CIVIDALE DEL FRIULI. - Resti romani e particolarmente iscrizioni (che non sembrano trasportate d'altrove) parlano di una comunità sotto il nome di Forum Iulii; da esso poi prese il nome la regione del Friuli. Il sito, posto sul Natisone, divenne sede del ducato longobardo di frontiera appena Alboino, passata la valle superiore dell'Isonzo, entrò in Italia (569).
Epiche leggende raccolte da Paolo Diacono nella sua Historia Longobardorum trattano delle vicende di C. e del ducato nelle lotte contro gli Avari e gli Slavi, che volevano anch'essi penetrare in Italia. Al principio del
sec. VIII, C., per forza di cose, divenne per alcun tempo sede stabile del patriarca d'Aquileia.
Quando questi, dopo la dominazione carolingia e quella dei rc d'Italia, concentrò in sè anche il dominio feudale con autorità di duca e di conte, C. divenne una delle comunità più importanti con propri statuti, mercato, giurisdizione; però con la conquista veneziana (1420) Udine ebbe le prevalenza su C. come capitale del Friuli. Pio Puschini
MONUMENTI. - Omettendo le memorie dell'età classica, bisogna giungere, in mancanza di vestigia anteriori, a quelle del periodo longobardo. Esse ci parlano di necropoli longobarde (anche recentemente si sono rinvenute tombe di quel periodo) con armi ed anche con preziose suppellettili (croci laminari auree: importantissima quella con applicazioni di gemme rinvenuta nel monumentale sarcofago di un duca che non è improbabile sia il Gisulfo dei primi tempi del ducato; la falsità di un graffito con tal nome non è veramente provata).
Per ciò che riguarda l'archeologia ecclesiastica ci resta della prima metà del sec. VIII qualcosa di veramente insigne: l'altare di Rachis figlio del duca Pemmone (vi è l'epigrafe) già collocato nella chiesa di S. Giovanni presso il battistero del Duomo (di cui si ritrovarono le basi) e il tegurio che stava sopra il fonte, e che fu fatto scolpire dall'intraprendente patriarca Callisto (ivi pure un'epigrafe). Il primo ha sulla fronte l'Ascensione e sui fianchi l'Adorazione dei Magi e la Visitazione; di dietro immagini di croci ed una Jenestella che stava sul vano delle reliquie. Il secondo ha negli archivolti figurazioni animalistiche a carattere simbolico e volute floreali. Sono opere di scultura rozza ma efficace ed includono residui dell'ornato tipicamente barbarico. C. possiede una ricca serie di sculture barbariche: plutei, timpani di cribri, architravi, capitelli.
Il più bell'esemplare è forse il pluteo che ha l'epigrafe del patriarca Siguald (seconda metà del sec. VIII; croce fra i candelabri, simboli degli Evangelisti). Del periodo successivo, dominato dai Franchi, esiste un sacello d'importanza grandissima per la storia dell'arte: il «tempietto longobardo» (oratorio del monastero femminile fondato dal Longobardi) che consta di una aula coperta da volte a crocera ed un coro tripartito da colonne. Sulla parete d'ingresso (tracce anche di una parete laterale) si dispiega un ornato singolare: il lunettone sulla porta ha un fregio di stucco con voluta vitinea ed irraggiamento esterno a balestre. Nell'ordine superiore si vedono sei sante in stucco, di cui quattro coronate. Resti di affresco con figure di martiri completano la decorazione plastica. Le opinioni circa la data di queste decorazioni variano assai, taluni ponendola in epoca remota dell'alto medioevo, altri fino al basso medioevo. Recentemente si è parlato di un'arte ottoniana. Probabilmente si deve considerare come il prodotto d'arte carolingia, che tuttavia risente di un certo influsso bizantino (data la vicinanza dei territori signoreggiati da Bisanzio). Epoca più probabile è quindi il sec. IX.
La chiesa collegiata fu ricostruita a partire dal 1457 (architetto Bartolomeo dalle Cisterne) ed ancora vi contribuì nella prima metà del sec. XVI Pietro Lombardo. Tra i numerosi cimeli che l'adornano eccelle la pala argentea con la Montà della Madonna donata dal patriarca Pellegrino III (1195-1204): si tratta di un vero capolavoro dell'arte romanica. La chiesa dei SS. Pietro e Biagio, ricostruita verso la fine del sec. XV, raccoglie le memorie di tre preesistenti oratori (in parte conservati); una cappella offre interessanti affreschi del '300 (Vita di s. Biagio); la facciata fu tutta dipinta (1506-1508) da «Zuan de Toschanys» e «Paulo impentor». Alla fine del '200 spetta la bella chiesa di S. Francesco che con l'alto campanile domina il pittoresco squarcio di rupi al fondo del quale scorre il Natisone.
Molte altre insigni opere d'arte religiosa (miniature, vasi sacri, tessuti, ecc.) sono raccolte nella massima parte entro il tesoro della Collegiata e nel Museo.