ARTICOLI DI RELIGIONE ANGLICANI

ARTICOLI DI RELIGIONE ANGLICANI. - I 39 a. di r. della Chiesa anglicana si trovano alla fine di quasi tutte le edizioni moderne del Book of Common Prayer. Essi sono il risultato di una lenta evoluzione dalle dottrine puramente scismatiche di Enrico VIII a quelle chiaramente eretiche del protestantesimo continentale, con alcune caratteristiche speciali dell'anglicanesimo. Dopo i primi 10 a. pubblicati da Enrico VIII (1599-47) nel 1536, il Cranmer compose nel 1538, ma non pubblicò, 13 a. per vasi di luteranesimo. Un anno dopo, nel 1539, il re approvò i 6 a. chiamati la «sferza di sei corde» spiccatamente contrari alle dottrine protestanti, i quali manifestano la reazione del re contro la corrente luterano-calvinista. Nel 1552 Cranmer, per ordine del re Edoardo VI (1547-53), compilò 42 a., introducendovi parte dei 13 suoi a. del 1538. Appare chiaro in essi l'influsso luterano, e vi si scorge, qua e là, la dottrina zuingliana-calvinista sui Sacramenti.

Dopo la reazione cattolica di Maria Tudor (1553-1558), nel 1563, sotto la regina Elisabetta (1558-1603), fu fatta la revisione dei 42 a. del 1552. Alcuni furono soppressi ed altri formulati di nuovo: ne rimasero in tutto 38. Per intervento diretto della regina fu fatta all'a. 20 l'aggiunta che tuttora vi si trova: «La Chiesa ha il potere di decretare riti e cerimonie ed ha autorità nelle controversie di fede». Finalmente nel 1571, con alcune mutazioni, si ristabilì l'a. 29 del 1552, che negava la presenza reale, soppresso nel 1563; e la regina approvò ufficialmente i 39 a. di religione, che sono tuttora in vigore. Il tentativo dell'arcivescovo Whigfit, nel 1595, di introdurvi i cosiddetti 9 a. di Lambeth, con la dottrina calvinista della predestinazione, non fu mai approvato dalla regina, benché detti a. rimanessero durante alcuni anni come appendice ai 39. La «Dottrina della Chiesa d'Inghilterra», lungamente elaborata da una commissione, composta nella sua maggioranza da vescovi e da ecclesiastici anglicani, fu pubblicata nel 1938. Volle essere una spiegazione ufficiale dei 39 a., intesa a calmare le discussioni; tuttavia non solo non ottenne lo scopo, ma, al contrario, aumentò la confusione dottrinale.

Il 39 a. sono da alcuni classificati in questo modo: Dio trino ed uno, I-V; regola di fede, VI-VIII; peccato e salvezza, IX-XVIII; Chiesa, ministri e Sacramenti, XIX-XXVI; Chiesa nazionale, XXXVII; miscellanea (proprietà e giuramento), XXXVIII-XXXIX. Alcuni errori sono comuni con quelli dei protestanti continentali, benché esposti in termini più vaghi; tali sono la condanna della Messa (XXI), del purgatorio, delle indulgenze e del culto dei santi (XXII), della transustanziazione (XXVIII), delle opere supererogatorie (XIV), del numero dei Sacramenti istituiti da Nostro Signore (XXV), ecc. Altri sono propri dell'anglicanesimo, come la supremazia del re e della regina d'Inghilterra sulla Chiesa (XXXVII), l'ammissione dell'episcopato (XXXVII), il matrimonio dei vescovi (XXXII), ecc.

Ma ciò che si potrebbe chiamare la caratteristica di questi a. è la loro ambiguità o difetto di chiarezza. Nell'epistola dedicatoria a Pusey, che il Forbes scrisse come proemio alla sua Spiegazione dei 39 a., si legge: «Il grande teologo tedesco Möhler pretende che siano calvinisti, benché riconosca la loro moderazione; l'arcivescovo Lawrence, nelle conferenze di Bampton del 1804, vuol dimostrare che sono prettamente luterani; F. a. Sancta Clara (Ch. Davenport) asserisce che sono compatibili con i decreti tridentini».

Si sa che il Newman, ancora protestante, nel suo famoso Tract 90, tentò di interpretarli in senso cattolico, e W. Parker nella sua Armonia della dottrina anglicana con la dottrina delle Chiese orientali si sforzò di adattarli al catechismo della chiesa «ortodossa». Difatti si nota, nella maggior parte degli a., una certa tendenza a non precisare bene le parole, lasciando un po' vago il senso della frase, cosicché ogni lettore possa interpretarla secondo il proprio gusto. Basta conoscere le profonde differenze dottrinali che esistono tra la Chiesa Alta, la Chiesa Bassa e la Chiesa Larga, le quali ammettono tutte i 39 a., per avere una conferma di ciò che si è detto. J. Keating, esaminando la famosa «Dottrina della Chiesa d'Inghilterra», fa osservare che un anglicano può sostenere o negare la nascita verginale di Gesù Cristo e la sua resurrezione; per lui è questione libera se i miracoli «di natura» del Salvatore siano o no fatti reali e se Gesù abbia errato nel suo insegnamento.

