NEWMAN, JOHN HENRY. - Cardinale e scrittore insigne, n. a Londra il 22 febbr. 1801, m. a Birmingham l’11 ag. 1890.
I. VITA
Di famiglia protestante (il padre era un banchiere intelligente e agiatore, la madre discendeva da ugonotti emigrati dopo la revoca dell’Editio di Nantes), fu educato aristocraticamente nella scuola interna di Ealing (allora fuori di Londra), ove si rivelò giovane pensoso, d’acuta sensibilità, amante della solitudine e appassionato della musica. Negli ultimi mesi della sua dimora a Ealing, sotto l’influsso di Walter Mayer, pastore evangelico e calvinista convinto, maturò la sua «conversione» a un credo ben definito (Trinità, Incarnazione, Prédestinazione), che decise del suo orientamento religioso.Nel dic. del 1816 entrò nel Trinity College di Oxford e dopo 4 anni (1820) ne ottenne il titolo di «Bachelor of Arts»; nel 1822 fu promosso con grande onore «fellow» dell’Oriel College.
Ordinato sacerdote anglicano, fu per due anni (1824-1826) coadiutore (curate) della parrocchia di S. Clemente di Oxford. Dal 1826 al 1832 come «tutor» all’Oriel College assunse la formazione intellettuale e morale di numerosi studenti universitari (undergraduates). Il 14 marzo 1828 fu nominato parroco (vicar) di S. Maria, ove fino al 1843 predicò, con straordinario successo. Facciato dall’intenso lavoro intellettuale, dal dic. 1832 al luglio 1833 viaggiò nel Mediterraneo, visitando Roma, Malta, Corfù e la Sicilia. Riavutosi da una grave malattia contratta a Leonforte, nel viaggio di ritorno compreso il poemetto Lead, Kindly Light, in cui è espressa la sua fiducia nella Provvidenza, che lo avrebbe guidato al compimento di una particolare missione: «I have a work to do». Al ritorno in patria ebbe inizio il movimento di Oxford, di cui divenne la figura più rappresentativa: un manipolo di giovani concepì il generoso disegno di combattere il liberalismo teologico, ossia quella particolare tendenza a sottovalutare i diritti della fede di fronte alle crescenti pretese della ragione, che si era manifestata nella corrente dell’«evidenti school». Questa divenne l’opera del N. e tutta la vita rimase, con crescente fedeltà, impegnata. Condotto dalla logica di principi antiliberali, che nella sua febbrile ricerca storica divenivano sempre più lucidi in se stessi e nelle loro applicazioni, concluse che illegittima era la pretesa dell’anglicanesimo a ritenersi la via media tra le amplificazioni dogmatiche del romanesimo e le minimizzazioni religiose del luteranismo; pertanto nel 90° tract for the times dichiarò le sue aperte simpatie per il cattolicesimo, in favore del quale tentò interpretare i 39 articoli della confessione anglicana. Condannato dall’«Hebdomadal Board» dell’Università di Oxford e sconfessato da 42 vescovi, il N. rinunziò alla parrocchia di S. Maria e il 9 apr. 1842 si ritirò, con alcuni amici, a Littlemore, ove maturò, redigendo il celebre Essay of development of christian doctrine, la sua conversione alla Chiesa cattolica, nella quale fu ricevuto il 9 ott. 1845 dal ven. Domenico della Madre di Dio, passionista.
Mandato a Roma (1846) da mons. Wiseman, con il fedele e inseparabile amico Ambrose St. John, nel Col
1801
NEWMAN JOHN HENRY
1802

NEWMAN, JOHN HENRY - Ritratto dipinto da W. W. Ouless. Birmingham, Oratorio.
legio di Propaganda Fide, completò la sua cultura cattolica e ricevette l'ordinazione sacerdotale dal prefetto di Propaganda, card. Fransoni (26 maggio 1847). Incoraggiato da Pio IX a stabilire l'Oratorio filippino in Inghilterra, fondò le case di Maryvale (1848), di Birmingham (Alcester Street), di Londra (ove mise a capo della comunità il p. Faber) e finalmente quella di Edgbaston (quartiere di Birmingham), ove rimase per tutta la vita, eccetto il tempo (1854-58) passato a Dublino come rettore della nuova Università.
