TRANSGIORDANIA

TRANSGIORDANIA. - Così chiamata (perché corrispondente all'Oltregiordano del Regno latino di Gerusalemme) fino al 1949; poi «Regno hāšimita del Giordano».

I. GEOGRAFIA

Abbraccia un lembo del tavolato siriano-arabo ad E. della fossa in cui scorre il Giordano e si espande il M. Morto, che la T. divide col vicino Stato d'Israele, e, ad O., la cosiddetta Palestina araba (6000 kmq.), occupata nel 1949 ed annessa l'anno dopo. I 96 mila kmq. del suo territorio lo mettono in contatto con Siria, Irāq, Arabia Saudita, Egitto ed Israele, gli consentono di affacciarsi a S. sul M. Rosso (Aqabah) e lo spingono fino a poca distanza dal Mediterraneo; sempre nel settore occidentale la sua frontiera taglia a mezzo l'abitato urbano di Gerusalemme. Di questa superficie però meno di 1/10 è coltivabile; il resto è nel dominio della steppa o addirittura del deserto. La pastorizia è perciò l'occupazione prevalente (oltre 1 milione di capi bovini e 350 mila di ovini), in forma nomade e seminomade; i sedentari, fissatisi nella fertile depressione del Giordano, dov'è possibile l'irrigazione, e nel vicino altopiano, coltivano cereali (frumento, orzo e miglio), legumi, tabacco, vite (soprattutto per uva da tavola) e olivi (il raccolto è destinato all'oleificio). Sebbene non manchino risorse minerarie (fosfati, bitume, rame, sale, e forse anche petrolio), nessuna di esse è ancora sfruttata.

La popolazione, quasi tutta araba e maomettana, ammonta a 1,2 milioni di ab., dei quali poco più di 1/3 sparsi nel territorio ad E., e un po' meno di 1/3 in quello ad O. del Giordano, dov'è più fitta. Altri 400 mila ab. sono profughi da Israele, raccolti in campi di concentramento organizzati dalle Nazioni Unite. I centri abitati sono pochi e di scarsa importanza; su tutti emerge la capitale 'Ammān (la cui popolazione è stimata in ca. 170 mila ab.), sulla ferrovia del Hīǧāz, che un tempo giungeva a Medina, ma che oggi funziona solo da Der'ā a Ma'ān, nel territorio hāšimita.

La T., che faceva parte del mandato britannico sulla Palestina, si rese indipendente nel marzo del 1946, e si costituì a monarchia due mesi dopo. L'autorità del sovrano è temperata da un'assemblea legislativa di 20 membri eletti con suffragio maschile, e da un Consiglio di notabili di 10 membri, scelti dal re.

BIBL.: L. W. B. Rees, The Transiordan desert, Londra 1920; A. Konikoff, T.: an economic survey, Gerusalemme 1946. Giuseppe Caraci

II. STORIA

I distretti politici moderni, in cui è divisa la T., corrispondono in parte ai regni indicati nel Vecchio Testamento. Sono, cominciando dal nord: il distretto di 'Aǧlūn (biblico Galaad [v.]), fra lo Jarmūk (Šerl'at el-Menādireh) e il biblico Iaboc (Nahr ez-Zerqā), altipiano elevato da 600 a 800 m., ricoperto di materiali vulcanici recenti, con aree coltivate, alternate con boschi e con pascoli. Segue il distretto di el-Belqā, dallo Iaboc sino all'Arnon (Sejl el-Mōǧib), altipiano ondulato alto 800-1000 m. (Gēbel Oša' 1096 m.) Ammoniti (v.), con notevoli aree coltivate, numerosi villaggi e la città di 'Ammān, capitale del Regno. A sud dell'Arnon sino al

Wâdi el-Hesâ, è il distretto di el-Kerak (biblico Moab [v.]), alto da 800 a 1000 m., con vaste zone coltivate a cereali, specialmente intorno a el-Kerak, il centro maggiore della regione; finalmente il distretto di Ma'ân (biblico Edom [v.] e paese dei Nabatci), dal sud del Wâdi el-Hesâ sino al Golfo di el-'Aqabah, con monti alti sino a 1000 m., ma molto arido e con pochissimi centri abitati, di cui il maggiore è Ma'ân. Il golfo di el-'Aqabah è l'unico sbocco marittimo della T. su appena 5 km. di costa, tra il confine d'Israele e il Hiğâz. La T. orientale, ad est della linea ferroviaria da Damasco alla Mecca, è un tavolato desertico, con poche oasi, tra cui l'oasi di el-Azraq sulla via 'Ammân-Bagdad e l'oasi di Hausa sul confine sud-est.

