CONFESSIONI DI FEDE PROTESTANTI

CONFESSIONI DI FEDE PROTESTANTI. - Formole o sommari, in cui le varie chiese protestanti notificano ufficialmente le loro principali dottrine religiose.

SOMMARIO: I. C. luterane. - II. C. luterano-calviniste. - III. C. riformate e loro molteplici gruppi. - IV. C. anglicano-ecclesiaticane. - V. Altre c. di f. - VI. C. delle società protestanti. - VII. Sguardo generale sullo stato attuale delle c. protestanti.

I. C. LUTERANE. - La C. di Augusta, redatta da Melanone, approvata da Lutero, sottoscritta da vari principi teologici e presentata all'imperatore Carlo V (1530) nella Dieta di Augusta, è fatta con spirito conciliativo, per non urtare troppo i cattolici, e precisamente per questo non si trovano certe dottrine caratteristiche luterane, come la consustanzialità e la ubiquità del Corpo di Cristo. Consta di due parti: la prima, composta di 22 articoli, comprende articoli ortodossi e alcuni eterodossi, come il 7°: De Ecclesia, il 20°: De bonis operibus, il 21°: De cultu Sanctorum; la seconda parte, con 7 articoli, è piuttosto un catalogo di ciò che essi chiamano abusi della Chiesa cattolica, cioè, il celibato dei sacerdoti, la Messa privata, l'integrità nella confessione auricolare, la tradizione, i voti, l'autorità ecclesiastica, ed in essi si scorgono già gli errori che dovevano diventare comuni a molti altri protestanti. Gli errori di questa C. furono confutati da esperti teologi cattolici, ai quali Melantone rispose nello stesso a. 1530 con la Apologia confessionis Augustanae, dove spiccano molto di più le dottrine luterane. In occasione della convocazione del Concilio di Trento, e per presentare un'esposizione della dottrina nuova, furono compilati nel 1537 gli Arti- coli di Smalcalda, nei quali Lutero, prescindendo già da ogni speranza di concordia con i cattolici, espone senza ambagi le sue dottrine e manifesta chiaramente il suo odio al Papa. Morto Lutero (1546), gli successe nella direzione dei luterani Filippo Melantone (1497-1560), di carattere molto più mite e condiscendente, il quale in alcuni punti si costò dalla dottrina del suo maestro, ad es., nella presenza di Cristo nell'Eucaristia, inclinandosi alla forma calvinista. Ne nacque la polemica tra i luterani rigidi ed i criptocianisti (v.), alla quale si aggiunse la controversia filia con la di Flaccio Illirico sul peccato originale, la sinergetica, opposta al servo arbitrio di Lutero, la ossidancia sulla natura della giustificazione, la maioristica e antinomiana sulle buone opere, la ubiquitaria, la adiaforita, ecc. Tutte queste polemiche e controversie introdussero lo scompiglio nel campo luterano, che non si calmò né con la Formola severa o sassone del 1574, né con la Formola di Maulbronn del 1575. Finalmente l'elettore di Sassonia, Augusto (1553-1586), convocò alcuni dei principali teologi, e nel 1577 fu fatta la Formola concordiae. Consta di 12 articoli, tutti, meno l'ultimo, distribuiti in tre parti, cioè: l'argomento da trattarsi, ciò che si deve ammettere (pars positiro) e ciò che si deve respingere (pars negativa). L'ultimo articolo condanna gli anabattisti, gli schwenkefeldiani, gli antitrinitari, ecc. Questa formula non pose fine a tutte le controversie, ma in genere ebbe buona accoglienza in tutta la Germania luterana, ed è l'ultimo dei libri simbolici luterani. Non si è fatta menzione della Confessio Savonica (1551) né della Confessio Wurtembergica (1551), preparate per essere presentate al Concilio di Trento, cosa che non avvenne per la sospensione di questo nel seguente a. 1552. In Ungheria tanto i 12 Articoli di Erdid (1545) come la C. delle cinque città (1548) hanno come base la C. di Augusta. Una forte reazione contro i cripto-calvinisti si ebbe negli Articoli visitatori

(1592), nei quali la predestinazione di Calvino è condannata come falsa ed erronea. I luterani degli Stati Uniti in generale ammettono tutti i nove libri simbolici.

