ANTITRINITARI. - Questo nome designa tutti gli eretici che professano qualche errore contro il mistero della S.ma Trinità, sia che affermino esservi in essa tre nature (triteisti), sia che sostengano esservi una sola persona (monarchiani), sia che neghino la divinità di qualcuna delle tre divine persone. La storia dell'antitrinitarismo si può dividere in tre periodi: 1) dal principio del cristianesimo fino al sec. XVI; 2) dal sec. XVI al XVII o periodo sociniano; 3) dal sec. XVIII al XIX o periodo unitariano o unitario.
1° Periodo. - La S.ma Trinità fu negata nel secolo II dall'eresiarca Prassea (v. MONARCHIANISMO), il quale ammetteva soltanto la persona del Padre, che avrebbe patito e sarebbe morto per gli uomini; donde il nome di «patriassiani», dato ai suoi seguaci. Nel sec. III negarono le tre persone, NOETA (v.) Sabellio (v.), per non parlare dei manichei, che invece della Trinità introdussero il dualismo o i due principi del bene e del male. Nello stesso secolo Paolo di Samoata (v.), Ario (v.), negarono la consu- stanzialità del Figlio, MACEDONIA (v.) la divinità dello Spirito Santo. Questi errori ed altri sulla Trinità furono condannati nel Concilio di Nicea (325), nel I Concilio di Costantinopoli (385) e nei sinodi romani, sotto il papa Damaso I. Anche i priciliianisti (v.) furono accusati quali a., se è vero che contro di essi fu fatto il simbolo del Concilio di Toledo XI, nel 675.
Durante il medioevo non poche furono le spiegazioni erronee che si vollero dare del mistero della Trinità; e difatti nel Concilio senonense del 1140 furono condannati gli errori di Pietro Abelardo (v.) e nel IV Concilio FIORE, IL (v.). Gli errori a. trovarono anche appiglio nella dottrina dei nominalisti estremi, secondo i quali i nomi delle tre persone della S.ma Trinità sono nomi di tre nature o sostanze individuali, mentre l'unità di natura delle persone è una semplice espressione verbale. Si deve perciò concludere che le teorie a., sotto una forma d'altra si conservarono, benché latenti, fino al sec. XVI.
2° Periodo, o periodo sociniano. - La rinascita dell'antitrinitarismo nel sec. XVI, oltre la parte che vi poté avere la dottrina nominalista, si deve alla dottrina del «Libero esame». È certo che Lutero, Callisto e gli anglicani si mantennero fedeli al dogma della S.ma Trinità ed anzi perseguitarono gli a.; ma, posto il loro principio, era naturale che, tra le conseguenze, ne uscisse anche l'antitrinitarismo.
Nell'articolo 1° della Confessione di Augusta sono condannati i samosatiani vecchi e nuovi, i quali sostengono esservi una sola persona, ed empiamente discutono non essere distinte le persone, affermando che il Verbo è una parola vocale (verbum vocale) e lo Spirito è l'impulso creato delle cose.
