ANGLICANESIMO. - Per a. s'intende la dottrina e il regime ecclesiastico della Chiesa anglicana (Church of England).
1. _A. e Comunione anglicana._ - La Chiesa d'Inghilterra comprende soltanto le due province ecclesiastiche di Canterbury e di York. Le province e diocesi istituite fuori d'Inghilterra, come la Chiesa episcopale di Scozia, le Chiese di Galles e d'Irlanda, prima unite e adesso separate (disestablishment) dalla Chiesa d'Inghilterra, la Chiesa protestante episcopale degli Stati Uniti (v. EPISCOPALIS AUDIENTIA, CHIESA PROTESTANTE), le diocesi dei Domini e delle colonie inglesi, fanno bensì parte della «Comunione anglicana» o «Comunione anglicana-episcopaliana», ma o non riconoscono come capo della Chiesa il re d'Inghilterra, o i tribunali, per mezzo dei quali il re esercita la sua giurisdizione ecclesiastica, non estendono ad esse la loro autorità (v. COLENSO); cosicché, in senso stretto, l'a. si applica solamente ai due arcivescovi d'Inghilterra, Canterbury e York. I vincoli comuni della Comunione anglicana sono: il _Book of Common Prayer_ (v.), i 39 articoli di religione (v.), entrambi però con alcuni cambiamenti, Lambeth (v.).
2. _Caratteristiche dell'a._ - L'a., che da Enrico VIII (1506-47) ed Edoardo VI (1547-53) ad Elisabetta (1558-1603), con la breve interruzione del regno di Maria Tudor (1553-58), era passato per le fasi di scismatico, luterano-calvinista, calvinista-zuingliano, prese i suoi caratteri definitivi al tempo di Elisabetta.
Tra questi caratteri possiamo indicare: a) l'ambiguità di linguaggio nelle formule del _Book of Common Prayer_ e dei 39 articoli di religione, che diedero occasione a diverse interpretazioni: da questo remoto principio derivano le tre attuali divisioni tra gli anglicani: Chiesa alta (High Church), Chiesa bassa (Low Church) e Chiesa latitudinaria o modernista (Broad Church) e, purtroppo, anche l'incomprensibile «comprensibilità» (v.) anglicana; b) la conservazione dell'episcopato, per cui l'a. si distinse dalle sette del continente europeo, e la conservazione di alcune cerimonie e usi della Chiesa cattolica; c) la supremazia del re o della regina d'Inghilterra nelle cose ecclesiastiche, che convertì l'a. in religione dello Stato, in modo da considerare come traditori i seguaci di qualunque altra religione, e quindi le persecuzioni contro i cattolici, i puritani, i congregazionalisti, ecc.
3. _L'a. fino al sec. XIX._ - Le vicende dell'a. nei suoi primi tempi si confondono con le vicende del _Book of Common Prayer_ e dei 39 articoli di religione. Molti protestanti inglesi, che durante il regno di Maria Tudor si erano rifugiati nel continente e vi avevano attinte le dottrine calviniste, non si vollero conformare con la conservazione dell'episcopato né con le cerimonie della Chiesa anglicana. Volevano una Chiesa purificata da tutti questi elementi «papisti», puritani (v.). Costoro, benché in realtà calvinisti, da principio in parte accettarono di transigere con la supremazia della regina, ma in parte non vollero riconoscere questa supremazia, pretendendo introdurvi il regime presbiteriano, senza vescovi. Altri insegnarono che ogni gruppo di fedeli o «congregazione» era indipendente da ogni autorità e gerarchia: di qui il nome di «indipendenti» o «congregazionalisti» (v. CONGREGAZIONALISTI; ROBINSON). Costoro, con alcuni altri di minore importanza, ad es. i battisti, sono conosciuti nella storia con il nome di «non-conformisti» (v.) La loro opposizione all'a. si manifestò chiaramente nella cosiddetta «controversia di Marprelate» (v.).
