EVANGELISMO. - È un movimento di riforma cattolica della prima metà del sec. XVI. Il nome è, però, di origine recente ed è stato creato da Pierre Imbert de la Tour per designare le tendenze riformistiche francesi. Hubert Fedin lo ha poi applicato alle correnti parallele italiane. Il termine vuol sottolineare la tendenza fondamentale del movimento: la riforma della vita cristiana mediante un ritorno allo spirito del Vangelo, distinguendolo dal protestante in sé che gli fu contemporaneo e dalla cosiddetta controfirforma che lo seguì. L'e. fu cronologica-mente l'ultimo fra i tentativi di riforma cattolica precedenza, i quali aspiravano a una riforma della Chiesa nelle sue membra. Le radici dell'e. affondavano da una parte nella devotio moderna e in Erasmo, dall'altra nel neo-platonismo del Ficino, nella mistica della Croce del Savonarola, nella etica della Compagnia del Divino Amore, e persino nella mistica spagnola eterodossa degli Alumbrados.
L'e. non fu la creazione originale di un determinato riformatore religioso, ma sorse spontaneamente dalle ispirazioni e dai bisogni del tempo, e in luoghi diversi. Centro dell'e. in Francia fu Meaux sotto il vescovo Briconnet e Lefèvre. In Italia l'e. ebbe una fioritura di appena dieci anni, da quando, nel 1534, l'umanista spagnolo Juan de Valdés si stabilì a Napoli e riunì intorno a sé una cerchia di persone che la pensavano allo stesso modo. Poco dopo si formavano altri gruppi simili in Venezia, intorno al card. Contarini, a Lucca, intorno al Vermigli, priore dei Canonici Regolari, a Viterbo, intorno al card. Pole, a Roma, intorno alla marchesa di Pescara, Vittoria Colonna. Non avevano una organizzazione particolare, né un programma determinato, ma erano legati da concordi aspirazioni. Questa devozione elevava e formata nello spirito umanistico fu diffusa e propagata nel pubblico più vasto da predicatori come Bernardino Ochoino e da scritti anonimi come il Trattato utilissimo del beneficio di Gesù Cristo crocifisso verso i cristiani. I seguaci dell'e. formavano la corrente moderata dei riformatori nel seno del collegio dei cardinali (Cervini, Contarini, Pole, Morone, Ercole Gonzaga, Sadoleto, ecc.). Espressione del loro spirito è il Consilium de emendanda Ecclesia (1537). Separavano ancora di poter evitare la rottura venendo inconsueto, con comprensione, alle esigenze dei protestanti. Quando alla Dieta di Ratisbona il Contarini presentò la tesi della duplex insititia (1541), sembrò per un istante giunto il momento trionfale dell'e. e si sperò in una riconciliazione dei protestanti con la dottrina cattolica. Il fallimento delle trattative portò seco il fallimento dello stesso e. Nell'anno seguente morì il Contarini, si ebbe l'apostasia dell'Ochoino, e fu istituita l'Inquisizione.
È quando sembrò che ancora una volta l'e. potesse risorgere e perfino conquistare il trono pontificale nel Conclave del 1549, al card. Pole mancò un solo voto, quello di Pietro Carafa, che allora, sotto il nome di Paolo IV, iniziò la cosiddetta controfirforma. Le tendenze e le che dell'e. si separarono da quelle ortodosse (Ochoino,
Vergerio, Vermigli fuggirono) o si fusero con altre sette, soprattutto con l'anabattismo e il socinianismo. Pochi furono giustiziati (ad es., Carnesecchi), molti rimasero fedeli alla Chiesa, nella quale attuarono un profondo rinnovamento spirituale (Morone, Pole, Seripando, ecc.).
L'e. non è affatto un sistema teologico, ma piuttosto un atteggiamento religioso molto serio e nobile, ma incerto e diviso in se stesso. Caratteristico di questo atteggiamento irresoluto è il consiglio del Pole a Vittoria Colonna: credesse come se dalla fede dipendesse la giustificazione, ma agisse come se solo dalle buone opere di-pendesse la salute eterna. Ridotto a formola, il principio fondamentale dell'e. sarebbe il seguente: giustificazione per mezzo della Fede, senza comunque escludere le buone opere. Tuttavia i suoi seguaci si astenevano da qualsiasi definizione troppo impegnativa e precisa, in attesa delle prossime definizioni del concilio.
Senza dubbio, l'e. aveva non pochi tratti in comune con il protestantesimo, come il paulinismo, l'agostinismo estremo (il pessimismo della sua concezione del mondo e dell'uomo), l'avversione per qualsiasi speculazione scolastica e formalismo giuridico, l'aspirazione verso una Chiesa spiritualizzata e una pietà semplice e cristocen-trica nello spirito dei Vangeli, lo studio della Bibbia, la partecipazione dei laici all'indagine dei problemi religiosi.
Vi era, però, una differenza sostanziale tra e. e protestantesimo: l'e. non protestava, non voleva riformare la Chiesa con la violenza, ma i singoli fedeli per mezzo della Fede. L'e., qualche volta poté sembrare vicino all'eresia, ma non fu mai scismatico. Gli mancava il carattere rivoluzionario, come quello dogmatico. Fu un fenomeno transitorio, né pretendevano essere altro. Fu un movimento aristocratico, e come tale non mirava affatto alla conquista delle grandi masse. Ad un'anima in lotta con i problemi spirituali e religiosi, l'e. non offriva altro che una mistica dell'interiorità spirituale, alquanto tinta da una dolce rassegnazione.