Gli anni della sua vita cattolica furono amareggiati da insuccessi e da incomprensioni. Tutte le opere cui pose mano (la fondazione dell'Università di Dublino, la traduzione inglese della Bibbia, la direzione della rivista The Rambler, la fondazione di un Oratorio a Oxford per i giovani cattolici che frequentavano l'Università) fallirono per l'avversione di quella corrente, che riuscì a dipingere il N. come un uomo pericoloso per il cattolicesimo inglese. Pur sanguinando sotto la persistente guerra degli spilli (ne fa fede il Diario spirituale, vers. II. di G. Barra, Pinerolo 1950, pp. 17-46), il N. rimase fedele alla Chiesa e compì veramente «his work», la difesa della verità con scritti, che guadagnarono al cattolicesimo la simpatia degli anglicani, a lui l'ammirazione degli avversari.
Sul declino della vita le ombre si dissiparono, quando Leone XIII riconoscendogli «genio e dottrina» lo creò cardinale (1879); tutto il mondo di lingua inglese, dalla Britannia all'Australia, sentì la magnificenza del gesto e manifestò la sua lieta fierezza. Nel discorso di nomina, il novello principe della Chiesa mostrò l'unità della sua vita nella costante lotta sostenuta contro il liberalismo teologico e pur dichiarandosi, con tutta sincerità, servo inutile, gustò nell'intimo la gioia d'aver compiuta la missione, che la Provvidenza gli aveva assegnata. Negli ultimi anni, circondato dall'ammirazione universale, si preparò santa mente al passaggio «ex umbris et imaginibus in veritatem» (iscrizione dettata dal N. per la sua tomba).
Il. OPERE. — Il N. fu uno scrittore particolarmente fecondo, perché sentì il dovere di prendere la penna ogni volta che gl'interessi della fede erano in gioco. Non pretese mai di fare nulla di grande o di ammirato dal mondo, ma volle dire con semplicità e cordialità di amico (secondo il suo motto cardinalizio: cor ad cor loquitur) quanto era richiesto dal principio: Holiness first. Gli accadde però di trovarsi da vecchio tra le mani un materiale immenso, che con pazienza organizzò in serie ben definite di volumi (editi a London tra il 1870 e il 1879), per i quali ha diritto di occupare un posto onorevole in tutti i rami della cultura cristiana. Si segnalano le opere principali dei due periodi:
1. Periodo anglicano
Parochial and plain sermons (8 voll., Oxford 1834 sgg.): scarni e taglienti, scossero le coscienze agitando i problemi più profondi dell'anima; Sermons on subject of the day (ivi 1843): predicati tra il 1831 e il 1843; i discorsi 21-24 tenuti quattro domeniche di seguito (28 nov.-18 dic. 1841) hanno valore autobiografico: vi affiorano principi soggettivi, che l'autore poco dopo respinse definitivamente; Sermons preached before the University of Oxford (ivi 1843): vi illustra i rapporti tra fede e ragione; molti motivi affinati ritornano nella Grammar of Assent; The arians of the fourth century (ivi 1833): ricostruzione di un momento storico eccezionalmente importante per lo sviluppo del pensiero cristiano; il N. più che i fatti osserva l'ethos degli ariani e i movimenti interiori dell'eresia; Lectures on the doctrine of justification (ivi 1838): vi confuta la teoria della giustificazione per la sola fede. Nella 13a conferenza critica a fondo il soggettivismo religioso instaurato da Lutero; An essay on the development of christian doctrine (ivi 1845): rivendicazione della Chiesa dall'accusa d'aver corrotto la dottrina cristiana con l'aggiunte di nuovi dogmi. Il saggio, una delle opere più originali del sec. XIX, esordisce tracciando una psicologia della massa, nella quale s'inserì come divino fermento il messaggio evangelico. L'idea cristiana una e molteplici, splendente di luci e circondata di tenebre, tramandata in scritti, vicini di chiaroscuri e di silenzi eloquenti, è il vero «gramm sinapsi» del Vangelo destinato a crescere. Pertanto sviluppò sempre nuovi di quell'idea