EVANGELICI

EVANGELICI. — Prasco gli autori protestanti, le primitive stette, come la luterana, la calvinista, l'anglicana, ecc. sono indicate con il nome collettivo di «Chiese evangeliche» per contrapporre alla «Chiesa cattolica». È in questo senso che i protestanti moderni hanno voluto risuscitare il nome e. Difatti alcuni delegati del Congresso o Conferenza protestante panamericana di Panama (1926), finito il Congresso visitarono varie nazioni dell'America latina. Ed avendo notato la triste impressione che i nomi diversi di tante stette facevano fra i cattolici latino-americani, per cancellarla consigliarono di assumere il nome di «Chiesa evangelica», quale nome comune a tutte le stette protestanti di una stessa nazione, che i membri non si chiamassero più battuti o metodisti, ma semplicemente e. In Italia, negli ultimi censimenti, i membri delle varie stette rinunziarono, per gli effetti del censimento, al loro nome di valdesi, battisti, ecc. per attenersi all'indicazione comune di e., come se tutti fossero membri di una sola Chiesa evangelica che non esisteva. Ma il nome di e. si dà in modo speciale ai membri della Chiesa evangelica di Prussia.

La Prussia abbracciò il luteranesimo nel 1525 quando il gran maestro dell'Ordine teutonico, Alberto, apostato e si proclamò duca di Prussia. L'elettore di Brandeburgo, Giovanni Sigismondo (1606-19), che aveva unito l'elettorato di Brandenburg con il ducato di Prussia e che era calvinista (v. CONFESSIONI DI FEDE PROTESTANTI), tentò inutilmente di fare calvinisti i Prussiani. Lo stesso volle fare il primo re di Prussia, Federico I (1700-13), ma invano. L'amico di Voltaire, Federico II (1740-86), concesse beni a tutti i suoi sudditi amici liberi di culto, ma ridusse le diverse stette dei suoi stati a semplici società religiose sotto il suo controllo. Questo dominio dei principi protestanti tedeschi sulle stette del loro territorio non era cosa nuova. Difatti Luterano già lo aveva concesso, almeno sui luterani, quando

servise all'elettore di Sassonia che 'nel nome della carità cristiana e per l'amore di Dio prendesse nelle sue mani la cura della chiesa ecc.». Quanto poi ai calvinisti o riformati della Prussia, essi erano obbligati alla famiglia Hohenzollern perché calvinista era stato l'elettore e duca Giovanni Sigismondo e la sua confessione di fede, e perché il grande elettore Federico Guglielmo (1640-88) aveva accolto nei suoi Stati i calvinisti scacciati dalla Francia per la revoca dell'editto di Nantes. Di questa autorità sulle due sorte principali dei suoi Stati si valse il re Federico Guglielmo III (1797-1840) per istituire la Chiesa evangelica unita. Finite le guerre contro Napoleone, egli volle nel 1817, in occasione del 3° centenario della riforma, unire in una sola chiesa i luterani e i riformati dei suoi Stati. Proposo dunque che, lasciate da parte le differenze dottrinali e conservando ciascuno i suoi libri simbolici, si unissero tutti in spirito di amore fraterno per ricevere insieme la Cena del Signore. L'idea fu ricevuta abbastanza bene, più dai riformati che dai luterani, e venne approvata dai molti sinodi provinciali, che chiesero al re il riunione di un sinodo generale per studiare la costituzione della nuova Chiesa, cosa che non piacque al re né ai suoi ministri. Trattò quindi di introdurre l'esposizione, ma davanti all'opposizione dei protestanti, sensibili a tutto ciò che poteva rassomigliare all'abbonato cattolico: sino, si contando che fossero chiamati sovraintendenti e che tra essi uno avesse una certa sorveglianza su tutti i sinodi e concistori. Ciò che però stava più a cuore al re era la nuova liturgia da lui stesso composta, cavata dalle prime liturgie luterane e anglicane, ancora molto somiglianzi alla liturgia cattolica, e nella quale discendeva fino alle più minute rubriche. Nel 1822 la imposta a tutte le Chiese che dipendevano da lui. L'opposizione anche questa volta fu forte, ma il re continuò avanti nel suo proposito. Tra gli oppositori si distinsero lo Schleiermacher, professore all'Università di Berlino, e lo Schiebel, pastore luterano di Breslavia nella Slesia. Alcuni dei dissenzienti emigrarono nell'America del Nord e diedero origine al Sinodo di Alissouri o Ohio e al Sinodo luterano di Buffalo. I successori di Federico Guglielmo III concessero maggior libertà religiosa, ma anche dopo la Costituzione del 1857, per la quale si concedeva alla Chiesa evangelica un regime indipendente dallo Stato, con un'abolte distinzione tra Stato e principe, la Chiesa evangelica rimase come prima soggetta al re, il quale la governava per mezzo di un consiglio speciale chiamato «Evangelischer Oberkirchenrat», direttamente responsabile verso di lui, pure permettendo che si tenesse solo i suoi provinciali, e nel 1869 anche uno generale. Questa soggezione della Chiesa al re di Prussia durò fino all'8 Ottocento di Weimar (1917), che separò il nuovo Reich da tutte le Chiese. Nell'assemblea di Stoccarda del 1921 molte di queste organizzarono la confederazione delle Chiese evangeliche tedesche, e delle 29 chiese che la formarono, la prima e più numerosa, con ca. 20.000.000 di fedeli, fu la Chiesa evangelica dell'antica Unione di Prussia.