L'esplorazione archeologica e gli scavi eseguiti in diverse parti del paese hanno assodato che la T. fu abitata fin dall'epoca paleolitica, come indicano vasti resti della cultura megalitica. Dopo le vittorie riportate da Mosè sui Regni amorriti di Sehon ed Og (Num. 12, 26; Jos. 13, 15-32), fu in parte abitata dalle tribù israelitiche di Manasse orientale, di Gad e di Ruben, e poi disputata fra i re di Samaria e di Damasco. Nel sec. 1 a. C., nella parte Decapoli (v.) Perea (v.) e il Regno Petra (v.). L'imperatore Traiano annesse i territori nella provincia romana d'Arabia, la cui parte meridionale (la Petrea) divenne nel 400 la Palestina III. Come indicano le rovine di antiche chiese (Madaba, Nebo, Gerasa), il cristianesimo vi prosperò sino al periodo musulmano, quando gli Arabi vi si stabilirono dopo la battaglia del Jarmûk (665 d. C.). La dinastia degli Umajjadi dotò il deserto di una serie di palazzi, dei quali restano meravigliose rovine architettoniche. All'epoca del Regno latino di Gerusalemme, i vari territori della T. furono per la prima volta riuniti in un solo Stato, con il feudo del Pays outre Jordain, istituito da Baldovino I con capitale Le Krak (Kerak). Restano ancora, sebbene in rovina, le fortezze crociate di Kerak, di Sobak (Montréal), Wâdi Mûsâ (Le val de Moïse) e nella piccola isola dell'el-'Aqabah (Grave), oggi Geâret Far'on.

Dopo i Crociati la T. rimase nell'abbandono e, ad eccezione del breve periodo dei Mamelucchi, fu dominata dai capi tribù. Conquistate dagli alleati le terre arabe dell'Impero Ottomano negli aa. 1916-18, gli Arabi sperarono di conglobarle tutte nell'Impero arabo che si preparavano a fondare con il re Husejn, capo della rivolta araba contro i Turchi, e con i suoi figli; invece gli Alleati anglo-francesi con accordi segreti s'erano spartiti il territorio in zone d'influenza; il sangiaccato di Kerak insieme con la Palestina fu affidato al mandato inglese (convegno di S. Remo, 25 apr. 1920). Successivamente, dopo accordi con capi di tribù locali e un intervento di Churchill con 'Abdallâh, figlio maggiore di Husejn, a Gerusalemme (28 marzo 1921), fu stabilito di costituire un emirato della T. sotto l'emiro 'Abdallâh, pur restando il territorio compreso sotto il mandato generale per la Palestina. Nel testo definitivo di questo mandato approvato dalla Società delle Nazioni (24 luglio 1922) fu disposto (art. 25) che la Potenza mandataria avesse facoltà, per il territorio ad est del Giordano, di derogare dalle norme generali. Nacque così lo Stato della T., il quale ebbe vicende diverse da quelle della Palestina (tra l'altro fu sottratto all'immigrazione ebraica e alle sue conseguenze).

L'autonomia dell'emirato della T. (in arabo Şarq al-Urdunu) fu proclamata il 1° ott. 1922. Il nuovo Stato, non del tutto indipendente, ebbe la capitale ad 'Ammân, residenza dell'emiro e di un residente britannico dipendente dall'alto commissario per la Palestina, il quale aveva sede a Gerusalemme. Le relazioni con la Gran Bretagna furono definite con l'Accordo anglo-transgiordanico del 28 febbr. 1928 con il quale si riconosceva alla Gran Bretagna una forte ingerenza nell'amministrazione

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(per cortesia del sar. F. Vattiani) TRANSGIORDANIA - Scavi di Gerico.
finanziaria e nell'attività legislativa e il diritto di mantenere forze armate nel territorio e di controllare le forze transgiordaniche. I confini erano stati delimitati tra il 1923 e il 1925 con alcune concessioni a sud a favore del Neğd; il porto di el-'Aqabah, già appartenente al Hiğâz, fu annesso alla T. nel 1925 al momento dell'invasione saudiana del Hiğâz: questa cessione non fu riconosciuta dal governo saudiano.

