la Celesiria, ma dopo la morte del Filadelfo Berenice fu ripudiata dal marito e fatta morire da Laodice I, prima moglie di Antioco, che egli aveva ripreso con sé.
T. III EVERGERE I, figlio del Filadelfo e di Arsinoe I, salì al trono nel 146 e subito intraprese una spedizione contro il re di Siria per liberare la sorella Berenice, allora ancora vivente; morta la prigioniera, la spedizione fu condotta fino al suo compimento e il re d'Egitto sconfisse il rivale, ma agitazioni interne lo costrinsero a ritirarsi, abbandonando un'altra volta ai Seleucidi la Celesiria; ne fa cenno Dan. 11, 7-9.
Alla sua morte nel 221 gli successe il figlio T. IV FILOPATORE, che riprese la guerra contro la Siria; vincendo a Rafa nel 217 il re avversario, ristabilì per qualche tempo l'equilibrio delle forze contrastanti (cf. Dan. 11, 10-12).
Segui nel 205-204 T. V EPIFANE, allora cinquenne; quando questi poi nel 193-192 sposò Cleopatra, figlia di Antioco, ricevette come dote della moglie la Celesiria (cf. Dan. 11, 13-20; I Mach. 10, 51-58).
Nel 181 gli successe il figlio T. VI FILOMETORE, giovanissimo, sotto la tutela della madre; morta la madre, dell'occasione approfittò Antioco IV (v.) di Siria per iniziare una nuova guerra contro l'Egitto nel 169, riprendendo la Celesiria e avanzando fino ad Alessandria; intervenero i Romani, ma la Celesiria rimase ai Seleucidi (cf. Dan. 11, 21-45; II Mach. 4, 21).
Allora gli Alessandrini posero sul trono il fratello di T. VI con il nome di T. VII EVERGERE II (NEOTERO).
detto poi per la sua pinguedine Fiscone (φύσχων « panciuto ») ma Antioco IV, fattosi allora sostenitore di T. VI, invase l'Egitto; ritiratosi il re di Siria, i due fratelli si accordarono e quando Antioco IV nel 168 ritornò in Egitto fu fermato dai Romani. Nuova discordia allora tra i due fratelli T., con varie vicende, che tra l'altro portarono T. VII a fare un testamento a favore dei Romani; di codesto testamento recentemente è venuta alla luce a Cirene una copia in una iscrizione superstite. Morto Antioco IV (164), alla successione sul trono di Siria del bambino Antioco V, sostenuto dai Romani, si oppose Demetrio, figlio di Seleuco IV, che usurpò il trono nel 161-160; allora Bala (v.), che trovò aiuti in Egitto presso T. VI e presso gli Ebrei (Ionathan). A questo punto interviene il racconto di I Mach. II, 1-10: Alessandro Bala, avendo vinto ed ucciso Demetrio, riuscì a combinarne il matrimonio con una Cleopatra, figlia di T. VI; ma poi, essendosi T. VI accorato con Demetrio II Nicanore, figlio del Demetrio precedentemente ucciso, ed essendosi opposto a Bala, la giovane sposa fu tolta a Bala e data a Demetrio II; in seguito T. entrò ad Antiochia e sconfisse Bala, che fu ucciso poi da un arabo (I Mach. II, 17). T. VI fu ucciso a sua volta e Demetrio II riprese il regno.
Il racconto biblico non si interessa più oltre delle vicende dei T., dei quali basta qui ricordare che nel 145, alla morte di T. VI, il fratello T. VII sposò la vedova Cleopatra II, poi le preferì Cleopatra III, figlia di T. VI; ma Cleopatra II lo fece cacciare da Alessandria nel 130; nel 127 però riprese il trono e morì nel 116. Seguono: T. VIII SOTERE detto LATTRO, figlio di T. VII e di Cleopatra III, che ebbe la vita difficile ad opera di Cleopatra II e del più giovane dei suoi figli Tolomeo Alessandro; morto T. VIII (80), T. IX detto NEOFILOPATORE, FILADELFO, AULETTE, figlio illegittimo del precedente, che nel 59 fu costretto dagli Alessandrini a rifugiarsi a Roma, mentre restava sul trono la figlia Berenice, che sposò l'avventuriero Archelai; nel 55 pertanto i Romani ricondussero l'Aulete con un esercito in Egitto e vi posero una loro guarnigione. Morto nel 51 l'Aulete, salì al trono Cleopatra VII, che nel supremo conflitto con Roma, complice Antonio, diede ai Romani il pretesto di conquistare l'Egitto.