CONFERENZE PANCRISTIANE

CONFERENZE PANCRISTIANE. — I protestanti distinguono chiaramente tre classi di c. dette mondiali, p. o panprotestanti. Quelle che trattarono di fronteggiare problemi sociali, economici e internazionali sono distinte con il nome di C. di «Vita e Azione» (*Life and Work*); quelle che ebbero per scopo lo studio e l'esame delle divergenze dottrinali e della disciplina ecclesiastica, in vista di una possibile unione auspicata come precetto della volontà divina, sono chiamate C. di «Fede e Disciplina» (*Faith and Order*); finalmente quelle dedicate a questioni missionarie sono comprese sotto il nome di C. mondiali missionarie (*World's Missionary Conference*). Conviene dire, una volta per sempre, che a nessuna di queste c. presero parte rappresentanti ufficiali della Chiesa cattolica, mentre in alcune erano presenti delegati delle Chiese scismatiche orientali. Esse furono quasi tutte preparate accuratamente; tutte le sessioni furono precedute e seguite da qualche atto religioso fatto in comune, e tutte le conclusioni (*findings*), prima di avere forza o autorità, dovevano esser sottoposte alla decisione delle singole sétte, libere queste di accettare, modificarle o respingerle.

SOMMARIO: I. C. di «Vita e Azione», II. C. di «Fede e Disciplina», III. C. mondiali missionarie.

I. C. DI «VITA E AZIONE». — Così sono chiamate le due C. di Stoccolma (1925) e di Oxford (1937). Il loro scopo fu lo studio del pensiero di Cristo «quale fu rivelato nel Vangelo» di fronte alle grandi questioni sociali, industriali e internazionali, per fare un tentativo di gettare le basi d'una dottrina cristiano-sociale, in cui tutte le sétte convenissero; per questo si ebbe cura di evitare qualsiasi questione dogmatica.

I. C. DI Stoccolma (19-30 ag. 1925). Col fine indicato si riunirono a Stoccolma più di 600, tra delegati e invitati di 31 «comunioni» cristiane, tra le quali alcune scismatiche orientali, sotto la presidenza dell'arcivescovo luterano di Uppsala, Natan Soderblom (1866-1931). Le questioni trattate furono: a) la Chiesa e le questioni economiche e industriali; b) la Chiesa e le questioni sociali e morali; c) la Chiesa e le relazioni internazionali; d) la Chiesa e l'educazione cristiana; e) metodi di cooperazione e di federazione delle Chiese. Tra le dissertazioni e gli studi presentati alla c. ve ne furono alcuni di vera attualità e importanti, sia per la materia, sia per lo sviluppo. Nelle discussioni furono osservate due correnti: la luterana, la quale voleva bensì che lo spirito del Vangelo s'infiltrasse in tutte le questioni sociali, ma senza discendere a problemi concreti; e l'anglo-sassone, che voleva applicare l'etica del Vangelo a casi particolari, come alla condanna della guerra, all'approvazione della Società delle Nazioni, ecc. Nacque anche alcune questioni incresciose, quale fu quella della responsabilità della guerra del 1914-18, abilmente scartata dal presidente, raccomandando la preghiera per la riconciliazione dei popoli. Qualcuno mostrò il suo pes

simismo sul risultato finale della C., per la mancanza di un credo comune, per l'assenza della Chiesa romana, per l'apatia di molte Chiese sulle questioni sociali, ecc. Il congresso si astenne dall'offrire soluzioni precise ai quesiti proposti e dal confermare con la votazione i risultati delle discussioni. I protestanti hanno paragonato questa C. al Concilio di Nicea, però senza gli anatemi. Per continuare l'opera della C. fu istituito un « Comitato di continuazione ».