e risonanze sempre più vaste erano da attendere. Il progresso lento e sicuro del primato del papa e della devozione a Maria sono fatti, che confermano a parte post quanto si attendeva in anticipo dalla natura stessa della Chiesa, la quale si è sviluppata conservando la stessa natura (conservation of types) e le stesse tendenze fondamentali (continuation of the same principles) ossia il primato della fede, il principio biblico, dogmatico, teologico e sacramental. Questi elementi immutabili del cristianesimo sono dotati di un'intima forza assimilatrice (faculty of assimilation), che eliminati gli elementi nocivi altri ne accoglie e fa propri, determinando dal di dentro un aumento omogeneo, che armonizza con quanto è immutabilmente fisso (logical consequence) ed è come presagito da ciò che è appena abbozzato nell'organismo vitale (anticipation of the future) mentre aggiunge un'efficace conferma a quello, che in precedenza era già in atto (conservation of ancient things). Tale progresso provoca in tutto il corpo mistico una vigoria sempre nuova (perpetual vigour), che spiega come nella storia della Chiesa, a differenza di quanto accade nell'eresia, dopo brevi e crudi inverni, succedano sempre nuove primavere.2. Periodo cattolico
Loss and gain: the story of a convert (scritto a Roma alla fine del 1847, edito a Oxford 1848 anno: N. attinge a ricordi personali senza però redigere un'autobiografia. Vi sono descritte al vivo le varie tendenze teologiche dell'Inghilterra del tempo: Discours addressed to mixed congregations (1848): discorsi in cui si riflette la gioia della conversione; Lectures on certain difficulties felt by Anglicans in submitting to the catholic Church (1851): dimostra ai seguaci del movimento di Oxford che il concetto di Chiesa stabilita è in contrasto con i loro stessi principi; ad essi non rimane che trarre una logica conclusione: sottomettersi allaChiesa cattolica; Lectures on Catholicism in England (1851: nell'edizione definitiva il titolo è diverso: "Present position of catholics in England"): satira degli inveterati pregiudizi dell'anglicanesimo contro Roma; con questo libro il N. procurò al cattolicesimo il diritto di cittadinanza nel suo paese; Discours on the scope and nature of university education (1852: nell'edizione definitiva formano la 1a parte del volume: "The idea of university defined and illustrated"): serie di 10 conferenze (delle quali 5 soltanto furono pronunziate) per illustrare la natura e lo scopo dell'Università cattolica di Dublino: con questo lavoro il N. si colloca tra i migliori pedagogisti moderni; Callista, a sketch of the third century (1856): romanzo, che ha per sfondo l'Africa cristiana del tempo di s. Cipriano; Sermons preached on various occasions (1857: l'edizione definitiva porta tre discorsi in più): importante è il V sulle disposizioni alla fede; il X, The second spring, pronunziato a Occot in occasione del I concilio provinciale di Westminster, è tra i più celebri; Apologia pro vita sua (1865): narrazione commovente e leale del suo cammino verso la piena luce; scritta per rivendicare la sincerità della sua conversione, riuscì un'avvincente apologia della Chiesa, valevole per tutti i tempi; A letter to the Rev. E. B. Pusey on his recent Episcopacy (1866): apologia del culto mariano, fondato sulle verità della Maternità Divina e della Corredenzione (novella Eva), che sono presentate come i due capisaldi patristici, da cui si è sviluppata tutta la parologia posteriore. Vi dimostra pure che gli eccessi della devozione popolare non sono imputabili alla teologia e alla Chiesa; Verso un variou occasion (1868): raccolta di 30 poemetti, composti in diversi tempi, di cui il più noto è The Dream of Gerontius, il canto della Comunione dei Santi, che nella sua grandiosità dantesca affascina e commuove. An assay in Aid of grammar of assent (1870): il capolavoro