EUCARISTIA

EUCARISTIA - Ultima Cena, Scultura del sec. XIV, particolare del portale della Cartodrale - Altamura.

Ritengono poi che tale concezione verifichi, se non in senso proprio, almeno in termini equivalenti, la conversione totale richiesta dal dogma cattolico.

Queste sentenze rimangono certo entro l'ambito dell'ortodossia, ma messe a confronto con i principi stabiliti dal magistero ecclesiastico sembra che non li escuriscano perfettamente. La Chiesa parla a) di una conversione della sostanza del pane; b) di un'impossibilità del Corpo glorioso di Gesù; c) di un nesso intrinseco vigente tra i due estremi.

Mentre la spiegazione tomistica è in perfetta armonia con questi dati, le teorie del secc. XVI e XVII sembrano in qualche maniera urtare contro ciascuno di essi ■ rimanere impigliate in un groviglio di difficoltà che spontaneamente si affacciano al pensiero. Infatti, posto l'annichilazione del pane ■ l'adduzione, oppure la riproduzione del Corpo di Gesù non è possibile parlare di una vera conversione, che importa nel suo concetto formale il passaggio di una cosa in un'altra e non la distruzione totale di una perché dia posto a un'altra addotta ■ riprodotta. Inoltre il vincolo tra la distruzione del pane ■ l'adduzione o la riproduzione del Corpo del Signore non può essere che logico, cioè estrinseco e non balsante dal nesso reale della successione ontologica di due sostanze. Neppure si comprende come il Corpo glorioso ■ impossibile di Gesù possa essere addotto sotto le specie eucaristiche senza lasciare la sede primitiva e senza attraversare gli spazi intermedi. Né si vede come possa essere riprodotto lo stesso Corpo di Gesù tante volte quante sono le consacrazioni e rimanere lo stesso, unico, identico Corpo, che nacque dalla Vergine.

BIBLI: C. van Crombruggles, La présence réelle et la transsubstantiation, Gand 1906; J. Leberton, Le dogme de la transsubstantiation et la théologie autochemie du Ve siècle, in Etudes, 117 (1908, IV), pp. 477-87; J. Piccirolli, Disquisition de catholico intellectu dogmatic transsubstantiationis, Napoli 1912 (in senso suarestiano); A. Bassani, De transsubstantiatione ad mentem s. Thomae, Firenze 1913; J. M. Lagrange, Mélanges d'histoire religieuse, Pa

rigi 1915, pp. 204-205; A. von Splawa-Neyman, Das Problem der weenotoren Gestalten im hl. Altersabrumm nach der Lehre des hl. Thomas von Aquin, Breslavia 1920; J. Bitterneux, De transubstantiatione quid scenerit s. Bonaventura, in Collectanea Franciscana, 5 (1923), pp. 26-30; A. Zychlinski, Sinvera doctrina de conceptu transubstantiationis iuxta principia s. Thomas, in La ciencia tomista, 16 (1924), pp. 28-65, 222-44; J. Puig de la Bellecasse, De transubstantiatione secundum s. Thomam, Barcellona 1925; V. M. Cachia, De natura transubstantiationis iuxta s. Thomam et Scatum, Roma 1930; A. M. Vellico, De transubstantiatione iuxta Duns Scatum, in Antonium, 6 (1930), pp. 301-32, cui risponde V. M. Cachia, Animodustriones in transubstantiationis doctrinam, in Angelicum, 9 (1931), pp. 246-62; H. Weisweiler, Die Impanationlehre des Soannes Quidori, in Scholastik, 3 (1931), pp. 101-95; M. T. L. Penido, La rda de l'analogie en théologie dogmatique, Parigi 1931, pp. 427-41; ■. Baur, Non potest aliter Corpus Christi incipere esse de novo in hoc Sacramento nisi per conversione substantiae panis in panus, in Divia Thomas, 38 (Piacenza 1934), pp. 120-43; A. Verhamme, Exponitur notis transubstantiationis, in Colletiones Brugenses, 20 (1935), pp. 92-99; id., Genesis canonis transubstantiationis in Concilio Tridentino ibid., pp. 140-49; id., Relatantur sententiae reproductionis et adductionis, ibid., pp. 180-89; H. J. Storf, De natura transubstantiationis iuxta J. Duns Scatum, Quaracchi 1938; P. Glorieux, Fieri est factum esse, in Divia Thomas, 42 (Piacenza 1938), pp. 254-378; T. Horan, Doctrina transubstantiationis secundum F. Suárez, Roma 1938 (tesi dell'Univ. Gregoriana); A. Michel, Les décrets du Concile de Trente, Parigi 1938, pp. 239-87; H.-H. Maltha, Cosmologia circa transubstantiationum, in Angelicum, 16 (1939), pp. 305-34; F. Simons, Indagatio critica in opinionem s. Thomas de natura intima transubstantiationis, Indore 1939; R. Maglione, Il concetto di conversione eucaristica in Egidio Romano, Benevento 1941; L. Drembrogie, La S.ma E. in A. Román, Roma 1941 (tesi dell'Univ. Gregoriana); C. Glorzo, La dottrina della conversione eucaristica in Pascolo Radierio e Rotramme, Palermo 1945; A. Michel, Transubstantiation, in DThC, XV, coll. 1396-1406, Parigi 1946.