2. C. di Oxford (12-26 luglio 1937). Dodici anni dopo si riuniva a Oxford la seconda C. di « Vita e Azione ». Vi accorsero ca. 400 tra delegati e invitati, appartenenti a 117 « comunità » cristiane, fra i quali 26 delegati di 13 chiese autocefale orientali. La C. fu presieduta dall'arcivescovo di Canterbury, Cosmo G. Lang. Il conflitto ebraico, che si era suscitato in varie nazioni, la dottrina e le teorie sviluppate sul concetto di nazione, di Stato, di razza, di totalitarismo (che viene confuso con l'autoritarismo) e le ripercussioni che tutto questo ebbe nel mondo sociale internazionale influirono perché di questi problemi si occupasse principalmente la nuova C. Gli argomenti trattati furono: a) la Chiesa e la nazione; b) la Chiesa e lo Stato; c) la Chiesa, la nazione, lo Stato e l'ordine economico; d) la Chiesa, la nazione, lo Stato e l'educazione; e) la Chiesa universale e l'ordine economico. Come nella C. precedente, si lesero dissertazioni e si presentarono studi molto ben fatti. Questa volta si precisarono alcune conclusioni, tra le quali si trovano, riassunte nel messaggio finale, le seguenti: « Nella Chiesa non devono esservi questioni di razza; la Chiesa deve rivendicare il diritto di dare ai suoi figli l'istruzione e l'educazione cristiana; la Chiesa non può riconoscere come suprema nessuna autorità terrena ». Anche in questa c. si notarono due correnti: quella dei Barbiani, i quali, con la loro dottrina che la Chiesa è un dono di Dio senza partecipazione dell'uomo, rifuggivano da ogni accettazione sociologica del Vangelo; l'altra di coloro che tendevano a ridurre il messaggio di Cristo ad un canone di azione sociale. In questa C. fu corretto un errore nel quale erano caduti i promotori delle C. di « Vita e Azione ». Portati i protestanti a separare ciò che è unito, poiché vedono il cristianesimo a settori e non nella sua totalità, avevano creduto di poter separare la sociologia (« Vita e Azione ») dalla esatologia e dogmatica (« Fede e Disciplina »). Questo sbaglio fu emendato con la decisione di proporre nel prossimo congresso di « Fede e Disciplina », che doveva celebrarsi quello stesso anno a Edimburgo, l'unione dei due movimenti.

BIBL.: G. K. A. Bell, The Stockholm Conference 1925, The Official Report, Oxford 1926; H. Monnier, Vers l'union des Eglises, Parigi 1926; M. Barbera, Il vero significato di alcune correnti protestanti a proposito della unità religiosa, Milano 1928; I. Giordani, Crisi protestante e unità della Chiesa, Brescia 1930; H. Smith Leiper, Christ's Way and the World's in Church, State and Society, Nuova York 1936; id., World chaos and World christianity, Chicago 1937; J. H. Oldham, The Oxford conference, 1937.

II. C. DI « FEDE E DISCIPLINA ». — Così sono chiamate le due C. mondiali protestanti di Losanna (1927) e di Edimburgo (1937). Il loro scopo immediato non fu l'unione dottrinale di tutti i protestanti, ma la presentazione, l'esame e la discussione, non a modo di disputa o controversia ma « nello sforzo di mutua comprensione, stima ed amore », dei punti di discorso, per preparare la futura unione di tutte le sette e Chiese in una sola. Con il nome di unione o riunione, i protestanti non intendono la sottomissione al centro di unità, di magistero e di governo che fa capo al papa, anzi la escludono. Difatti l'ultimo numero dello schema ufficiale delle questioni da trattarsi nella C. di Losanna dice: « Le questioni concernenti la necessità di una autorità centrale sono certamente della più grande importanza; ma la C., pur riconoscendo tale importanza, ritiene inopportuno di includere nel suo programma ». Tolto questo fondamento essenziale per l'unità di fede e di disciplina, ne risulta che per i protestanti la parola unione ha differenti significati. Per alcuni è l'aggregamento o federazione di tutte le religioni cristiane esistenti, conservando ciascuna le proprie dottrine ed il proprio regime ecclesiastico e solo unite fra sé con un certo vincolo federale; per altri significa una unione per via di compromessi, di intese e interpretazioni comprensive, di maniera che sotto una sola formula di parole ambigue ciascuna setta possa conservare la sua propria dottrina; e non sono pochi che intendono una riunione su di un minimo fondamento di credenze, da tutti accettate, come sarebbero le proposte nel « Quadrilatero di Lambeth » (v. CONFESSIONI DI FEDE PROTESTANTI); altri finalmente vorrebbero l'unione organica cioè nella fede.