apologetico. Nella prima parte dimostra, in polemica con il liberalismo teologico, che non è inutile dare l'assenso religioso a una serie di proposizioni misteriose, come quelle contenute nel Simbolo Atanasiano, poiché nell'uomo oltre la notional apprehension (la conoscenza teoretica, puramente astratta di una verità) vige la real apprehension (la conoscenza concreta e individuale, basata sopra un diretto contatto con la cosa percepita); pertanto dare alle proposizioni del Simbolo Atanasiano un real assent (fondo dato sulla conoscenza reale) è credere (to believe), ossia porre un atto religioso, ricco di virtualità emotrici; invece offre alle stesse proposizioni un notional assent (basato sulla conoscenza nozionale) è fare della teologia, altrettanto legittima che la fede, di cui è un prolungamento nella linea teoretica e astratta. Nella seconda parte affronta il problema del contrasto tra l'inconclusa fermezza dell'atto di fede e l'apparente fragilità delle prove, su cui si basa. Esordisce distinguendo l'ascent dall'inferiore: il primo è l'adesione incondizionata a una proposizione prescindendo dalle premesse da cui dipende, la seconda è l'assenso a una conclusione di un sillogismo. Le verità religiose non possono essere accolte per inference; infatti una dimostrazione rigorosa, fondata sulla logica formale non è possibile in quest'ordine di conoscenze, poiché la fede non è un assenso nozionale, ma reale a fatti concreti, che sfuggono al ragionamento astratto, dal quale è raggiunta la certezza soltanto nell'ordine puramente teoretico. Pertanto il fatto religioso non può essere stabilito che per un complesso di indizi, troppo numerosi e troppo sottili per essere sillogizzati, di cui ognuno, preso separatamente, non offre che una probabilità, mentre nella loro totalità convergente sopprimono qualunque dubbio. Questa convergenza (o sintesi delle probabilità) generante la certezza, è prodotto dall'illative sense, una vera facultas iudicandi, una specie di giudizio del concreto, paragonabile alla phronesis di Aristotele, che sebbene radicata nelle proporzioni della natura umana si sviluppa e si acuisce con il perfezionamento morale dell'uomo; pertanto la parola evangelica: «bati mundo corde quoniam ipsi Deum vivendum» indica la via più sicura per raggiungere la verità religiosa. Era inevitabile che un'opera tanto geniale quanto audace prestasse il fianco alle più disparate valutazioni; A Letter addressed to His Grace the Duke of Norfolk on occasion of Mr. Gladstone's recent Expostulation (1875): pur respingendo le posizioni degli integristi (Ward, Manning, Veuillot), il N. difende con lealtà cattolica le definizioni del Concilio Vaticano, illustrandone con acume l'intima portata, anche se qualche restrizione non è totalmente esatta.
Il
V. Valutazione
A N. pensatore è toccata la sorte più varia e sconcertante; mentre, lui vivente, i suoi scritti giungevano attesi e portavano il sereno nell'opinione pubblica, rassicurando amici e placando avversari, per gli studiosi di professione rimasero per molti decenni un segno di contraddizione.Fin dal 1846 il cattolico americano Brown protesta scorgere negli scritti del N. un sottile virus protestantico estremamente pericoloso per l'organismo cattolico, in cui si tentava iniettarlo. Da parte anglicana il Mozley (1878), il Fairbairn (1885) e l'Abbot (1897) nell'attività intellettuale del N. non videro che una sinistra manovra dell'oscurazione dogmatica, a sfondo fideistico, contro le crescenti conquiste della ragione e della scienza. Nel 1870 T. Harper ritenne d'aver definitivamente liquidato l'ambiguo scrittore di Birmingham mostrando una profonda antinomia tra il pensiero nevmaniano e quello scolastico (o s. Tommaso o N.). Giudizi più equanimi, emessi da uomini superiori per ingegno e per posizione, come il card. Wiseman e il vescovo scozzese Gillis furono