ANGLICANE, ORDINAZIONI

ANGLICANE, ORDINAZIONI. -

I. Antecedenti

La questione circa la validità delle cose, a
ciò se i ministri, ordinati secondo il rito della Chiesa
d'Inghilterra, siano veri sacerdoti e veri vescovi e
quindi da paragonarsi ai vescovi e sacerdoti scismatici
orientali, suscitò molte polemiche, soprattutto nella seconda metà del sec. XIX, alle quali pose fine la bolla di
Leone XIII Apostolicae curae del 13 sett. 1896.

Come si sa, in qualunque Sacramento deve esserci necessariamente la materia e la forma; la materia per sé è
indeterminata e deve essere determinata dalla forma. Così,
ad es., l'imposizione delle mani è materia comune dell'or-
dine del presbiterato e dell'episcopato: ad essa deve aggiungersi la forma, ossia le parole che determinino, significano il carisma donato e specifico qual'è la potestà con-
ferita. Quando tale determinazione non si verifica, sorgerà il
difetto di forma. Durante lo scisma di Enrico VIII (1534-47),
tutte le ordinazioni si fecero secondo il Rituale romano e
tutte furono considerate valide; lo stesso si dica delle ordinazioni fatte durante i tre primi anni di Edoardo VI
dal 1547 al 1550. Ma nel 1550 entrò in Book of Common Prayer (v.) di Edoardo VI, nel quale al Pontificale romano fu sostituito l'Ordinale edordiano, che, sia
nella ordinazione dei sacerdoti sia nella consacrazione dei
vescovi, non specificava la potestà conferita. Vi era dunque
difetto di forma. Altro requisito necessario alla validità d'un
Sacramento è l'intenzione del ministro, cioè la volontà di
fare ciò che fa la Chiesa. Se il ministro e, nel caso dell'Or-
dine, il consacrante ha una idea del tutto errata e falsa di
ciò che fa la Chiesa, e intende fare nel modo che egli possa
e non la Chiesa, quest'intenzione non esiste ed il sacramento è invalido. Ora, nel Prayer Book del 1550 non solo
si negava il Sacramento dell'Ordine, ma si eliminava dalla
celebrazione della cena, sostituita alla Messa, ogni idea di
sacrificio e di consacrazione del pane e del vino nel corpo
e sangue di Nostro Signore. Vi era dunque difetto di intenzione.

Durante il regno di Maria Tudor (1553-58) il card.
R. Pole, mandato come legato pontificio in Inghilterra, ebbe cura di esaminare le singole ordinazioni,
dichiarando invalide per difetto di forma e di intenzione tutte quelle fatte secondo l'Ordinale edordiano.
La regina Elisabetta (1558-1603) rinnovò lo scisma e,
come successore al card. Pole nell'arcivescovo di
Canterbury, scelse Matteo Parker, già cappellano di
sua madre Anna Bolena, ordinato sacerdote secondo
l'Ordinale edordiano e quindi invalidamente. La vastidità, poi, della sua ordinazione a vescovo è sempre
stata oggetto di seri dubbi. Dal Parker vennero poi consacrati altri vescovi anglicani, tutti secondo l'Ordinale di
Edoardo VI, dai quali, per successive invalide consacra-

zioni, deriva l'attuale episcopato anglicano. Più di un
secolo dopo, cioè nel 1662, le autorità della Chiesa anglicana, conscia della indeterminatezza delle forme di
consacrazione, le corressero. Per i sacerdoti vi aggiunsero (Riccevi lo Spirito Santo) per l'ufficio ed opera
di sacerdote nella Chiesa di Dio ecc. e per i vescovi:
(Riccevi lo Spirito Santo) per l'ufficio ed opera di
vescovo nella Chiesa di Dio ecc. e; ma, come bene osservata la bolla Apostolicae curae, queste aggiunte
forse potrebbero apporre alle formole un significato
legittimo, ma vennero troppo tardi, giacché, dopo
un secolo, si era certamente estinta la gerarchia legittima e quindi la potestà di ordinare.