IV. MODO DELLA PRESENZA EUCARISTICA.

Il modo della presenza reale del Corpo a del Sangue di Cristo considerato in se stesso (assoluto) a nel suo rapporto con le specie sensibili (relativo) è legato alla conversione eucaristica, perché effettuandosi questa tra due sostanze, con assoluta esclusione degli accidenti, ha necessariamente per termine la sostanza del Corpo e del Sangue del Signore.

Perciò direttamente e per sé, ossia per le parole della Consacrazione (vi verborum), sotto le specie del pane è presente soltanto la sostanza del Corpo e sotto le apparenze del vino è presente soltanto il Sangue del Signore. Ma siccome dopo la Risurrezione in Cristo sono realmente e inseparabilmente uniti il Corpo, il Sangue, l'Anima e la Divinità, per naturale conseguenza e quasi indirettamente (vi naturalis concomitantiae) sotto le specie del pane è presente anche il Sangue, l'Anima e la Divinità e sotto le specie del vino è presente anche il Corpo, l'Anima e la Divinità, ossia sotto tutte a due le specie è presente «totus et integer Christus» come definisce il Concilio di Trento, seguendo i dati della Rivelazione (Denz-U, 885); con tale espressione s'intende che il Corpo di Gesù vi è con tutta la sua quantità organizzata, come quella di un corpo perfetto, che gode la pienezza della vita sensitiva.

Essendo però direttamente e per sé presente la sostanza del Corpo e del Sangue del Signore, la quantità, che vi è per conseguenza e per accidenti, viene tratta ad esistere al modo della sostanza per modum substantiae, acquistando cioè il modo di essere proprio della sostanza. Infatti se la quantità fosse presente nel modo connaturale dovrebbe pesare, estendersi oltre i limiti dell'Ostia, riempire il luogo occupato da un'altra quantità (quella degli accidenti del pane e del vino), ciò che è impossibile, anzi contraddetto dalla esperienza e dai dati della Rivelazione, che ci assicura dello stato glorioso e impossibile del Corpo di Gesù.

Sebbene questo modo di presenza sia misterioso (corollario della transustanziazione) tuttavia l'intel-

ligenza umana non ne può dimostrare la ripugnanza, perché ignora l'intima natura dei due estremi da cui dipende: l'omnipotenza divina, che è inesauribile, e la natura della sostanza corporea che sfugge tanto all'acume del filosofo quanto all'ecchio dello scienziato, come risulta dalle molteplici congetture formulate intorno ai corpi sia nel campo della filosofia sia in quello dell'esperienza (v. l'aggiornato studio di F. Selvaggi, Il concetto di sostanza nel dogma eucaristico in relazione alla fisica moderna, in Gregorianum, 30 [1949], pp. 7-45). «Ignoranza dal lato della sostanza materiale, ignoranza dal lato dell'omnipotenza di Dio, ecco come siamo armati per giudicare i miracoli eucaristici» (G. M. Monsabré, Esposizione del dogma, vers. II. di G. Bononelli, Torino 1949, conf. 68).

La Rivelazione presenta delle analogie che aiutano la mente umana a intravedere la possibilità di questo mistero. Il Vangelo racconta che il Corpo glorioso di Gesù apparve avulso dalla gravità e dalla impenetrabilità quando camminò sulle onde ed entrò nel cenacolo a porte ebiase. Basati su questi fatti, illustri teologi, come il Franzelin, penserono ad una «meccanica sopennaturale» con leggi superiori che sfuggono a qualunque esperienza.

Essendo presente il Corpo di Gesù con la sua quantità alla maniera della sostanza, la quale, come l'animo, è tutta in tutto il corpo e tutta nelle singole parti, ne segue che lo stesso Corpo di Cristo sia presente tutto in tutta l'Ostia a tutto nei singoli frammenti tanto dopo (come definisce il Concilio di Trento [Denz-U, 885]) quanto prima della frazione dell'Ostia. Da questo non segue però che prima della frazione il Corpo di Gesù sia presente infinite volte nell'Ostia, perché, come osserva s. Tommaso, «il numero segue la divisione, Perciò flatanto che la quantità rimane indivisa, la sostanza di una cosa è presente una volta sola sotto le sue dimensioni» (Smm. Theol., 37, q. 76, a. 3 ad 1).