La Costituzione della T. emanata il 16 apr. 1928 stabilì gli ordinamenti dell'emirato entro gli schemi del mandato della Società delle Nazioni e dell'Accordo anglo-transgiordanico suddetto; comunque, dal 1928 la T. ebbe un governo quasi costituzionale con un emirato investito di larghi poteri. Fino al 1946 la T. fu così governata dall'emiro in regime di mandato; la Gran Bretagna trasse notevoli vantaggi dalla posizione speciale di cui fruiva in quel territorio; la Legione araba istruita e comandata da ufficiali inglesi (prima Peake, poi Glubb) fu utile per frenare le incursioni wahhâbite dal sud e più tardi, durante la guerra mondiale del 1939-45, per manovrare in Siria e nell'Iraq.

Anche la T. profitò dell'aiuto finanziario e tecnico inglese per migliorare la sua attrezzatura economica e introdurre ordinamenti civili. Finita la guerra, dopo che altri Stati sottoposti a mandato (prima 'Iraq, poi Siria e Libano) erano divenuti indipendenti, anche la T. volle passare all'autonomia e all'indipendenza: ciò avvenne con il Trattato anglo-transgiordanico del 22 marzo 1946 in forza del quale la Gran Bretagna riconobbe la cessazione del mandato e la proclamazione del Regno indipendente della T. Il 25 marzo 1946 'Abdallâh fu acclamato re in 'Ammân. La T., a differenza dei su nominati Stati arabi novelli, non ottenne di essere ammessa nell'ONU. Il nuovo Regno della T. si trovò direttamente interessato nella questione, allora aggravatasi della Palestina. Prima della guerra mondiale erano falliti i molti tentativi britannici per risolvere il dissidio arabo-ebraico originato dalla promessa (1917) di dare una sede nazionale agli Ebrei in Palestina. Nel dopoguerra la questione palestinese fu deferita all'ONU che, nel clima di umana simpatia diffusa nel mondo a favore degli Ebrei perseguitati, decise di spartire la Palestina fra gli Arabi e gli Ebrei (29 nov. 1947). Alla decisione si opposero gli Arabi della Siria, del Libano, della T., dell'Iraq, dell'Arabia saudiana, dello Jemen e dell'Egitto, dal 1945 uniti in una Lega araba con sede al Cairo.

Il Regno della T. faceva parte della Lega e il suo Re appariva tra i capi di Stato arabi il più infervorato per la difesa della causa araba palestinese; egli aveva anche il vantaggio di avere il più agguerrito corpo di truppe nelle immediate vicinanze del teatro d'operazione. Così, quando, il 15 maggio 1948, cessato il mandato inglese in Palestina,

le forze dei vari Stati arabi passarono i confini per procedere alla liberazione, la Legione araba di 'Abdallāh, superato il Ponte Allenby sul Giordano, occupò facilmente Gerico, Gerusalemme (la città vecchia), Betlemme e la Giudea. Poi gli Arabi urtarono ovunque nella efficace e aggressiva azione armata degli Ebrei e la Palestina restò divisa tra gli Ebrei del nuovo Stato di Israele e gli Arabi secondo linee armistiziali (1949) che ancor oggi (primavera 1952) attendono le conclusioni della pace.

