ANDREWES, LANCELOT

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ANDREWES, LANCELOT. - Teólogo inglese e scovo anglicano di Winchester, n. nel 1555, m. il 6 sett. 1626. Alunno del Pembroke College di Cambridge, ricevette gli Ordini anglicani nel 1582 e subito si distinse come abile controversista. La regina Elisabetta lo fece decano di Westminster (1601) e Giuliano, il re teologo, molto se ne servì per la stesura delle sue opere contro le dottrine cattoliche. Dei suoi sermoni meritano di essere ricordati gli otto che trattano del digiuno, predicati in due quaresime successive alla presenza di Elisabetta e poi di Giacomo I. Quando fu interrogato intorno agli «articoli di Lambeth», che miravano a introdurre nella chiesa anglicana i decreti di Calvino sulla predestinazione, riuscì a farli modificare in senso meno intransigente. Il suo nome è anche in capo alla lista dei teologi che si occuparono della «versione autorizzata» della Bibbia: *Biblia ex hebraeo et graeco in anglicum conversa seruam, jussu et auspiciis Jacobi I, Magnae Britanniae Regis, Londra 1612*. Il re volle dimostrargli la sua riconoscenza per i servizi resi e lo zelo nel difendere la chiesa anglicana, facendolo vescovo, prima di Chichester (1605), poi di Ely (1609) e finalmente di Winchester (1619); e poco mancò che non fosse preferito all'Abbot (v.) per la sede di Canterbury. Fu persona di grande cultura ed erudizione - anche i suoi avversari lo riconoscono volentieri - semplice e modesto, tutto teso al trionfo della sua Chiesa, rettilineo e lontano da ogni piaggeria anche verso i sovrani.

Non pubblicò in vita che due opere, tutte e due intese a difendere Giacomo I nella sua controversia con S. Roberto Bellarmino: *Tortura Torti, sive ad Matthaei Torti librum responsio*, Londra 1609, con cui, per incarico del re, rispondeva allo scritto che il Bellarmino aveva pubblicato sotto il nome del suo segretario Matteo Torto, in condanna del giuramento imposto da Giacomo I ai cattolici; e *Responsio ad Apologiam card. Bellarmini*, Londra 1610, per controbattere la risposta del cardinale alla prima opera. L'A., che fu il tipo più perfetto del teologo della Chiesa Alta, vi difende la dottrina anglicana contro la supremazia del Papa, non solo; ma attacca pure la concussione sotto una sola specie, la Messa privata, l'uso della lingua latina nella liturgia, ecc. Le altre opere, lasciate manoscritte, sermoni, manuali di devozione, questioni di teologia, furono pubblicate dopo la sua morte, e la raccolta venne ristampata ad Oxford, a partire dal 1841 nella *Library of Anglo-catholic Theology*.

BIBL.: [H. Jackson]. *Exact Narrative of the Life and Death of L. A., Londra 1650*; C. Anderson, *The Annuale of the English Bible*, Londra 1845; C. Russel, *Memoirs of the Life and Works of L. A., Londra 1863*; J. de la Servière, *De Jacobo I Angliae rege cum card. Roberto Bellarmino disputante*, Pari-gi 1900.