La sostanza del Corpo di Cristo, a sua volta, è presente in maniera singolare, perché esclude tutti i modi di presenza, che si riscontrano nella natura. Infatti non è presente per contatto quantitativo, perché, sebbene abbia tutte le sue dimensioni, non per esse dice ordine alle specie del pane, non per contatto informativo e virtuale, come sono presenti in un corpo l'anima e l'angelo, perché il Corpo di Gesù non influisce sulle specie né come causa formale né come causa efficiente; non per ubiquità, che compete a Dio, perché la virtù intrinsecata del Corpo di Cristo è limitata e quindi non può abbracciare tutti gli esseri contenendoli nella sua potenza a non esserne contenuto, ma è presente per il semplice e misterioso rapporto di contenenza che, per la transustanziazione, le specie acquistano riguardo al Corpo del Signore, onde moltiplicandosi questi rapporti si moltiplica la presenza dello stesso corpo (v. ACCIDENTI EUCARISTICI).

Questo modo di presenza misterioso e glorioso insieme, riservato al Corpo di Gesù, è detto con termine tecnico, sancito dal Tridentino (Denz-U, 874), «sacramentale».

Brac.: F. X. Wild, Explanatio mirabilium quae divina potentia in angustissimo Eucharistiae sacramento operatur, Bonn 1868; A. Lépicier, Le meraviglie eucaristiche alla luce della filosofia cristiana, Roma 1913; J. Vásquez de Mella, Filosofia de la Eucharistia, 2e ed., Barcellona 1928; F. de Lanverain, La priaure eucharistique, in Recherche de science religieuse, 23 (1935), pp. 196-198; A. Verhamme, De modo praesentiae Christi in Sacramento, in Colletiones Brugenses, 20 (1935), pp. 384-50; id., De doctior praesentiae Christi in Eucharistia, ibid., pp. 435-50; L. Baudinot, Notre Seigneur n'est-il présent qu'une fois dont l'Hostie?, in Revue apologetique, 63 (1937), pp. 546-61; B. Ayala, De oclusi ecrezione Christi in Eucharistia in sententia Doctoris Ecclesiam, Roma 1930 (tesi dell'Univ. Gregoriana); J. Vas der Meersch, De praesentiae Christi in Eucharistia, in Colletiones Brugenses, 24 (1939), pp. 465-66; R. Masi, La teoria suarecena della teoria eucaristica, Roma 1942; A. Vonier, La clef de la doctrine eucharistique, Lione 1942 (sui modo estremamente della presenza); F. Orozco, La explicacion de santo Tomas sobre la presencia del cuerpo de Cristo en la Eucharistia «per modum substantiae», Roma 1943 (tesi dell'Univ. Gregoriana); V. de Montcheuil, La raison de la permanence du Christ sous les espèces eucharistiques d'après si Bonaventure et si Thomas, in Méloures théologiques, Parigi 1945, pp. 71-82; G. Loreti, La dottrina della presenza eucaristica in Durando di

S. Porziano, Roma 1949; E. C. Nuñez Goerjaga, El valor y funciones de la presencia real integral de Temacristo en el Sacramento, según la doctrina eucaristológica de S. Tymos, Tolosa 1949.

V. CONCLUSIONE: L'E. NEL PIANO DIVINO.

Al momento della transustanziazione una serie di portanti si compie: la conversione della sostanza del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo, l'attrazione della quantità ad esistere per modum substantiae, la multipresenza sacramentale dello stesso Corpo di Gesù, la permanenza degli accidenti senza soggetto d'incisione: la vita dell'universo è sospesa a quell'istante. Da quattro secoli il protestantesimo sembra dire: « ad quid perditio haec? ». Perché incomodare la Divinità e pretendere tante meraviglie quando la sola fede ci unisce a Cristo? L'E. è inutile.

Ritorniamo al Vangelo: Gesù nel discorso di Cafarnao ha indicato lo stretto legame che unisce l'E. all'Incarnazione. Chi ritiene superflua l'E. deve rigettare qualunque mediazione del Verbo Incarnato. Per questa fatale china è slittato il protestantesimo liberale.