Moltissime infine sono le opinioni sul valore dei 39 a. Secondo S. Carter e A. Weeks (cf. Protestant Dictionary), essi hanno per gli anglicani lo stesso valore che per i luterani ha la confessione di Augusta e per i cattolici la confessione di fede del Tridentino. Nelle trattative per il riconoscimento delle ordinazioni anglicane da parte della Chiesa russa, gli anglicani dissero che gli a. dovevano essere interpretati e spiegati secondo le dottrine contenute nel Prayer Book. A ciò opposero serie ragioni gli «ortodossi» russi, capogiati da I. P. Sokolov (cf. C. Crivelli, Anglicani e «Orto-dosis» russi, in La Civiltà Catt., 1941, IV, p. 83 sgg., 188 sgg., 261 sgg., 431 sgg.). Altri dicono doversi abbandonare gli a. e considerare solamente il Prayer Book come espressione della vera dottrina della Chiesa d'Inghilterra. Per ovviare alla difficoltà che trovavano molti ministri anglicani a sottoscrivere i 39 a. prima di essere ordinati, si dovette aggiungere nella formula che l'assenso agli a. non si estendeva a tutte le frasi in essi contenute. È questa, come si vede, una clausola indeterminata, che può essere interpretata a capriccio del nuovo ordinando. V. anche ANGLICANISIMO.

Bibl.: A. P. Forbes, An Explanation of the Thirty Nine Articles, Londra 1887; F. A. Gasquet-E. Bishop, Edward VI and the Book of Common Prayer, Londra 1891; Ch. Neil-J. M. Will-

ARTICOLI FONDAMENTALI. - Per indicare le verità di fede gli scolastici cominciarono a servirsi della parola «articoli» invece dell'altra più antica e classica «sententiae». Invalse così l'uso di chiamare «a. di fede» le principali verità della dottrina rivela e specialmente quelle contenute nel simbolo apostolico o Credo.

Ma i teologi non sono d'accordo nel determinare con precisione la natura e il numero di questi a.; né si può stare a quelli contenuti nel Credo, perché c'è qualcuno importante, come l'Eucaristia, di cui in esso non si è cenno. I cattolici si attengono perciò a un concetto largo e generico, perché non vedono nella questione degli a. f. un problema speciale importante. I protestanti, al contrario, ne fanno gran conto e ne discutono già da quattro secoli, senza aver raggiunto ancora una conclusione definitiva. Essi hanno sentito sempre il bisogno di fissare alcune verità fondamentali, che siano come una tessera di riconoscimento per i fedeli della vera Chiesa di Cristo; ma non avendo un magistero supremo, la determinazione di quelle verità o a. f. è rimasta sempre affidata all'arbitrio individuale, che è l'acido dissolvente di tutta la riforma luterana. Si sono avute così numerose liste di a., diverse per contenuto e per estensione, ma tutte concordi nell'escludere quelle verità rivelate che condannano il protestantesimo, come, ad es., il primato di s. Pietro. Ora, tanto la S. Scrittura quanto la tradizione non autorizzano affatto una selezione delle verità rivelate da Dio, né lo scarto di qualcuno di esse: la Rivelazione o si accetta com'è, e apre la via della salvezza, o si rigetta per intero e il cielo si chiude sul nostro capo.

Per questo fu sempre facile ai cattolici contrarre, in base alla Rivelazione e allo spirito stesso del cristianesimo, la pretesa dei protestanti. Cristo presenta tutto il contenuto della sua Rivelazione come intangibile e raccomanda agli apostoli di trasmetterlo come l'hanno ricevuto: «Andate e ammestrate tutte le genti... insegnando loro ad osservare tutte le cose (omnia quaecumque) che io vi ho comandato» (Mt. 28, 19-20). E la storia e gli scritti dei Padri e dei dottori dimostrano la cura scrupolosa che ebbe sempre la Chiesa nel custodire integro e intatto il divino deposito della Rivelazione.

Bibl.: S. Tommaso, Sum. Theol., 1°, q. 1, a. 8; 2°-2°, q. 1, a. 7, 8, 9; H. A. Niemeyer, Collectio Confessionum in ecclesia reformalis publicatarum, Lipsia 1840; C. Algermissen, La Chiesa e le Chiese, Brescia 1942, p. 667 sqq.