II. C. LUTERANO-CALVINISTE. — Sotto questo nome sono comprese alcune c. di f. che sono attribuite all'uno e all'altro ramo protestante. Tali sono la Repetitio anhaltina (1581) piuttosto luterana, la C. di Nassau (1578) an-chessa di sapore luterano, ma contraria all'ubiquità. Il Consensus Sendomirensis (1570), di Polonia, emanò da un sinodo misto di luterani e di calvinisti; e fu confermato negli Acta et conclusiones seu canones Cracovienis Syndodi generalis (1573), e nel Sinodo di Thorn (1595). Delle tre «confessiones Marchicae», che il Niemeyer marea tra le c. riformate o calviniste, solo la prima, cioè la Confessio fidei Ioannis Sigismundi electoris Brandeburgensis (1614), è chiaramente calvinista; la seconda, Colloquium Lipsiense (1641), fu composta da luterani e calvinisti; e la terza, Declaratio Thorunensis, fu fatta nella Polonia, anche con il concorso di luterani e calvinisti. Lasciando da parte altre c., si citeranno ancora gli Articoli dell'Unione palatina (1818) con i quali il re di Prussia, Federico Guglielmo III (1797-1840), procurò non propriamente di unire, ma di avvicinare i luterani e i calvinisti dei suoi Stati nella Chiesa unita evangelica, conservando ognuno i propri libri simbolici. Delle 34 c. di f. dei Fratelli boemi (v. FRATELLI), quella del 1535, raccomandata dallo stesso Lutero, fu di ten- denzaluerana, ed è chiamata Prima.c. boema; nel 1575 fu compilata la Seconda c. boema che sostituì le anteriori, e ben- ché in linea generale vi predominò la C. di Augusta, pure contiene dottrine calviniste e hussite. Nella riorganizzazione data dal conte di Zinzendorf, i Fratelli boemi cambiano il nome in quello di «Fratelli moravi». Le loro dottrine si possono ricavare dalle Litanie di Pasqua (1749) e dai nove articoli del Risultato sinodico del 1869.

III. C. RIFORMATE E LORO MOLTEPLICI GRUPPI. — Tali c. (zuingliane, calviniste), nate nella Svizzera, si sparsero in molti paesi d'Europa, e ciascuno di questi volle formolare una o più c. di f. Se ne contano una trentina. Nessuna però ha l'importanza che tra i luterani gode la C. di Augusta. Le più autorizzate sono la Seconda c. elvetica, il Catechismo di Heidelberg, i Canoni di Dort e la C. con il Catechismo di West- minster. Le dottrine caratteristiche delle c. riformate sono la presenza virtuale o dinamica di Gesù Cristo nell'Eucaristia, la predestinazione eterna, la uguaglianza di tutti i ministri, ed il governo ecclesiastico degli «anziani» (laici ed ecclesiastici). Si dà il nome di presbiteriani ai calvinisti anglo-sassoni e scozzesi ed a quelli che da essi procedono, e si è conservato il nome di riformati ai calvinisti degli altri paesi, come Francia, Svizzera, Germania, Olanda.

Per maggior chiarezza si suddivideranno queste c. in vari gruppi, cioè: 1) gruppo elvetico; 2) gruppo germanico; 3) gruppo franco-belga-olandese; 4) gruppo anglo-scozzese. Le c. anglicane, benché pervase di dottrine calviniste, e da molti considerate come riformate, pure per la loro dottrina caratteristica dell'episcopato, così contraria al calvinismo, si debbono considerare separatamente.