Ciò che nella sua lettera Melantone temeva era purtroppo una realtà. Nella stessa Germania e nella Svizzera propagarono dottrine a. Martino Cellario (m. nel 1564), W. F. Capito (m. nel 1542), G. Campano (m. dopo il 1553), L. Hetzer (m. nel 1529), G. Denk (m. nel 1528). Tutti ebbero a soffrire persecuzioni, e l'Hetzer fu condannato a morte dai protestanti di Basilea. Le dottrine devono però il loro maggior sviluppo e la loro più estesa propaganda allo spagnolo Michele Serveto (1509-53) e ad alcuni eretici italiani, la cui attività condensava in poche parole lo Zanchi, pastore protestante a Chiavenna, ove molti di essi soggiornavano: «Hispania gallinans peperit, Italia fovet ova, nos iam pipientes pullos audimus». Le idee a. ed i loro propagandisti italiani,
respinti non solo dai paesi cattolici ma anche dai protestanti, i quali nel 1566 condannarono all'estremo supplizio il calabrese Giovanni Valentino Gentile, trovavano rifugio nella Polonia sotto il re Sigismondo II Augusto (1543-72) e nella Transilvania. Nell'uno e nell'altro dei due paesi si recarono quasi tutti i principali italiani: il Gentile nominato più sopra, il senese Lelio Socino Sozino o Sozzini (v.), nel 1562, e Fausto suo nipote, m. nel 1604, il mantovano Francesco Stancari (v.) m. nel 1564 ALCEITA (v.) m. nel 1565 BINA, ANDREA (v.) m. nel 1588. Le dottrine a. di tutti questi eretici italiani si possono ricavare dalle Theses de Filio Dei et Trinitate, a Socino vel Sociniano confectae, e dal colloquio tenuto a Raccov nel 1601. «Non c'è che un solo Dio e una sola persona, il Padre. Gesù Cristo semplice uomo, concepito miracolosamente ma con seme umano, fu uno dallo Spirito Santo, il quale però non è che la potenza e l'energia della divinità. Gesù Cristo dopo la sua morte e risurrezione fu così esaltato nella sua umanità che si può chiamare Dio e adorare, non per diritto, ma come plenipotenzario di Dio».
Le dottrine eretiche dei sociniani non riguardavano solo la S.ma Trinità, ma anche altri dogmi. Paragonando i protestanti di quel tempo con i soci anni, il Cantù scrive (Gli eretici d'Italia, II, p. 491): «I sociniani, come i seguaci di Lutero, si annunziavano quali restauratori del primitivo cristianesimo nell'assumere la S. Scrittura per sola ed unica regola di fede e norma delle azioni; Lutero, dalla Bibbia eliminando quel che non gli parbava, conservò i dogmi della Trinità, del Peccato originale, dell'Incarnazione e Divinità di Cristo, del Battesimo, dell'Eucaristia; Socino levò tutto. Il luteranesimo aveva dato la prevalenza all'elemento divino, il socinianesimo all'umano; luterani e riformati esagerarono il peccato eretico, i sociniani non lo riconobbero».
Nella Transilvania, dove operava il Biandrata, uno dei principali capi a., Francesco David, si oppose tenacemente a che, come riteneva il Biandrata, Gesù Cristo si potesse chiamare Dio e adorare. Il Biandrata invitò allora Fausto Socino a recarsi colà; questi vi andò nel 1578, ma non poté convincere il David, che, rinchiuso in prigione, vi morì. Dalla Transilvania, nel 1579 il Socino passò in Polonia.
In Polonia l'antitrinitarismo era già stato propagato dagli italiani summenotvati. Nel 1570 un nobile polacco aveva permesso loro di fondare un centro di studi e di riposo nella sua tenuta di Raccov. Già fra essi si erano formati due partiti principali: il farnoviano, che conosceva potersi dare qualche culto a Gesù Cristo, ed il buda-nista, che gli negava ogni sorta di culto. Il Socino da principio non fu ben ricevuto né dagli uni né dagli altri, ma, da uomo scaltro qual era, a poco a poco ottenne che nel Sinodo di Brest-Litovsk del 1588 e in quello di Raccov del 1603, si unissero i diversi partiti e prevalesse la sua dottrina. Alla morte di Sigismondo II gli eretici perdettero in parte il loro influsso, ma continuarono ad organizzarsi ed a propagare le loro dottrine. Socino, benché con qualche opposizione, continuò a lavorare fino alla morte, avvenuta nel 1604. Sulla sua tomba fu scolpito questo epitaffio: «Tota ruet Babylon (cioè la Chiesa cattolica), destruxit tecta Luthers, muros Calvinis, sed fundamenta Socinus»; e, se la profezia risultò falsa, le parole indicano bene le tendenze dei tre esercitatori. Il socinianesimo si rammentò in Polonia, tra varie peripezie, fino al 1638, allorché alcuni studenti fanatici di Raccov osarono spezzare una croce esposta alla venerazione pubblica. La Dieta di Varsavia ordinò allora la chiusura della scuola di Raccov, proibì la stampa sociniana e ne esiliò i ministri.
