Enciclopedia Cattolica vol. XII, 1954 Archeologia cristiana Argomenti vari

TRANSETTO

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TRANSETTO. - I. ARCHEOLOGIA. - S'intende per t. quell'organismo architettonico posto trasversalmente tra le navate che si sviluppano in senso longitudinale e la parte terminale della chiesa. Etimologicamente il termine (da transepta) significa al di là della chiusura che in origine divideva le navate dal coro.

L'origine del t. è oggetto di disputa tra gli studiosi, i quali peraltro, salvo poche eccezioni, si sono limitati ad inquadrarlo nel più complesso problema della basilica precristiana. Fino a qualche tempo fa, due teorie del tutto discordanti e ciascuna con differenze anche sostanziali dominavano il campo: la prima propugnava la derivazione del t. da particolari organismi architettonici di edifici romani (Dehio, Krauss, Glück, ecc.); l'altra negava ogni modello preesistente e attribuiva il merito agli artisti cristiani, ma chi per motivi simbolici (il Christ, ad es., per la pianta a croce), chi per esigenze liturgiche (Grisar e in un primo tempo il Wulff, Klauser, Schneider, ecc.) Recentemente G. P. Kirsch, insieme con il Giovannoni, avanzò una nuova teoria, secondo cui il t. è un elemento di eccezione nella basilica paleocristiana (in Oriente e nell'Occidente, come pure nell'Africa settentrionale, la presenza del t. è molto rara nelle chiese dal sec. IV al sec. VII); alla sua genesi hanno contribuito elementi e fattori vari da ricercarsi luogo per luogo, non esclusi gli inevitabili influenti tra regione e regione; accertate le origini, solo un esame comparativo di gruppi di monumenti, e tenendo presente l'apporto individuale dell'artista costruttore, può permettere di formulare un concetto generale suffragato da dati di fatto positivi.

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TRANSETTO. - T. della cattedrale di Tournai (2ª metà del sec. [XII]). L'interno della navata principale è riprodotto alla v. TOURNAI.(da E. De Maroun, Histoire de l'Église en Belgique, III, Bruxelles 1943, inv. III)

L'inserimento del t. nello sviluppo delle navate creò nuovi problemi di statica nelle membrature della crociera e nuovi schemi costruttivi. Gli architetti infatti preferirono talvolta limitare il t. entro i limiti dei muri delle navatelle, talaltra spingerlo in fuori, creando così quella tipica croce latina che sarà una caratteristica delle chiese romane. Una forma speciale di nave trasversa si ha invece negli edifici a pianta centrale, in quelli a croce greca e in altri di forme varie, ma meno frequenti, sparsi in Oriente e in Occidente.

Il t. fu in vario modo diviso dalle navate. Anzitutto un organismo essenziale scaturì da esigenze statiche: l'arco trionfale, che ebbe funzione di sostegno all'incrocio della nave mediana con la trasversa. Quindi nell'ampio vuoto sottostante si collocarono transenne marmoree di divisione ovvero alte colonne chiuse da cancelli (pergula) e presso i Greci munite di cortine e ornate d'immagini (iconostasis). Nel t. si elevava - e si eleva ancor oggi nelle grandi basiliche - l'altare, con o senza ciborio o tegurio ornato di tende, che spesso custodisce reliquie di martiri e serve per la celebrazione delle solenni funzioni liturgiche della Chiesa.