1) Gruppo elvetico. Questo gruppo ebbe due capi prin- cipali, Ulrico Zuinglio (1484-1531) e Giovanni Calvino (1509-1541). Zuinglio nei suoi 67 Articoli (1523) e nelle 10 Tesi di Berna (1528) espone le sue dottrine, che sviluppò ampiamente nella sua Ad Carolum romanum imperatorem fidei Huldryci Zuinglii ratio (1530) e in quella Ad Franciscum, Francorum regem, fidei Huldryci Zuinglii ratio et confessio (1531). Le dottrine zuingliane si pro- pagarono nei paesi vicini, e quattro città dell'Impero, Strasburgo, Costanza, Memminger e Lindau, presentarono nel 1530 alla Dieta di Augusta la cosiddetta Con- fessio tetrapolitana, di sapore zuingliano, ma con certe concessioni alle dottrine luterane sull'Eucaristia. Ecolam- padio (1482-1531) compendiò le dottrine del maestro nei 12 articoli della Confessio Basileensis prior, che fu pubblicata nel 1534. Per comporre in qualche maniera la scissione che si accentuava sempre più fra le dottrine zuingliane e le luterane, ad iniziativa dei protestanti di Strasburgo, soprattutto di Bucero e di Capito, fu pubblicata nel 1536 a Basilea la Confessio fidei Helvetica prior o Basileensis secunda, la quale ebbe l'approvazione di Lutero. Consta di 27 articoli; la dottrina è ancora zuin- gliana, ma con maggiori concessioni ai luterani. Frattanto nella Svizzera francese cominciava ad emergere Calvino. Durante la sua prima residenza a Ginevra nel 1536 egli aveva cominciato il suo Catechismo, sotto della sua celebre Christianae religionis institutio. Il catechismo fu pubblicato nel 1541 dopo il suo ritorno a Ginevra. Desideroso di unificare le Chiese della Svizzera, nel 1549 si recò a Zurigo, e quivi insieme con Bullinger (1504-1573), capo dei zuingliani, fu fatto il celebre Consensus Tigu- rinus che consta di 26 articoli, nei quali si giunse ad una tal quale armonia. Questo Consensus fu accettato in quasi tutte le Chiese protestanti della Svizzera. Nel 1552, quando era più viva l'opposizione al decreto calviniano sulla predestinazione, i pastori di Ginevra compresero il Consensus Genevensis, che però non ebbe molta fortuna fuori della città. Il Bullinger aveva composto per sé una c., e questa, conosciuta dai suoi amici, venne da essi pubblicata nel 1566, ed è la Confessio Helvetica posterior. Consta di 30 articoli, ove si rispecchiano quasi tutti gli errori protestanti di quel tempo, e la dottrina ivi esposta sulla Cena del Signore e la predestinazione pare che soddisfacesse gli zuingliani ed i calvinisti, e fu una delle più popolari e generali nella Svizzera. L'ultima delle c. svizzere, la Formola consensus ecclesiasticum Helvetica- rum del 1675, non fu che una reazione dei rigidi cal- vinisti svizzeri contro la scuola di Saumur, che aveva adottato alcune dottrine arminiane. Al gruppo elvetico si può riallacciare la c. dei valdesi, i quali nel Sinodo di Cian- foran (v.) del 1532 abbracciarono le dottrine del Farel e dei suoi compagni, precursori di Calvino a Ginevra, e solo nel 1655 adottarono la Confessio Gallicana. Questa rimase in vigore fra essi fino al 1804, nel quale anno mo- dificarono 5 articoli, respingendo fra altre cose la predestinazione calviniana. Parimenti, dal gruppo elve- tico derivano le c. ungheresi di Kolosvar (1559), quella di Debreczen (1560-62) e soprattutto quella di Czenger (1570) detta Confessio Hungarica, la quale ha pure qual- che canone contro i sociniani (v. ANTITRINITARI).