Durante il regno del successore di Elisabetta, Giacomo I (1603-25), nella conferenza di Hampton-Court (1604), i non-conformisti presentarono le loro dottrine e le loro querele, ma non ottennero altro che la traduzione della Bibbia (v. VERSIONE AUTORIZZATA). Al re, benché educato nel calvinismo scozzese, tornava conto più la Chiesa anglicana, della quale era capo e padrone, che le altre nelle quali sarebbe stato un semplice fedele. Ai tempi del successore di Giacomo I, cioè di Carlo I (1625-49), la Chiesa anglicana, attaccata nella sua dottrina e nel suo regime dai non-conformisti, produsse una serie di valenti teologi anglicani, come L. BEL, ANDREW (v.), W. LAUDA (v.), R. Hooker (v.), J. TAYLORISMO (v.), ecc., che furono chiamati i «teologi carolini» (Caroline Divines), benché non tutti scrivessero precisamente durante questo regno. Nulla avendo potuto conseguire dal re né dai suoi ministri, i non-conformisti ricorsero alle armi e, unitisi ai presbiteriani scozzesi, scontenti perché il re aveva voluto imporre alla Scozia l'a., cominciarono la guerra civile, che condusse all'ultimo supplizio l'arcivescovo Laud e lo stesso re (1649). L'a. fu soppresso e perseguitato e la confessione calvinista di Westminster (v. CONFESSIONI DI FEDE PROTESTANTI) pubblicata. G. Fox, in tanta confusione di dottrine, fondava la setta dei quaccheri, e le dottrine calviniste e indipendenti di Oliviero Cromwell dominarono in Inghilterra (1649-60). Con Carlo II (1660-85) fu stabilito ufficialmente l'a.; la formola edoardiana della consacrazione dei vescovi e sacerdoti fu corretta (v. ANGLICANE ORDINAZIONI), si promulgò nel 1673 _Test Act_, per il quale tutti gli impiegati del governo e tali erano considerati i ministri della religione - dovettero accettare il _Book of Common Prayer_, rimanendo senza uffici molti ministri non-conformisti, e si condannò la dottrina della transustanziazione, con giuramento che pronunziarono i re d'Inghilterra fino al principio del sec. XX. A Carlo II successe il fratello Giacomo II (1685-88), cattolico, che nel 1687 promulgò la «dichiarazione di indulgenza» (Declaration of Indulgence), per la quale tutti gli inglesi erano dichiarati uguali di fronte alla legge, senza distinzione di fede religiosa e venne sospeso il giuramento contro la transustanziazione. Il furore degli anglicani, il tradimento degli uomini più cospicui, tanto ecclesiastici come laici, alcuni passi imprudenti del re e la doppiezza calcolata di suo genero Guglielmo d'Olanda furono causa della rivoluzione del 1688, nella quale il re perdette la corona.
A Giacomo II successe sul trono d'Inghilterra il calvinista Guglielmo III (1688-1702). Il calvinismo ri
tornò a galla; il parlamento impose il giuramento di adesione al nuovo re; alcuni vescovi anglicani non lo vollero prestare e si formò il partito dei non-giurati (v. NON-JURORS (NON-GIURATI)). Si proclamò il Toleration Act, ma ne furono esclusi i cattolici, gli unitari (v. ANTITRINITARI) e gli ebrei. Morto Guglielmo, gli successe Anna (1702-14), la seconda figlia protestante di Giacomo II, la quale ristabilì completamente l'a. in Inghilterra.
Alla sua morte già si notavano più spiccate le tre tendenze, che ancora durano attualmente, cioè: anglicani, aderenti alle dottrine e al regime della Chiesa anglicana, che più tardi formarono il nucleo dell'attuale «Chiesa alta» (High Church); evangelici, calvinisti nel fondo e protestanti intransigenti, dai quali deriva l'attuale «Chiesa bassa» (Low Church); e fra questi due esempi i latitudini, di tendenza razionalista, che non prendevano sul serio né le dottrine né le leggi della Chiesa ufficiale, dai quali derivava l'attuale «Chiesa larga» (Broad Church) o Moderista. Dopo la morte di Anna, il trono d'Inghilterra, dal quale il parlamento aveva escluso il rango cattolico degli Stuati, fu occupato dalla casa protestante di Hannover. Durante il sec. XVIII la Chiesa anglicana cadde in un gran letargo. Bangor (v.) minacciò di scardinare tutta la compagine dell'a., poi la soppressione delle «convocazioni», che mantenevano ancora un po' di vita tra gli ecclesiastici anglicani, e infine le dottrine razionaliste del Locke (1632-1702), delle quali si disputava in sale e riunioni, quelle antitrinitarie del Clarke (1675-1729) e quelle desti del Toland (1669-1722), del Tindal (1657-1733), ecc. fecero strage nelle file dell'a. Invanore, l'arco di infondergli un po' di vita i metodisti, i quali, respinti dalla Chiesa anglicana, alla morte del Wesley formarono una setta separata.
