AMPOLLA

AMPOLLA. - Vasetto a collo sottile e corpo di varia forma, destinato a contenere il vino e l'acqua per la S. Messa, gli oli santi, essenze aromatiche e simili.

1. LITURGIA

Nei primi secoli della Chiesa, quando i fedeli provvedevano con le loro offerte alla materia dell'Eucaristia, e si praticava la comunione sotto le due specie, i vasi (amae o amulae) destinati alla raccolta del vino erano abbastanza grandi: per lo più d'argento, o anche d'oro, alle volte finemente cesellati ed ornati di pietre preziose. Nel Liber Pontificalis abbiamo un elenco di questi vasi che Costantino donò alle varie

basiliche. Oggi sono prescritte due a. di cristallo o di vetro, perché se ne possa facilmente verificare il contenuto. Sono tollerate quelle di metallo, se preziose, purché siano ben distinte l'una dall'altra.

Per gli oli santi ed il crisma si usano tuttora ampolline o vasetti con larga imboccatura per lo più di metallo.

È celebre l'a. di Reims (la santa a. per antonomasia), che, secondo Incmaro, conteneva il crisma usato per il battesimo e la consacrazione di Clodoveo, primo re dei Franchi. Conservata presso la tomba di s. Remigio, fu distrutta durante la Rivoluzione Francese. Enrico Dante

2. ARCHEOLOGIA

Si conoscono diversi tipi di a. in vetro, terracotta, avorio, rinvenute assai spesso o affisse nella calce di chiusura dei sepolcri nei cimiteri

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AMPOLLA - A. di stagno - Bobbio (sec. vi). In basso: Croce fiorita tra due angeli; in alto: il Redentore in mandorla a fondo stellato; intorno: busti dei dodici apostoli e iscrizione: Olio del Legno della Vita, dei luoghi santi di Cristo.
(propr. Civiltà Cattolica)
sotterranei o deposte nell'interno presso il capo del defunto. Gli antichi studiosi della Roma sotterranea, quali Bosio, Boldetti, Lupi, Marangoni, ritennero che esse avessero contenuto sangue dei martiri (v. SANGUE), acqua benedetta, vino consacrato, profumi. Tutte le a. rinvenute negli scavi eseguiti di recente dalla Pontificia commissione di archeologia sacra nei cimiteri di Commodilla, di Panfilo, di Pretestato, di Novaziano, della via Latina mostrano di avere contenuto materie liquide oleose, i liquidi odores ricordati da Prudenzio (PL 13, 888). In una sola galleria del cimitero di Panfilo ne furono trovate dieci, alcune con l'apertura inclinata per facilitare il riempimento (E. Josi, Il Cimitero di Panfilo, in Riv. arch. crist., 3 [1926], p. 138).

A. di terracotta, di vetro e di metallo furono impiegate dai fedeli per riportare alle loro case l'olio che ardeva nei santuari dei Luoghi Santi e dei martiri o un po' di terra presa nei medesimi. L'uso è attestato fin da s. Giovanni Crisostomo (In Martyres homilia: PG 50, 664) e da Gregorio di Tours (Miracula s. Martini: PL 71, 914 sgg., 955). In tali casi l'a. viene detta εὐλογία.

Le più note a. di questa categoria sono le seguenti: a Bobbio, nella cripta di s. Colombano, si rinvenne nel 1910 una serie di a. di stagno con decorazioni ispirate a sog-

getti monumentali, musaici, affreschi, che decoravano le basiliche di Gerusalemme, Bethlehem, Nazareth, come l'Annunciazione, la Visitazione, la Natività, i pastori a Bethlehem, i magi, il battesimo del Signore, il Calvario, le donne al sepolcro, Cristo che appare al sepolcro, Cristo in gloria.

Nel tesoro della cattedrale di Monza si conservano 28 fialette di vetro, provenienti da Roma, contenenti olio preso da un tale Giovanni sui sepolcri dei Martiri romani e portati alla regina Teodolinda al tempo di s. Gregorio Magno (590-604); 16 a. di metallo per olio raccolto nei luoghi santi della Palestina, pure con scene del tipo di quelle di Bobbio e non più tarde dell'inizio del VII sec.

Dal santuario del martire s. Menna provengono le tante a. di terracotta giallastra ora sparse nei vari musei. Ivi il martire è effigiato in abito militare e nimbato, tra due cammelli, prostrati ai suoi piedi. Molte portano l'iscrizione ETÀOTIA TOY ATTOY MHNA ovvero O ATIOC MHNAC o equivalenti. Nel cenobio benedettino di Farfa fin dal sec. XI si conserva una collezione di 28 fialette di vetro, ciascuna contenuta in una borsetta di seta, munita del relativo cartiglio di pergamena con la scritta indicante il santuario, cui si riferisce la terra raccolta nei vari luoghi santi di Palestina.

BIBL.: H. Leclercq, s. V. in DACL, I, 2, coll. 1722-47; I. Schuster, Di una collezione d'eulogie dei luoghi santi di Palestina, in N. Bull. arch. crist., 7 (1901), p. 257; [G. Celi], Cimeli Bobbiesi in occasione delle feste commemorative di s. Colombano, in La Civ. Catt. (1923, II), p. 504; (id., III), pp. 36, 124, 335, 422, e 2ª ed. Roma 1923; C. Cecchelli, Note iconografiche su alcune ampolle bobbiesi, in Riv. arch. crist., 4 (1927), pp. 15-39; A. Colombo, I dittici eburnei e le ampolle metalliche della basilica reale di Monza, Monza 1934. Enrico Josi

3. ARTE

Preziosissime a., di provenienza bizantina, a forma di boccale ansato di cristallo, agata od onice con legatura in oro o argento, sono quelle del tesoro di S. Marco a Venezia, datate al sec. XI-XII. Fra gli esemplari più eletti del Rinascimento sono le due a. del Louvre di manifattura veneziana di cristallo di rocca con rami d'argento dorato ed ansa a forma di drago (sec. XVI). Notevoli per elegante semplicità di linea alcuni altri esemplari moderni specialmente francesi.
BIBL.: M. Accascina, L'orefiseria italiana, Firenze 1937; E. Roulin, Non églises, Parigi 1938. Guglielmo Matthiae
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“AMPOLLA.” Enciclopedia Cattolica, vol. I (1948), p. 683. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/ampolla.