TRANSETTO. - I. ARCHEOLOGIA
S'intende per t. quell'organismo architettonico posto trasversalmente tra le navate che si sviluppano in senso longitudinale e la parte terminale della chiesa. Etimologicamente il termine (da transepta) significa al di là della chiusura che in origine divideva le navate dal coro.
L'origine del t. è oggetto di disputa tra gli studiosi, i quali peraltro, salvo poche eccezioni, si sono limitati ad inquadrarlo nel più complesso problema della basilica precristiana. Fino a qualche tempo fa, due teorie del tutto discordanti e ciascuna con differenze anche sostanziali dominavano il campo: la prima propugnava la derivazione del t. da particolari organismi architettonici di edifici

(da E. De Maroun, Histoire de l'Église en Belgique, III, Bruxelles 1943, inv. III)
L'inserimento del t. nello sviluppo delle navate creò nuovi problemi di statica nelle membrature della crociera e nuovi schemi costruttivi. Gli architetti infatti preferirono talvolta limitare il t. entro i limiti dei muri delle navatelle, talaltra spingerlo in fuori, creando così quella tipica croce latina che sarà una caratteristica delle chiese romane. Una forma speciale di nave trasversa si ha invece negli edifici a pianta centrale, in quelli a croce greca e in altri di forme varie, ma meno frequenti, sparsi in Oriente e in Occidente.
Il t. fu in vario modo diviso dalle navate. Anzitutto un organismo essenziale scaturì da esigenze statiche: l'arco trionfale, che ebbe funzione di sostegno all'incrocio della nave mediana con la trasversa. Quindi

(fot. Enc. Catt.)
(propr. Enc. Cutt.)
II. ARTE
Il t. riappare alla fine del sec. XI, probabilmente per influssi orientali, nel duomo di Pisa, dal quale venne poi imitato in altre chiese toscane coeve. Ma soltanto con il perfezionamento delle volte a crociera, che risolvono organicamente il problema della copertura all'incrocio con la navata principale, la nuova disposizione si afferma decisamente nelle chiese borgognone e renane, diffondendosi poi ovunque, così da segnare il passaggio dalla navata basilicale a quella a croce latina. Celebre il t. Tournai (v.) della 2ª metà del sec. XII. È caratteristico della seconda metà del Duecento il t. molto sporgente con cappelle assidate, risultandone una tipica iconografia a croce egizia di derivazione francese, di cui non mancano esempi in Italia (S. Croce di Firenze, SS. Giovanni e Paolo a Venezia, Annunciata dei Catalani a Messina, S. Maria di Fälleri presso Civita Castellana) e che continua nel secolo seguente (S. Maria Gloriosa dei Frari a Venezia), sopravvivendo ancora nel Quattrocento (S. Agostino e S. Maria del Popolo a Roma).La persistenza della tradizione gotica si manifesta in questo secolo anche attraverso altre disposizioni complesse che frazionano le braccia del t. in una serie di absidiole e corpi sporgenti e rientranti (basilica di Loreto, Certosa e duomo di Pavia), finché l'unità di composizione rina-
scimentale riporterà le chiese alla semplice pianta a croce latina. Le braccia del t. divengono allora generalmente rettangolari; in S. Spirito di Firenze il Brunellesco prosegue nel t. la stessa suddivisione in campate della navata e delle navatelle, non solo per consentire uniformità nel sistema di copertura, ma anche per esprimere la coerenza costruttiva e l'unità spaziale di tutto l'organismo architettonico. Nel secolo seguente Palladio ritorna al transetto absidato per equilibrare armonicamente con la dilatazione trasversale dello spazio interno lo slancio ascensionale della cupola. Nelle chiese successive prevale però il modello del Gesù, dove un effetto analogo, sia pure con minore armonia, è ottenuto dalle braccia a pianta rettangolare contenute entro l'allineamento delle cappelle.