4. Stato dei cattolici
L'apatia dell'a. in questo tempo non scemò punto quello spirito anticattolico, quel No-Popery, che era il midollo di tutta la tradizione anglicana. Fatta eccezione della pena di morte, i cattolici, durante il sec. XVIII, rimasero soggetti a tutte le vessazioni dei secoli anteriori.Erano esclusi dalle università, dagli uffici pubblici, dai gradi dell'esercito e della marina e dal parlamento; non potevano neppure votare, né avere armi, né una vallo il cui prezzo fosse maggiore di 5 lire sterline. Un protestante, che vedesse un cattolico cavalcare un buon cavallo, poteva prenderglielo, pagandogli il prezzo suddetto. Erano i «paria» della società inglese e la loro condizione di gran lunga peggiore di qualunque protestante nei paesi cattolici. Solo nel 1778 si promulgò la prima legge in loro favore (Catholic Relief Act), per la quale potevano ereditare, possedere beni stabili, ecc. Rimaneva ancora contro di essi il pericolo di accusa di alto tradimento, ma il pericolo era piuttosto teorico, poiché non erano più «impiccati, sbudellati, squartati» come imponeva la legge. Nel 1791 si pubblicò un'altra legge (Relief Bill), per la quale potevano aspirare alle magistrature, celebrare il loro culto in chiese e cappelle, purché non si erigessero campanili né si sionassero campane, e non erano più obbligati a fare né il giuramento della supremazia spirituale del re né quello contro la transustanziazione.
Nel 1829 ottennero, per mezzo dell'Emancipation Bill, di essere equiparati quasi in tutto ai protestanti. Ma l'oppressione sistematica e implacabile di tre secoli aveva ridotti i cattolici d'Irlanda ad uno stato così deplorevole e quelli d'Inghilterra ad un'inferiorità così deprimente, che tardarono quasi un secolo a prendere nella società il posto che loro spettava, anche come semplici cittadini.
5. L'a. nei secc. XIX e XX. — La storia dell'a. in questi due secoli, dopo la secessione dei darbiti o Fratelli di Plymouth (v. NELSON), si riduce quasi tutta ai tre movimenti, il «trattariano», il «ritualista» e l'«anglo-cattolico», conosciuti con il nome di «movimento di Oxford» (v.).
Fra i diversi effetti, buoni o cattivi, che sono attribuiti al movimento di Oxford, si possono annoverare: 1) La Book of Common Prayer (v.), la quale, preparata da molti anni, approvata dai vescovi e dalla Camera dei Lord, fu respinta ben due volte (dic. 1927 e giugno 1928) dalla Camera dei Comuni, palesando al mondo intero la triste soggezione della Chiesa anglicana all'autorità civile, anche in cose puramente spirituali. 2) Gli sforzi fatti per unirsi con altre Chiese, con gli orientali, coi vecchi cattolici, coi cattolici (v. MALINES, CONVERSAZIONI DI), coi non conformisti e con tutte le scelte protestanti («conferenze di fede e disciplina») nelle conferenze di Losanna (1927) e di Edimburgo (1937), sforzi che andarono falliti o che ottennero al più una communicatio in divinis e il riconoscimento delle ordinazioni anglicane da parte di alcune Chiese scismatiche orientali. 3) La pretesa della validità delle loro ordinazioni che, esaminata diligentissimamente dalla S. Sede, condusse alla pubblicazione della bolla di Leone XIII Apostolicae curae (13 sett. 1896), la quale le dichiarava nulle ed invalide (v. ANGLICANE ORDINAZIONI). 4) Uno sviluppo intenso di vita spirituale per mezzo di società ed anche di comunità religiose. L'Official Year-book of the Church of England, del 1939, cita, col titolo di Religious Life, non meno di otto comunità religiose di uomini, alcune con i tre voti religiosi e con le regole di S. Francesco e S. Benedetto, e i congregazioni di donne, dedicate alla vita contemplativa, ai ritiri spirituali, ad opere di carità, missionarie, parrocchiali, ecc., alcune con coro, come le Canoneses Regular of Our Lady of Victory, altre dedicate al culto del S. S. Sacramento, come la Community of Reparation to Jesus in the Blessed Sacrament, ecc. 5) Gli anglo-cattolici hanno contribuito a sradicare alcuni pregiudizi inveterati contro la Chiesa cattolica, ma il nome di anglo-cattolici, ed anche il nome di «cattolici», da essi usurpato, le rubriche della Messa, le immagini e statue nelle chiese, il confessionale ecc. hanno causato molta confusione. 