2. La bolla «Apostolicae curae»

Dalla legazione del card. Pole fin verso la metà del secolo XIX, alcuni ministri anglicani passarono alla Chiesa cattolica, come il vescovo anglicano Gordon nel 1704. La Chiesa cattolica li considerò come semplici laici. Verso la metà del sec. XIX, sviluppatasi tra gli anglicani la teoria dei 3 rami, apparve subito l'inanità di tale teoria, se le o. a. non erano considerate valide dagli altri 2 rami, cioè dal cattolico e dallo scismatico orientale. Perciò i ministri anglicani vollero essere considerati come veri sacerdoti e veri vescovi. La Chiesa cattolica e le Chiese orientali respinsero tale pretesa. Sorsc pertanto una tenace polemica, nella quale, supponendo la validità certa e indiscutibile, gli anglicani si sforzavano di dimostrarla con svariati e molteplici argomenti.

La benevolenza, di cui il sommo pontefice Leone XIII
(1878-1903) aveva sempre dato prova verso gli Inglesi,
benevolenza dimostrata, tra gli altri documenti, dalla sua
lettera Ad Anglos del 15 apr. 1895, indusse alcuni cattolici
non inglesi, e specialmente l'anglo-cattolico lord Halifax, a
chiedere una dichiarazione pontificia in merito alle o. a.
Il Papa allora designò una commissione di eruditi
ecclesiastici, appartenenti a varie nazioni, affinché studiassero a fondo la questione, con facoltà di esaminare tutti i documenti dell'Archivio vaticano. La commissione presentò i
suoi rapporti alla Congregazione del S. Uffizio, i cardinali
componenti quel supremo tribunale diedero il loro giudizio
e le conclusioni furono esaminate dallo stesso Sommo Pontefice. Due valenti ecclesiastici anglicani, i dottori Puler
e Lacey, vennero chiamati a Roma e poterono presentare
alla commissione tutti gli argomenti e documenti che credettero opportuni.

Dopo tale lavoro, accuratamente fatto, dopo esaminati diligentemente tutti i documenti pro e contro,
dopo paragonate le formule di ordinazione delle varie
Chiese scismatiche, il Sommo Pontefice pubblicò la
bolla Apostolicae curae, che dichiarò invalide le
o. a. Accennata la discussa questione della validità o invalidià della ordinazione del Parker, dal
quale deriva tutta la gerarchia anglicana, il Sommo
Pontefice insiste sui due punti principali già indicati, cioè che le o. a. sono invalide per difetto di
forma e per difetto di intenzione.

3. Dopo la bolla «Apostolicae curae»

L'impressione prodotta dalla bolla fu diversa, secondo i gruppi interessati nella questione. I cattolici inglesi ne provarono grande sollievo, perché videro in essa la soluzione di un grave problema, che riteneva dalla conversione quei protestanti che in buona fede credevano di potere nella Chiesa anglicana usufruire della grazia dei sacramenti conferiti da veri ministri consacrati. Gli anglicani, specialmente della Low Church (Chiesa Bassa), di sentimenti spiccatamente protestanti, trionfarono perché vedevano con grande scontento la difesa, da parte di altri anglicani, della presenza reale di Nostro Signore nell'Eucaristia, e i tentativi di ristabilire il sacerdozio, nel quale essi non credevano.

Per i ritualisti e gli anglo-cattolici la bolla fu un colpo duro, perché distrusse le loro teorie e i loro ideali. I due arcivescovi di Canterbury e di York, pochi mesi dopo, pubblicarono la loro famosa _Responsio_ in latino a Leone XIII, la quale, celebrata dal Birbeck in una lettera a lord Halifax, non soddisfece né i ritualisti, né gli anglicani di tendenza protestante. Gli anglo-cattolici, poi, sempre più tenaci nel loro ideale di possedere il vero sacerdozio, cercarono nell'avvicinamento alle Chiese scismatiche, con esito nullo o molto precario, un compenso all'avversa e decisiva sentenza romana.

Bm.: T. J. Bailey, _A Defence of the Holy Orders in the Church of England_, Londra 1871; W. R. Firminger, _The Attitude of the Church of England to Non-episcopal Ordination_, Oxford 1894; F. A. Gasquet ed E. Bishop, _Edward VI and the Book of Common Prayer_, in _Revue anglo-romane_, 2 (1895-96), p. 263; S. M. Brandi, _Rome and Canterbury_, Parigi 1866; id., _A Last Word on Anglican Ordination_, Nuova York 1897; A. Lowndes, _Vindication of Anglican Orders_, 2 voll., Nuova York 1900; T. A. Lacey, _A Roman Diary and Other Documents Relating to the Papal Inquiry into English Ordinations_, 1910; C. Lovera di Castiglione, _Il Movimento di Oxford_, Brescia 1935; E. C. Messenger, _The Reformation_, the _Mass and the Priesthood_, 2 voll., Londra 1936-37.