La divinità di Gesù, umilmente accettata, illumina le ombre del mistero, disipa le difficoltà. La fede nella presenza reale, prolungamento dell'Incarnazione, ci unisce a Cristo, come l'Incarnazione ci accosta a Dio. Se l'Incarnazione è Dio che si fa uomo, l'E. è Dio che si fa ogni uomo: « Per hoc sacramentum omnes nos sibi univit Deus, cum in Incarnatione non univerit sibi nisi unius solius naturam » (Alberto Magno, In Mt. 26, 27; ed. Borgnet, XXI, col. 165). Così Dio entra non solo nei limiti della nostra natura, ma anche in quelli della nostra persona. La transustanziazione del pane nel Corpo di Gesù è l'emblema della trasformazione soprannaturale del nostro essere, che i Padri greci chiamano divinizzazione (Quincoloc). Nel banchetto eucaristico si attua l'unione più intima tra Dio e l'uomo: tutta l'umanità è il « sodalizio eletto alla gran cena ». Come a Cana la Madre di Gesù intervenne nel compimento del prodigio, figura dell'E., che consolò il cuore degli sposi e provocò la fede dei discepoli, così in questo perenne festino ove

tutti i fedeli « sicut novellae olivarum » circondano la mensa della Chiesa, Maria è presente, larga dispensiera di favori ai commensali, mediatrice tra Cristo e la Chiesa, Madre del Capo e delle membra: Mater unitatis. Gesù, che entrò nel mondo la prima volta per la Madre, vi ritorna con Maria e attraverso l'E., s'inscrive nella trama della vita individuale, permeandola delle sue effusioni divine, s'innesta nel corso della vita sociale, cementandone la compagine

nella forza coesiva dell'amore, s'aderge fastigio del creato in una ripercussione cosmica toccante le misteriose radici della sostanza e stringente cielo e terra in un amplesso eterno.

BIBLI: L. Thomassio, Dogmata theologica de Incarnatione Verbi Dei. Venezia 1730, pp. 608-727; V. Contenson, Theologia mentis et cardis. IV. Torino 1770, pp. 136-44; F. Hettinger, Apologia del cristianesimo, trad. it., II. Pistoia 1896, pp. 61-69; Ph. Gerbert, Considérations sur le dogma de l'Eucharistie, 19e ed., Parigi 1801; L. Lessio, De perfectionibus marihuncus divinis, 3e ed., Parigi 1912, pp. 268-79; F. G. Faber, Il Santo Sacramento, trad. it., Torino 1931, pp. 357-469; H. Benson, L'amicizia di Cristo, trad. it., Brescia 1936, pp. 67-78; A. Schütz, Christus mit uns. Monaco 1939; A. Piolanti, L'E. e la Vergine, in Tabor, 2 (1948, t), pp. 317-21; M. I. Scheeben, I misteri del cristianesimo, a cura di I. Gorlami, Brescia 1949, pp. 344-94; J. Knox, De necessitudine Deiporum inter et Eucharistiam, Roma 1949; Ch. De Keyser, La Vierge Marie et l'Eucharistie. Essai théologique et excétique, Montreal 1949; A. Piolanti, L'E. e il Papa, in Tabor, 3 (1949, t), pp. 528-35. Soprattutto l'enciclica di Leone XIII, Mirae caritatis, del 18 maggio 1902.

In generale: S. Tommaso, Sum. Theol., 3e, qq. 73-85 con i classici commenti del Gaetano, Giovanni di S. Tommaso, Gonet, Billaert, Gotti; J. B. Franzelin, De SS. Eucharistia, Roma 1868 (3e ed. curata da G. Filogrossi, ivi 1932); I. C. Hedley, The holy Eucharist, Londra 1907; L. Labauche, Lettres d'un étudiant sur la Sainte Eucharistie, Parigi 1912; D. Coghlan, De Eucharistia, Dublino 1913; C. Gutherler, Das M. Sakrament des Altars, Ratisbona 1919; G. Ballerini, Gesù eucaristico e i suoi oppositori, Pavia 1923; G. Mattiussi, De SS. Eucharistia, Roma 1925; A. D'Alès, De SS. Eucharistia, Parigi 1929; Id., Eucharistie, ivi 1929; A. Janssens, Die heilige Eucharistie, Lovanie 1929; M. De la Tulla, Mysterium fidei. De angustissimo Corporis et Sanguinis Christi sacrificio atque sacramento, 3e ed., Parigi 1931 (opera monumentale); L. Billot, De Sacramentis, I, 7e ed., Roma 1931, pp. 313-661 (vigorosa sintesi speculativa); A. E. Lépicier, De SS. Eucharistia, 2e ed., a voll., ivi 1931; M. Brillant, Eucharistie, Encyclopédie populaire sur l'Eucharistie, Parigi 1935 (con la collaborazione di numerosi autori); L. Percot, La foi en la Ste Eucharistie, ivi 1939; A. Van Hove, De SS. Eucharistia, 2e ed., Malinot 1941; R. Garrigou-

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(Ist. E. Thill, Bruxelles) EUCARISTIA - L'E. contro degli altri Sacrament

i. Minatura di un Messale della fine del 1400

Bruges, chiesa di Notre-Dame de la Poterie.

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“EUCARISTIA.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 465. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/eucaristia-2.