TRANSETTO. - T. della basilica di S. Paolo con muro e colonne divisorie di Innocenzo II (1130-43). Disegno di O. Panvinio tra il 1551 e il 1558 - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. lat. 6781, f. 418v.
TRANSETTO. - T. della basilica di S. Paolo con muro e colonne divisorie di Innocenzo II (1130-43). Disegno di O. Panvinio tra il 1551 e il 1558 - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. lat. 6781, f. 418v.(fot. Enc. Catt.)
Bibliografia7 opere
BIBL.: v. BASILICA; ivi anche la citaz. relativa agli aut. cit. nel testo: G. Giovannoni, Nuovi contrib. alla genesi della basil. crist., in Atti della Pont. acc. rom. di arch., 15 (1921), p. 117; H. Glück, Die Herkunft des Querschiffes in der röm. Basilika und der Trihonchos, in Festschr. zum 60. Geburtstag von P. Clemen, Düsseldorf 1926, pp. 200-207; G. P. Kirsch, Il t. nella basil. crist. antica, in Scritti in onore di B. Nogara raccolti in occasione del suo LXX anno, Roma 1937, pp. 205-24; E. H. Swift, Roman Sources of Christian Art, Nuova York 1951; F. Di Capua, Sacrar Pompeiani: Pompeiana, in Raccolta di studi per il secondo centenario degli scavi di Pompei, Napoli 1950, pp. 60-85; Ph. Verdier, Les transepti de nef, in Mélanges d'arch. et d'hist., 64 (1952), pp. 179-215.

Pasquale Testini

II. ARTE

Il t. riappare alla fine del sec. XI, probabilmente per influssi orientali, nel duomo di Pisa, dal quale venne poi imitato in altre chiese toscane coeve. Ma soltanto con il perfezionamento delle volte a crociera, che risolvono organicamente il problema della copertura all'incrocio con la navata principale, la nuova disposizione si afferma decisamente nelle chiese borgognone e renane, diffondendosi poi ovunque, così da segnare il passaggio dalla navata basilicale a quella a croce latina. Celebre il t. della cattedrale di Tournai (v.) della 2ª metà del sec. XII.

È caratteristico della seconda metà del Duecento il t. molto sporgente con cappelle assidate, risultandone una tipica iconografia a croce egizia di derivazione francese, di cui non mancano esempi in Italia (S. Croce di Firenze, SS. Giovanni e Paolo a Venezia, Annunciata dei Catalani a Messina, S. Maria di Fälleri presso Civita Castellana) e che continua nel secolo seguente (S. Maria Gloriosa dei Frari a Venezia), sopravvivendo ancora nel Quattrocento (S. Agostino e S. Maria del Popolo a Roma).

La persistenza della tradizione gotica si manifesta in questo secolo anche attraverso altre disposizioni complesse che frazionano le braccia del t. in una serie di absidiole e corpi sporgenti e rientranti (basilica di Loreto, Certosa e duomo di Pavia), finché l'unità di composizione rinascimentale riporterà le chiese alla semplice pianta a croce latina. Le braccia del t. divengono allora generalmente rettangolari; in S. Spirito di Firenze il Brunellesco prosegue nel t. la stessa suddivisione in campate della navata e delle navatelle, non solo per consentire uniformità nel sistema di copertura, ma anche per esprimere la coerenza costruttiva e l'unità spaziale di tutto l'organismo architettonico. Nel secolo seguente Palladio ritorna al transetto absidato per equilibrare armonicamente con la dilatazione trasversale dello spazio interno lo slancio ascensionale della cupola. Nelle chiese successive prevale però il modello del Gesù, dove un effetto analogo, sia pure con minore armonia, è ottenuto dalle braccia a pianta rettangolare contenute entro l'allineamento delle cappelle.

Bibliografia4 opere
BIBL.: G. Dehio-G. Bezold, Kirchliche Baukunst des Abendlandes, Stoccarda 1894; J. Dumer, Architektur der Renaissance in Italien, Berlino 1914; P. Toesca, Storia dell'arte italiana. Il Medio Evo, Torino 1927; C. Costantini, s.v. in Enc. Ital., XXXIV, pp. 167-68.

Mario Zocca

Informazioni sulla voce

Di Pasquale Testini, Mario Zocca

Fonte Pasquale Testini: firma a stampa; Mario Zocca: firma a stampa

Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. XII (1954), coll. 425–428.

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Testini, Pasquale, and Mario Zocca. “Transetto.” In Enciclopedia Cattolica, vol. XII, coll. 425–428. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1954. https://azioneromana.com/it/article/transetto.

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Testini, Pasquale, and Mario Zocca. “Transetto.” Enciclopedia Cattolica, vol. XII, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1954, coll. 425–428. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/transetto.

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