ECUMENISMO PROTESTANTE. - I. TEN
DENZE. - La pseudoriforma del sec. XVI diede origine
tra i protestanti a due tendenze divergenti e opposte
che durano ancora ai di nostri: una apertamente anti
3. - ENCYCLOPEDIA CATTOLICA. - V. CATTOLICITÀ, fondata sul principio del libero esame, che
trascina alla divisione e allo spezzettamento; l’altra pro
cattolica, fondata sulla preghiera di Nostro Signore
al Padre suo «Un unum sint» (Io. 17. 21), che li
attrae il spinge all’unione antica ed ecumenica.
Della prima tendenza sono testimoni le molteplici
sètte nelle quali si è diviso il protestantesimo, tanto
numerose che oggi (1949) nella sola Africa del sud
se ne contano ca. 800. Della seconda tendenza testi
moniano non solo gli scritti unionistici di valenti
autori protestanti come H. Grotius (1642), R. Baxter
(1680), S. Werenfels (1720), ma i continui sforzi che
le è che hanno fatto per unirsi sia parzialmente, p. es.,
singhiani e calvinisti (1546), anglicani ed orientali
(1716-23), sia totalmente come protestanti e cat
tolici (1661-97). Talora si ebbe anche l’intervento
del governo civile per imporre tali unioni, come,
p. es., fece il re di Prussia nel 1817 con i luterani ed
i riformati del suo Regno. Questi tentativi sono venuti
aumentando di numero e di importanza fino ai giorni
nostri.
II. SOCIETÀ INTERSTANTE
Un passo in avanti, se si vuole un aspetto nuovo, diedero al mo vimento ecumenico nei secc. XVIII e XIX le so cietà intersettarie o interdenominazionali. Era un mo vimento sui generis, che appena merita il nome di ecumenico.Tali società accoglievano qualsiasi individuo di qual
siasi setta senza badare alle dottrine che i singoli individui
e candidati professassero: bastava che volessero lavorare
direttamente il direttamente per lo scopo che la società
perseguiva. Così, con il solo fine di evangelizzare i pagani,
corsero la London Missionary Society in Inghilterra
(1799) e l’American Board negli Stati Uniti (1810). Con
lo scopo di tradurre in tutte le lingue, stampare e dif
ondere la Bibbia, nacquero in Inghilterra nel 1801 le
British and Foreign Bible Society in America del
Nord la American Bible Society (1825). L’inglese Reli
gious Tract Society (1799) e l’American Tract Society
(1825) non ebbero altro fine che di pubblicare ogni
sorta di stampati religiosi e morali. Per unire tutte
le Chiese, meno la cattolica, si fondò nel 1846 la World
Evangelical Alliance. Nello stesso anno si organizzava
a Parigi la Young Men Christian Association per procu
rare il benessere religioso, fisico e intellettuale dei gio
rani, seguita più tardi (1835) dalla Confederazione mon
diale o ecumenica degli studenti cristiani, che si dedi
cava specialmente agli studenti.
Tutte queste società, che ancora perdurano, per il
loro carattere universale o quasi universale (alcune esclu
devano chiaramente o velatamente i cattolici) avevano una
certa pervivenza di ecumenicità, giacché implicavano una
qualche forma di governo universale sui soci, esercitato
da uno o da parecchi dirigenti; ma mostrandosi indif
ferenti o prescindendo dalla fede e religione dei singoli
soci, toglievano all’ecumenicità il perno principale, la
unità di fede; nella pratica però hanno avuto buon esito
quanto allo scopo che pretendevano raggiungere.