Ma il colpo finale ai sociniani polacchi fu dato nel 1658, quando, durante l'invasione svedese, si scoprì che mantenvano intelligenze segrete col principe di Transilvania, Ragotski, che aveva invaso la Polonia; onde furono tutti scacciati dal regno. Nella Transilvania continuarono senza ostacoli fino al 1699, anche dopo che questa regione fu annessa all'Austria, la quale si limitò a togliere ai sociniani alcune chiese, riconoscendo loro la libertà di culto. Alcuni gruppi di unitari esistono anche oggi nella Transilvania, ma sono più che altro partigiani delle dottrine di David, da essi considerato come martire.
30 Periodo unitario. — A) Gli a. in Inghilterra. — Tra gli anabattisti che nel 1535 si rifugiarono in Inghilterra, alcuni furono bruciati vivi dai tribunali inglesi, perché accusati di negare la Trinità e la Divinità di Gesù Cristo. Nel 1550 Giovanna Bouche c., nel 1611, sotto Giacomo I, altri due eretici furono condannati allo stesso supplizio per la stessa ragione. Erano casi isolati, ma indici di una corrente occulta, che a poco a poco si andò manifestando, quando i libri sociniani, pubblicati a Raccov, si diffusero in Inghilterra e vi arrivarono alcuni polacchi sociniani scacciati dalla patria nel 1638 e 1658. Durante la guerra civile inglese, Biddle (v.) fece pubblica professione di antitrinitarismo c., condannato alla prigione, dovette la sua liberazione a Cromwell.
Varie furono le cause e circostanze che favorirono, nei secc. XVII e XVIII, la propagazione dell'antitrinitarismo. Una di esse è da ricercarsi nell'arminiano: non nel senso che Arminio abbia negato il dogma della Trinità, ma nel senso che gli arminiani, applicando il principio del libero esame, sostenevano che ognuno era libero nell'interprete la S. Scrittura né era obbligato a credere se non ciò che comprendeva. Ad ogni modo il loro teologo principale, Episcopus, professò l'antitrinitarismo, tanto che nelle colonie inglesi l'Edward chiamava arminiani gli a. Una seconda causa fu il razionalismo, nemico di tutti i dogmi, che si sviluppò durante la guerra civile, non raccapuzzandosi più molti inglesi tra tante dottrine anglicane, puritane, indipendenti, presbiteriane e quelle più recenti dei quaccheri. Anche il deismo vi contribuì, tanto è vero che uno dei suoi fondatori, il Locke, è considerato dagli a. come uno dei loro. L'editto di tolleranza del 1688, senza avvedersene, diede un nuovo impulso a questa setta, liberando da ogni controllo le sette non-conformiste (così erano chiamati i battisti, i congregazionalisti ed i presbiteriani inglesi).
Mentre le due prime sette s'irrigidirono nelle loro dottrine, i presbiteriani inglesi, molto meno rigidi dei loro correligionari della Scozia, lasciarono ampia libertà ai propri seguaci; si che i loro pastori cominciarono a interpretare più liberamente la Bibbia e, pur mantenendosi entro il presbiterianesimo e conservando grande rispetto alla persona di Gesù Cristo, non insistettero più sulla sua divinità. Ne seguì un certo tentennamento dottrinale, al quale volle per termine il Priestley (1733-1804), sostenendo che la Trinità, la divinità di Gesù Cristo e il suo sacrificio espiatorio erano corruzioni del cristianesimo, e che l'unitarismo era la dottrina primitiva. I suoi adepti cominciarono così ad essere chiamati unitari. Il Priestley, perseguitato per le sue dottrine, si recò in America nel 1794, e là continuò a diffondere la sua eresia.