1. C. di Losanna (3-21 ag. 1927). Nel giorno prefisso si riunirono a Losanna più di 400 delegati e invitati, appartenenti a più di 100 « comunioni » cristiane, sotto la presenza del vescovo della diocesi episcopaliana di Western Nuova York, Carlo H. Brent. Vi erano anche 14 rappresentanti di altrettante Chiese autocefale orientali. La Chiesa cattolica aveva proibito ai suoi fedeli di prendervi parte. Difatti, « pro bono pacis », tutte le sette e Chiese concorrenti erano pareggiate tra loro, come se ciascuna fosse la vera Chiesa di Cristo; ma tutte dovevano essere disposte, nel caso che fosse necessario per l'agognata unione, di rinviare a qualche dottrina o di venire a qualche compromesso dottrinale con le altre, ciò che la Chiesa cattolica, che è l'unica vera Chiesa di Cristo, non poteva assolutamente accettare. Gli argomenti trattati furono: a) l'appello all'unità; b) il Vangelo, messaggio della Chiesa al mondo; c) natura della Chiesa; d) la confessione di fede comune a tutta la Chiesa; e) i ministri della Chiesa; f) i Sacramenti; g) l'unità del cristianesimo e la relazione tra le Chiese esistenti. La preparazione e l'organizzazione di questa prima C. di « Fede e Disciplina » furono fatte con somma diligenza; molti degli studi presentati furono protestanticamente notevoli, le allusioni alla Chiesa cattolica piuttosto rispettose e con rincrescimento che non avesse accettato l'invito di partecipare. Tutti confessarono chiaramente che le divisioni delle Chiese erano contrarie alla volontà del N. S. Gesù Cristo. Ma poi, nella realtà, approvarono una specie di appendice che comprendeva le dottrine opposte, concludendo che « ciascuna delle Chiese seguirà a far uso della sua speciale professione di fede ». Contrari si mostrarono gli Orientali, fermi a non volere compromessi nelle cose di fede e di coscienza, e i quaccheri. Il sommo pontefice Pio XI con l'enciclica Mortalium animos (6 genn. 1928) dimostrò chiaramente che la via seguita non conduceva all'unità. Ciò non piacque al Söderblom, il quale rispose (29 genn. 1928) con un articolo che fa contrasto per il suo tono leggero e anche ironico con il tono grave dell'enciclica. In esso il Söderblom dimostra di non aver colto bene il senso dell'enciclica né il vero problema dell'unione.

2. C. di Edimburgo (3-18 ag. 1937). Dopo la C. di Losanna, il movimento « Fede e Disciplina » prese un nuovo sviluppo. Varie unioni parziali ebbero luogo tra le divisioni di una stessa setta, come tra quelle dei metodisti inglesi (1932) e dei presbiteriani scozzesi (1929), anzi anche tra sette differenti, come quelle dalle quali risultano la Chiesa unita dell'India meridionale, schema approvato nel 1933, e la Chiesa di Cristo in Cina (1927). Il problema dell'unione spinse autori cattolici (Congar, Pribilla, ecc.) e protestanti (Mackenzie, Douglass, ecc.) a scrivere libri interessanti; anzi anche alcuni punti difficili non risoluti nel Congresso di Losanna furono causa di importanti scritti sulla Grazia (vari autori), sull'Eucaristia (Brilliooth), sui ministri e Sacramenti (Headlam). A tutto questo si deve aggiungere la proposizione, già indicata dalla C. di Oxford, per unire i due movimenti « Fede e Disciplina » e « Vita e Azione ». Sotto la direzione dell'arcivescovo anglicano di York, W. Temple, si riunirono a Edimburgo 414 tra delegati e invitati di 120 Chiese differenti per discutere i temi proposti. Alle discussioni presero parte cospicua 26 delegati delle Chiese orientali. Gli argomenti trattati furono: a) la Grazia; b) la Chiesa di Cristo

