CIPRO. - È, per superfice (9283 kmq.), la terza isola del Mediterraneo.
I. GEOGRAFIA
Fisicamente lembo della vicina (75 km. di distanza) Anatolia, è costituita da una pianura ondulata (Messaria) chiusa fra due rughe montuose; una A, N., che si continua nella penisola di Karpaso (M. Akromandra, 1029 m.), ed una A, S., più elevata (Troodos, 1953 m.) e più ampia. Ha clima mite, ma con estati lunghe e calde, e scarse precipitazioni. Non mancano possibilità agricole (cereali, vite, olivo) e industriali (per depositi di ferro, amianto, rame, ecc.), ma l'economia è in fase stazionaria da secoli. Dei 450.000 ab. dell'isola poco meno di 3/4 sono greci; il resto turchi maomettani.L'isola fu occupata dalla Gran Bretagna nel 1878, e staccata dalla dipendenza turca nel 1914. Dal 1 maggio 1925 è colonia della Corona inglese, con un Governatore di nomina regia. È divisa in 6 distretti; la sede del governo è a Nicosia (35.000 ab.). Centri abitati notevoli sono anche Limassol (23.000 ab.), Larnaca (15.000) e Famagosta (2000), sebbene in grave decadenza.
CIPRO - Cartas storica: 1. sede titolare metropolitana e arcivescovile; 2. sede titolare vescovile; 3. sede titolare soppressa; 4. monastero; 5. strade; 6. ferrovie.
Londra 1919; H. W. Flinn, Cyprus. A Brief Survey of its History and Development, Cipro 1924; R. Storrs, B.J.O' Brien, The Handbook of Cyprus, Londra 1930; K. Grunwald, Lo sviluppo economico dell'isola di C. dal 1919 al 1930, in Oriente moderno, II (1931), pp. 506-17.
II. STORIA
Nei tempi antichi, la fertilità e la ricchezza del suolo sono attestate da scrittori classici (Strabone, XVI, 6, 5; Ammiano Marc., XIV, 8, 14). Questa è l'origine del nome Greco Kūrōpō, da cui è derivato quello del rame (cūprum) estratto dalle abbondanti miniere dell'isola fin dai tempi più remoti. L'utilizzazione di questo metallo dovette portare al paese prosperità e importanza. Alcuni cilindri babilonesi ne testimoniarono le relazioni commerciali fin dalla metà del III millennio con la Mesopotamia.Col nome di Alašija compare nelle iscrizioni di Tuthmosis III (1470) e nelle tavolette di el-'Amārmah (lettera del re cipriota ad Amenophis IV nel 1385). Più tardi vi penetrarono colonie greche fondando Salamina e Pafo. Nel'ettà del ferro (1700-600) vi immigrò ancora gente greca e fenicia. I Greci dettero all'isola il nome di Kūrōpō, che appare già in Omero, mentre i Fenici la chiamarono Kittim (= Cittium), nome adottato dalla Bibbia (Gen. 10, 4; Num. 2, 4; [de Dan. 11, 30]; Is. 23, 1; 12; Ier. 2, 10; Ez. 27, 6).
Negli annali assiri di Sargon, di cui l'isola era vassala, come consta da una stele onoraria elevata da Cizio con immagine e iscrizione, è detta Iatnan. Dopo la caduta dell'impero assiro (626) ritornò per breve tempo sotto l'influenza egiziana e nel 526 fu incorporata all'impero persiano, costituendo, insieme alla Fenicia, Siria e Palestina, la V satrapia. Nel 497 aderì all'insurrezione antipersiana; ma il vero asserito dell'ellenismo contro l'elemento fenicio fu Evagora nelle lotte sostenute dal 394 al 374. La ellenizzazione completa del paese avvenne dopo la vittoria di Alessandro Magno. Disputata dai successori, C. finì col restare unita al Tolomei d'Egitto. Nel 108-88 i giudei cominciarono a stabilirsi nell'isola (I Mach. 15, 23; II Mach. 4, 29; 10, 13; 12, 2) e si accrebbero quando nel 58 a. C. l'isola fu annessa dai Romani alla Cilicia. Augusto la costituì provincia imperiale, governata da un pro-pretore (Strabone, XIV, 6, 6; XVII, 3, 25); ma, divenuta nel 22 a. C. provincia senatoria, fu retta da un proconsule anche di grado pretorio (Dione Cassio, 54, 4).
Dopo che Erode ebbe in affitto da Augusto le miniere di rame (Fl. Giuseppe, Antiq. Iud., XVI, 120), i giudei si stabilirono in tutte le città dell'isola. Per sfuggire alla persecuzione che infierì in Gerusa-
lemme dopo il martirio di s. Stefano, molti cristiani si dispersero in C. (Act. 11, 19-20). Barnaba, giudeo ellenista, compagno di Paolo, era nativo di C., da famiglia della tribù di Levi (Act. 4, 36). Nel primo viaggio missionario Paolo, con Barnaba e Marco, evangelizzano l'isola, percorrendola in tutta la sua lunghezza da Salamina a Pafo, ove risiedeva il proconsole Sergio Paolo - allora C. era provincia senatoria alla cui presenza si svolse la disputa di s. Paolo con il falso profeta Bar Iesu (Act. 13, 4-12). Dopo il Concilio apostolico, al principio del secondo viaggio missionario, Barnaba si staccò da Paolo e ritornò nell'isola (Act. 15, 39). S. Paolo passò nel mare di C. nell'andata da Cesarea a Roma (Act. 27, 4).
