ANASTASI. - Dal greco Ἀνάστασις, cioè resurrectione. Nella peregrinatio Aetlieriae (Itinera Hierosolymitana, in CSEL, 39, pp. 71, 73, 75, 99), scritta intorno all’a. 385, viene già più volte impiegata tale denominazione per indicare il luogo del sepolcro di Nostro Signore e quindi della resurrezione, contenuto nella basilica Gerusalemme (v.). Il Wilpert ha impropriamente definito a. la scena più volte scolpita in sarcofagi cristiani di Roma, di Milano, di Palermo e delle Gallie, rappresentante la croce sormontata dal monogramma di Cristo, racchiuso in una corona trionfale d’alloro e sostenuta spesso da un’aquila in volo, con due soldati ai piedi della croce; talvolta si trova una colomba su ciascuno dei due bracci laterali della croce (Wilpert, Sarcofagi, p. 226). Ma tale denominazione di a. non è esatta, poiché la scena ha un significato molto più complesso ed esige un’interpretazione molto più estesa: è il trionfo della Croce, è la vittoria di Cristo sulla morte, è la crux invicta. Invece l’arte cristiana antica occidentale non ha mai espresso l’a. realisticamente come l’ha raffigurata l’arte orientale, che l’ha unita con la discesa al limbo. Se ne hanno esempi nel museo di Dafne, in S. Lucia in Focide, nella cappella di S. Barnaba a Soghuali, ed in un’altra a Qaranlik-Kilissé (Cappadocia); in Italia in S. Marco a Venezia e nel duomo di Torcello.
ANASTASI
Bibl.: O. Dalton, Byzantium Art. Londra 1908; Ch. Diehl, L’Art Bizantin, Parieti 1922. Enrico Josi