6) Dal movimento di Oxford procedono le conversioni di alcuni uomini eminenti, come Newman, Manning, Faber, Vernon Johnson, ecc. 7) L'introduzione di tante cerimonie nel culto anglicano, contrarie alle dottrine dei 39 articoli ed alle rubriche del Book of Common Prayer occasionò per i ministri anglo-cattolici serie dispute e processi con alcuni vescovi anglicani e destò in una certa stampa inglese protestante il fanatismo dei tempi passati. Basti citare gli opuscoli della Protestant Truth Society, della Wicfef Press. 8) Dagli oxfordiani pure proviene la teoria dei tre rami della Chiesa di Cristo, che consiste nel credere che la vera Chiesa di Cristo si compone delle tre Chiese che hanno conservato l'episcopato, cioè la Chiesa cattolica, la Chiesa anglicana e la Chiesa orientale. Queste Chiese, essi sostengono, sono divise fra loro solamente in cose disciplinari e in punti secondari di dogma, ma tutte tre formano la vera Chiesa di Gesù Cristo. La bolla Apostolicae curae, negando la validità delle ordinazioni anglicane e quindi dell'esposizione anglicana, condannò questa teoria e quella della «continuità», per la quale gli anglo-cattolici pretendono che i vescovi anglicani sono i successori degli apostoli.
6. Dottrina e regime
La dottrina e il sistema di governo ecclesiastico dell'a. si trovano nei due soli libri simbolici, il Book of Common Prayer, chiamato più brevemente Prayer Book, e i 39 articoli di religione. In essi si trovano dottrine ortodosse comuni con i cattolici e molte eterodose. Il Newman, nel Tract 90, volle spiegarle in senso cattolico; le sue spiegazioni furono respinte dalla Chiesa anglicana. Ciò lo determinò a studiare più a fondo la Chiesa cattolica e da questo studio venne la sua conversione (v. NEWMAN). Riguardo, poi, al regime ecclesiastico, l'articolo fondamentale è il XXXVII, che riconosce il re (o la regina) d'Inghilterra come capo supremo della Chiesa. Non si è tolto a questa tutta la potestà di legiferare, ma i suoi decreti sono senza valore, se loro manca il placet del parlamento e del re. Lasciando da parte le riunioni o consigli parrocchiali, i sinodi e le conferenzediocesane, le due istituzioni più importanti sono le "Convocazioni" (Convocationis), equivalenti ai sinodi provinciali, e l'"Assemblea della Chiesa" (Assembly of the Church), equivalente al sinodo nazionale.
Le "Convocazioni" si riducono a due, poiché non esistono che due province ecclesiastiche, Canterbury e York. In esse hanno parte i vescovi della provincia (Upper House) ed i sacerdoti (Lower House). Enrico VIII le conservò, ma le assoggettò completamente allo Stato con il decreto del 1534, cosicché non possono riunirsi senza il permesso del re, né promulgare decreti o canoni senza il suo beneplacito. Nel 1717, in occasione della controversia di Bangor, furono sospese dal re, e vennero riprese solo nel 1852, molto anche per il risveglio religioso dovuto al movimento di Oxford. Possono deliberare su tutto ciò che concerne il bene religioso della provincia, ma i decreti devono essere approvati dallo Stato. L'"Assemblea della Chiesa" (Church Assembly) è una istituzione nuova, fondata con autorizzazione dello Stato nel 1919. Consta di tre camere: nella prima (House of Bishops) o camera dei vescovi, siedono i due arcivescovi di Canterbury e York, e tutti i vescovi delle due province, in totale 43; nella seconda (House of Clergy) o camera del clero, siedono quei dignitari e ministri, che hanno diritto di intervenire nelle Convocazioni, in tutto 341, oltre 5 delegati delle università; nella terza (House of Laity) o camera dei laici, siedono le persone laiche elette a questo scopo, in numero di 342. I decreti dell'Assemblea, per avere valore legale, devono essere approvati dal parlamento e dal re.
Se a tutto questo si aggiunge che lo Stato è quello che elegge gli arcivescovi, i vescovi e le dignità ecclesiastiche principali, si deve constatare che la dipendenza della Chiesa anglicana dallo Stato è quasi totale, e solo sfugge allo Stato l'amministrazione dei sacramenti.
Cannillo Crivelli
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