Dopo queste prime notizie la storia cessa e si ha di fronte la leggenda, la quale, benché possa avere un substrato di verità, non dà nessuna certezza: essa fa capo soprattutto a Barnaba, e anche a Giovanni Marco e ad Eraclide, primo vescovo cipriota ordinato da Paolo o da Barnaba. Le prime notizie storiche si hanno di nuovo con la persecuzione di Diocleziano (cristiani palestinesi esiliati in C. [Eusebio, De martyr. Palaest.: PG 20, 1513]) e con il Concilio di Nicea (325), al quale sottoscrissero tre vescovi ciprioti (H. Gelzer, Patrum Nicamorum nomina, Lipsia 1898). Al principio del sec. v i metropoliti d'Antiochia cominciano ad avanzare le loro pretese per l'elezione del metropolita cipriota (certo in ricordo del fatto che Antiochia era stata capitale della diocesi imperiale d'Oriente) e lo stesso papa Innocenzo I (415) propendeva a favore di Antiochia, ma il Concilio di Efeso tacitamente riconobbe l'indipendenza (autocefalia) della Chiesa di C. e per allora tutto tacque. Risorta la questione al tempo dell'imperatore Zenone, fu risolta a favore di C., grazie al ritrovamento fatto dal metropolita di Salamina, Antimo, della tomba di s. Barnaba. Dall'insieme dei fatti però sembra che questo ritrovamento, pur presentandosi come ricercato per un determinato scopo, non nasconda inganno e frode. Nel 645 il metropolita Sergio, condannando i mononoliti, attesta apertamente il primato romano in una lettera a papa Teodoro I (Mansi, X, 913-16). C., già soggetta dal 632 alle invasioni arabe, fu man mano da essi conquistata. La riconquista bizantina cominciò a metà del sec. ix e finì con la metà del X. C. finl così sotto i Comneni, il cui governo, dapprima buono, degenerò in tirannide, creando terreno favorevole all'occupazione latina. Infatti nel 1191 Riccardo Cuor di Leone s'impadroni dell'isola che cedette ai Templari; da questi passò a Guido di Lusignano.
Quanto alla sua ortodossia, il fatto che lo scisma greco
non avvenne di colpo, ma gradualmente e principalmente per ragioni di politica e di antagonismo più che per ribellione dottrinale, e l'altro fatto che la Chiesa cipriota rimase sempre indipendente fanno ritenere che essa in sostanza manteneva l'ortodossia cattolica. Questo forse non fu compreso dai latini dominatori, i quali ebbero come loro preoccupazione quella di convertire i ciprioti, latinizzandoli. Di qui quel doloroso periodo di lotta che purtroppo spinse la Chiesa greca di C. sempre più decisamente verso lo scisma d'Oriente. Nella lotta contro i Greci fu tenacissimo il cardinale legato Pelagio, vescovo di Albano.
La gerarchia la-

Cipro - Esterno e portico della chiesa di S. Sofia (sec. xiv) - Nicosia.
tina, introdotta nell'isola fino dall'inizio del sec. xiri, fu sempre in lotta contro la gerarchia e il clero greci, ed ebbe quasi sempre il sopravvento. Le condizioni dei greci migliorarono alquanto sotto Innocenzo IV, che riconobbe l'elezione del metropolita greco. Germanio II e tentò di calmare l'imprudente zelo del metropolita latino Ugo di Fagiano. Questa opera di pacificazione, condotta soprattutto dalla prudenza del cardinale legato Eudes di Châtearoux, durò molto poco; le vertenze tra greci e latini si riaprirono e Alessandro VI le definì con la sua bolla del 3 luglio 1260 , per cui le diocesi greche avevano gli stessi confini di quelle latine, i vescovi gli stessi onori, e dovevano giurare fedeltà alla Chiesa romana e non già al metropolita latino, come in precedenza era stato imposto; il metropolita però doveva essere unico e di rito latino. Questa bolla non soddisfece né greci né latini, e rimase in gran parte lettera morta, anzi la Chiesa greca, oramai definitivamente scivolata verso lo scisma, rifioriva sotto la regina Elena Paleologa, moglie di Giovanni II (1442). Nel 1498 C. passò a Venezia, e per i greci ricominciarono i tempi tristi, tanto che salutarono con entusiasmo l'occupazione turca del 1571. Ma per poco, poiché i Turchi presero a perseguitare ferocemente latini e greci; passata la burrasca, si ebbe una quiete relativa dal punto di vista religioso, ma da quello sociale ed economico le condizioni dei ciprioti furono dure e a stento alleviate dalle cure dei metropoliti. Nel 1821, scoppiata la rivoluzione greca, i vescovi di C. e i notabili dell'isola furono massacrati a Leucosia dai Turchi. Con l'occupaziune inglese ( 1878 , sotto il metropolita Sofronio, m. nel 1900), il protestantesimo cominciò ad infiltrarsi nella Chiesa cipriota, ostentando per essa il più grande rispetto. Attualmente, di ca. 450.000 ab., 300.000 sono greci scismatici ed il loro metropolita risiede a Nicosia; le altre diocesi greche sono: Larnaka, Pafo e Kerynia. Vi sono 60.000 cattolici maroniti (v. CIPRO DEI MARONITI, DIOCESI DI); 855 latini (cattolici) dipendono dal patriarcato di Gerusalemme. Il resto della popolazione è in maggioranza musulmano. Ogni confessione ha le sue scuole d'istruzione elementare e la pace religiosa dell'isola oggi è completa.