ANASTASIA, santa, martire. - Si tratta di una martire, venerata il 25 dic., che ebbe il suo centro di venerazione a Sirmio. Peraltro la tarda Passio latina, che è l’originaria, immagina che A. rimasta vedova partisse da Roma per seguire Crisogono imprigionato per ordine di Diocleziano. Martirizzato Crisogono, seguono parecchi altri eventi di carattere assolutamente romanzesco. Vi è compreso anche il martirio delle sante Agape, Chione ed Irene, del prete Zoilo e di altri (Teodota e i tre figli). Di sicuro sappiamo che il patriarca di Costantinopoli Gennadio (458-71) fece venire da Sirmio il corpo di A., e lo depose nel santuario da lui dedicato è τοῖς δαμόνιον ἐμᾶς δαλίας (Teodoro Lettore, II, 65; PG 86, 216; Synax. Constantinop., p. 336). Per i Greci la santa aveva l’epiteto di φερμακόλυπτα forse in relazione ai miracoli contro gli avvelenamenti. M. i leggendisti aggiunsero anche un’A. detta « la Romana » o « la Vergine », complicando così il già difficile problema aggiorificato.
Nella basilica romana di S. A. l’applicazione del culto della martire di Sirmio non è che il frutto di una posteriore associazione al nome della fondatrice del titolo. Questa basilica, posta ai piedi del Palatino, ebbe delle donazioni da papa Damaso (366-84; cf. De Rossi, Inscrip., II, Roma 1861, p. 150) ed è quindi anteriore al culto di A.; è solo nel sec. vi che si parla del titulus sanctae Anastasiae. Respinta l’ipotesi del Grisar, che pensò ad un parallelo del santuario gerosolimitano dell’Anastasis, resta l’identificazione della fondatrice proposta molto acutamente dal Whitehead in un personaggio della famiglia costantiniana.
La Basilica sorse in mezzo ad imponenti strutture imperiali tra il Palatino e il Circo Massimo. Fra costruzioni classiche e cristiane vi si annoverano ben nove periodi. Forse la Basilica aveva in origine (secondo il Krautheimer) una sola navata e pare fosse a tipo cruciforme. Poi si mutò in una maestosa basilica a tre navate. - Vedi Tav. XCIV.
ANASTASIO l’Apocrisario. - Apocrisario della Chiesa romana a Costantinopoli, da non confondersi con un altro monaco Anastasio che gli fu compagno di
ANASTASIO APOCRASIARO - ANASTASIO I, IMPERATORE 1152
martirio e che morì il 24 luglio 662. Discepolo di s. Massimo il Confessore, A. fu arrestato per ordine di Costante II, esiliato dapprima a Trebisonda (647-48), indi a Mesembria, ricondotto infine a Costantinopoli nel 662 dove, condannato da un conciliabolo, ebbe strappata la lingua e recisa la mano destra. Invitato a Thusum, ai piedi del Caucaso, vi morì martire l'11 ott. 666.
Si ha di lui una relazione del processo intentato a s. Massimo a Costantinopoli nel 654 (PG 90, 109-30), un'altra relazione dell'interrogatorio subito dallo stesso santo a Bizya nel 656 (ibid., 135-70), una lettera a Teodosio di Granga, nella quale narra le persecuzioni e le sofferenze subite da lui e da due suoi compagni, il monaco Anastasio e s. Massimo (ibid., 173-94). La lettera, che si chiude con un florilegio patristico contro il monoteilismo, ci è pervenuta solo in una traduzione latina. Con molta verosimiglianza alcuni critici, tra i quali J. Stiglmayr (Byz. Zeitschr., 18 [1909], pp. 14-40) attribuiscono al nostro apocrasiario la compilazione patristica che ha per titolo: Doctrina Patrum de incarnatione Verbi, pubblicata da F. Diekamp (Münster in V. 1907), vera panoplia contro le eresie cristologiche. Altri però fanno il nome di Anastasio II Sinita: così D. Serruys, in Mélanges d'Archéologie et d'Histoire, 22 (1902), p. 155 sgg. e lo stesso Diekamp.