III. UNIONI FEDERALI
Nel sec. XIX e special mente al principio del XX le è stata protestanti, mosse oltre che dall’assillo del «Un unum sint» anche dalle continue divisioni che in questo tempo sgretolavano sempre più il protestantesimo, idearono una nuova specie di unione, non già di individui isolati, come nelle società intersettarie sopra menzionate, ma di sètte o Chiese intere, formandosi le cosiddette unioni federali o federative. In tali unioni possono entrare tutte le sète, conservando le proprie dottrine, il proprio regime e il proprio culto.Vi è un board o segretariato comune che non può
promulgare leggi, ma solo dare norme e suggerimenti
per proteggere e fomentare gli interessi comuni, ma le
singole sette sono libere di ammetterli e respingerli. A questo bordo ogni setta manda due suoi delegati, che insieme a quelli delle altre sette formano il consiglio superiore; vi manda pure altri deputati, più o meno numerosi secondo il maggiore o minore numero di affiliati alla setta. Ca. 30 sette americane si unirono nel 1908 in questa maniera per formare il Federal Council of the Churches of Christ in America; ma queste unioni ebbero esito migliore tra le sette di una stessa origine e separate tra di loro piuttosto per questioni di disciplina o regime. Gli anglicani ed episcopali celebrano ogni 10 anni le conferenze di Lambeth (v. CONFERENZE) fra il 1867; i presbiteriani nel 1877 fondarono l'« Alleanza delle Chiese riformate che nel mondo si reggono con il sistema presbiteriano»; i metodisti assumono addirittura l'«petito» e «comunico» quando nel 1881 stabilirono l'Euromenical Methodist Conference; nel 1905 si formò tra i battisti la Baptist World Alliance, e finalmente tra i luterani, nel 1923, la Lutheran World Convention. La unione federativa, rispettando praticamente l'indipendenza delle singole sette solo unite con un debole vincolo, fu abbastanza in uso tra molte sette anche di origine differente.
Il sec. XX si può chiamare il secolo dell'«Difiatti» questa aspirazione dell'«unione organica» o corporativa, dalla nuova teoria dell'unione organica o corporativa, dalle conferenze paracristiane che culminano nel grande Congresso ecumenico di Amsterdam nel 1948. In tutto questo movimento ecumenico spiccano ancora le due tendenze primitive: tendenza all'unione, ostacolata sempre e ovunque dalla tendenza al libero esame.
del Missouri ecc. La Chiesa russa si rifiutò ufficialmente di prendervi parte e la Chiesa cattolica si astenne completamente.
Nelle due precedenti conferenze parentristiane del 1937 (Oxford ed Edimburgo), celebrata separatamente, apparve chiara la convenienza di unire i due movimenti detti "Vita e azione" e "Fede ed ordine" per non distaccare religione e pratica, Credo e Comandamenti.
Difatti "Vita e azione" correva il pericolo di ridursi ad attuazioni pratiche e sociali con discapito della religione; "Fede ed ordine" a limitarsi a sole discussioni dottrinali senza badare alla pratica. Ma poiché con questi due movimenti era intimamente legato quello delle missioni, si incluse nel concilio delle chiese l'International Missionary Council (I.M.C.), dal quale, benché non fosse "Chiesa" ma semplice "società", dipendeva praticamente quasi tutto il movimento missionario protestantemente mondo.
Il Concilio ecumenico doveva riunirsi nel 1941, ma per la guerra che scoppiò nel 1939 si dovette rimandare fino al 1948. Durante l'intervallo il comitato provvisorio sviluppò grande attività in opere di soccorsi e preparò accuratamente ciò che poteva servire al buon esito dell'impresa commessaggi.
Lo scopo era di trovare la Chiesa (l'Una Sancta) tra le Chiese, cioè di trovare tra tutte le dottrine professate dalle Chiese convocate quelle che dovevano tenersi dall'Una Sancta.
Gravissime difficoltà non sfuggirono all'intelligente ed equanime segretario del Concilio, W. A. Wisser'st Hooft: "Noi tutti crediamo - egli scriveva - che esiste una Chiesa nelle Chiese, ma non conveniamo come e dove esista, come e dove essa si attui"; in un'altra occasione scriveva: "Il Concilio ecumenico non deve pretendere di rappresentare l'Una Sancta", ma può e deve proclamare che è un corpo nel quale e per il quale, quando piaccia a Dio, l'Una Sancta" si manifesterà.