L'insuccesso degli Arabi nella campagna palestinese deriva e tuttora dipende da rivalità fra gli Arabi e da disordine in seno ai singoli Stati, T. compresa. Questa, infatti, padrona della parte di Palestina sulla via destra del Giordano occupata nel 1948, si mise in urto con la Lega araba allorché decise (24 apr. 1950) di annetterla al proprio territorio. Una annessione di fatto era già avvenuta nel 1949 e da allora (1° giugno 1949) la T. aveva assunto ufficialmente la denominazione di « Regno hāšimita del Giordano ». Gli Arabi della Giordania e degli altri Stati facevano colpa al re 'Abdallāh dell'eccessiva dipendenza dalla Gran Bretagna, della discordia determinatasi nella Lega araba, della opposizione a più stretti contatti fra gli Stati arabi o fra alcuni di essi (unione della Mezzaluna Fertile o della Grande Siria), della tendenza a far pace separata con Israele e ad accordarsi con questo per impedire l'internazionalizzazione di Gerusalemme decisa dall'ONU. Il 20 luglio 1951 il re 'Abdallāh fu assassinato in una moschea di 'Ammān; gli successe il primogenito Ṭalāl, che è stato destituito il 12 ag. 1952 per grave malattia nervosa e ha lasciato il trono al figlio Ḥusqīn. Dall'8 genn. 1952 la Giordania ha una nuova costituzione, più liberale di quella del 1928, con governo responsabile davanti al Parlamento.

BIBL.: Oriente Moderno, di Roma, dal 1921.

Donato Baldi - Ettore Rossi

III. SITUAZIONE RELIGIOSA

Per la storia anteriore alla prima guerra mondiale V. PALESTINA. Tra una popolazione totale di ca. 400.000 ab., in gran maggioranza musulmani, si trovano 35.000 cristiani, nella maggior parte « ortodossi » che godono di una soddisfacente libertà religiosa.

La nuova Costituzione, entrata in vigore l'8 genn. 1952, benché proclami l'islam religione dello Stato (art. 2), garantisce l'uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione di religione (art. 6, 1) e la libertà del culto (art. 14), riconosce il diritto delle comunità religiose di avere delle scuole proprie (art. 19) e dà ai tribunali religiosi cristiani gli stessi diritti dei musulmani (art. 109).

Vi sono ca. 7000 cattolici di rito latino e 6500 di rito greco. Esiste pure una piccola comunità armena-cattolica con parrocchia ad 'Ammān. Il patriarcato latino di Gerusalemme lavora già dal 1866 nella T. per la conversione dei dissidenti. Nel 1908 pure i greco-cattolici o melkiti iniziarono la loro opera con mezzi inferiori alla missione latina ma con il grande vantaggio di offrire alla popolazione la possibilità di diventare cattolici ritenendo il rito tradizionale in lingua araba. In questi ultimi decenni si può parlare di un vero movimento di unione. La S. Sede eresse nel 1932 per i greco-cattolici di T. la diocesi di Petra e Filadelfia con residenza ad 'Ammān. La collaborazione tra latini e greco-cattolici lasciò alquanto a desiderare.

L'unione fra i due riti si è rinsaldata molto dopo una missione popolare tenuta in comune nel 1938 da preti latini e greci. Su preghiera del vescovo greco il delegato apost. nominò un visitatore permanente delle scuole dei due riti e si stabilì di non aprire mai in un solo villaggio due scuole cattoliche (una latina ed una greca) ma una sola chiamata semplicemente cattolica. L'organizzazione dell'« Unione delle scuole cattoliche » provvede ora a questa importante opera. Il patriarcato latino conta nella T. 21 parrocchie e la diocesi greco-cattolica ne ha una trentina.

Vi sono ca. 60 scuole cattoliche con complessivamente 9000 alunni. Dall' 11 febbr. 1948 il delegato apost. di Gerusalemme e Palestina è tale anche per la T. Dalla fine del secolo scorso lavorano nella T. pure i protestanti con larghi mezzi. Ma il successo è minimo. Vi sono appena 1000 protestanti.

BIBL.: G. De Vries, Cattolicismo e problemi relig. nel Prossimo Oriente, Roma 1944, p. 69 seg.; id., Palestina, in Civ. Catt., 1951, III, pp. 463-72; id., L'union catholique des écoles en Transjordanie, in Proche-Orient Chrétien, 1951, pp. 110-17. V. anche Oriente Moderno, 1923-50, eccellente rivista di informazione sul movim. polit., relig., culturale, specie del Medio Oriente. Guglielmo de Vries
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“TRANSGIORDANIA.” Enciclopedia Cattolica, vol. XII (1954), p. 286. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/transgiordania.