e la parola di Dio; c) la Comunione dei santi; d) la Chiesa di Cristo, suoi ministri e Sacramenti; e) l'unità della Chiesa nella vita e nel culto. Come nella precedente c., la preparazione, lo studio dei temi, l'organizzazione, ecc. furono disposte con molta accuratezza; della Chiesa cattolica si parlò con rispetto e si mostrò, dalla parte di alcuni, vero dispiacere per la sua assenza; gli osservatori cattolici che vi assistettero, ma senza prendervi parte, furono trattati con molta gentilezza; si insisté sul danno delle divergenze dottrinali e sul bisogno di ritornare all'unità. Purtroppo per contentare tutte le Chiese rappresentate nella c. si fece lo stesso; che nella C. di Losanna, cioè si inculsero nelle conclusioni, come appendice, le opinioni discordanti, e con l'uso di alcune espressioni vaghe e astratte si riuscì ad ottenere l'accordo. Finalmente la C. di Edimburgo approvò, come aveva chiesto quella di Oxford (e secondo uno dei congressisti questo fu forse l'unico risultato pratico della c.), la creazione del Concilio (Council) mondiale delle Chiese, unendo in uno solo il movimento di "Vita e Azione" con quello di "Fede e Disciplina". Questo concilio doveva essere per la Chiesa, secondo il testo della sinfonia, un legame di unione, un centro di coordinamento, e doveva dare al mondo cristiano un organo che permettesse a tutte le Chiese di "parlare una voce". Non mancò qualche critico protestante che con certo orrore scorse in tale concilio una specie di papato protestante (v. ECUMENISMO PROTESTANTE).

BIBL.: E. S. Woods, *Lausanne 1927*, Londra 1927; H. N. Bate, *Faith and Order*, 2a ed., 1928; M. Barbera, *Il vero significato di alcune correnti protestanti a proposito della unità religiosa*, Milano 1928; id., *L'enciclica "Mortalità umana"*, *Canunine e falsificazioni dei protestanti*, Roma 1928; V. Ianni, *Il movimento panteristiano*, Storia e documenti, S. Remo 1928; M. Pribilla, *Un kirkliche Einheit*, Friburgo in Br. 1929; L. Hodgson, *Convictions*, Londra 1934; M. J. Congar, *Chrétiens désunies*, Parigi 1937; *Report of the second World Conference on Faith and Order*, Nuova York 1937; H. Martin, *Edinburgh 1937*. *The Story of the second World Conference on Faith and Order*, Londra 1937; *Le Bulletin des missions*, 3a trimestre, 1937; *Reports prepared by the Commission on the Church's Unity*, Nuova York e Londra 1937; *Les Grandes Conférences oecuméniques* (juillet-août, 1937), Parigi 1938; K. Mackenzie, *Union of Church-States*, Londra 1938; *Constitution for the proposed World Council of Churches*, unanimously adopted by the provisional Conference in Utrecht, Holland, May 9-13, 1938, Nuova York 1938; G. B. Guzzetti, *Il movimento ecumenico fino ad Amsterdam*, in *La scuola cattolica*, 1949, pp. 243-64.

III. C. Mondiali missionarie. - Così sono chiamate le C. di Edimburgo (1910), di Gerusalemme (1928) e di Tambaram, Madras (1938). Il grande sviluppo che nel sec. XIX ebbero le missioni protestanti e le difficoltà che, nei paesi di missione, sorgevano dalla concorrenza delle sette e società missionarie, indussero i protestanti a tenere congressi o, per arrivare ad un accordo comune. Per questo si celebravano le C. del 1854 a Londra e a Nuova York, a Liverpool nel 1860, a Londra di nuovo nel 1878 e 1888, e finalmente a Nuova York nel 1900. L'esito di quest'ultima li animò ad adunare una c. mondiale, alla quale partecipassero i delegati di tutte le sette e società missionarie protestanti, e fu scelta la città di Edimburgo come luogo di riunione nel 1910.

1. C. di Edimburgo (14-25 giugno 1910). - Vi presero parte più di 1000 delegati o invitati di 46 società missionarie inglesi, 60 nordamericane, 41 continentali europei, 12 australiane e sudafricane, e nessun rappresentante delle Chiese orientali. Giovanni R. Mott fin dall'aprile 1910, fu eletto presidente della C. Gli argomenti discussi furono: a) la predicazione del Vangelo a tutte le nazioni non cristiane; b) la Chiesa nelle missioni; c) l'educazione come mezzo per cristianizzare la vita nazionale; d) il messaggio missionario e le religioni non cristiane; e) la preparazione missionaria; f) i vivai (Home Base) delle missioni; g) missioni e governi; h) cooperazione e fomento dell'unione. In generale tutti gli argomenti furono trattati a fondo, e il primo porta documenti importanti e curiosi sullo stato delle missioni protestanti in tutto il mondo nell'a. 1910. Lo scoglio che sempre affiora in queste due

