pp. 156-188; A. Jencan, *Mythos und Kult bei Naturvölkern*, Wiesbaden 1951, pp. 181-96; J. Hackel, *Die Vorstellung vom Zweiten Ich in den amerikan. Hochkulturen*, in *Wiener Beiträge zur Kulturgeschichte, und Linguistik*, 9 (1952), pp. 124-88; id., *Der heutige Stand des Totemismusproblems*, in *Mitteil. d. Anthropolog. Gesellschaft*, 52 (1952), pp. 33-49; H. Baumann, *Das Tier als Alter Ego in Afrika*. Zur Frage des afrikan. Individualität, in *Paideuma*, V. 4, Bamberg 1952, pp. 167-88. Giuseppe Haekel
TOTILA. - Re degli Ostrogoti, m. nel luglio 552. Nipote del re Ildibado, comandava il presidio di Treviso quando fu acclamato re (541). Si chiamava Bauduila, T. (= immortale) era soltanto un soprannome.
Affrontò subito gli eserciti bizantini sconfiggendoli a Faenza e nel Mugello. Proseguendo quindi la sua avanzata verso sud, occupò Benevento, Cuma, Napoli (543) riducendo in suo potere tutta l'Italia meridionale. Nel 544 occupò Tivoli e nel 545 assediò Roma dove entrò nel dic. 546. Il diacono Pelagio, che durante l'assedio aveva cercato di far sospendere le ostilità, ottenne che i cittadini fossero risparmiati, ma la città fu saccheggiata, distrutta e depredata. Fallita la missione dello stesso Pelagio a Costantinopoli per venire ad un accordo, T. continuò le sue scorrerie per l'Italia, ma mentre si trovava a Ravenna, Belisario poté occupare Roma (547) fortificandosi e difendendola dagli assalti che T., immediatamente ritornato, ingaggiava. L'improvviso richiamò di Belisario in Oriente permise a T. di rioccupare la città (550), ma questa volta si mostrò più benigno e favorì anzi la ripresa materiale e sociale della città stessa. Ciò probabilmente deve attribuirsi a ragioni politiche ma non dovette essere estraneo il colloquio avuto da T. con s. Benedetto a Montecassino nel 546 (cf. s. Gregorio Magno, *Dial.*, II, 14 sg.; ed. U. Moricca, Roma 1924). Mentre T., padrone ormai dell'Italia, occupava la Sicilia, la Sardegna e la Corsica e faceva scorrerie sulle coste dell'Adriatico e dello Ionio, un forte esercito bizantino comandato da Narsete si dirigeva in Italia. Nello scontro navale presso Ancona T. subì una sconfitta e, poco dopo, fu definitivamente battuto presso Tagina (Gualdo Tadino), dove morì in seguito alle ferite riportate in combattimento.