La Confederazione si chiamò Deutsche Evangelische Kirche (D. E. K.), e istituì tre dicasteri per sostituire le varie autorità preesistenti: il Kirchenrat, e corpo legislativo di laici ed ecclesiastici, il Kirchenbundesrat, o corpo di consiglieri, ed il Kirchenausschuss, e corpo esecutivo, nei quali ancora predominavano gli i. per il loro numero. Così la trovò Hitler quando arrivò al potere (1933-34). Al principio non pare che egli si mostrasse avverso alla Chiesa, ma con la formazione dei «Cristiani tedeschi» e con la sua politica, presto si rivelò grande nemico tanto dei cattolici come dei protestanti. La Chiesa evangelica ebbe a soffrire specialmente quando il dr. Jaeger, uno dei capi principali dei «Cristiani tedeschi», fu imposto da Hitler come capo della Chiesa evangelica di Prussia. Le molteplici vicende degli e., durante il governo hitleriano seguirono quelle di tutti gli altri protestanti tedeschi e se non pochi passarono ai cristiani tedeschi, parecchi, precisamente per la spietata persecuzione del nazismo, si rafforzarono nei principi religiosi e nelle pratiche di pietà, spicando fra tutti il ministro Martino Niemoller. Dopo il collasso tedesco del 1945 la D. E. K. cambiò il nome in Evangelische Kirche in Deutschland (E. K. I. D.) e la Chiesa evangelica di Prussia ne seguì le vicende. Nel 1940 nella E. K. I. D. il 10% era formato dai riformati, il 70% dai luterani ed il 20% dagli e. Al presente pare che tutta la speranza degli e. di tutti i protestanti tedeschi s'appoggi nell'ecumenismo; e difatti tutti lavorano insieme nella Hilfssack e opera di ausilio, nella quale, aiutati efficacemente dai protestanti stranieri, si sforzano per rimediare alle calamità causate dalla guerra.

Bibl.: J. H. Blunt, s. V. United Evangelical Church, in Diction-ary of Sects, Londra 1874, p. 608; Kerr D. Macmillan, Protestantism in Germany, Nuova York 1977, p. 164; D. C. Fabris, Ecumenical Handbook of the Churches of Christ, Berlimo-Str. 1927, pp. 48-49; M. Bendiscoli, La Germania religiosa nel III Reich, Brescia 1936; M. Power, Religion in the Reich, Oxford 1939; A. Keller, Christian Europe Today, Nuova York-Londra 1924, p. 65; H. Smith Leipner, Christianity Today, n. 4, Nuova York 1947, p. 38; Kenneth G. Grubb e E. J. Bingie, World Christian Handbook, Londra 1949, p. 33. Camillo Crivelli