2) Gruppo germanico. Benché la maggior parte della Germania avesse abbracciato le dottrine luterane, pure, come s'è detto, nei paesi confinanti con la Svizzera si erano infiltrate le dottrine zuingliane, alle quali seguirono poi quelle di Calvino. Precisamente nella nuova Univer- sità di Heidelberg nel Palatinato, nacquero aspre dispute e controversie tra i partigiani delle tre dottrine, e per farla finita con tanto scandalo, l'elettore palatino Fede- rico III (1515-76), calvinista, fece comporre da teologi calvinisti il Catechismo di Heidelberg o Catechismo pa- latino (1563). Le dottrine calviniste vi sono esposte nelle tre parti divise in 129 articoli, il decreto di Calvino ap- pare un po' più mite, ma vi si nota una essa animosità contro la Chiesa cattolica, come l'art. 80°, ove la Messa è chiamata «ecceranda idololatria». Le altre c. te- desche riformate sono di poca importanza, e quasi tutte circoscritte ai paesi il cui principe si era fatto calvinista. Si citeranno la C. di Nassau (1578), il Bremen consensus (1595), la C. e catechismo dell'Assia (1607), la C. di Bentheim (1613) e la già menzionata C. di Sigismondo elettore di Brandeburgo del 1614. Dal gruppo germanico deriva la Reformed Church in the United States, formata da discendenti di emigranti riformati tedeschi e che ha come libro simbolico il Catechismo di Heidelberg.

3) Gruppo franco-belga-olandese. L'unica e importante c. di f. riformata tra i Francesi fu la Confessio fidei Gal- licana, fatta nel 1559, approvata da Calvino e da Beza, e ratificata nel Sinodo nazionale di La Rochelle nel 1571. Nelle Fiandre, Guido de Brés, aiutato da Adriano di Sa- ravia e da alcuni altri, scrisse nel 1561 la Confessio Bel- gica, la quale è ancora oggigiorno in uso tra i riformati dei Paesi Bassi. La dottrina sulla ARMONIO (v.), i cui discepoli presentarono al

Smodo di Dort (1618-19) si articoli che la condanna-vano; ad essi rispose il sinodo con gli Articoli di Dort (v. ARMINIANSIMO), difendendo la più rigida dottrina calviniana. Pure si deve far notare che la dottrina arminiana sull'università della Redenzione, e non dei soli eletti, lasciò un'impronta profonda, ed è professata da molte Chiese riformate e presbiteriane. A questo gruppo si può rial-acciare la Reformed Church in America che considera come libri simbolici la c. belga e i Canoni di Dort.

