**TRANSETTO. -
I. Archeologica
S'intende per t. quell'organismo architettonico posto trasversalmente tra le navate che si sviluppano in senso longitudinale e la parte terminale della chiesa. Etimologicamente il termine (da *transpetta*) significa al di là d'ella chiusura che in origine divideva le navate dal coro.**L'origine del t. è oggetto di disputa tra gli studiosi, i quali peraltro, salvo poche eccezioni, si sono limitati ad inquadrarlo nel più complesso problema della basilica precristiana. Fino a qualche tempo fa, due teorie del tutto discordanti e ciascuna con differenze anche sostanziali dominavano il campo: la prima propugnava la derivazione del t. da particolari organismi architettonici di edifici

Trangetto - T. della basilica di S. Paolo con muro e colonne diviocle di Innocenzo II (1130-43). Disegno di O. Panvinto tra il 1221 e il 1228 Biblioteca Vaticana, cod. Vat. Ist. 6781, f. 418 v .

Transetto - T. della cattedrale di Tournai ( $2^{\circ}$ metà del sec. [xit). L'interno della navata principale è riprodotto alla V. TOURNUS.
romani (Dehio, Krauss, Glück, ecc.); l'altra negava ogni modello preesistente e attribuiva il merito agli artisti cristiani, ma chi per motivi simbolici (il Christ, ad es., per la pianta a croce), chi per esigenze liturgiche (Grisar e in un primo tempo il Wulff, Klauser, Schneider, ecc.) Recentemente G. P. Kirsch, insieme con il Giovannoni, avanzò una nuova teoria, secondo cui il t. è un elemento di eccezione nella basilica paleocristiana (in Oriente e nell'Occidente, come pure nell'Africa settentrionale, la presenza del t. è molto rara nelle chiese dal sec. IV al sec. VII); alla sua genesi hanno contribuito elementi e fattori vari da ricercarsi luogo per luogo, non esclusi gli inevitabili influssi tra regione e regione; accertate le origini, solo un esame comparativo di gruppi di monumenti, e tenendo presente l'apporto individuale dell'artista costruttore, può permettere di formulare un concetto generale suffragato da dati di fatto positivi.
L'inserimento del t. nello sviluppo delle navate creò nuovi problemi di statica nelle membrature della crociera e nuovi schmi costruttivi. Gli architetti infatti preferirono talvolta limitare il t. entro i limiti dei muri delle navatelle, talaltra spingerlo in fuori, creando così quella tipica croce latina che sarà una caratteristica delle chiese romaniche. Una forma speciale di nave trasversa si ha invece negli edifici a pianta centrale, in quelli a croce greca e in altri di forme varie, ma meno frequenti, sparsi in Oriente e in Occidente.
Il t. fu in vario modo diviso dalle navate. Anzitutto un organismo essenziale scaturì da esigenze statiche: l'arco trionfale, che ebbe funzione di sostegno all'incrocio della nave mediana con la trasversa. Quindi
simentale riporterà le chiese alla semplice pianta a croce latina. Le braccia del t. divengono allora generalmente rettangolari; in S. Spirito di Firenze il Brunellesco prosegue nel t. la stessa suddivisione in campate della navata e delle navatelle, non solo per consentire uniformità nel sistema di copertura, ma anche per esprimere la coerenza costruttiva e l'unità spaziale di tutto l'organismo architettonico. Nel secolo seguente Palladio ritorna al transetto absidato per equilibrare armonicamente con la dilatazione trasversale dello spazio interno lo slancio ascensionale della cupola. Nelle chiese successive prevale però il modello del Gesù, dove un effetto analogo, sia pure con minore armonia, è ottenuto dalle braccia a pianta rettangolare contenute entro l'allineamento delle cappelle.