sfera celeste, servendosi quindi soltanto della latitudine e della longitudine: egli però immaginava che l'ecumene si estendesse dalle Canarie alla Cina per 225°, estensione oltremodo esagerata, e la sua carta, costruita in base ad una rete di paralleli e di meridiani retti, secondo una proiezione cilindrica equidistante e non tenendo conto del ravvicinamento dei meridiani verso il polo, presentava massime deformazioni nelle zone periferiche. T. intese ridurre gli errori di Marino di Tiro, ma se rimase essenzialmente legato al sistema del suo predecessore tanto nell'Almagesto, quanto nella Μαθηματική συνταξίες τετράβιβλος, complemento del precedente, e nelle opere astronomiche minori, dimostrò invece concezioni originali nel campo più propriamente geografico e particolarmente in quello cartografico compilando la Γεωγραφική ὀργήγησις. Egli ridusse l'estensione dell'ecumene a 180°, avvicinandosi a quella reale di 125°; accolse la proiezione cilindrica solo per rappresentare piccole porzioni della superficie terrestre (carte corografiche); propose una proiezione conica semplice nella quale i meridiani sono linee rette ravvicinantes ai poli e i paralleli archi di cerchio concentrici, e su queste basi costruì o almeno offrì le basi per la costruzione di una carta generale del mondo conosciuto comprendente tutto il territorio da N. a S. tra Thule e Agisymba, e da E. a O. dalle Isole Canarie (Fortunae) e Sera Metropolis, capitale del paese dei Seri (Cina). Si discute infatti tra gli studiosi se le 27 carte (una generale e le altre regionali) inserite nei manoscritti medievali della sua opera (fondamentale fra tutti l'Urbinate greco 82, nella Biblioteca apostolica Vaticana, del sec. XII) risalgono direttamente a T., sia pure con inevitabili deformazioni nello sviluppo della tradizione, o siano state invece costruite posteriormente sul testo di T., il quale, per giunta, consistendo essenzialmente in un lungo elenco di località con la rispettiva latitudine e longitudine, era particolarmente soggetto a corruttelle.
Il valore (errato) nella misurazione della massima circonferenza terrestre, in 180.000 stadi (ca. 32.000 km.), notevolmente inferiore al vero, di 40.070 km.), influì, perpetuandosi nel medioevo, anche sui calcoli di Cristoforo Colombo e sulla scoperta del Nuovo Mondo. Ripercusso sulla cartografia posteriore, soprattutto araba, ebbero altri errori di T. come l'esagerato stiramento in senso E.-O. del Mare Mediterraneo, l'orientamento della penisola italiana e l'aver chiuso l'Oceano Indiano a S. di Zanzibar, dove la costa affranca vien fatta volgere decisamente ad E.
Mentre l'opera astronomica di T., diffusa soprattutto attraverso gli Arabi, restò alla base di tutta la cosmografia e la filosofia scolastica medievale, l'opera geografica ebbe poca fortuna, soprattutto in Occidente, dove solo nel sec. XV una prima traduzione latina del 1409 segnò il principio di una nuova epoca nella storia della cartografia.
T. scrisse anche di cronologia, di meccanica, di ottica, di musica, ecc.