Il tema generale delle discussioni fu compendiato in questo motto: "Ils disordino dell'uomo" e disegno di Dio. Questa ampia materia fu divisa in quattro punti principali, da studiarsi da uomini competenti e poi da esaminarsi da quattro commissioni: 1) la Chiesa universale nel disegno di Dio; 2) disegno di Dio e testimonianza dell'uomo; 3) la Chiesa e il disordine della società; 4) la Chiesa e le questioni internazionali. Sui quattro argomenti furono presentati studi profondi e accurati; anche sulla Chiesa cattolica ne furono alcuni abbastanza favorevoli (K. E. Skydsgaard e F. H. Villain); essi furono tutti diligentemente esaminati dalle quattro commissioni alle quali appartenevano, e se ne ricavarono le conclusioni che poi furono presentate alle discussioni dell'Assemblea generale. Il Concilio si inaugurò con grande solennità il giorno prestabilito (22 ag.), e vi assistettero, insieme con i 400 delegati ufficiali di tre Chiese; da 300 persone, tante quante poterono entrare nella Nieve Kerk di Amsterdam. Tutto procedette con ordine e pace, solo turbata leggermente dal dibattito tra l'americano G. Foster Dulles, che attaccò il comunismo, ed il secoloavo Hromadka, che disserte sui benefici derivati alla religione dal medesimo, e dagli scatti del Barth, dentro e fuori delle riunioni, contro la Chiesa cattolica. Alcune parole sul capitalismo lasciarono una impressione poco gradita ad alcuni. Si concluse il Concilio tranquillamente e, cosa notata e deplorata da tutti, le Chiese andante per unirsi non poterono celebrare insieme la Cena del Signore.
Dai rapporti e dalle conclusioni del Concilio si ricava che il formato il Concilio ecumenico delle Chiese, cioè un organismo di collaborazione fra le Chiese convenute, collaborazione che si estende alle missioni, alle varie opere filantropiche e a fomentare la vita cristiana. Le Chiese proclamarono bensì la loro unità nel Cristo, ma confessarono che l'unità di dottrina non l'hanno nel sacerdozio, nei Sacramenti, nella Chiesa e nel suo Capo visibile. Tutto l'insieme ha causato ottimismo in alcuni, scoraggia-mento in altri: ottimismo per l'amore e la sottomissione che vennero manifestati verso il Cristo, per l'umile confessione delle molte divisioni, per il desiderio di cercare l'Una Sancta. Scoraggiamento perché si prevede purtroppo, che questa non si troverà che nei cieli.
Il Concilio nel suo messaggio finale, tra le altre cose, augura che la Chiesa che esso vagheggia e che spera di veder nascere dalla Conferenza di Amsterdam sia la casa nella quale tutti trovino la loro casa. Per noi cattolici tale casa già esiste, è aperta a tutti, è quella di Gesù Cristo, è la sua Chiesa fondata sulla roccia di Pietro.
Bruel: M. Barbera, Il vero significato di alcune correnti protestanti a proposito della Unità religiosa, Milano 1928; G. Jackson Slosser, Christian Unity, Londra 1929; M. Pribilla, Un Kirchliche Einheit, Friburgo in Br. 1920; Ch. J. Macfarland, Christian Unity in Practice and Prophecy, Nuova York 1933, pp. 178-328; H. J. Douglass, Church Unity Movements, 1913; M. J. Congar, Chrétiens dévotifs, Parigi 1937; C. Boyer, La problème de la réunion des chrétiens, in Unitas, 2 (1947), pp. 319-328; J. C. Bennet, Man's Disorder and God's Design, Outline Preparation for the First General Assembly, Londra 1947; W. Kennedy, Venture of Faith, Nuova York 1948; anon., The Message and Reports of the First Assembly of the W. C. C., Londra 1948; C. Crivelli, Sguardi sul mondo protestante, L. Roma 1949 (Manuali del pensiero cattolico, 35 B.); G. Corti, L'Assemblea di Amsterdam, in La Scuola Cattolica, 77 (1949), pp. 265-285.