4) Gruppo anglo-scozzese. Il calvinismo fu stabilito in Scozia da Giovanni Knox (1505-72), il quale scrisse la Confessio Sotciana prima, approvata dal parlamento nel 1560, e constata di 25 articoli calvinisti e anticattolici. Nel 1581, fu proclamata la Confessio Sotciana secunda o Generalis confessio verae et christianae fidei et religionis, molto breve ma sommamente ingiuriosa alla Chiesa cattolica e specialmente al papa, «Romanum illum Antichristum», ai Sacramenti «spuria sacramenta», alla Messa «missam diabolicam», al sacerdozio «sacerdotium blasphemum» e al Concilio di Trento «sanguinolenta ipsius Concilii Tridentini decreta» ecc., che hanno reso la Chiesa di Scozia una delle più fanatiche tra tutte le sette protestanti. Da questa C. del 1581 deriva il famoso patto, o «Covenant», del 1643, i cui aderenti, o «Covenanters», tanta parte ebbero nelle guerre civili-religiose d'Inghilterra. Durante la seconda metà del sec. XVI vi erano molti anche in Inghilterra che non erano d'accordo con la Chiesa ufficiale anglicana, perché dicevano che in essa vi erano rimasti troppi elementi cattolici, come l'episcopato, e tra questi dissidenti o non-conformisti si distinsero i puritani di tendenza calvinista. Quanto fosse grande il loro influsso nella stessa Chiesa anglicana lo si può dedurre dagli Articoli di Lambeth (1595), approvati dall'arcivescovo di Canterbury, dal vescovo di Londra «et aliis theologis», e introdotti come appendice ai 39 Arti-coli di religione. Sono 9, tutti in favore della predestinazione calvinista. Essi però non furono sanzionati dalla regina Elisabetha. Su di loro si fondarono gli «Articoli di religione irlandesi» (1615), approvati dall'arcivescovo anglicano di Dublino, Giacomo Ussher, dai vescovi e dalla «Convocazione» della Chiesa episcopale irlandese. La reazione sorse potente sotto il re Giacomo I (1603-25), al quale piaceva molto di più la sottomissione della Chiesa anglicana che l'indipendenza dei puritani. Non avendo questi potuto ottenere quasi niente nella conferenza di Hampton Court (1604), consci del loro potere, non desistere dal loro proposito di purificare la Chiesa ufficiale, e nel 1643 si unirono ai «Covenanters» scozzesi contro il re Carlo I (1625-49). Dalla Scozia vennero otto deputati all'assemblea di Westminster. Dei vari elementi che la componevano, anglicani, indipendenti, erastiani, ecc., le circostanze fecero sì che a poco a poco vi rimanessero quasi solo i puritani ed i presbiteriani; e la Confessio fidei Westmonasteriensis (1647) risultò un trionfo del calvinismo sull'anglicanesimo. Consta di 23 capitoli, ciascuno con vari articoli; è modellata sugli articoli di fede irlandesi dell'arcivescovo Ussher (v. LAMBETH), e contiene tutte le dottrine calviniane. Insieme con la c., l'assemblea compose anche e presentò al Parlamento nello stesso a. 1647 due catechismi, il lungo e il breve. Quest'ultimo è ancora in uso, ed è equiparato a quelli di Lutero e di Heidelberg. Dal gruppo presbiteriano anglo-scozzese traggono la loro origine le numerose sette presbiteriane degli Stati Uniti d'America, le quali hanno conservato, come libro simbolico, la C. di Westminster, benché con alcune modificazioni sul decreto calviniano. La Chiesa presbiteriana di Cumberland nella sua «Nuova c.» del 1883 abbracciò l'arminiano.

IV. C. ANGLICANO-EPISCOPALIANE. - Non vi è propriamente tra gli anglicani e tra gli episcopaliani una c. di f., ma solo i 39 Articoli di religione pubblicati, dopo varie vicende, nel 1563. La Chiesa protestante episcopale degli Stati Uniti nelle sue «Risoluzioni» del 1801 ha bensì soppresso qualche articolo, sostituito da qualche altro, e cambiato il 37°, non riconoscendo la supremazia ecclesiastica del re d'Inghilterra; ma ha conservato tutta l'impronta angli-cana. I 39 Articoli sono dunque riconosciuti da tutta la comunione anglo-episcopaliana, che si estende non solo all'Inghilterra ed agli Stati Uniti e alle loro colonie, ma anche ad altri paesi ove sono stati eretti vescovi anglicani o episcopaliani, come nel Giappone, nella Cina, nell'America latina, ecc. Questo fenomeno di una apparente unità religiosa in una Chiesa protestante trova la sua spiegazione: a) nell'ambiguità degli articoli suscettibili di varie interpretazioni dottrinali (v. ARTICOLI DI RELIGIONE ANGLICANI); b) nelle correnti dottrinali divergenti della Chiesa alta, bassa e larga, per sempre nella Chiesa d'Inghilterra; c) nella teoria della «comprensibilità» (v.) che rende possibile la professione di qualunque dottrina, con la sola condizione, sembra, di non rigettare l'episcopato. Ed a questo si deve la separazione, nel 1875, della Chiesa riformata episcopale degli Stati Uniti, perché nella sua «Dichiarazione di principi» non riconobbe la necessità dell'episcopato, e ammise la validità delle Ordinazioni senza l'intervento del vescovo. La terza conferenza di Lambeth (1888) nella quale intervennero molti vescovi della comunione anglicano-episcopaliana, proclamava i quattro articoli chiamati il «Quadrilatero di Lambeth» (v. LAMBETH), e considerati come base per l'unione di tutti i protestanti, e dunque anche come un minimum di credenze da tenersi dagli stessi anglo-episcopaliani, cioè: a) la S. Scrittura, unica regola di fede; b) i due «Credo», degli Apostoli di Nicea; c) i due Sacramenti, Battesimo e Cena del Signore; d) l'episcopato storico necessario per ordinare i ministri della Chiesa unita. A questi quattro punti sono praticamente ridotti i 39 Articoli.