quello dell'unione e della cooperazione. La difficoltà fu chiaramente esposta e discussa, i consigli dati sono protestantemente buoni, ma si conclude con la constatazione che la soluzione di un problema così complesso "si può affrontare solo con spirito di penitenza e di preghiera; di penitenza per l'arroganza del peccato e la mancanza di previsione, per le quali si è perpetuata una situazione che ritarda tanto il progresso del Regno di Cristo; di preghiera perché la sapienza umana non vede nessuna soluzione". È da notarsi che anche in questa c. pare che la parola Chiesa sia usata come se la Chiesa di Cristo fosse costituita dall'insieme di tutte le sette o Chiese. Uno dei risultati pratici di questa c. fu la istituzione di un "Comitato di continuazione", per continuare lo spirito di essa, promuovere le conclusioni e preparare altre. Tale comitato doveva essere un centro di consultazioni e di consiglio, ma senza altra autorità che quella proveniente dal valore intrinseco dei servizi prestati.

2. C. di Gerusalemme (24 marzo-8 apr. 1928). - Il Comitato di continuazione, dopo varie vicende, fu sostituito nel 1921 dal Concilio missionario internazionale (International Missionary Council), il quale propose la riunione di una nuova c. mondiale per il 1928 da tenersi a Gerusalemme. Questa doveva essere composta di un numero uguale di delegati dei paesi missionari (sending countries) e dei paesi missionari (receiving countries). Si radunarono il giorno stabilito 230 tra delegati e invitati di 44 nazioni differenti, e numerosi furono i rappresentanti delle Chiese protestanti cinesi, giapponesi ed indiane; non mancarono alcuni filippini e latino-americani. Le Chiese orientali, per non avere missioni, non furono invitate. La presidenza l'ebbe di nuovo il dinamico e ottimista G. R. Mott. Gli argomenti discussi furono: a) vita e messaggio cristiano in relazione con i sistemi di pensare e di vivere non-cristiani; b) educazione religiosa; c) relazioni tra le nuove e le antiche Chiese (Chiese madri e Chiese figlie); d) la missione cristiana alla luce dei conflitti razziali; e) la missione cristiana in relazione con i problemi industriali; f) la missione cristiana in relazione con i problemi rurali; g) cooperazione missionaria internazionale. Sul primo punto furono presentati studi eccellenti sull'indulismo, sul buddhismo, confucianismo ed islamismo, raccomandando a tutti i missionari di "avvalorare" in queste religioni quelle dottrine che erano più vicine al cristianesimo. Nei punti d), e), f) si trattarono argomenti propri delle C. di "Vita e Azione", ma applicati alle missioni. Si cadde nello stesso errore di altre c., cioè sul significato della parola Chiesa. L'ultimo argomento delle due c. è comune, ma a Gerusalemme si fece un passo più avanti con l'istituzione dei segretari nazionali, nei quali dovevano avere parte tutte le società missionarie di ciascuna nazione. Tali segretari di dovevano essere in continuo contatto con il "Concilio missionario internazionale" che in questa c. fu organizzato in tutte le sue parti e, secondo una delle conclusioni, doveva servire per una nuova unione cristiana, per la vita corporativa, per la solidarietà di scopi e proposti tra tutti coloro che lavorano per dilatare il Regno di Dio".

3. C. di Tambaram, Madras (12-29 dic. 1938). - La terza C. mondiale missionaria protestante, convocata dal Concilio missionario internazionale, si riunì nell'India inglese nel 1938. Nei 10 anni scorsi tra la C. di Gerusalemme e questa di Tambaram erano avvenuti alcuni fatti importanti nel mondo protestante, come le due C. di Oxford e di Edimburgo, l'unione dei due movimenti "Vita e Azione" e "Fede e Disciplina", e la famosa "Inchiesta dei laici", con la pubblicazione di vari volumi sulle missioni protestanti dell'Oriente e del punto di tutto nell'opera *Re-thinking Missions*, piuttosto sfavorevole alle missioni protestanti e che destò grande commozione nel loro mondo missionario. Presero parte alla C. 471 delegati e invitati, provenienti da 59 nazioni, tra le quali vari paesi cattolici. Anche questa volta ebbe la presidenza l'instancabile G. R. Mott. Per l'ampiezza e importanza dei temi trattati si danno gli argomenti generali e i diversi studi fatti su ciascuno di essi: a) l'autorità della fede (serie di studi sulla controversia sorta dalla pubblicazione del libro del *Kremer*, *Il messaggio cristiano nel mondo non cristiano*), cioè