A questo gruppo di presbiteriani si unì nel 1770 un gruppo di battisti chiamati «generali», di tendenza arminiana, che formarono i battisti generali unitari. Verso la metà del sec. XIX, alcune chiese metodiste ammiserono anche dottrine a.; cosicché si può dire che l'unitarismo inglese si compose in gran parte di profughi delle tre sette mentovate. Al ministro anglicano Teofilo Lindsey (1723-1808) si deve la prima cappella unitaria nell'Inghilterra, con culto pubblico e speciale. Il Lindsey, propenso al deismo e latitudinaria convinto, pretese che ai ministri anglicani non fosse imposto l'obbligo di sottoscrivere i 39 articoli di religione, specialmente quelli che contenevano dottrine trinitarie (v. ARTICOLI DI RELIGIONE ANGLICANI). Essendo stata respinta la sua richiesta, egli abbandonò la parrocchia nel 1773 e l'anno seguente aprì la piazza cappella unitaria. Nel sec. XIX gli unitari inglesi, come anche gli americani, non seppero sottrarsi all'influsso della scuola teologica tedesca, e divennero comuni fra
loro le associazioni chiamate dei «cristiani liberi», dei «liberi credenti» ecc.
Attualmente vi sono all'incirca 300 chiese o cappelle unitarie in Inghilterra con 40.000 membri, che si dedicano ad opere filantropiche. Il loro centro è a Essex Hall, in Londra.
B) Gli a. negli Stati Uniti. - Nelle colonie inglesi nordamericane, l'antitrinitarismo sorse dalle chiese congregazionaliste, ognuna delle quali è libera di formulare il suo credo o confessione di fede.
Durante il sec. XVIII molte chiese congregazionaliste del Massachusetts adottarono dottrine a. La prima chiesa che proclamò pubblicamente tali dottrine fu la King's Chapel di Boston, con a capo il ministro anglicano Giacomo Fréeman. Coloro che erano rimasti trinitari cominciarono a chiamare gli altri «unitari», e questo nome diventò generale dopo il 1819, in occasione di un discorso pronunciato a Boston da W. Ellery Channing. Molte furono le lotte e le divisioni intese tra gli unitari americani. Basti ricordare la scissione del 1867, che diede origine alla «Associazione libera religiosa», quella della conferenza dell'Ovest nel 1885, ecc. Tra le «formole di raccomandazione» fu fatta la proposta che tutti si chiamassero «cristiani testi»; testi, perché adoravano un solo Dio, il Padre; cristiani, perché veneravano Gesù come il più grande dei profeti storici. Tale proposta non fu accettata. Finalmente si arrivò ad una certa intesa nella conferenza nazionale di Saratoga (1894), nella quale, ridotto il credo al minimo, si stabilì che gli unitari ed i cristiani «accettano la religione di Gesù e professano, in conformità con la dottrina, che la pratica della religione si riassume nell'amore di Dio e nell'amore del prossimo».
L'unitarismo si propagò con maggior fortuna negli Stati Uniti che nell'Inghilterra. Contò tra i suoi adepti grandi uomini politici come i due Adams, Filmore e Jefferson, presidenti della repubblica; uomini di Stato come B. Franklin; filantropisti come W. E. Channing e T. Parker; scrittori come Hawthorne. Diede impulso alla propagazione della dottrina unitarista l'istituzione delle missioni domestiche e la fondazione di tre scuole teologiche per la formazione dei ministri. Vi fu un periodo nel quale la scuola di teologia di Harvard era unitaria. Il numero degli unitari negli Stati Uniti è di ca. 112.000 e il loro centro principale è a Boston. Tra gli unitari i più radicali insistono sull'assoluta libertà di credo, sulla tolleranza di qualunque opinione religiosa, sull'educazione, sulle opere di filantropia e sulla formazione del carattere cristiano; i meno radicali vogliono professare, benché in una maniera vaga, alcune dottrine come l'unipersonalità di Dio, la religione insegnata dal più grande dei profeti, Gesù Cristo, al quale però non dà un certo culto (distinguendosi in questo dai sociniani), la negazione del peccato originale, il carattere puramente naturale della Bibbia e la salvezza di tutti, concordando in ciò con gli universitari, con i quali nel 1899, senza cambiare le singole organizzazioni, formarono un comitato comune.