V. ALTRE C. DI F. - Fin qui si è trattato di quelle che derivano dalle dottrine luterane, calviniste ed anglicane; in questo gruppo si includono quelle che non riconoscono tale origine. Anteriori alla pseudoriforma del vescovo, il 1820, la C. dei taboriti (1431), il Catechismo valdese (1439), e tutte le c. boeme anteriori a quella del 1523. Quasi contemporanei alla pseudoriforma furono: i) i mennoniti, così chiamati dal loro fondatore Simon Menon (1505-64), che hanno come libro simbolico la C. di Waterland (1590), nel quale raccolsero le dottrine di Menon e degli anabattisti, e la cui caratteristica è il Battesimo degli adulti, considerando invalido quello dei bambini. 2) Gli unitari, che risalgono al sec. XVI sotto il nome di sociniani, ed ai primi secoli del cristianesimo con quello di antitrinitari, e negano il mistero della S.ma Trinità. Come libri simbolici hanno il Catechismo e la C. di Cracovia (1574), il Breve ed il Lungo catechismo Racoviense, ambedue del 1605. 3) congregazionalisti (v.) oltre gli Statuti dei principi congregazionalisti, compilati da Roberto Browne (v.) nel 1582, presentarono a Giacomo I nel 1603 i Punti di differenza tra il congregazione alisimo e la Chiesa d'Inghilterra, e nel 1658 spiegarono di nuovo le loro dottrine nella Dichiarazione di Savoy. Il principio fondamentale di questa setta è che ciascuna Chiesa locale è assolutamente indipendente e può formolare la sua c. di f.; e se alle volte tra le varie sette che hanno adottato il regime congregazionalista si trova qualche c., ciò non vuol dire che tutta la setta professi o ammetta tale c., ma solo che alcune Chiese locali volontariamente l'hanno accettata. È inutile dunque parlare di c. di f. proprie dei congregazionalisti o delle sette che seguono il loro regime, come sono i battisti, le assemblee di Dio (pentecostali), i cristaldefiani, i discepoli, ecc., e perciò le si omettono.

Le principali sette sorte nei secc. XVII e XVIII sono: i) i quaccheri o amici, fondati da Giorgio Fox (1624-91) in Inghilterra, la cui dottrina caratteristica è la «huc interna», sia per interpretare la S. Scrittura, sia per tutte le opere da farsi. Le 15 Tesi contenute nell'Apologia di Roberto Barclay (1648-90) si possono considerare come le loro c. di f. 2) I metodisti, il cui fondatore è Giovanni

Wesley (1703-91), non hanno propriamente una c. di f., ma Wesley morendo lasciò loro come base della sua dotrina il Nuovo Testamento e i quattro volumi dei suoi discorsi, dai quali si possono ricavare le tre dottrine principali dei metodisti, cioè: la Grazia salvifica offerta a tutti, la sicurezza presente di essere salvi, e la possibilità di arrivare alla perfezione cristiana. 3) La Chiesa della nuova Gerusalemme, o swedenborgiani, fondata da Emanuele Swedenborg (1688-1772). Lo Swedenborg non volle fondare una nuova setta, ma lasciò molti scritti, tra i quali gli Arcana coelestia. Nel 1787 alcuni suoi animatori inglesi formularono i 12 Articoli di fede. Le dottrine principali sono l'antitrinitarismo, il doppio senso della S. Scrittura, cioè il letterale e lo spirituale, rivelato questo allo Swedenborg, ed i diversi e già avvenuti giudizi del mondo prima dell'ultimo dal quale nacque la Chiesa della Nuova Gerusalemme (1757).

