EULOGIA. - Originariamente con questo termine s'indicava il pane offerto dai fedeli per il Sacrificio cucaristico, e non servito all'uopo, per cui, benedetto, si distribuiva a quelli che avevano assistito al rito, ma non s'erano comunicati, oppure ai catecumeni, che non si potevano comunicare, in segno di comunione fraterna (Concilio antiocheno del 341; s. Agostino, De peccatorum remissione, cap. 26).
In seguito il termine passò ad indicare qualunque pasto benedetto da un vescovo o da un sacerdote, oppure qualunque presente volontario, fatto dai sacerdoti ai rispettivi vescovi nei visitarli (Concilio di Meaux, can. 14).
Un più largo uso del nostro termine si ebbe per indicare con esso le reliquie di contatto, prelevate dai Luoghi Santi, o dalle tombe dei santi più venerati.
I pellegrini infatti che da lontane regioni si recavano a visitare le tombe dei martiri più celebri, per venerarne le spoglie ed implorarne l'aiuto, non solevano tornarsene a casa senza un pegno qualunque della benedizione del martire visitato, prelevato dal suo sepolcro. Tale pegno consisteva per lo più in un po' d'olio tolto dalle lampade ardenti dinanzi al AMPOLLA (v.).
Il più ricercato olio di simile provenienza era certamente quello che era stato fatto scorrere direttamente sulle reliquie del martire a santo (Gregorio di Tours, De vita s. Martini, I, 2-32; MGH, Scriptores rerum Merovingicarum, I, 559; Paolino di Perigueux, Vita Martini V: CSEL, XVI, 111-12, vv. 125-8).
Con questo olio spesso si praticava ungere i malati Giovanni Crisostomo, Hom. in Martyres: PG 50, 664;
Vita Boniti episc. Averni, cap. 27: MGH, Script. rer. Merov., VI, 133).