neutralizzati dall'interpretazione modernista. Una maschera di teologo del sentimento e dell'immacolenza, fu frettolosa mente imposta al N. da A. Sabatier (1890) e a lui sempre meglio adattata da Loisy e da Tyrrell, mentre il Bremond e il Dimnet cercavano, con troppo zelo, affinità ideologiche con Schleiermacher e Hegel, con James e Bergson. A questa diffusa tendenza non seppero totalmente sottrarsi uomini eccellenti come il De Grandmason e il Boudin. Ma contro l'accaparramento modernistico reagirono efficacemente il gesuita Toheye (1907), il vescovo O'Dwyer (1908), il laico W. Ward (1912), ottenendo in un momento particolarmente delicato, dal b. Pio X, lo storico verdetto di ortodossia: «Profecto in tanta lucubrationum copia, quidpiam reperiri potest, quod ab usitata theologorum ratione alienum videatur, nihil potest quod de ipsius fide suspicionem afferat» (Epist. ad episc. E. T. O'Dwyer, in Acta Sanctae Sedis, 41 [1908], p. 200). Soltanto dopo la prima guerra mondiale, l'opera di rivendicazione iniziata in Germania dal gesuita Przywara (1922) fu continuata in Francia dal Guitton (1933) e dal Nèdoncelle (1945), in America dal Cronin (1935), in Inghilterra dal Tristram (1945), dall'Harold (1945) e da altri studiosi, in Belgio dallo Janssens (1937), in Olanda dal p. Zeno (1943) e dal Walgrave (1946), in Italia dal De Luca (1949).
Il lungo oscillare del giudizio umano intorno al pensiero del card. N., oltre che alle passioni e ai sospetti di parte, è dovuto a un errore di visuale. Avendo ingaggiato una lotta a fondo con il liberalismo religioso, che nell'ambiente anglicano dell'Ottocento aveva tinte prevalentemente razionalistiche, il N. sembrò un antinellittualista; quando poi lo stesso movimento slittò, per intrinseca evoluzione, nel volontarismo modernistico, a parecchi parve logicamente che lo stesso ne fosse caldo fautore. Così ognuno lo traeva a sé o lo respingeva a seconda delle sue simpatie o antipatie teologiche e non ci si accorse che era antistorico spingere verso qualunque sponda un pensatore, che per tutta la vita volle e riuscì a rimanere lontano da ogni estremismo. Oggi il N. è visto in una prospettiva di equilibrio, che non può essere scosso anche se nella sua moltiforme produzione qualcosa si può rilevare di caduco, di inesatto, di non ortodossio, poiché in un seminatore di idee come il N. quel che conta è l'orientamento generale dello spirito e del pensiero: le vie nuove e sostanzialmente giuste da lui segnate nella storia dei dogmi, nell'apologetica, nel concetto dello sviluppo dottrinale, nella
valutazione del protestantesimo, nell'idea della missione profetica (teologica) della Chiesa, nella pedagogia e nella spiritualità lo mostrano un grande precursore dei tempi nuovi. È pertanto per la forza immanente della verità che a quest'uomo si è fatta giustizia, e il vero volto del convertito di Oxford appare ormai nei suoi nobili lineamenti di autentico pensatore cattolico. Non più l'antitesi: o s. Tommaso o N., ma la sintesi: s. Tommaso e N. Intorno all'alto, scarso e gentile vegliardo di Birmingham si è ormai formato quel consenso, che egli presenti e che la Chiesa, con materna attenzione, ha preparato e sancito nel giudizio di tre Pontefici (Leone XIII, Pio X, Pio XII).
bimio 1945; A. Janssens, *N. Introduz. al suo spirito e alla sua opera*, trad. e note a cura di J. Smets, Roma 1945 (opera suggestiva); P. Fumasoni Biondi, *N. visionario*, in *Alma Mater*, Roma 1946, pp. 47-53; H. Tristram, *The living Thoughts of Card. N.*, Londra 1948; G. De Luca, *Forza e fortuna di N.*, in *Fides*, 49 (1949), pp. 193-96; G. Martini, *Cattolicesimo e storicismo*. Momenti di una crisi del pensiero religioso moderno*, Napoli 1951 (a pp. 63-140 sulla teoria nexmaniana dell'evoluzione del dogma: l'autore, bene informato e di tendenza laicista, ritorna alla interpretazione superata del Bremond).