Le c. di f. delle sette sorte nei secc. XIX e XX si differenziano molto da quelle del sec. XVI; sono molto più brevi, meno teologiche, tendono a semplificare e ridurre al minimo possibile le credenze e i dogmi da credersi, anzi introducono nuovi elementi (mormoni o Scienza cristiana) o prendono atteggiamenti (esercito della salvezza) non mai visti nelle sette anteriori. Si citano tra le principali: 1) la Chiesa cattolica-apostolica, o irvingiani da E. Irving (1792-1834) suo fondatore, la quale ha come libri simbolici il Manuale, il Catechismo e i Tre Testimoni, questi ultimi sono indirizzati rispettivamente al re d'Inghilterra Guglielmo IV (1830-37), all'arcivescovo di Canterbury, e l'ultimo, il Grande Testimonio, all'imperatore, e, sovrani e capi delle nazioni battezzate. Tra le sue dottrine, l'Irving vuole il governo della Chiesa con 12 Apostoli, insegnia il regno millenario di Cristo, ecc. 2) I mormoni o santi dell'ultimo giorno fondati da Giuseppe Smirni, al quale nel 1827 fu rivelato il libro di Mormone. Tra i libri simbolici si trovano il Libro della dottrina e dei Patti ed i 13 Articoli, dove, nell'8°, il libro di Mormone è pareggiato alla Bibbia. Con il titolo di «Matrimonio ecc. le sette» fu considerata come dottrina rivelata la poligamia, ed ammessa la rivelazione diretta di Dio al loro capo su-premo. 3) Gli avventisti del 7° giorno o sabatari, fondati nel 1833 da Guglielmo Miller negli Stati Uniti, non hanno propriamente alcun libro simbolico, ma le loro credenze si ricavano da vari dei loro opuscoli, ad es., da quello del Baker Che cosa credono gli avventisti del 7° giorno. Nel loro duplice nome sono caratterizzate le loro dottrine principali, insegnando che il sabato e non la domenica è il giorno del Signore, e che è prossimo l'avvento di Nostro Signore a giudicare il mondo, quando la pena eterna dei malvagi consisterà nel loro annichilimento. 4) L'esercito della salvezza, o salvazionisti, risente del medesimo del suo fondatore Guglielmo Booth (1829-1912). Piuttosto che vera c. di f., ha una serie di «Direttori» o «Regolamenti» per l'istruzione religiosa-filantropica dei suoi memori. Nella Dottrina dell'esercito della salvezza non si trova una sola parola sui Sacramenti e si attacca apertamente il decreto calvinista. 5) La scienza cristiana, o scientisti, fondata dalla signora Maria Baker Glover Eddy dai nomi dei suoi tre mariti (v. BAKER, MARY EDDY), riconosce come libri simbolici il Manuale della Chiesa, i Sette articoli (testi) e il libro della Scienza e salute con la Chiesa della Scrittura, che è quasi equiparato alla Bibbia. Secondo gli scienziati non esiste né il peccato né il male fisico se non nella mente (con «m» minuscola) mortale e spariscono appena vi sottenti la Mente (con «M» maiuscola) spirituale. 6) Le Chiese di santità hanno comuni con i pentecostali la dottrina del «parlare lingue» come segno del Battesimo dello Spirito Santo, e tra i loro libri simbolici basti citare la Discipline of the Holiness Church. Si aggiungono ancora i plumuttisti, che non vogliono nessuna c. di f., fuori del Nuovo Testamento; i nazarensi, con i loro 15 Articoli di fede (1932), i vecchi cattolici con le 14 Tesi dell'unione o Tesi della conferenza di Bonn (1874); e si tralasciano altre sette di poca importanza e le molteplici suddivisioni dei luterani, dei battisti, dei presbiteriani, dei riformati, dei metodisti, dei menzionati, ecc. che talvolta solo si differenziano tra loro in cose di disciplina o di regime ecclesiastico.

