EVANGELISTA. - Appellativo, negli scritti del Nuovo Testamento, ANGELO (v.). Mentre sono frequentissimi i vocaboli « Evangelo » (εὐαγγέλιον) ed « evangelizzare » (εὐαγγελίζειν), solo tre volte nel Nuovo Testamento si legge la parola e. (εὐαγγελατής), che indica precisamente chi attende alla diffusione del messaggio di Gesù. La prima volta l'appellativo è applicato al diacono Filippo (Act. 21, 8), forse per distinguerlo
dall'Apostolo omonimo. Gli altri due casi si trovano negli scritti di s. Paolo.
Nell'ultima sua lettera l'Apostolo raccomanda a Timoteo di essere un buon E. (II Tim. 4, 5). In Efesini (4, 11) Paolo enumera alcuni doni o carismi, ognuno dei quali ha un suo fine determinato (apostolato, profetismo, officio dell'E., governo delle comunità, dottorato); ma nulla vieta che una medesima persona fosse insignita contemporaneamente di più carismi. Non si tratta di uffici incompatibili, ma di una maggiore accentuazione di una caratteristica particolare. Rispetto agli Apostoli
in senso stretto gli E. erano nella relazione notata già da Pelagio nel suo commentario (ed. A. Souter, Textes and studies, IX, Cambridge 1926, p. 364). « Ogni Apostolo era E.; ma non ogni E. Apostolo ». Secondo Eusebio di Cesarea (Hist. ecl., V, 10, 2; CB, I, p. 450), gli E. sarebbero stati i continuatori degli Apostoli, nel senso che coloro, cui fu attribuito ancora il termine che presto muterà significato, sopravvissero come più giovani ai Dodici.
In Ippolito (De Antichristo, 56; CB, I, p. 37) ed in Tertulliano (Adversus Praxenus, 21) l'appellativo E. già viene riservato per gli autori del quattro Vangeli. E questo sarà il suo significato
specifico ed ordinario in epoca successiva.
1. Archeologia
Nella pittura cimiteriale tutti hanno riconosciuto in un affresco del cimitero detto di Marco e Marcelliano, dipinto nella parete di fondo d'un cubicolo, Gesù Cristo tra i quattro E. Il Signore, di aspetto giovanile, nimbato, in tunica e pallio, assiso in trono è in atto di parlare, tenendo aperto con la sinistra il volume della sua Lev; a destra e a sinistra in alto due 1; in basso è lo scrinum. Anche i quattro personaggi che lo circondano sono in tunica e pallio; il primo a sinistra indica una stella, perciò il Wilpert vi riconosce s. Matteo che parla della sua apparizione (Mt. 2, 2 sgg.), poi verrebbe s. Marco e dall'altra parte Luca e Giovanni (Wilpert, Pitture, p. 230, tav. 162, 2).Nel sarcofago di Apt (Francia) i quattro E. sono in tunica e pallio; su due si leggono ancora i nomi « Iohannes » e « Mar(eus) »; Matteo ha barba e capelli lunghi, gli altri tre hanno aspetto giovanile e sono imberbi (Wilpert, Sarcofagi, I, 54, tav. 37, 2-3).
Sul sarcofago di Concordio vescovo di Arles, contenente la scena della consegna della Legge a s. Pietro, i quattro E. sono distinti dai loro nomi incisi sul volume o sul libro; il secondo da sinistra, è « Marcus » il quinto « Matteus », il nono « Lucanus », l'undecimo « Ioannes »; Luca e Marco sono barbati, Matteo e Giovanni imberbi (Wilpert, ibid., I, 54 e tav. 34, 3).