Oltre i due gruppi americano ed inglese, ve ne sono alcuni di poca importanza in Irlanda, nel Galles e nella Transilvania, ed altri meno numerosi in Scozia, Belgio, Brasile, Cecoslovacchia, Islanda, India, Giappone, Norvegia e Svizzera. In Italia sono unitari i membri dell'Associazione italiana di liberi credenti fondata nel 1912 da Gaetano Conte, con centro principale a Firenze. Pubblicavano la Riforma italiana, Bollettino della Associazione italiana di liberi credenti; titolo che fu cambiato nel 1921 con quello di Progreso religioso, Rivista mensile del movimento contemporaneo.
4. Altre sotte a
Tra gli a. si devono novare anche gli svedenborgiani. Alla questione propositagli da Tommaso Hartley, lo Svedenborg infatti rispose: «Sacro-santa Trinitas in una persona percipiente est sicut divinum esse, divinum humanum et divinum procedens, sicut anima, corpus et virtus seu operatio».Gli scientisti (Christian Science) considerano come rivale il libro di M. Baker Eddy (v.), nel quale si legge: «Dio Padre non è che un principio, egli non è un essere»; «Vita, verità e amore costituiscono il Dio Trino o il triplice principio divino»; «Dio senza l'uomo sarebbe una non-entità», ecc.
I quaccheri, benché professino dottrine ortodosse sul mistero della Trinità, non ne vogliono sentire il nome. Nell'articolo di fede sulla Trinità si trova la frase: «Dei Tre che rendono testimonio nel ciclo»; e vi si aggiunge che si deve evitare l'uso di termini che non si trovano nella S. Scrittura.
Bust.: Per il 1° periodo. - Fr. Van-Ranst, Historia Haereticorum et Haeresum, Venezia 1750; F. A. Pluquet e J. J. Claris, Dictionnaire des Hérésies, des Erreurs et des Schismes, Parigi 1863; J. H. Blunt, Dictionary of Sexts, Heretics, Ecclesiastical Parties and Schools of Religious Thought, Londra 1874; Ph. Schaff. S. M. Jackson e D. S. Schaff, A Religious Encyclopedia, 4 voll., Nuova York-Londra 1891.
Per il 2° periodo. - Th. McClure, Histoire des progrès et de l'extinction de la Réforme en Italie au seizième siècle, Parigi 1831; R. Wallace, Antitrinitarian Biography, III, Londra 1860; C. Cantù, Gli Eretici d'Italia, 3 voll., Milano 1865-66; P. Sbarbaro, Da Soltino a Mazzini, Roma 1886; Fr. Church, The Italian Reformers, Londra 1932; D. Cantimori e E. Feist, Testi raccolti per la storia degli eretici italiani del sec. XVI in Europa, Roma 1937; D. Cantimori, Gli Eretici Italiani del Cinquecento, Firenze 1939.
Per il 3° periodo. - Oltre le due riviste italiane menzionate: F. R. Beard, Unitarianism Exhibited in its Actual Condition, Londra 1866; Ch. de Rémusat, Chaming, sa vie et ses œuvres, Parigi 1857; J. Freeman Clarke, Orthodoxy, its Truths and Errors, Boston 1866; W. Lloyd, The Story of the Protestant Disent and English Unitarianism, Londra 1869; W. G. Tarrant, The Story and Significance of the Unitarian Movement, Londra 1910; I. W. Cooke, Unitarianism in America, Boston 1910; Freeman and Truth, Modern Views of Unitarian Christianity, Londra 1923; J. Sunderland, What do Unitarians Believe, Boston 1926; Unitarian Year-Book, Boston 1924-25, 1940.
Per le altre sette a. - M. Baker e G. Eddy, Science and Health with Key to the Scripture, 1068 ed., Boston 1896; Questione novem de Trinitate... ad Emmanuelen Svedenborg propositae a Thoma Hartley, cum illius responsis, Nuova York 1904; W. Lefroy, Christian Science Contrasted with Christian Faith and with Itself, Londra 1906; Th. Evans, A Concise Account of the Religious Society of Friends, Filadelfia s. d., Camillo Crivelli.