VI. C. DELLE SOCIETÀ PROTESTANTI. — Oltre le sette o Chiese protestanti, si sono formate molte società protestanti interdenominazionali, che ricevono, quali soci, individui di qualsiasi scelta, purché accettino alcune verità religiose come condizione per far parte della società. 1) La Associazione cristiana dei giovani (YMCA) esige la sottoscrizione della base di Parigi (1855) cioè: che gli associati, considerando Gesù Cristo come loro Dio e Salvatore, vogliano essere suoi discepoli nella dottrina e nella vita, e unire i loro sforzi per l'estensione del suo Regno tra i giovani. Principio che ha tratto in inganno molti giovani cattolici ignoranti del senso che i protestanti danno alle parole «Regno di Cristo». 2) L'Alleanza evangelica o Alleanza evangelica cristiana (v. ALLEANZA) propone ai suoi candidati i 9 Articoli del 1867 non come Credo, ma come indicazione della classe di persone che accetta tra i suoi membri. Tra i 9 Articoli sono da notarsi il 2° sulla libera interpretazione della S. Scrittura, ed il 6° sulla giustificazione per la sola fede, con i quali vengono esclusi i cattolici. Ci sono società protestanti missionarie interdenominazionali che o non propongono nessuna c. di f. e ammettono individui da qualsiasi setta provengano; o se vogliono escludere alcuni, ad es., gli unitari, includono tra gli articoli da sottoscriversi uno sulla S.ma Trinità, e se non amano avere gli avventisti, stabiliscono che la domenica è il giorno consacrato al Signore, ecc.

VII. SGUARDO GENERALE SULLO STATO ATTUALE DELLE C. PROTESTANTI. — Se il principio della libera interpretazione della Bibbia fu causa di tante divisioni e suddivisioni nel campo protestante, e di tante e così diverse c. di f., lo stesso principio applicato, e con maggior ragione, alle dottrine contenute nelle stesse c., è stata la causa del loro discredito. Se si trovano ancora protestanti che rimangono fedeli alle dottrine delle c. non mancano molti che non credono più in esse, o non ne fanno caso, e propendono ad una religione senza Credo (Creedless Religion), o almeno la vogliono ridotta ad un minimo di credenze. Così appare nel Quadrilatero di Lambeth per le Chiese della comunione anglicano-episcopaliana; così nella c. adottata nel Congresso di Parigi del 1907 per tutte le chiese riformate della Francia, e così nella C. di Ginevra del 1908 per alcune delle chiese riformate svizzere. Nel protestantesimo tedesco è nota a tutti la strage che hanno fatto il razionalismo ed il soggettivismo, per i quali non esistono dogmi di fede o sono elaborazioni immanenti nel fondo della coscienza religiosa. In Germania, in Francia e in Inghilterra è rimasta celebre la controversia sull'adesione che i nuovi ministri dovevano prestare al Credo nell'atto di essere ordinati, e la tendenza fu di lasciare libera la loro interpretazione. È pure certo che in tutte le parti si è notata una forte reazione che inclina talvolta all'imitazione della Chiesa cattolica, come l'angolo-cattolicesimo in Inghilterra e negli Stati Uniti, la Hochkirche in Germania; talvolta a convocare congressi panprotestanti, a dare grande impulso alle missioni con la speranza che l'entusiasmo di diffondere il «messaggio» o di stabilire il «Regno» rinvigorisca l'antica fede scemata. Ma finora non si è visto che tali rimedi siano stati sufficientemente efficaci per invigorire la primitiva adesione alle antiche c. di f.

BML.: Oltre ai dizionari e repertori, quali Schaff-Herzog, Enc. of Christian Knowledge, 4 voll., Nuova York 1891; Enc. of Rel. and Eth.; il DFC, sotto le rispettive voci, cfr. H. A. Niemeyer, Collectio confessionum in ecclesiis reformatis publicatarum, Lipsia 1840; G. A. Moehler, La Simbolica, ossia esposizione delle antitesi dogmatiche tra i cattolici e i protestanti, 4ª ed. it.,

CONFESSIONI DI FEDE PROTESTANTI – CONFESSORE