I quattro fiumi che sgorgano dal monte sul quale è Gesù Cristo in persona o sotto l'aspetto di agnello divino sono « Evangelistae viva Christi flumina » a cui si dissetano i cervi, cioè i fedeli (s. Paolino da Nola, ep. 32, 10: PL 61, 330); un bell'esempio è offerto in uno dei lati della capsella argentea africana, ora nel Museo Sacro della Biblioteca Vaticana (G. B. De Rossi, La capsella argentea africana, Roma 1889, p. 30).
I quattro E. furono simboleggiati come pecore, in un frammento di lastra per sarcofago nel Museo delle Terme. L'agnello divino è nel centro, sul monte, dal quale sgorgano i quattro fiumi. Da destra si appressano due pecore; sulla prima è scritto « Marcus », sulla seconda « Ioan(n) » es Evangelista. Nella parte mancante a sinistra dovevano essere le altre due pecore con i nomi di Matteo e di Luca (Wilpert, ibid., I, p. 54, tav. 36, 1).
Singolare è la rappresentazione simbolica degli E. in un mutilo coperchio di sarcofago di Spoleto, oggi nel Museo Lateranense: da destra una barca con pilota e tre vogatori imberbi; il pilota che sta in cattedrale in tunica e pallio è Gesù, come mostra il tipo iconografico e la scritta IESVS; i tre vogatori sono indicati dai nomi: MARCVS, LVCAS, e (IOH)ANNES; doveva precedere nella parte mancante MATHEVS e Wilpert vi aggiunge PETRVS perché vede nella scena la rappresen-

Enrico Josi
2. Arte. - A proposito delle rappresentazioni simboliche dei quattro E., quali appaiono fin dai primi secoli dell'arte cristiana e che sopra sono state ricordate, è da osservare come esse abbiano continuato ad essere usate per tutto il medioevo, spesso divenendo elemento decorativo, anche tradotto in plastica, nelle facciate di chiese romaniche e gotiche (S. Rufino di Assisi, S. Pietro di Tuscania, S. Trofimo di Arles, cattedrale di Chartree, ecc.). Nella facciata della cattedrale di Orvieto i simboli degli E. sono in bronzo (XIV sec.); in quella di Siena in marmo (XIV sec.). Una simultanea raffigurazione non dei simboli, ma proprio dei quattro E., appare prima nell'Oriente. La « pala d'oro » della basilica di S. Marco a Venezia, capolavoro di oreiberia bizantina eseguito nella parte più antica a Costantinopoli nell'876, ha al centro il Cristo, circondato da quattro tondi di smalto con gli E., i quali vi appaiono senza i loro simboli. Anche i pennacchi della cupola maggiore della Basilica veneziana hanno raffigurazioni a musici dei quattro E.
Nel tardo Tracento e nel Quattrocento si fanno più frequenti le simultanea raffigurazioni degli E. e dei loro simboli negli spartimenti triangolari delle volte a vela; così li affrescò Spinello Aretino in S. Miniato al Monte a Firenze nella volta della sagrestia. Talvolta sono in atto di insegnare ognuno ad un Dottore della Chiesa, così negli affreschi della volta nella cappella dipinta da Masolino nella chiesa di S. Clemente a Roma. Nel Palazzo Vaticano, il « beato » Angelico dipinse nel 1450 i quattro E. nelle spartizioni triangolari della volta della cappella di Niccolò V, Banozzo Gozzoli nel 1452 in quella della navata destra della chiesa di S. Francesco a Montefalco ed il Pinturicchio nel 1485 in quelle della Cappella Bufalini in S. Maria in Aracoeli a Roma. Tipica è la raffigurazione dei quattro E. in una pala d'altare di Antonio e Giovanni da Murano, conservata nella chiesa di S. Pantaleone a Venezia, dove essi assistono all'Incoronazione della Vergine.
Lorenzo Ghiberti adornò quattro spartizioni della sua prima porta per il Battistero fiorentino con gli E.; lo seguì Luca della Robbia nella porta di bronzo della vecchia sagrestia in S. Maria del Fiore.
Nella Cappella Pazzi a Firenze ci sono quattro medaglioni in terracotta con gli E. dello stesso Luca della Robbia. I ricchissimi musici della volta della cappella di S. Elena nella basilica di S. Croce di Gerusalemme a Roma, eseguiti nel 1508 secondo i cartoni di Baldassare Peruzzi, hanno la rappresentazione degli E. nei quattro tondi angolari. Nell'interna decorazione musiva della cupola sulla Basilica Vaticana di S. Pietro a Roma, eseguita alla fine del Cinquecento secondo i disegni del Ca-

(fot. Alinari)
L'iconografia dei singoli quattro E. non è sorta però da queste raffigurazioni simultanee di tutti a quattro i Santi; essa si formò e stabilì assai prima per ciascuno E. separatamente, precedendo nel tempo le loro raffigurazioni simultanee.